02 agosto 2022

Ma che belle parole! Luciano Rispoli. Il fascino discreto della radio e della TV

 

Mariano Sabatini

Ma che belle parole! Luciano Rispoli. Il fascino discreto della radio e della TV

Firenze, Vallecchi, 2022

 

A novant’anni dalla nascita di Luciano Rispoli, il giornalista e autore televisivo Mariano Sabatini propone un interessante lavoro che ripercorre la vita privata e lavorativa di uno dei padri nobili della televisione italiana. Ma che belle parole! Luciano Rispoli. Il fascino discreto della radio e della TV (Vallecchi Editore, 2022) è un impegnativo esercizio di memoria, privata e pubblica, tra ricerca filologica e indagine archivistica, necessario per ricostruire gli oltre sessant’anni (dal primo contratto in Rai, nel 1954, fino alla morte) di carriera di Rispoli, tra radio e tv, tra gli impegni dirigenziali e l’attività di presentatore. Un itinerario, umano e professionale, di cui Sabatini, collaboratore fidato e amico del gentleman Rispoli, è stato testimone privilegiato. L’autore, da esperto e accorto rispologo (così lo definì l’amico Stefano Buccafusca, caporedattore di La7), si muove lungo i fili della memoria nel tentativo di ricostruire un percorso segnato dalla passione per un mezzo, quello televisivo, che andava cambiando, adattandosi alle esigenze di mercato, alle richieste di un pubblico sempre più ampio e diffidente, alle direzioni manageriali sempre più attente a cogliere, di quello stesso pubblico, il consenso e l’attenzione. Ed oggi «raccontare in un libro la sua parabola professionale all’insegna di una violenta dedizione, significa attraversare e, in alcuni casi, ribaltare la storia dei mass media» (p. 21).

Quella di Rispoli fu un’esistenza di laica devozione alla carriera. Un “uomo tutto casa e televisione” lo ebbe a definire, provocatoriamente, Sergio Saviane, «all’inizio provocandogli non pochi dispiaceri» (p. 161). Non sorprende dunque la scelta di ricostruire la vita personale del famoso conduttore di Parola mia ripercorrendo, in massima parte, gli snodi fondamentali della sua carriera: l’infanzia e l’adolescenza, in viaggio di città in città al seguito del padre, colonnello dell’Esercito italiano; l’approdo a Roma e il primo contratto con la Rai; l’esperienza delle Radiosquadre e gli anni da “radiocronista viandante”; l’incontro con Teresa e il matrimonio celebrato da Padre Pio da Pietrelcina. E la nomina a direttore del Dipartimento Scuola Educazione della Rai, l’impegno profuso nell’ideazione e nella conduzione di nuovi format, il successo raggiunto con Parola mia e confermato con Tappeto volante . Dalla Rai a Telemontecarlo. Gli ultimi programmi, i dissapori, i tentativi di riproporre quel suo stile garbato, inconfondibile, ad una televisione ormai divenuta altro . Il romanzo di una vita che si conclude lì dov’era iniziato, à rebours, con la scomparsa del grande presentatore.

Una perdita enorme, sentita, ma non adeguatamente ricordata. E che diviene pretesto per il racconto, per la disamina dei molti volti di Luciano Rispoli, noti, dimenticati, nascosti, ma sempre necessari a comprendere il disegno finale, quali tasselli di un mosaico d’altissima fattura. Lo zio Luciano , intransigente e premuroso, maestro di vita e di professione per quanti (e non son pochi) ebbero la fortuna di lavorare al suo fianco; il Rispoli rabdomante di talenti altrui , responsabile del “lancio” di molti volti noti della televisione (da Raffaella Carrà a Paolo Limiti, da Dina Luce ad Antonio Lubrano); l’inventore e l’innovatore sempre impegnato nella costruzione (o ri-costruzione) di nuovi format e soggetti per i suoi programmi (solo per limitarci ad un esempio, a Rispoli si deve, con L’ospite delle due e con buona pace di Maurizio Costanzo, l’invenzione del talk show; ma sua fu anche l’intuizione di un programma longevo come La Corrida ). Ma più di ogni altro, emerge il Rispoli uomo : in controluce, nel rispetto di un’antica riservatezza che ben si concilia con l’immaginario del gentleman televisivo. Eppure, è lì, appena affrescato, a ridare la giusta profondità ad un personaggio a lungo semplificato, imitato e confuso nei suoi modi gentili, pacati, poco inclini allo scandalo. Caratteristiche che mal si adattano alle esigenze di una televisione divenuta opificio di programmi prêt-à-porter.

Esemplare è, in questo senso, la storia del programma che sancì, più di altri, il successo di Luciano Rispoli. L’11 novembre 1985 andò in onda la prima puntata di Parola mia , un «quiz non nozionistico» (p.112), che incontrò fin da subito l’interesse e l’apprezzamento da parte del grande pubblico. Un’impresa difficile per una trasmissione incentrata sulla conoscenza della lingua italiana, in un periodo in cui già il panorama televisivo italiano si avviava verso una lenta ma inesorabile trasformazione, verso un cambio di rotta che travolgeva gli obiettivi e le strutture del fare televisione. E ancora oggi il ricordo di Rispoli appare associato a quel suo esperimento, ben riuscito, di proporre un format colto, leggero e mai superficiale, che ha saputo segnare un segmento virtuoso della televisione italiana. Un’esperienza che Rispoli, ritornato in Rai, volle riproporre: il rifacimento di Parola mia , andato in onda sui Rai 3 nel 2003, fu però abbandonato frettolosamente dai vertici dirigenziali della Rai dopo appena tre mesi di trasmissione e nonostante il buon numero di ascolti. Una sorte non dissimile da quella che, qualche anno avanti, aveva segnato la storia di Tappeto volante. «Forse non tutti possono aver intuito che uomo sia stato. Aveva deciso di identificarsi con il proprio mestiere, a cui ha dato tutto. Ricevendo molto, certo, benché non quanto avrebbe dovuto. Dai dirigenti e dai politici perlopiù» (p. 207)

Insomma, Mariano Sabatini riesce a restituirci l’immagine a tutto tondo di un uomo che, fino all’ultimo, è stato mosso «dalla voglia di servire il pubblico, di tenere compagnia, risolvere il tempo libero, se possibile, in modo che non risultasse a posteriori avvilente». Ripercorrere la storia di Luciano Rispoli significa addentrarsi nella storia della televisione (e della radio) in Italia, per riscriverla. E, riscrivendola, sperare in una televisione, in una comunicazione diversa, più garbata. Un lavoro necessario a riscoprire quelle belle parole con cui Rispoli entrava, con discrezione, nelle case degli italiani. Parole che spesso non trovano posto nel nostro dizionario quotidiano.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata