10 agosto 2021

Poesia, lingua e ascolto. Una nuova didattica per la scuola dell’infanzia

 

AA. VV.

Poesia, lingua e ascolto. Una nuova didattica per la scuola dell’infanzia

A cura di Franca Bosc

Firenze, Franco Cesati Editore, 2021

 

Gli anni fondamentali per l’acquisizione del lessico e della consapevolezza linguistica, oltre che per tante altre decisive competenze cognitive e relazionali, sono ormai scientificamente individuati in quella precoce fascia d’età –  0-6 anni – che non rientra nell’obbligo scolastico. Questo dato, supportato da studi e ricerche neurobiologiche, ha investito di nuova responsabilità la scuola dell’infanzia, riconosciuta come parte integrante del percorso formativo, in particolare a partire dal decreto n. 254 del 16 novembre 2021, Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione. Un documento che inserisce pienamente la scuola dell’infanzia nella comunità scolastica e la chiama a far proprie riflessioni pedagogiche e culturali sistemiche ed esperienze di innovazione metodologica. Nelle Indicazioni, la lingua, in tutte le sue funzioni e forme, è espressamente indicata come uno degli ambiti didattici imprescindibili.

 

Il volume Poesia, lingua e ascolto. Una nuova didattica per la scuola dell’infanzia (Cesati, 2021), a cura di Franca Bosc, raccoglie alcune delle innumerevoli sfide programmatiche delle Indicazioni, proponendo, attraverso sei saggi, che si muovono tra riflessioni teoriche e applicazioni in aula, alcuni strumenti per promuovere nei bambini la padronanza della lingua italiana, l’eventuale valorizzazione di quella di origine, la scoperta di altre lingue come chiave d’accesso ad altre culture e ad altri mondi.

 

Due sono soprattutto gli aspetti sondati: il rapporto tra la poesia e l’arricchimento lessicale e la lettura come motore della consapevolezza fonologica e della comprensione orale.

Erminia Ardissino si chiede se vi sia una poesia, che non sia fissata nella classica formula della filastrocca in rima baciata dai contenuti a volte davvero scarni e dal lessico basilare, fruibile dai bambini molto piccoli. Benché i testi a disposizione in effetti non siano molti, ci sono delle raccolte che possono senz’altro essere proposte nella scuola dell’infanzia, come sperimentato sul campo da giovani laureande per il loro lavoro di tesi, come Rosazzurro di Laura Grange o tanti versi di Piumini e Vivian Lamarque. Poesie caratterizzate da «facilità, brevità, ma anche efficacia visiva: le varie situazioni, sebbene presentate con pochi cenni, sono di estrema immediatezza. C’è musicalità, data da rime e assonanze, ma c’è anche una dimensione affettiva e di pensiero: l’amore è generatore di vita e di cose belle» (p. 23). Testi, dunque, che non nutrono solo la crescita linguistica, ma anche una vera e propria educazione sentimentale, emotiva, psichica, cognitiva e sociale.

 

Franca Bloc, che insegna Didattica dell’italiano presso Scienze della Formazione Primaria all’Università di Torino, inquadra il tema delle conoscenze lessicali in quello più generale dello sviluppo linguistico, restituendo un elemento per certi versi sorprendente: intorno ai 4 anni, un bambino è in grado di fare i primi ragionamenti metalinguistici, inizia, a maturare il senso delle norme grammaticali, cosa che spesso lo induce a quei tipici ipercorrettismi che gli adulti classificano come errori e che invece sono proprio tentativi di aggiustamento e applicazione di formule verbali riconosciute come regolari e prevalenti (Cappuccetto Rosso si perdò nel bosco, p. 47). E ancora, pur non sapendo ovviamente darne una spiegazione, i bambini alla scuola materna introiettano alcune proprietà della parola: referenza, estendibilità, arbitrarietà e convenzionalità. La poesia, con la sua allusività, aiuta a «superare la soglia del lessico della quotidianità e della routine di scuola e famiglia» (p. 49), esponendo i più piccoli a «quella fascia di vocabolario alla quale non sono mai esposti sia per ragioni di contesto socioeconomico della famiglia sia di contesto d’uso della lingua» (P. 45).

 

Anche le canzoni, come spiega Teresina Vignola, sono un veicolo imprescindibile di arricchimento lessicale, almeno fino ai 7 anni d’età: ritmo, musicalità e rime aiutano la memorizzazione; parole nuove possono essere introdotte stabilmente con giochi e riusi e si possono addirittura costruire le prime liste sinonimiche.

 

L’intervento di Chiara Cirio pone l’accento sul ruolo fondamentale della cosiddetta alfabetizzazione emergente: «l’insieme delle abilità che si sviluppano prima dell’istruzione formale e che fanno da precursori all’interiorizzazione delle forme convenzionali di lettura, scrittura ed espressione orale» (p. 101-102), “mattoni fondanti” rispetto i futuri apprendimenti, non solo nella dimensione orale, ma anche in quella scritta: si pensi per esempio alla consapevolezza delle caratteristiche della stampa (il segno alfabetico, la direzionalità destra/sinistra, il rapporto segno/suono, la presenza ineludibile di microtesti stampati nell’ambiente che ci circonda ogni giorno).

 

Eleonora Bertignono, nel saggio dedicato alla lettura, illustra con esempi pratici generi testuali e le tecniche di lettura elaborate e descritte in ambiente anglosassone sia dagli anni Novanta e ancora del tutto valide: quella performance oriented, quella co-constructive, infine la didactic-interactional, a cui accompagnare attività di consolidamento ludico della comprensione.

 

La dimensione ludica è ovviamente determinante anche nell’approccio a nuove lingue: così Annetta Garcia evidenzia come conte, canzoni, giochi, concretamente descritti nella loro realizzazione in classe, siano la via più semplice e naturale per muovere i primi passi per esempio nell’inglese.

 

Del volumetto curato da Franca Bloc si apprezza il ricco corredo bibliografico, sia di studi e approfondimenti scientifici ed epistemologici, sia di riferimenti normativi, sia di testi e libri – albi illustrati, favole, raccolte poetiche, canzonieri – da usare nella pratica didattica sul campo, nell’esperienza quotidiana della lettura ad alta voce e della rielaborazione ludica. Una solida riflessione teorica sostanzia un repertorio di esempi di attività laboratoriali di lettura, isolamento, segmentazione, abbinamento, aggiunte e sostituzione di suoni, di giochi come Il lupo mangia frutta, Strega tocca colore, l’appello in rima o l’eco. Le autrici dei saggi, con quest’ottima e abbondante materia prima, intendono sostenere operatrici e insegnanti della scuola dell’infanzia non nella realizzazione di sporadici esercizi, ma nella costruzione di una routine didattica immersiva che stimoli i piccoli non tanto a imparare, quanto a “imparare ad imparare” anche fuori dalle mura scolastiche, dotandoli di un orecchio sempre pronto e vigile al mondo che li circonda.


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