18 ottobre 2021

La Divina Commedia. Inferno. Tomo I

Dante Alighieri

La Divina Commedia. Inferno. Tomo I

a cura di Enrico Malato

Roma, Salerno Editrice, 2021

 

 

Realizzata per il settecentenario dantesco — dopo una gestazione di circa cinque lustri, con la collaborazione d’una folta schiera di specialisti —, sotto il patrocinio del presidente della Repubblica italiana, della presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero della Cultura, col sostegno delle Fondazioni Sicilia e Banco di Napoli, per iniziativa del Centro Pio Rajna, col concorso della Casa di Dante in Roma, la Nuova Edizione commentata delle opere di Dante (NECOD) approda in libreria con l’edizione commentata dei primi diciassette canti dell’Inferno (in attesa dell’edizione definitiva, completa dei 34 canti e del commento esteso, alla luce entro il 2022), sesto dei seguenti volumi:

 

I. Vita nuova, Rime, a cura di D. Pirovano e M. Grimaldi, 2 tomi, II 2015, II 2019;

II. Convivio, a cura di A. Mazzucchi, in corso di pubblicazione;

III. De vulgari eloquentia, a cura di E. Fenzi, con la collaborazione di L. Formisano e F. Montuori, e una nota di F. Bruni, 2012, 20212;

IV. Monarchia, a cura di P. Chiesa e A. Tabarroni, con la collaborazione di D. Ellero, 2013;

V. Epistole. Egloge. Questio de aqua et terra, a cura di M. Baglio, L. Azzetta, M. Petoletti, M. Rinaldi, 2016, 20212;

VII. Opere di dubbia attribuzione e altri documenti danteschi. 1. Il Fiore e il Detto d’Amore, a cura di L. Formisano, 2012, 2020 (2a); 2. Opere già attribuite a Dante e altri documenti danteschi, a cura di M. Mastandrea, con la collaborazione di M. Rinaldi, F. Ruggiero, L. Spinazzè, 2020; 3. Codice diplomatico dantesco, a cura di T. De Robertis, L. Regnicoli, G. Milani, S. Zamponi, 2016; 4. Le vite di Dante dal XIV al XVI secolo. Iconografia dantesca, a cura di M. Berté e M. Fiorilla, S. Chiodo e I. Valente, 2017.

 

Non già nuove edizioni critiche, ma un quadro esauriente dei progressi compiuti dalla dantistica negli ultimi decennî a partire dalle edizioni più autorevoli (la Petrocchi nel caso della Commedia). Il corposo volume (761 pp.) è così strutturato:

 

Premessa (pp. XIII-XVII) e Avvertenza del curatore (pp. XIX-XXIX);

Introduzione (pp. 467-498);

Bibliografia citata in forma abbreviata (I. Altre edizioni dantesche di riferimento; IIA. Edizioni storiche più rilevanti della «Commedia»; IIB. Commenti e commentatori principali; III. Fonti scritturali, storiche e letterarie; IV. Edizioni di riferimento di fonti storiche e letterarie; V. Bibliografia critica; VI. Repertori, riviste, dizionari, pp. 499-535);

Nota al testo (sulla tradizione e la costituzione del testo; sulla prassi editoriale; sul profilo linguistico; sui tratti strutturali, pp. 539-562);

Indice delle principali fonti manoscritte (pp. 563-567);

Apparato delle varianti rispetto al testo Petrocchi (Inferno, Purgatorio, Paradiso, pp. 568-731);

Disegno della «Divina Commedia» (pp. 735-743);

Indice dei luoghi riconducibili a fonti letterarie identificate (pp. 745-759).

 

Di straordinario rilievo il commento («di grande respiro, in grado di scavare a fondo nel dettato dantesco e cogliere altre e nuove valenze comunicative di un messaggio estremamente complesso, talvolta studiatamente criptico», p. XV), articolato in quattro fasce ideali. La prima consiste nella parafrasi del testo; la seconda affronta le questioni esegetiche, analizzando tanto la selva di sensi sottostanti alla lettera quanto l’inaudita complessità della costruzione, e indicando i riferimenti storici, i problemi teorici, l’elaborazione linguistica, la struttura metrica. La terza fascia offre approfondimenti sulle forme linguistiche, idiomatiche e stilistiche particolarmente significative. L’ultima è «uno spazio di riepilogo e di riflessione conclusiva sugli elementi acquisiti nella lettura del canto stesso, ma anche […] di collegamento di questi con quelli dei canti precedenti e per quanto possibile dei successivi, ma quando sia il caso con tutto il contesto poematico» (p. XXVI).

 

Così il benemerito editore-curatore:

 

Superando l’antica tradizione del commento inteso come somma di chiose più o meno fitte, dense ed estese, illustrative di singoli versi o gruppi di versi, ancorché spesso assai ravvicinati, qui il commento è concepito come ‘accompagnamento’ del lettore in tutto lo svolgimento della narrazione poetica, sostenuto da una parafrasi continua del testo, con approfondimenti successivi di tutti i significati e i valori sottostanti: identificazione e illustrazione di personaggi, focalizzazione e decrittazione dei messaggi allegorici, didascalici, morali, ideologici, sparsi in ogni piega del percorso narrativo, ricerca delle fonti (anche soltanto echi memoriali), rilievo di tutte le sfumature della elaborazione linguistica, delle raffinatezze stilistiche e retoriche. (pp. XVI-XVII).

 

In realtà, dopo Tommaseo, apprezzabile soprattutto per il suo sforzo nuovo di indagare le fonti del discorso dantesco, forse solo Scartazzini ha tentato un commento in senso moderno, di ampio disegno, fermo però alla data della sua composizione. Altri successivi, da Campi a Torraca, da Porena al Sapegno maior a Mattalìa, anche quando rompono l’ottica angustamente “scolastica” (di primaria destinazione), non riescono a superare il limite di una chiosa sostanziale, incapace di assumere il respiro di un commento: se per commento si voglia (come si deve) intendere, secondo la lucida puntualizzazione di Cesare Segre, lo strumento di mediazione che «s’inserisce tra emittente e ricevente come decrittatore del messaggio» di cui il testo è portatore. «Il commento — avverte ancora Segre — è il termometro delle difficoltà della comunicazione», che in pochi casi è ardua come nella Commedia: in generale, ponendosi il testo come «l’“enciclopedia” dello scrittore comprendente elementi presumibilmente ignoti a un lettore medio», necessariamente, per non tradire sé stesso, «il commento (l’esplicazione) si trasforma in interpretazione, nel senso che attraverso raffronti con altre parti dell’opera o con altre opere, il commentatore cerca di trovare la definizione più convincente per uno o un altro elemento dell’“enciclopedia”». (pp. XIX-XX).


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