17 gennaio 2022

Le mute infernali. Dante e le donne

AA. VV.

Le mute infernali. Dante e le donne

a cura di Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani

Nardò (LE), Besa Muci editore, 2021

 

Nell’opera di Dante, la parola donna è molto frequente. In particolar modo, nella Commedia, il termine ricorre 94 volte, in un crescendo numerico: 10 nell’Inferno, 37 nel Purgatorio e 47 nel Paradiso.

«In Dante, come nell'italiano del Trecento, oltre all'area semantica del latino domina, la parola tende ad assorbire quella contigua di femina e mulier, abbassando il termine ‘femmina’ a significato spregiativo. L'evoluzione, che ha il suo punto di avvio nel lessico poetico, probabilmente nella sostituzione di ‘donna’ per ‘femmina’ in sede di vocativo, è già compiuta nel linguaggio poetico del Petrarca e nella Commedia, mentre nelle opere minori di Dante, e soprattutto nel Boccaccio, la distinzione dugentesca ‘donna’ / ‘femmina’ è ancora viva (Bonfante)». (Donna, voce di Carlo Delcorno - Enciclopedia Dantesca (1970); Treccani.it).

 

Dal significante al significato, nella Commedia, le figure femminili non sono invece molto presenti, come evidenziano Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani, curatrici del volume Le mute infernali. Dante e le donne. «Secondo Delmay, su un totale di 364 personaggi riconoscibili, soltanto una quarantina sono donne». E ancora: «Se scendiamo a verificare a quante di esse venga “concesso” di parlare, il numero scende drasticamente. Sono soltanto cinque: Francesca da Rimini nell’Inferno, Pia de’ Tolomei e Sapìa nel Purgatorio, Piccarda Donati e Cunizza da Romano nel Paradiso (escludendo, per ovvi motivi di status, Beatrice».

L’amore nella Commedia è ovunque: sensuale e divino, si esprime in un percorso che avanza dal basso verso l’alto, dalla carnalità dei sensi alla spiritualità dell’anima. Ed è molto legato alle presenze femminili che, in alcuni casi, il Poeta trasforma in simboli e metafore. Nei confini dell’Inferno, tradimenti, incesti, incontenibili passioni sensuali si intrecciano, per esempio, con Francesca da Polenta, Mirra, Taide o Semiramide.

Nella Commedia, emerge tuttavia un panorama femminile caratterizzato dall’assenza di parole: donne prive di voce e di spazio per esprimere sé stesse e il loro pensiero così come le motivazioni intime delle colpe di cui si sono macchiate.

 

È da questa prospettiva («Un omaggio al grande trecentista attraverso la rilettura delle storie dei suoi personaggi lumeggiate da punti vista volutamente diversi, in alcuni casi antitetici») che Debora de Fazio e Maria Antonietta Epifani hanno scelto alcune figure femminili presenti nell’Inferno e le hanno affidate alla sensibilità e alla narrazione di alcune scrittrici, tutte di origine pugliese, con percorsi formativi non uniformi tra loro: giornaliste, musiciste, docenti, fotografe e molto altro. Si crea un ponte lungo circa sette secoli che giunge sino a noi e ci restituisce, oltre alle parole, una visione umana e attuale di personaggi più o meno noti, presenti in una parte dell’opera dantesca.

 

Il volume segue l’ordine di apparizione dei personaggi dell’Inferno.

 

Le tre Fiere (compreso il leone, un maschio, in via del tutto eccezionale), Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena di Troia, le tre Furie, Medusa, le Arpie, Isifile, Medea, Taide, Manto, Penelope, Circe, Mirra, Ecuba e la moglie di Putifarre parlano attraverso la penna di: Olga Sarcinella (Le tre fiere. Processo a Dante); Lucrezia Argentiero (Semiramide. Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?); Wilma Tagliaferri (Didone. Eccomi. Fiera di essere Didone); Anna Maria Mazzotta (Cleopatràs. Fu solo il morso di un serpente?); Grazia Carrozzo (Elena. Masseria amarcord); DomeNica Convertino (Tre furie. Un viaggio nel tempo); Loredana Legrottaglie (Medusa. Le scoperte più grandi si fanno attraverso lo sguardo); Delfina Todisco (Le Arpie. Le tre cagnette a cui aveva sottratto l’osso); Fabiana Grassi (Isifile. Un’eroina in tre puntate); Santa Fizzarotti Selvaggi (Medea. Tu non mi fai parlare… tu non mi fai esistere); Maria Antonietta Epifani e Debora de Fazio (Taide. Voci da un’autopsia); Beatrice Stasi (Manto. Parlando e lacrimando); Maria Corvino Forleo (Penelope. Tessere le parole); Beatrice Perrone (Circe. L’ultimo canto di Circe); Sonia Gioia (Mirra. Chiamatemi Mirra); Carmen Taurino (Ecuba. Era bello essere una regina); Pamela Spinelli (La moglie di Putifarre. Niente è come sembra, niente è come appare).

 

Dall’incontro con le autrici emergono figure in alcuni casi totalmente rivisitate, talvolta decostruite o interpretate, traghettate nel presente e dal presente ridisegnate con contorni che le trasformano in voci moderne e spesso dialoganti con l’attualità.

La rilettura dei personaggi è sempre molto intima e personale e, in molti casi, rispecchia il percorso formativo dell’autrice (brevi note biografiche sono presenti alla fine del volume). In una nota al testo, che conclude ciascun saggio, sono citate fonti, ispirazioni e bibliografie essenziali.

 

 

 

 

 


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