03 agosto 2022

Il tesoro di carta

 

Roberta Leporatti – Silvia Giannì

Il tesoro di carta

Introduzione di Marta Cartabia

Roma, All Around, 2021

 

In uno scenario futuribile è possibile, e decisamente auspicabile, che la pandemia diventerà soltanto un ricordo. Già, ma come racconteremo alle prossime generazioni quello che abbiamo vissuto? O, meglio, come lo verranno a sapere? “Il tesoro di carta” (edito da All Around) è un libro che immagina proprio questo, il modo in cui un gruppo di amici preadolescenti delle scuole medie scopre quanto accaduto ai genitori, loro coetanei allora, nel 2020. Le autrici del libro sono Roberta Leporati, Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo statale “A.R. Chiarelli” di Martina Franca e Silvia Giannì, docente di Lettere presso l’Istituto Matteucci di Roma.

 

L’idea di scrivere questo libro è nata proprio dall’esperienza concreta degli studenti dell’Istituto Comprensivo Chiarelli di Martina Franca, chiamati a raccontare l’esperienza del lockdown e della didattica a distanza, scrivendo delle pagine di diario. “I docenti ci inviavano quelle pagine, sorpresi di come in una situazione di tale stress emotivo i ragazzi fossero in grado di produrre riflessioni così belle”, dice Roberta Leporati. Quelle pagine di diario, del resto, sono state antologizzate nel libro e, leggendole, quasi si stenta a credere che siano state redatte da scriventi così giovani; esse hanno peraltro un posto anche nel racconto, il cui resoconto vale la pena di non rimandare ulteriormente.

 

Nella Valle d’Itria del 2050, un gruppo di amici si mette alla ricerca di un misterioso diario. Non si tratta di un oggetto qualsiasi, bensì del “Diario più bello scritto durante il…” (la restante parte è illeggibile), premiato il 24 settembre 2020 presso l’Istituto Comprensivo Chiarelli (di qui, il collegamento al lavoro dei reali studenti). L’espressione interrotta è l’innesco della vicenda: se, per noi che leggiamo, è facile capire a che cosa alluda il lacerto, i protagonisti del libro vanno fino in fondo per risolvere l’enigma; la loro ambizione, infatti, è di guadagnarsi, così, un premio letterario. Si imbarcano dunque in un’avventura, non priva di pericoli anche seri e di antagonisti. Senza svelare altro, si può anticipare non solo il lieto fine, ma anche “l’arricchimento umano che questa grande avventura porterà a ciascuno di loro” (p.8), come scrive nella preziosa introduzione la Presidente emerita della Corte Costituzionale Marta Cartabia.

 

Il libro è soprattutto un racconto di amicizia e di avventura, che ha lo scopo precipuo di avvincere l’attenzione dei lettori più giovani; se gli elementi di riflessione non mancano, questi sono offerti in modo discreto e poco ingombrante. Lo stesso vale per l’ambientazione nel futuro: l’universo tecnologico del 2050 si amalgama con le vicende ed è suggerito più che descritto: “suo fratello tirò fuori dallo zaino una torcia multi cromata a raggi gamex” (p.14); “cercava la definizione sul suo sistema di ricerca senso tattile visivo” (p.46); “azionò il suo sensore a ultrasuoni e da sinistra parvero giungere rumori lontani e sordi” (p.89). Del resto, il premio in palio per il concorso è “un viaggio (…) nello spazio, con partenza dallo spazioporto di Grottaglie” (e qui a stemperare l’immaginazione fantascientifica è, come si sarà notato, il riferimento alla città della provincia tarantina). Infine, compaiono tecnologie chiaramente frutto di una nuova sensibilità ambientale, come i telefoni che si mantengono in carica grazie “all’energia vocale” o “il pulmino a energia solare” che porta i ragazzi al “Parco degli Ulivi secolari”.

 

Anche la descrizione del paesaggio raffigura un’ambientazione non certo da racconto di fantascienza, bensì di un futuro che restituisce ai luoghi la loro tipicità; nel libro, in particolare, è dipinta la Puglia, con la sua meravigliosa ambientazione mediterranea. C’è, appunto, il “Parco degli Ulivi Secolari” e una sapida descrizione di un’eccellenza gastronomica della regione: “Una piana immensa che si estendeva fino al mare. La vallata era ricca di esemplari [di ulivi] millenari, il cui frutto rappresentava l’oro verde di Puglia: quell’olio limpido, profumato, dal sapore intenso che subito dopo la spremitura pizzicava la gola al primo assaggio” (p.48). E, poi, compaiono scorci su quel paesaggio affascinante: “[Le campagne della Valle d’Itria] erano costellate di muretti a secco, ulivi secolari, campi di grano, papaveri e un’infinità di trulli e lamie” (p.12).

 

La riflessione sull’ambiente è solo una di quelle possibili indotte dalla lettura del testo. L’Istituto Comprensivo, ad esempio, non esiste più: al suo posto è stato aperto un ricovero per anziani, sintomo della trasformazione demografica delle nostre società. Restando sull’attualità, del resto, l’ambizione di uno dei protagonisti è “diventare un esperto informatico e specializzato in hacking etico, per rendere più sicura la rete contro gli attacchi esterni (p.73)”. Non manca un riferimento alla “ricerca del metodo storico” che consente “attraverso le fonti di risalire a notizie precise” (p.109), fondamentale negli anni delle fake news ; ed è particolarmente interessante anche una discussione sui diritti – a maggior ragione perché confliggenti tra loro – nel ricordo delle restrizioni imposte dalla pandemia: le libertà “possono essere limitate in situazioni eccezionali, per garantire un diritto altrettanto importante, cioè quello della salute propria e degli altri” (p. 113).

 

Un aspetto del libro da sottolineare è lo spazio riservato agli antagonisti, i “Vastasi boys” (col curioso riferimento al termine locale “vastaso” = “scavezzacollo”). Si tratta certo di ragazzi non malvagi, ma indotti a comportamenti scorretti da situazioni familiari disfunzionali, in un caso persino tragiche: c’è chi è stato viziato troppo, chi vive in modo frustrante il rapporto col padre e chi i genitori li ha persi. Anche per loro questa avventura diventa un’occasione di maturazione: “Avevano capito che si vive meglio senza inutili sotterfugi e cattiverie gratuite. Si erano resi conto che sopraffare non era un atto di forza ma la conseguenza di debolezza e dinamiche non risolte” (p.107).

 

Infine, quasi a conclusione del libro, compaiono le autentiche gemme di questo “Tesoro di carta”, le pagine scritte realmente dai ragazzi dall’Istituto Chiarelli, nelle quali l’intensità e la sincerità del racconto si traducono in bellezza formale. Si racconta, con simpatia, degli inevitabili intoppi della didattica a distanza, dei fratellini più piccoli urlanti per casa, dell’ipocondria dei genitori, così come di alcune diversità culturali (notevole, una pagina dedicata al “Ramadan”) e della presa di coscienza della bellezza della normale quotidianità. L’antologia si chiude con una pagina meditabonda, dal bel titolo “Il rumore dei pensieri”.

 

 

 


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