26 novembre 2021

Dante giudice pentito e altri studi danteschi

Manlio Pastore Stocchi

Dante giudice pentito e altri studi danteschi

Roma, Salerno Editrice, 2021

 

Pubblicato dalla Casa romana poco dopo l’improvvisa scomparsa del grande studioso (Venezia, 16 novembre 1935 – Padova, 6 giugno 2021), autore di ricerche capitali in materia di filologia medievale, contraddistinte da larghezza d’informazione, sicurezza valutativa e un linguaggio privo di tecnicismi non essenziali (si ricordino almeno Il lume d’esta stella e Pagine di storia dell’Umanesimo italiano), il volume — nono della collana «La navicella dell’ingegno», diretta da Marco Ariani — raduna articoli e saggi già apparsi in riviste, atti di convegni, miscellanee e lecturae dantis, «tutti caratterizzati dal riferimento costante a quella cultura classica e mediolatina di cui si sostanzia tutta l’opera dantesca, e che, a mio avviso, di quell’opera giovano a interpretare più correttamente e più a fondo taluni aspetti essenziali» (così la Premessa).

 

I cinque saggi della prima parte affrontano temi generali ed eruditi, di cui si può render conto solo sommariamente:

 

Dante: testimone del Medioevo o precursore dell’Umanesimo?: profondo conoscitore della letteratura latina, il poeta anticipa i caratteri del venturo Umanesimo poiché, nella sua concezione, tra passato pagano e presente cristiano esiste una strettissima connessione: «La sua visuale restaura, insieme con la continuità del programma divino, la nobiltà degli strumenti — persone e istituzioni — di cui Dio si è servito anche assai prima dell’avvento di Cristo per condurre al fine il corso regolare della storia terrena; e in quanto divinamente ordinati, quel fine e coloro che hanno agito per realizzarlo non possono che essere buoni» (p. 18);

 

Il cosmo di Dante: l’universo dantesco è unificato dai fini che collegano ogni sua parte, e tutti convergono, come la prospettiva tolemaica, verso il bene dell’uomo;

 

Il giorno natale di Dante: nello Speculum astrologiae di Francesco Giuntini (1573), alla data del 27 maggio del Calendarium Astrologicum et Poeticum si legge quanto segue: «Dantes Florentinus poeta nascitur anno Christi 1265, moritur in exilio, sepultus Ravennae»: data mai individuata e discussa dagli studiosi che hanno trattato la questione;

 

Sulla data del viaggio dantesco: la data e l’ora precisate in Inferno I 37-40 («Temp’era dal principio del mattino, / e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle / ch’eran con lui quando l’amor divino / mosse di prima quelle cose belle;») indicano il Sole in esaltazione all’ascendente nel XIX grado dell’Ariete, «cioè per l’appunto dove si trovava quando “Dio lo mosse di prima”. Tuttavia questo non è uno spunto da cui convenga partire per accertare la data cui Dante pensava per l’inizio del suo itinerario. La data 8 aprile 1300, giudico ben confermata da tempo per altra via»: come afferma Guido Bonatti nel suo De Astronomia Tractatus (1550), «il Sole, entrato in Ariete “circa decimum nonum martii”, dopo 19 gradi o giorni, ricorrendo la creazione di “quelle cose belle”, sorgeva giusto al mattino dell’8 aprile» (p. 58);

 

Esperienza e arte: si commenta la similitudine di Purgatorio XV 16-21 («Come quando da l’acqua e da lo specchio / salta lo raggio all’opposita parte, salendo su per lo modo parecchio / a quel che scende, e tanto si diparte / dal cader de la pietra in igual tratta, / sì come mostra esperïenza e arte»), in cui Dante traccia con grande esattezza il percorso di un raggio di luce che colpisce uno specchio piano e si riflette formando angoli eguali con il «cader della pietra», «cioè con la perpendicolare nel punto di incidenza» (p. 59): Dante non solo reputa esperienza e arte ugualmente necessarie all’accertamento della verità, ma giunge a posporre la teoria all’esperienza; queste le deduzioni dello studioso: «Dante […] non fa altro che ricalcare fedelmente parole, e ciò che meglio importa, un metodo che egli deve aver letto e approvato [nelle] pagine di Alhazen e di Vitellione […]. Ma qui sorge una questione, con cui vorrei concludere. Come mai su due problemi di ottica richiamati nella Commedia Dante si mostra così positivamente proiettato verso un metodo euristico spregiudicato e moderno, mentre in varie altre occorrenze del Convivio e della Commedia attinenti alla cosmologia e cosmografia, all’astronomia, alla fisica terrestre e via dicendo, e in specie nella già ricordata e più tarda Questio de situ et forma aque et terre, egli mantiene le vecchie premesse metodologiche e gli atteggiamenti mentali di una scienza irrigidita? Ci troviamo, in verità, di fronte a una sorta di contraddizione […]. Per un verso, la recente disponibilità di nuove traduzioni greco-latine del corpus aristotelico rinsaldava la fede nell’autorità del maestro di color che sanno […]. Ma per l’ottica, e più in generale per la luce che pervade e illumina le cantiche del Purgatorio e del Paradiso, di Aristotele non si possedeva alcuna trattazione speciale, e l’auctoritas scolastica veniva meno: rimaneva, in certo modo, uno spazio vuoto, che la scienza araba di Alhazen e del suo epigono e interprete Vitellione era intervenuta provvidenzialmente a colmare recando con sé non solo le proprie innumerevoli innovazioni e scoperte di fatto, ma soprattutto la propria specificità metodologica, la propria rivendicazione di quella procedura sperimentale che poi si sarebbe generalizzata ed estesa a tutti i campi della scienza moderna. E Dante, che suol essere primo in tutto, anche di questo debito si accorse precocemente» (pp. 67-68).

 

La seconda parte si articola in quattro scritti esegetici (Ulisse, I presume?, Il raggio riflesso: noterella su «Purgatorio» XV 16-23, «Paradiso», XV: da ser Brunetto a Cacciaguida e Dante giudice pentito). Accenniamo al contenuto di quello che dà il titolo al volume. Dante si comporta nell’Inferno in modo profondamente diverso rispetto al Purgatorio e al Paradiso. Nella prima cantica è un giudice rigoroso, inflessibile, pronto a condannare senz’appello personaggi ancora vivi, come Gianciotto Malatesta, Bonifacio VIII e Clemente V, negando loro ogni sogno di riscatto; mentre nelle altre due cantiche, in particolare nell’Antipurgatorio, dove incontra Manfredi e Bonconte da Montefeltro, la sua severità si attenua: ciò prova che la Commedia implica sviluppi e mutamenti di fondamentale importanza.

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Manlio Pastore Stocchi, Il lume d’esta stella. Ricerche dantesche, Roma, Salerno Editrice, 2013.

 

Id., Pagine di storia dell’Umanesimo italiano, Milano, Franco Angeli, 2014.


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