09 febbraio 2022

Nuova edizione commentata delle opere di Dante

 

Dante Alighieri

La Divina Commedia

a cura di Enrico Malato

Rimari. Rimario alfabetico - rimario strutturale

a cura di Simone Albonico e Giacomo Stanga

Roma, Salerno Editrice, 2021

 

 

Realizzata per il settecentenario dantesco sotto il patrocinio del presidente della Repubblica italiana, della presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero della Cultura, col sostegno delle Fondazioni Sicilia e Banco di Napoli, per iniziativa del Centro Pio Rajna e col concorso della Casa di Dante in Roma, la Salerno Editrice pubblica per la NECOD (Nuova edizione commentata delle opere di Dante) i rimarî alfabetico e strutturale della Commedia e ad apertura di volume il testo nudo del poema (già apparso, annotato, nei «Diamanti») «a fondamento di questo Rimario, per una più ampia possibilità di utilizzazione non costretta nel formato ridotto della serie minore. […] un repertorio ordinato alfabeticamente di parole in rima può essere non soltanto uno strumento utile di ricerca di parole o situazioni di particolare interesse, un repertorio di formule memorizzate, quale a lungo prevalentemente è stato nell’uso corrente, ma può rivelarsi strumento prezioso d’indagine finalizzata al reperimento di particolari marcature stilistiche, o anche semantiche, che dall’autore possono essere state più o meno intenzionalmente ricercate oppure siano state scelte in funzione di particolare coloritura del messaggio poetico» (così Enrico Malato nella Premessa, p. XIII).

 

Spesso (ma puntualmente nei grandi poeti) l’ubicazione di una parola in fine di verso rappresenta la spia d’un preciso disegno semantico, oltre che formale (ne è un esempio lampante il richiamo all’acqua come metafora di placenta/origine nelle prime due quartine del foscoliano A Zacinto: spONDE-giACQUE-ONDE-nACQUE / fecONDE-tACQUE-frONDE-l’ACQUE): si pensi al nome di Cristo in rima sempre e solo con sé stesso in quattro luoghi del Paradiso, «all’evidente scopo di rimarcare la incomparabilità del nome divino con qualsiasi altro caso di omofonia» (ivi, p. XIV). Giungono dunque preziosi, non meno per lo specialista che per il lettore comune, i due rimarî qui allestiti: quello alfabetico, più tradizionale, in cui si propongono i terzetti di versi che presentano una data rima, ordinati secondo la loro successione topografica nel poema (ciò che consente — avvisa Simone Albonico — di seguire «la distribuzione di una determinata rima […] come in una sorta di grafico, nonché di avere immediatamente a disposizione le combinazioni più tipiche di rimanti e di osservarne facilmente la riutilizzazione in vari luoghi del poema anche distanti», p. 318) e quello strutturale (utilissimo per un’analisi metrica e complessiva del poema, come dimostrano i recenti commenti di Giorgio Inglese e Roberto Mercuri), in cui per la prima volta le rime sono indicate nel loro ordine non già alfabetico, come nei rimarî tradizionali, ma d’apparizione nel testo: «un rimario che rende conto sia delle rime rare, «ma anche del momento preciso all’interno della narrazione nel quale si inseriscono, per permettere a chi conosca il poema dantesco o a chi lo stia leggendo di individuarne gli snodi chiave anche in base alla loro configurazione rimica. […] Di ogni canto sono riportate le rime nell’ordine progressivo in cui si presentano nel testo, ciascuna in corrispondenza con l’indicazione puntuale dei versi nei quali la rima occorre e con il numero progressivo della terzina in cui compare due volte. Per If, I, ad esempio, in corrispondenza con la terzina 2 si avrà perciò la rima ura, con rinvio ai vv. 2 (della terzina precedente), 4 e 6. Inoltre saranno evidenziati il cardine centrale del canto (che può separare due terzine o isolare quella centrale, ed è reso tramite un sottile tratteggio), il quale fungerà da riferimento strutturante del canto e aiuterà la lettura; le rime uniche nell’intera Commedia […]; le rime uniche nella singola cantica […]; le rime che appaiono nel canto precedente […] o nel canto successivo […], anche relativamente ai canti iniziali e finali di cantica, legati rispettivamente al finale della precedente e all’inizio della seguente» (Giacomo Stanga, pp. 480, 483).

 

Seguono otto sezioni dedicate rispettivamente:

‒ al numero di rime condivise per ogni coppia di canti adiacenti (in calce le rime in comune tra il canto finale di una cantica e il canto iniziale della successiva);

‒ alla lista delle rime reiterate nello stesso canto, sempre in ordine d’apparizione, indicando per ogni rima le due terzine in cui sono collocate;

‒ alle rime presenti in tre o più canti consecutivi, «creando ‘catene rimiche’ che collegano fino a un massimo di 6 canti adiacenti: con questo elenco si rende conto di tali catene, così da permettere un orientamento immediato tra le serie rimiche più comuni. Nell’elenco sono considerate tutte le rime che ricorrono almeno in tre canti adiacenti» (p. 520);

‒ ai rimanti in rima unica per cantica, con l’indicazione delle hapax in tutto il poema;

‒ alle rime uniche secondo il coefficiente di rarità, per determinare il quale vengono sommate le occorrenze delle rime con la stessa tonica a quelle delle rime con la stessa atona;

‒ all’indice delle rime rare, tecniche o particolari, rinviando a cantica, canto e terzina;

‒ alle rime frante («pur lì», «oh me», «Almeno tre» ecc.);

‒ alle rime siciliane («desse», «venisse», «tremesse»);

‒ alle rime ossitone («an», «e», «i»);

‒ alle rime sdrucciole («abili», «argini», «endere»);

‒ alle parole in rima identica/equivoca («morti», «porti», «porti»);

‒ agli antroponimi in rima unica in una cantica: «Una delle categorie lessicali di maggior rilievo, anzitutto numerico, nelle quali si possono suddividere le parole in rima unica nella Commedia è quella dei nomi propri. In totale se ne leggono 134 in 116 terzine diverse» (p. 551);

‒ alle rime uniche di cantica ordinate per frequenza nell’opera in ordine decrescente: «in questo modo si distinguono immediatamente quelle rime che, pur essendo anche nella narrazione di uno dei tre regni, sono piuttosto comuni o addirittura largamente diffuse in quella dei rimanenti due» (p. 554).

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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