28 giugno 2022

Autografi dei letterati italiani. Il Cinquecento - tomo III

 

AA. VV.

Autografi dei letterati italiani. Il Cinquecento - tomo III

a cura di Matteo Motolese, Paolo Procaccioli ed Emilio Russo

consulenza paleografica di Antonio Ciaralli

Roma, Salerno Editrice, 2022

 

 

Dopo Le Origini e il Trecento, a cura di Giuseppina Brunetti, Maurizio Fiorilla e Marco Petoletti, e Il Quattrocento, a cura di Francesco Bausi, Maurizio Campanelli, Sebastiano Gentile e James Hankins, approda in libreria — per la serie Autografi dei letterati italiani, diretta da Matteo Motolese ed Emilio Russo — il terzo tomo del volume dedicato al Cinquecento, redatto da una folta squadra di specialisti di calibro (storici della letteratura, filologi italiani e romanzi, paleografi, storici della lingua e dell’arte):

 

Ludovico Ariosto di Simone Albonico

Dionigi Atanagi di Valeria Guarna

Matteo Bandello di Renzo Bragantini

Ludovico Beccadelli di Maria Chiara Tarsi

Bibbiena (Bernardo Dovizi) di Paolo Marini

Traiano Boccalini di Massimiliano Malavasi e Chiara Pietrucci

Bellisario Bulgarini di Margherita Quaglino

Calmeta (Vincenzo Colli) di Irene Iocca

Annibal Caro di Enrico Garavelli

Benvenuto Cellini di Paolo Marini

Luca Contile di Daniele Ghirlanda

Paolo Cortesi di Francesco Lucioli

Bernardino Daniello di Annalisa Andreoni

Giovanni Della Casa di Claudia Berra

Giovan Battista Della Porta di Eugenio Refini

Veronica Gambara di Veronica Andreani

Paolo Giovio di Franco Minonzio

Lilio Gregorio Giraldi di Francesco Lucioli

Giovanni Guidiccioni di Maria Chiara Tarsi

Leonardo da Vinci di Carlo Vecce

Girolamo Muzio di Paolo Procaccioli

Giovan Battista Pigna di Anna Carocci

Leonardo Salviati di Roberta Cella

Paolo Sarpi di Valerio Vianello

Torquato Tasso di Emilio Russo

Alessandro Tassoni di Gabriele Bucchi

Claudio Tolomei di Veronica Ricotta

Queste le finalità del progetto, avviato nel 2006 dal «Centro Pio Rajna» di Roma:

 

L’auspicio è che dal primo passaggio di dissodamento e scoperta, di organizzazione sistematica delle carte d’autore, possa venire uno stimolo a superare la lettura verticale dei materiali, autore per autore, portando l’attenzione al quadro d’insieme. L’analisi degli autografi condotta su un numero elevato di letterati dovrebbe consentire infatti di valicare la dimensione segreta dello scrittoio, come della relativa biblioteca che ne determinava gli orizzonti culturali, e di salire al piano della circolazione allargata delle carte, di ricostruire contesti, di leggere le sodalità che si muovevano sul filo di una corrispondenza, di uno scambio di testi, di un prestito di libri.

Su una prospettiva d’insieme, l’obiettivo degli Autografi dei letterati italiani è l’offerta di una mappa per muoversi entro i materiali primi della tradizione e giungere a una lettura ravvicinata delle dinamiche che governarono la cultura e la letteratura italiana nei secoli iniziali e più caratterizzanti della sua storia (risvolto di coperta).

 

Ogni scheda è così strutturata (esemplifichiamo con stralci tratti dalla sezione dedicata a Matteo Bandello): a) introduzione sulla tradizione manoscritta delle opere e sui percorsi delle carte fino alla stampa:

 

[…] Quanto alle Novelle, delle 214 che costituiscono la raccolta, solo di due si conosce l’autografo: quello della II 37, che attesta una prima redazione del racconto, certamente posteriore al 9 gennaio 1545, data in cui il dedicatario Georges d’Armagnac viene nominato da Paolo III cardinale del titolo dei Santi Giovanni e Paolo, così come recita l’intestazione dell’epistola (la dignità cardinalizia è conferita il 19 dicembre dell’anno precedente). È stato affermato che si tratti dello stesso esemplare di dedica […]. Tuttavia, accurate indagini di Ciaralli hanno rilevato che, rispetto ad altri manoscritti autografi, o idiografi con correzioni e interventi d’autore, questo codice, per la sua forma non sorvegliata (con incertezze nell’allineamento dei righi, ineguale gestione dell’interlinea, ecc.) deve considerarsi un esemplare di dono piuttosto che un codice di dedica, vista l’assenza nel manufatto di un completo controllo formale. […] In assenza di un censimento sistematico delle lettere di Bandello, che potrebbe essere attuato solo con estese indagini d’archivio, ci si deve accontentare, per le lettere autografe, delle poche segnalazioni e pubblicazioni sparse, dovute alle ricerche di diversi studiosi. (pp. 45-46).

 

b) censimento degli autografi (non escluse le varianti inserite dall’autore in copie d’opere proprie o le sottoscrizioni autografe nelle lettere trascritte dai segretarî) e dei postillati (testi manoscritti e a stampa annotati dagli autori, compresi i volumi contenenti un ex libris autografo); per gli autografi e i postillati d’incerta attribuzione si istituiscono sezioni dedicate con numerazione autonoma (Autografi di dubbia attribuzione, Postillati di dubbia attribuzione), registrando i diversi pareri critici sull’autografia dei documenti; c) bibliografia autore-anno, in cui si prediligono gli studî specifici sul manoscritto o sul postillato o le edizioni di riferimento; d) note sulla scrittura, firmate in massima parte da Antonio Ciaralli, studioso di stupefacente competenza:

 

Tratto peculiare e distintivo dell’italica di buona fattura scritta da B.[andello] è la lettera e vergata con un sol tempo: partendo dall’occhiello, realizzato con un moto destrogiro, la penna ridiscende verso destra con un tratto inclinato destinato a comporne il corpo. Spesso la velocità dell’esecuzione implica la mancata chiusura dell’occhiello, rendendo così palese il tratteggio. È un procedimento opposto a quello convenzionale, che prevede dapprima la messa in opera dell’arco di circonferenza costitutivo del corpo e, quindi, a chiusura, dell’occhiello (spesso in due tempi e in due tratti con il secondo, com’è frequente e caratteristico dell’italica, prolungato in uscita verso l’alto). L’originale soluzione si rinviene già nelle più antiche attestazioni autografe […] e si rivela elemento durevole e pervasivo […]. Un discorso a parte merita l’elegante sistema delle maiuscole destinato come scrittura d’apparato e caratterizzato dall’uso di una capitale di modello epigrafico ricca di empattements e studiata nei rapporti tra singole componenti […]. (p. 49).

 


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