21 settembre 2022

Il Gramsci di Pasolini. Lingua, letteratura e ideologia

 

AA. VV.

Il Gramsci di Pasolini. Lingua, letteratura e ideologia

a cura di Paolo Desogus

Venezia, Marsilio Editori, 2022

 

Il volume, allestito dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia, raccoglie gli Atti del convegno internazionale «Con te e contro te», il Gramsci di Pasolini (Casarsa della Delizia 5-6 novembre 2021), insieme ad alcuni scritti che si sono aggiunti in seguito, con l’intento di colmare una lacuna nella critica pasoliniana e avviare un percorso di ricerca sul rapporto tra i due grandi intellettuali.

L’opera è articolata in quattro sezioni, precedute da un’introduzione del curatore, che riprendono gli orientamenti indicati nel titolo: i Il contesto ; ii Lingua e popolo ; iii Gramsci nella poetica di Pasolini ; iv Incidenze poetiche .

 

Nella densa introduzione, Pasolini e Gramsci: un’ostinata fedeltà , Paolo Desogus individua in Gramsci l’«interlocutore privilegiato» con cui Pasolini intreccia un dialogo mai dismesso che attraversa delle fasi ben riconoscibili. L’ ostinata fedeltà non va intesa però come «affiliazione intellettuale e ideologica» ma come «dialogo problematico e spregiudicato» (p. 4). Le pagine dei Quaderni e delle Lettere dal carcere catturano l’interesse di Pasolini per le riflessioni sull’apporto che il mondo contadino può dare alla causa della rivoluzione e sul ruolo di mediazione tra le classi affidato all’intellettuale. La «connessione sentimentale» gramsciana con i ceti subalterni diventa però nello scrittore friulano un «regresso» in cui il percorso poetico (e politico) si salda con la dimensione esistenziale, con «un potente empito erotico» che lascia tracce ben visibili nei romanzi romani e nei primi film (p. 9).

«L’unico antenato spirituale che conta è Marx, e il suo dolce, irto, leopardiano figlio, Gramsci» si legge in un’intervista di Pasolini ad Alberto Arbasino del 1963 (p. 3, nota 1). Il Gramsci di Pasolini è principalmente uno «spirito», «tanto più libero quanto più segregato dal mondo», «ridotto a puro ed eroico pensiero» ( La libertà stilistica ) e perciò «umile fratello» del poeta delle Ceneri che, mentre cerca di sganciarsi dal suo tempo, ne fa l’oggetto di indagine e riflessioni costanti. Nelle Ceneri di Gramsci , invece, Pasolini mette in versi la contraddizione irrisolta e ineliminabile insita nella fedeltà al pensatore sardo: «con te» nella «luce» della razionalità del marxismo, «contro te» nelle «buie viscere» della passionalità inquieta, carnale.

In seguito, il rapporto con Gramsci si fa più disteso e l’interesse di Pasolini si concentra sull’idea di «nazionale popolare» e sulle questioni linguistiche in cui entrambi riconoscono la manifestazione di «altri problemi», della ridefinizione di rapporti egemonici. Dalla fine degli anni Sessanta, con la crisi delle ideologie, l’avanzata del neocapitalismo con la sua lingua tecnologica e la trasformazione del

popolo in massa, le opere pasoliniane ( Transumanar e organizzar , Scritti corsari , Teorema , Petrolio , Uccellacci e uccellini ) assumono i toni cupi e corrosivi di un pessimismo senza speranza e venato di nostalgia.

 

Nel primo dei due saggi che compongono la sezione Il contesto , Francesco Giasi ricostruisce le complesse vicende editoriali del lascito carcerario di Gramsci e l’operazione politica e culturale del PCI che, con la regia di Togliatti, fece del pensatore sardo un’icona e un martire del marxismo, fino all’edizione einaudiana delle Opere . L’autore fornisce così elementi irrinunciabili per comprendere la «risonanza» di Gramsci in Pasolini. Il contributo di Angelo d’Orsi si sofferma sulla ricezione dei Quaderni e delle Lettere e sul ruolo che Gramsci ha avuto nella riflessione politica, intellettuale e critica e sulla poetica di Pasolini: «Gramsci fu per Pasolini forma e contenuto insieme, elemento di suggestione ma anche mezzo di regolazione delle proprie intime pulsioni ideali» (p. 66).

 

L’ampia sezione Lingua e popolo ospita cinque saggi che concorrono a definire le «questioni linguistiche» come uno dei terreni più fertili per l’incontro di Pasolini con Gramsci. Stefano Gensini segue il filo di questo dialogo toccandone i principali punti di contatto: l’adozione del dialetto, friulano e poi romanesco, come evidenza linguistica del «regresso» connessa al ruolo dell’intellettuale; lo sperimentalismo plurilinguistico come tentativo di conciliazione dei diversi punti di vista sul reale; le preoccupazioni per la diffusione del «linguaggio tecnocratico» con il suo potere omologante che rischia di impoverire il repertorio linguistico italiano e che è uno dei sintomi della «rivoluzione antropologica» innescata dal neocapitalismo.

I lavori di Gian Luca Picconi, Pasquale Voza e Lea Durante insistono sulla declinazione pasoliniana del realismo in relazione alla definizione gramsciana del «nazionale-popolare» analizzando anche i debiti nei confronti degli studi di Contini sul plurilinguismo e della categoria auerbachiana della Stilmishung .

Completa la sezione il saggio di Marco Gatto con un focus sull’introduzione al Canzoniere italiano , pensato da Pasolini come «un complesso unitario e articolato di testi, attraverso il quale far parlare il popolo per bocca sua» (p. 150).

 

Nella sezione Gramsci nella poetica di Pasolini vengono affrontati aspetti legati alla produzione letteraria e poetica di Pasolini. Il lavoro di Silvia De Laude si concentra in particolare sull’ Iconografia ingiallita e sul Piccolo allegato stravagante che corredano la Divina Mimesis . Michela Mastrodonato guarda invece all’«interlocuzione poetica» su Dante, punto d’origine di una linea che abbraccia Gramsci e Pasolini come «esuli banditi, che si passano il testimone» (p. 209).

Maura Locantore indaga infine il corpus pasoliniano per «sciogliere la complessità interpretativa del rapporto di comunanza e contrapposizione fra i due autori» in merito alla nozione di popolo (p. 232).

 

La sezione Incidenze poetiche si apre con una riflessione di Gianni D’Elia sulla «poesia come azione translinguistica» che coinvolge lo scrittore e il lettore nel riconoscimento e nella ridefinizione del reale. Chiude il volume il saggio in cui Andrea Gibellini sottolinea la svolta avvenuta all’indomani della morte di Pasolini nella poesia italiana, con il passaggio «da una poesia come ricerca e sperimentazione a una forma meno profonda e approfondita» (p. 256). Tuttavia, «i punti di contatto sono integri, disperatamente vitali, sono come delle valvole di energia sempre attive, perché riguardano tutti, per chi prova a scrivere ancora oggi una poesia» (p. 263).

 

Indice dei contributi

Flavia Leonarduzzi, Presentazione ; Paolo Desogus, Prefazione ; Paolo Desogus, Introduzione. Pasolini e Gramsci: un’ostinata fedeltà ; Francesco Giasi, La «risonanza» degli scritti di Gramsci. Edizioni e letture dal 1945 al 1975 ; Angelo d’Orsi, Pasolini tra Gramsci e Marx nel dibattito politico-intellettuale degli anni Cinquanta ; Stefano Gensini, Pasolini, Gramsci e le «questioni linguistiche» ; Gian Luca Picconi, Pasolini: squisitezza e nazionale-popolare ; Pasquale Voza, Il Gramsci di Pasolini ; Marco Gatto, Pasolini, Gramsci e la poesia popolare ; Lea Durante, Pasolini narratore fra gramscismo e realismo ; Silvia De Laude, Pasolini, Gramsci, Contini. Sul Piccolo allegato stravagante alla Divina Mimesis; Michela Mastrodonato, Gramsci cultore di Dante e la svolta pasoliniana delle Ceneri; Maura Locantore, «L’ideale che illumina». La lezione di Gramsci nelle opere di Pier Paolo Pasolini ; Gianni D’Elia, Il Gramsci di Pasolini: sulle ceneri dell’azione ; Andrea Gibellini, Fotogrammi per Pasolini .

 

 

 

 

 

 


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