04 ottobre 2022

Allegorici, utopisti e sperimentali. Bonaviri, Lombardi, Lunetta, Malerba, Manganelli, Pomilio, Rosso, Spinella

 

Andrea Gialloreto

Allegorici, utopisti e sperimentali. Bonaviri, Lombardi, Lunetta, Malerba, Manganelli, Pomilio, Rosso, Spinella

Firenze, Franco Cesati Editore, 2022

 

Professore associato di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti-Pescara, membro del Comitato Nazionale per il centenario di Mario Pomilio e autore di scritti critici come Le rivelazioni della luce. Studio sull’opera di Giorgio Vigolo e Tra fiction e non-fiction. Metanarrazioni del presente, Andrea Gialloreto raduna, per la collana «Sagittario. Discorsi di teoria e geografia della letteratura» della Casa fiorentina, saggi di grande spessore ermeneutico nei quali si intende «mettere in luce la coesistenza tra le scritture sperimentali segnate da un elevato tasso di ‘deformazione’ del materiale verbale e le istanze ideali (ideologiche o ribellistico-antagoniste) che incanalano l’energia dell’invenzione testuale verso gli approdi della scrittura materialistica, dell’allegorismo radicale (in ottica quasi benjaminiana), di una scommessa sul cambiamento da intendersi ora come rivoluzione sociale, ora come feconda integrazione tra i portati della scienza e una rinnovata considerazione delle risorse naturali, infine come rilancio sotto l’angolazione dell’Utopia del discorso sul presente e i suoi guasti. Forse per questo — per il carattere ancipite, profondamente ambiguo, di ogni speranza palingenetica (marxiana, ecologica, rivoluzionaria), di ogni nuovo corso (politico e sociale) — al di là dell’investimento di fiducia sugli esiti dei processi storici, spesso in questi romanzi per discutere di Utopia si mettono in scena realtà distopiche e l’allegoria si rapprende in quadri traumatici dell’orrore, della violenza, del sacrificio» (così nella Premessa, pp. 10-11).

 

Impossibile dar conto dell’appassionato e “ben armato” close reading di cui Gialloreto fornisce a piene mani prove efficaci non solo sul piano espressivo; ci limiteremo pertanto a citare quanto egli scrive su un umanista del calibro di Mario Lunetta (Roma 1934-2017), maestro di più generazioni ininterrottamente attivo per quasi mezzo secolo quale poeta, narratore e drammaturgo d’avanguardia tradotto in varie lingue europee e americane; polemista implacabile; antologista contre-courant ; saggista umoroso e poliedrico dalla scrittura scevra da impressionismi e sproloquî alla deriva, ergo scabra ed esatta, verticale e tagliente sino alla crudeltà; performer versatile e coinvolgente ; critico d’arte, letterario e della cultura; agguerritissimo e senza rivali quanto a contezza della più viva attualità in tutti i distretti del territorio lato sensu estetico e comunicazionale; per più mandati operoso e apprezzato presidente del Sindacato Nazionale Scrittori; titolare d’una bibliografia altrettanto sterminata che di primissimo ordine: ignominiosamente radiato dal canone e negletto dai titani della nostra editoria, benché sia stato uno dei pochi autori italiani del secondo Novecento a saper trovare un punto di magico equilibrio tra suono e senso, tra sperimentazione formale e passione civile. Memorabile, al riguardo, quanto il poligrafo romano dichiarò nel 1968:

 

Non credo alla mera contestazione linguistica, ma alla contestazione ideologica che, in quanto tale, non potrà non scardinare le strutture mentali-morali (e quindi linguistiche) di un ceto, di una classe (quella borghese, nella fattispecie), e perciò produrre nuovi aggregati di simboli espressivi situati in rapporti nuovi (rivoluzionari) tra loro: e quindi col mondo. Una contestazione operante a livello linguistico contesta soltanto un sistema linguistico e espressivo “vecchio” secondo una linea puramente snobistica; non contesta le strutture sociali, economiche, politiche ecc. che lo sorreggono. Per cui, facilmente può essere incorporato nell’organizzazione del consumo e del mercato culturale.

 

Del suo romanzo I ratti d’Europa scrisse con la consueta acuzie Marco Forti: «Nella nostra letteratura di questi anni, [Lunetta] si situa su un crinale dove le ricerche formali e strutturali dell’antiromanzo, le sue sperimentazioni, trovano corpo e rispondenza nel lavoro di romanzieri in vario modo significativi come Sciascia, o Volponi, o anche Roversi. Come essi, sia pure in una propria dimensione, Lunetta non si contenta della pura soluzione narrativa, o anche della pura sperimentazione di carattere formale, e invece pone la tenacia della propria ricerca tecnica al servizio di una diversa ricerca fra esistenziale e etico-politica» (Le maschere di Lunetta, in «Tuttolibri», 2 luglio 1977).

 

Gialloreto ha parole ancor più illuminanti: «Mario Lunetta, scaltro ‘guerriero cheyenne’ e alchimista del verbo nei modi funambolici consentiti dalla sua devozione per il surrealismo e l’invenzione patafisica, offre ai lettori di allora e di oggi l’esempio più felice di inclusione delle istanze civili d’attualità (declinate in termini assai lontani da ogni trionfalismo) entro la rete di un linguaggio elaborato e saturo di echi letterari, adatto pertanto a fare da cassa di risonanza dei problemi più scottanti dell’epoca senza nulla perdere in universalità e spirito critico. Proprio in virtù di questa dichiarata carta d’identità di scrittore sperimentale — materialista e onirico, spiazzante come un eretico e pasticheur sopraffino nelle sue variazioni a tema —, Lunetta può permettersi di additare l’errore di superbia di numerosi esponenti della neoavanguardia incapaci di contemperare il tema della rivoluzione dei linguaggi artistici con una visione ‘ideologica’ a largo raggio delle dinamiche sociali» (pp. 186-187).

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Andrea Gialloreto, Le rivelazioni della luce. Studio sull’opera di Giorgio Vigolo, Roma, Studium, 2017.

 

Id., Tra fiction e non-fiction. Metanarrazioni del presente , Firenze, Franco Cesati Editore, 2017.

 

Mario Lunetta, Tre domande sulla letteratura come contestazione , in «Uomini e libri», 1968, 18, p. 16.

 

Id., Invito alla lettura di Italo Svevo , Milano, Mursia, 1972.

 

Id., Dell’elmo di Scipio , Venezia-Padova, Marsilio, 1974.

 

Id., I ratti d’Europa , Roma, Editori riuniti, 1977.

 

Id., Mano di fragola, Roma, Editori Riuniti 1979.

 

Id., La presa di Palermo: poesie 1972-77 , Manduria, Lacaita, 1979.

 

Id., Flea market , Napoli, Guida, 1983.

 

Id., Guerriero cheyenne , Lecce, Piero Manni Editore, 1987.

 

Id., In abisso , Roma, Il Ventaglio, 1989.

 

Id., Puzzle d'autunno , Milano, Camunia, 1989.

 

Id., Le dimore di Narciso , Roma, Rai-Eri, 1997.

 

Id., Montefolle , Roma, Quasar, 1999.

 

Id., Roulette occidentale: poesie 1991-1997 , Lecce, P. Manni, 2000.

 

Id., Cani abbandonati , Roma, Odradek, 2003.

 

Id., Doppio fantasma: 91 poesie per 91 artisti , Roma, Fermenti, 2003.

 

Id., Figure lunari , Roma, Robin, 2004.

 

Id., La notte gioca a dadi , Roma, Newton Compton, 2008.


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