01 dicembre 2021

Storie di parole nuove. Neologia e neologismi nell’Italia che cambia

 

Ugo Cardinale

Storie di parole nuove. Neologia e neologismi nell’Italia che cambia

Bologna, Il Mulino, 2021

 

Che cosa ci dicono i neologismi dell’italiano e dei suoi parlanti? Molto. Per esempio, ci danno informazioni preziose sullo stato di salute della nostra lingua, su quanto siamo legati alla tradizione o su quanto invece siamo aperti alle novità.

Ugo Cardinale con Storie di parole nuove. Neologia e neologismi nell’Italia che cambia ci offre anche una prospettiva storica dalla quale osservare l’Italia e l’italiano alle prese con un lessico in trasformazione, nel periodo che va dagli anni Sessanta del secolo scorso fino ai nostri giorni. Espressione del cambiamento degli ultimi sessant’anni, le nuove formazioni sono anche spunti, suggerimenti e nuove angolature per capire come eravamo, come siamo e, probabilmente, anche come saremo.

 

L’autore che, tra le altre cose, ha insegnato Linguistica generale all’Università di Trieste e Linguaggio giornalistico all’Università LUMSA di Roma, dopo la Prefazione di Luciano Canfora, illustra la lunga gestazione del volume e racconta quali sono stati gli spunti recenti che lo hanno portato a concludere un progetto che affonda le radici negli anni Settanta.

 

Il risultato è brillante: un testo originale, scorrevole e di piacevole lettura, in cui le parole e le espressioni analizzate e raccontate sono contestualizzate e proposte alla luce di due dimensioni complementari: quella storiografica e quella lessicografica. La struttura del libro non è sviluppata nella forma classica del repertorio in ordine alfabetico, anche se, in appendice, è messo a disposizione del lettore un utile elenco delle forme. La recente storia italiana è suddivisa «in frames (cornici) in cui inquadrare i neologismi più significativi che l’avevano attraversata: quelli che hanno prodotto sviluppi successivi ma anche neologismi effimeri, che rimarranno però tutti come parole degne di memoria».

Sono tante le storie della nostra lingua (non una sola, come suggerisce il titolo), descrizioni e percorsi che si intrecciano senza alcuna pretesa di «offrire la narrazione più veritiera, ma una narrazione possibile, con la sola intenzione di non perdere la memoria dei contesti in cui le parole sono nate, si sono diffuse e a volte si sono estinte».

 

Ma che cos’è un neologismo? Come nasce e prospera? Perché talvolta sparisce senza lasciare traccia? E poi, per quale motivo alcune parole di nuovo conio hanno fortuna e altre no? E ancora, chi decide sulla sorte delle parole? Esistono «autorità regolatrici»?

 

«La diffusione e la sopravvivenza di un neologismo non sono prevedibili a priori. Chi decreta la sua fortuna o la sua comparsa effimera è la comunità dei parlanti, ma la maggior parte dei meccanismi di formazione delle parole nuove sono riconducibili a regole ben precise».

Con l’intento di fornire al lettore gli strumenti essenziali per comprendere di che cosa si sta parlando, i primi capitoli di Storie di parole nuove sono dedicati ad illustrare alcune nozioni su teoria e principi della neologia, in un modo semplice e accessibile.

 

Anche per fugare le paure di alcuni parlanti che temono il nuovo e il diverso, l’autore spiega come avvengono le mutazioni e chiarisce che la lingua, nonostante tutto, tende a mantenersi stabile.   

 

«Nella tradizione italiana ha avuto un grande peso il purismo, cioè il riferimento al modello autorevole e indiscusso di autori classici e la considerazione della loro lingua come perfezione insuperabile. Ciò ha prodotto a lungo il rifiuto del nuovo, fosse esso forestierismo o conio di un termine in precedenza inesistente. Ma nessuna lingua, che non sia morta, appare imbalsamata come vorrebbero i puristi: le lingue vive si modificano seguendo il corso del tempo, adattandosi alle circostanze e ai bisogni nuovi».

 

Adottare nuove parole non è un atto che di per sé tende a impoverire la nostra lingua: può arricchirla, renderla viva, forte e permeabile alla bellezza (talvolta purtroppo anche alla bruttezza): se un sistema linguistico riesce ad accogliere, anche in modo selettivo, può maturare, prosperare e proiettarsi verso il futuro.

Diverso il caso di quei prestiti che nulla aggiungono e solo tolgono, insomma, sono inutili, improduttivi e dannosi, come, per esempio, sold out, step o mission. Le parole italiane utilizzabili ci sono (‘tutto esaurito’, ‘tappa’, ‘compito’ o ‘missione’), sono alla portata di tutti e sono più chiare e precise.

Dalla necessità di monitorare neologismi e forestierismi è attivo dal 2015, presso l’Accademia della Crusca, un gruppo di esperti (Michele Cortelazzo, Paolo D'Achille, Valeria Della Valle, Jean Luc Egger, Claudio Giovanardi, Claudio Marazzini, Alessio Petralli, Remigio Ratti, Luca Serianni, Annamaria Testa), che «ha il compito di esprimere un parere sui forestierismi di nuovo arrivo impiegati nel campo della vita civile e sociale […]; respinge ogni autoritarismo linguistico, ma, attraverso la riflessione e lo sviluppo di una migliore coscienza linguistica e civile, vuole suggerire alternative agli operatori della comunicazione e ai politici, con le relative ricadute sulla lingua d’uso comune» (La nascita del gruppo Incipit, osservatorio sui neologismi e forestierismi incipienti).

 

Come si parlava sessant’anni fa? E durante i folli anni Settanta? Quanto furono produttivi da un punto linguistico i banali anni Ottanta? Quali sono le parole dell’attualità e che cosa nascondono?

Dal fattore k ai sanguinosi anni di piombo, dal craxismo al berlusconismo, dal ripescaggio all’espressione fare il cucchiaio, passando per rottamatore: sono tante le tessere di un puzzle che arriva fino al presente, a COVID-19 (con la sua narrazione) e ai costruttori, metafora usata dal presidente Mattarella nel discorso di fine anno (2020) nonché «meteora linguistica».

 

Pagine che ci guidano magistralmente alla scoperta (per giovani non ancora nati in quell’epoca) o alla riscoperta (per chi invece quegli anni li ha vissuti) di un pezzo importante della nostra storia recente e che ci permettono un’esplorazione più approfondita, attraverso una serie di parole che diventano testimonianza e, al tempo stesso, segno del cambiamento.

 


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