27 settembre 2021

Rovesciare lo sguardo. I Tarocchi

Emilio Villa

Rovesciare lo sguardo. I Tarocchi

a cura di Bianca Battilocchi

prefazione di Aldo Tagliaferri

Ancona, Argolibri, 2020

 

 

«Artista, poeta, saggista e biblista, Villa (Affori, 21 settembre 1914 - Rieti, 14 gennaio 2003) si interessa di poesia lineare, concreto-visuale, sonoro-fonica e di arte; è considerato un precursore della neoavanguardia e uno dei massimi poeti del ’900. Entra in contatto con Rothko, Duchamp, Matta e collabora con artisti italiani come Burri, Novelli, Turcato e Schifano. Negli anni Cinquanta sperimenta una scrittura matrice del plurilinguismo, dove si compenetrano il francese, l’inglese, il provenzale, il latino, il greco, le lingue semitiche e il dialetto milanese. Allergico alla lingua Ytalyana (ritenuta di schiavitù), cerca di far interagire le lingue morte con quelle vive in virtù di una profonda conoscenza etimologica» (p. 147): così la nota biografica posta in fondo a questo prezioso volumetto che raccoglie i leggendarî Tarocchi del poligrafo meneghino: un progetto concepito negli anni Cinquanta, ripreso desultoriamente trent’anni dopo e rimasto incompiuto: testi preparatorî in francese latino greco italiano e lingue semitiche vergati in modo caotico su piccoli quaderni, fogli sciolti, buste di lettera, dépliants, inviti a mostre; guida provvidenziale, un taccuino di 19 pagine in cui sono elencate le carte che l’autore intendeva trasformare in versi, arricchite da una serie di glosse e chiavi di lettura. Ai 22 arcani maggiori e 56 minori, Villa ne aggiunge altri 34 di suo conio, e ai 4 semi (bastoni, coppe, spade e denari) collega 4 alfabeti (italiano, greco, fenicio e ugaritico: celebre la passione dell’autore per l’origine delle lingue), in modo che a ogni carta corrisponda una lettera di un alfabeto.

 

Tali arcani — avverte con rara acribia la curatrice — «segnalano, insegnano additano e ridigitano la stirpe inedita, e sine die, delle essenze insuffragabili a perdita di destino, a lume di fiato, su cui le credenze / le confidenze umane alitano in attesa di compimento in seno alla Enumerazione TINTA MAI ESTINTA». Leggerei in questi versi un’analogia con la teoria degli archetipi di Jung, precisando così l’ipotesi di un labirinto innanzitutto mentale, introdotta già da Tagliaferri a commento di altri testi villiani. Ad avvalorare questa tesi si metta a confronto un estratto da una poesia di Villa degli anni Ottanta e la definizione degli Archetipi della trasformazione di Jung: «poesia è scontro e incontro (spontaneo / e destinato) tra nevrosi e inconscio, / tra archetipo e Sé / anello monotono e perpetuato tra impulso / e ossessione». L’interrogazione dei Tarocchi può essere intesa come ricerca dei principi basilari dell’inconscio, plurisignificanti e paradossali. La doppia natura positiva e negativa degli archetipi sottolineata da Jung si può facilmente connettere alla sublimità inseguita in Villa che, come afferma Tagliaferri, è «in grado di farsi carico anche del brutto, e quindi vicino a una forma di sensibilità dionisiaca». Lo stesso Jung ipotizzò tra l’altro che dagli Archetipi della trasformazione discendesse la serie di immagini dei tarocchi oltre a quelle alchimistiche. Le carte, dunque, potrebbero funzionare in Villa proprio come archetipi, ‘immagini del principio’ — come furono anche gli Zeroglifici di Adriano Spatola — da cui è possibile partire per sviluppare infinite ramificazioni linguistiche, in mimesi di ciò che accade nell’inconscio. «Stirpe inedita», «Enumerazione» TINTA MAI ESTINTA» possono anche suggerire un’indagine di tipo genealogica [sic] affine a quella condotta da Wartburg, che osservò il costante movimento di alcune immagini come fossili viventi, sopravvivenze della memoria psichica. (pp. 121-22).

 

Magistrale lo scritto introduttivo del massimo interprete villiano. Bastino pochi lacerti a stazzarne il valore al giusto peso:

 

Si può assumere che, nella pratica villiana, come «mito scaccia mito» (in Niger Mundus) in un continuo succedersi di torsioni e metamorfosi di mitologemi in divenire, così i tarocchi sono eletti a punto di avvio per una serie di testi che lambiscono tanti campi del sapere e impegnano l’immaginazione di tanti potenziali fruitori per tornare sempre alla realtà unificante della psiche umana. Una carta scaccia l’altra, dunque, nel senso che costituisce un invito a inoltrarsi in una rete di connessioni. Da tale genere di approccio discende la constatazione che il mazzo tradizionale delle carte, distinte dai suoi cultori in arcani maggiori e minori, risulta enormemente dilatato, e infine addirittura smantellato, dai vertiginosi intrecci escogitati da Villa tra i significati originali, le interpretazioni introdotte da suoi celebri interpreti moderni identificati, o suggeriti, da Battilocchi, e le variazioni introdotte dallo stesso Villa in chiave paramitologica e paraetimologica. […] I testi dei tarocchi realizzati da Villa formano un insieme che precipita come una valanga inglobando ogni significante in una massa di rimandi che li depotenzia, sfigurandoli, creando gorghi semantici senza via d’uscita, ma anche li potenzia, riplasmandoli nel proprio moto accelerato e sfruttando le potenzialità di un continuo rifacimento combinatorio. […] La posizione di Villa si situa, non senza contrasti, tra la Gnosi e il vitalismo di Nietzsche e può giovare alla maggior comprensione delle incertezze e delle oscillazioni del poeta tra opera e silenzio, veemenza affermativa e fuga dal mondo «cattivo» (anche nel senso di prigioniero), il considerare alcune tematiche che coinvolgono il nulla e le sue maschere, il “vero” filosofico e l’illusione artistica in quanto più vera del vero. Nietzsche stesso albergò in sé un ondeggiamento, risolto solo in extremis con un atto di volontà pura, tra il rifiuto del mondo e la sua eterna accettazione, considerata comunque sempre come «il più terribile”». (pp. 7-9).

 

Un breve saggio degli inauditi emblemi villiani:

 

assesti e scaturigini,

disgusti scatenati,

orchestrati, paraculi,

paranetriaci involonta-

riamente mistificati

dai venti e dai trenti

delle religioni e delle

diminuzioni rep-rexive

tra una screpolata e un’altra, tra una

ruga e un’altra

sudori indossati,

schienali e pareti

obliquate, obbligate,

objurgate, obsiderate

idiozie corporativizzate, sindacalizzate

quante righe al neon tra

una portata e una

sporzionata

tra una vaccata e un’altra

vacanze pendule intensamente

dimensionate, stirate, masturbate


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