26 gennaio 2022

I manoscritti frammentari della Commedia

 

Angelo Eugenio Mecca

I manoscritti frammentari della Commedia

Siena, Edizioni Università per Stranieri di Siena, 2021

 

 

Il lavoro di Mecca sana una lacuna negli studi danteschi, fornendo finalmente un catalogo ragionato dei testimoni frammentari del poema, ben 199, articolati in 227 unità codicologiche: 113 sono «frammenti superstiti di codici un tempo integri» (p. 15) databili al Trecento, 28 dei quali risalgono alla prima metà del secolo. L’obiettivo di Mecca, ambizioso, è raggiunto con pazienza e rigore: «le collazioni integrali, non limitate quindi soltanto a loci selecti […], di tutti i testimoni frammentari superstiti della Commedia, emersi finora [luglio 2021] dallo scavo paziente, da parte di studiosi e appassionati, in biblioteche e fondi archivistici di tutto il mondo» (p. 1).

In questa sede analizzerò il ricco spoglio (pp. 170-341) alla luce dei loci critici da me selezionati per l’analisi della tradizione della Comedìa (cfr., da ultimo, “A piè del vero”. Nuovi studi danteschi, Roma, Aracne, 2018, pp. 121-176); alcuni di essi coincidono con i loci scelti da Michele Barbi, che nella collazione di Mecca sono contrassegnati da un asterisco. Le sigle dei testimoni cui ricorre Mecca sono quelle dell’edizione Petrocchi (Firenze, Le Lettere, 19942); la lettera a indica la famiglia di Mart Triv, b il gruppo di Ash Ham, vat l’officina Vaticana (Cha Vat), mentre cento si riferisce appunto al gruppo del Cento, «una sezione assai ricca di codici della Commedia, ritenuta dapprima opera di un solo copista, Francesco di Ser Nardo (v.), ma che studi recenti hanno potuto assegnare a un’officina scrittoria di Firenze, forse iniziata dallo stesso Francesco se uno dei capostipiti del gruppo è il Gaddiano 90 sup. 125 della Biblioteca Laurenziana di Firenze, di mano per l’appunto di Francesco. Si dicono “del C.” perché assegnati a quell’amanuense di cui parla il Borghini: “e si conta d’uno che con cento Danti ch’egli scrisse, maritò non so quante sue figliuole; e di questo se ne trova ancora qualcuno, che si chiamano ‛di quei del cento’, e sono ragionevoli, ma non però ottimi”» (ED, s. Cento, a cura di G. Petrocchi).

Nel prospetto seguente (estratto dalla collazione di Mecca), evidenzio in grassetto i testimoni frammentari.

 

Inferno

II 55 lucevan li occhi suoi più che la stella | *più cuna stella b + Barb. 4079 (A), Laur. 90 inf. 47; *più che stella Madr. 3658, Parm. 1484

XI 106 da queste due se tu ti rechi a mente | *queste cose Ham Fi La cento* Pa Parm Pr Eg Laur + Laur. 43.23; [tu] Laur. 43.23

XI 108 prender sua vita e avanzar la gente | *prender sua arte Laur + Laur. 43.23

XV 87 convien che ne la mia lingua si scerna | *mia vita Co + Landino + Bol. b. I (C), Ricc. 1106

XXX 35 li denti a dosso non ti sia fatica | *.Glunghioni addosso Co vat + Ver. 2191

 

 

Purgatorio

I 86 mentre ch’i’ fu’ di là diss’elli allora | *[di là] cento* + Bol. Un. 591, Forlì;

I 88 or che di là dal mal fiume dimora | *or che di là dal mal fo d. Lau1 + Nonantola

II 93 diss’io ma a te com’è tanta ora tolta | *ma te com’era tanta terra tolta Co Fi La1 cento Parm Pr Vat Eg Po + Forlì

XVII 17 moveti lume che nel ciel s’informa | *moveati Fi cento Parm Vat + Fior. N.A. 1229/2, Jerusalem 312

XVII 55 questo è divino spirito che ne la | diritto b Fi La cento Parm Pr Vat + Fior. N.A. 1229/2, Lucca 645, Piac. 289, Senigallia

XVIII 76 la luna quasi a mezza notte tarda | *terça notte Fi (qui a) Eg Laur Rb + bol, Vat. 3200 + Landino + Fior. II. IV. 246 + Laur. 43.23

XX 133 poi cominciò da tutte parti un grido | il grido cento* Eg1 + Sant’Agata Bolognese, Senigallia

XXIII 44 ma ne la voce sua mi fu palese | *faccia sua Co cento** + Nonantola, Ricc. 1030bis;

XXIV 110 ma per fare esser ben la voglia acuta | esser la voglia bene acuta cento* + Fior. II. IV. 587 (B)

XXIV 125 per che no i volle Gedeon compagni | *non v’ebbe Fi La cento** Parm Laur + Fior. II. IV. 587 (B), Nonantola

XXVI 142 ieu sui Arnaut que plor e vau cantan | son Senigallia; *sunt cento Pr + La Spezia, Mo (B)

XXVII 71 fosse orizzonte fatto d’uno aspetto | *nato d’un aspetto Lo + La Spezia

XXVIII 140 l’età de l’oro e suo stato felice | *leta del brolo Co cento* Parm + Fior. II. IV. 587 (B)

XXIX 45 del mezzo ch’era ancor tra noi e loro | *da meçço la terra ancor b La cento Parm Vat Eg + Rieti-α

XXXII 2 a disbramarsi la decenne sete | la decente Ithaca

 

Paradiso

I 114 con istinto a lei dato che la porti | *come d’istinto Co Gv Lau + Bol. b. I (A)

VI 118 ma nel commensurar d’i nostri gaggi | *.Che nel Eg Rb + Mo (C)

VI 124 diverse voci fanno dolci note | *fan diverse note Ash1 + Laur. Acq. 439

VI 136 e poi il mosser le parole biece | *il mostran cento (- Tz) + Siena 17

XII 88 e a la sedia che fu già benigna | *Et se la sedia cento** (- Tz) Pr + Casalbordino

XVIII 6 presso a colui ch’ogne torto disgrava | *c’ogni cosa a + Pal. XIII G 1 + Fior. Pal. 325, Genova 2860

XXII 152 volgendom’io con li etterni Gemelli | volgendomi con lei et li gemelli La1 Ga cento** Parm Pr Vat Po + Chiavari 13 (A), Magl. VII. 1104, Nonantola1 (poi corr.), Torriani; volgendomi con lei in li g. Fior. Pal. 180

XXIII 114 ne l’alito di Dio e nei costumi | *.via nell’abito Pr + LauSc + Nonantola; *via nell’acto Ham Parm Vat + Vat. 3200 + Useppi

XXIII 133 quivi si vive e gode del tesoro | *.Come vive Parm Pr Vat Po + Useppi

XXVIII 50 veder le volte tanto più divine | *le cose Fi La2 Gv cento Pa + Bol. b. I (A), Fior. II. IV. 587 (B), Fior. Pal. 180, Vandelli

XXXII 133 di contr’a Pietro vedi sedere Anna | *dincontro allui vedi Parm + Fior. Pal. 325

XXXIII 99 e sempre di mirar faceasi accesa | *di riguardar Gv Ricc + Br. AD IX 13; [di] riguardare Magl. VII. 1091

 

Spicca la rarità di errori congiuntivi propri della famiglia di Mart e Triv, nonché del Palatino 319 (Pal), che si distacca dagli altri gruppi. L’erroneo decente di Ithaca sarà alla base della lezione recente di Ash Ham Laur. La lezione di Par. VI 124 (vs fan giù di Mart Triv + Pal [fanno]) conferma l’appartenenza al subarchetipo beta, il più prolifico della tradizione; peraltro i testimoni frammentari riflettono gli equilibri dei codici integri, con una preponderanza del gruppo del Cento e dei suoi affini (tra parentesi la datazione); per comodità non si distingue tra cento (Ga Lau Lo Ricc Tz), cento* (Lau Lo Ricc Tz) e cento** (Lo Ricc Tz):

 

Ash – Laur. Acq. 439 (XIV4);

Ash Ham – Barb. 4079 (A) (XIV3-4), Laur. 90 inf. 47 (XVin); forse Madr. 3658 (XVm), Parm. 1484 (XV1);

Ash Ham Laur – Ithaca (XIVex);

cento – Bol. b. I (A) (XIVm), Bol. Un. 591 (XV2), Casalbordino (XIV2), Chiavari 13 (A) (XVin), Fior. II. IV. 587 (B) (XIVm), Fior. N.A. 1229/2 (XIV3), Fior. Pal. 180 (XIV3), Forlì (XIV3), Jerusalem 312 (XIVm), La Spezia (XIVm), Lucca 645 (XIV3), Magl. VII. 1104 (XVIIin), Mo (B) (XIVm), Nonantola (XIVm), Piac. 289 (XIVex), Ricc. 1030bis (XIV2), Rieti-α (XV1-2), Sant’Agata Bolognese (sec. XIVm), Senigallia (XIV3), Siena 17 (XIVex), Torriani (XIV), Vandelli (XIV3-4);

Co + Landino – Bol. b. I (C) (XIV3-4), Ricc. 1106 (XIV4);

Co Cha Vat – Ver. 2191 (XIVm);

Eg Rb – Mo (C) (XIV3)

Gv Ricc – Br. AD IX 13 (XVin), Magl. VII. 1091 (XVex);

Laur – Laur. 43.23 (XVm);

Mart Triv – Fior. Pal. 325 (XIV4) [contaminato con Parm], Genova 2860 (XIV4);

Parm Vat – Useppi (XIV3-4).

 

Mecca, ben consapevole dell’ardua impresa da lui felicemente conclusa, si dice «certo che ulteriori frammenti della Commedia, oggi ignoti, possano ancora essere scoperti o venir fuori, soprattutto in archivi o fondi poco noti» (p. 6, n. 8). L’auspicio è che i dantisti abbiano la costanza e la serietà di Mecca, la cui ricerca è stata condotta (giova ricordarlo) senza l’impiego di fondi pubblici (tolti gli oneri redazionali della collana «Studi e ricerche» di Unistrasi), nonostante gli impegni di docente di liceo. A tal proposito va citato un illustre precedente: Francesco Moroncini, insegnante di lettere, curatore della prima edizione critica dei Canti leopardiani (Bologna, Cappelli, 1927), costituita da tutte le varianti d’autore all’epoca disponibili, antesignana della critica delle varianti, poi approfondita da Gianfranco Contini e dileggiata (secondo un pregiudizio superficiale) da Benedetto Croce (Illusioni sulla genesi delle opere d’arte documentabile dagli scartafacci degli autori, «Quaderni della “Critica”», III, 9, nov. 1947, pp. 93-94). Per fortuna nel dibattito scientifico gutta cavat lapidem.

 

 

 

 

 

 

 


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