04 ottobre 2021

Critica sperimentale. Franco Moretti e la letteratura

 

AA.VV.

Critica sperimentale. Franco Moretti e la letteratura

a cura di Francesco de Cristofaro e Stefano Ercolino

Roma, Carocci, 2021

 

 

«Sin da quel classico della comparatistica che è Il romanzo di formazione, il gesto critico di Franco Moretti si è distinto per l’originalità, la vastità di orizzonti, la duttilità metodologica, la tensione teorica e lo stile di scrittura, chiaro e icastico»: così si avverte nel volume dedicato a uno dei nostri più reputati «critici della cultura» e teorici della letteratura, che non ha mancato di frequentare — con metodi talora traumaticamente sperimentali — i più disparati comparti: storiografia, saggismo, formalismo, sociologia della letteratura, Weltliteratur, teoria dell’evoluzione, Digital Humanities, sempre apportando contributi di grande spessore.

 

Su Il romanzo di formazione. Goethe e Stendhal, Puškin e Balzac, Dickens e Flaubert. La gioventù come forma simbolica della modernità nella narrativa europea (1986) verte il saggio di Stefano Ercolino dal titolo Individuazione senza riserve, nel quale si evidenzia il mutamento di rotta rispetto al giovanile Letteratura e ideologie negli anni Trenta inglesi (1976): «Della tensione politica e militante dell’esordio del 1976 parrebbe non esserci quasi più traccia. Il quadro ideologico e culturale di riferimento del primo libro, quello trockista e del marxismo italiano degli anni Sessanta e Settanta, sbiadisce: Trockij è menzionato brevemente una sola volta; Della Volpe, Colletti e Asor Rosa, riferimenti significativi in Letteratura e ideologie negli anni Trenta inglesi e, a eccezione dell’ultimo, ancora presenti in Signs Taken for Wonders (1983), non sono mai citati. […] Mancano ancora, tuttavia, alcuni puntelli teorici che, da lì a dieci anni, avrebbero dato una profondità diversa all’immaginazione sociologica di Moretti: i formalisti russi, il primo Lukács, la sociologia guglielmina, la storiografia delle Annales» (pp. 26-27).

 

In Discorso sul metodo l’altro curatore si concentra su Opera mondo (1994), considerato da taluni un oggetto sconcertante e destituito di fondamenti scientifici: «Un libro che doveva essere un’altra cosa, cioè un saggio sul modernismo. Un libro nel cui incipit monta, dai domini della doxa piuttosto che da quelli dell’episteme, una domanda candida, quasi lapalissiana. Un libro che non solo riconduce a uno stesso alveo opere remote nel tempo e nello spazio ma muove alla ricerca di principi di classificazione. Un libro che spesso sorvola sulla bibliografia secondaria, ma in compenso convoca, per avvalorare le sue tesi, le elaborazioni concettuali di un Freud, di un Darwin, di un Kosellek e di molti altri che non hanno ragionato di letteratura, o almeno non per mestiere. Ancora, un libro sghembo e sineddotico, che prende in esame due secoli, assumendone altrettanti casi di studio monumentali e incommensurabili; attraversa un capolavoro come L’anello del Nibelungo e una tecnica capitale come lo stream of consciousness; rilancia con un brillantissimo “epilogo” intorno a un classico recente della letteratura globale. Un libro, infine, che concresce per clic, intuizioni, serendipità; e che, come vedremo, guarda agli scrittori come bricoleur, ma al contempo mette in atto una sorta di critica bricolage» (pp. 43-44).

 

Giuseppe Episcopo (Il nuovo tavolo anatomico) affronta una questione capitale: la costituzione serio-temporale della scienza evolutiva e della teoria dello sviluppo economico nel lavoro critico morettiano: chi voglia comprendere l’importanza dell’uso dei dati, della teoria delle reti e delle strategie interpretative dev’essere consapevole del fatto che essi non possono essere «disgiunti dalla vita dei saperi narrativi. Tutti questi, difatti, permettono a Moretti, da un lato, di mettere in pratica quella critica falsificabile di cui aveva tratteggiato il profilo nel 1983 nell’Anima e l’arpia e, dall’altro, hanno l’effetto di rilanciare in un nuovo territorio la nota sfida di Roman Jakobson alla critica letteraria come causerie e al suo linguaggio come linguaggio che della causerie rispetta tutte le leggi, a partire dall’uso approssimativo, generalizzato, indefinito delle espressioni (il che in buona sostanza vuol dire […] lamentare l’assenza di una vera terminologia scientifica)» (pp. 60-61).

 

Guido Mazzoni (Saggismo. Franco Moretti) individua due stagioni nella carriera letteraria del critico romano: la prima legata alla tradizione hegelo-marxista; la seconda a dominante darwiniana e scientifica: «L’interesse per la scienza come discorso di verità e antidoto alla vaghezza dell’estetica idealistico-romantica e alle ibridazioni fra idealismo e marxismo è già nei primi saggi» (p. 86). L’opera morettiana consiste, secondo Mazzoni, in una interpretazione del moderno attraverso la letteratura: «la nascita di un’idea secolare di sovranità, l’ascesa della borghesia continentale e britannica, l’esplosione dei suoi compromessi morali e delle sue strutture percettive fra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, l’allargamento degli spazi culturali, la nascita di una società di massa globale e locale, per alcuni aspetti erede della borghesia storica, per altri aspetti nuova e regressiva» (p. 91).

 

La morfologia in America. La teoria dell’evoluzione come esperimento di sociologia radicale s’intitola il contributo di Andrea Miconi sui tre studî morettiani di morfologia: la polifonia nell’epica moderna; l’indiretto libero nel romanzo otto-novecentesco; l’indizio nel poliziesco.

 

Patricia McManus (Verso una storia letteraria più razionale) dimostra come per il Nostro la letteratura si faccia genere, convenzione, pattern e ripetizione: «L’opera di Moretti comporta che adesso lo scavo andrà fatto usando concetti molto più estesi e sintonizzati con una precisione molto maggiore su ciò che ha preceduto e seguito il momento specifico di un testo» (p. 129).

 

«Storia materialistica delle forme letterarie» definisce Gisèle Sapiro il programma di ricerca morettiano (Moretti e la sociologia letteraria. Un ponte tra “distant reading/close reading” e la teoria dei campi): «lo studioso ha tentato di colmare il divario tra l’approccio marxista, più incentrato sui contenuti (e soprattutto sulle rappresentazioni del mondo sociale nelle opere letterarie) e l’approccio formalistico che aveva iniziato a svilupparsi con i formalisti russi e si era evoluto con lo strutturalismo» (p. 131).

 

Secondo Federico Bertoni (La luna e la marea), la massima aspirazione di Moretti consiste nell’ampliamento del campo letterario, nel controllo del molteplice, nel «ricondurre classi di oggetti eterogenei a nozioni sintetiche (il romanzo, la forma epica, il borghese) di cui definire tratti distintivi, costanti morfologiche, qualità salienti» (p. 155).

 

Anziché concepire la storia della letteratura come un insieme logico e ben strutturato di periodi, generi, contesti ecc. all’insegna della certezza — afferma Mads Rosendahl Thomsen in Esperimenti seri —, Moretti propone una «lunga catena di esperimenti collegati tra loro» (parola del Nostro) quale modello storiografico: «il concetto di imperfezione ed evoluzione delle opere canoniche si basa su una poetica paradossale della letteratura, che tuttavia potrebbe risultare profondamente significativa» (pp. 170-71).

 

Jérôme David si chiede se Le «Digital Humanities» possono uccidere le loro stesse teorie: la risposta è no: «Ma […] questo non fa dei ricercatori impegnati in questo campo dei “credenti” condannati a morire con i loro pregiudizi. Se la correzione incessante delle teorie non avvicina le Digital Humanities a una “verità” concepita sul modello della “verosimiglianza”, può conferire loro un diverso tipo di “verità”: una lucidità epistemologica riguardo ai propri ragionamenti, segno di un razionalismo che si impegna a considerare al meglio i collegamenti del proprio tempo con il passato» (p. 195).

 

Gli ultimi due saggi (Francesco Fiorentino, Il serio e il tragico. Appunti balzachiani e flaubertiani; Françoise Lavocat, Romanzo, Storia, Politica. Franco Moretti e il romanzo europeo del XIX secolo; Enrica Villari, Il romanzo secondo Franco Moretti) sono dedicati al genere romanzo, sul quale Moretti ha concentrato gran parte dei suoi studî. Il primo si occupa del rapporto tra serio e tragico; il secondo a una forma che per Moretti rappresenta uno strumento di conoscenza; il terzo sulla tensione tra romanzo e forma tragica.

 

Arricchiscono il volume tre scritti inediti del celebrato.


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