30 novembre 2022

Giorgio Manganelli. Aspettando che l’inferno cominci a funzionare

 

Lietta Manganelli

Giorgio Manganelli. Aspettando che l’inferno cominci a funzionare

Milano, La nave di Teseo, 2022

 

Le dita di una mano son più che sufficienti a contare gli eredi degli autori i quali — anziché relegare nel fondo d’un cassetto chiuso a tripla mandata le opere avute in sorte per deciderne il destino — s’industriano più che possono per divulgarle e tener viva la memoria dell’illustre congiunto: si pensi a Riccardo Contini, primogenito del gran Gianfranco, sempre disponibile nei confronti degli studiosi che si avvicinano all’opera paterna e degli editori disposti a rilanciarla; a Maria Pizzuto, figlia del prosatore palermitano Antonio, ideatrice e presidente della Fondazione a lui intitolata; a Concetta Petrollo Pagliarani e alle sue inenarrabili fatiche in onore del poeta di Viserba, non ultima l’istituzione del prestigioso Premio Pagliarani; ad Anna Lapenna Malerba, fondatrice del Premio Luigi Malerba, e ad Amelia Antonia Manganelli detta Lietta, unica figlia del Manga (o Manguru, come lo chiamava l’amico Nanni Balestrini, Milano, 15 novembre 1922 – Roma, 28 maggio 1990), creatrice del Centro Studi Manganelli, che in questo libro agile e brioso, per la collana «I Delfini» dell’Editrice meneghina, «racconta il padre Giorgio in una biografia letteraria e familiare al tempo stesso. Inseguendo le tracce del Manga tra lettere, appunti e segreti privati, disegna il ritratto inedito di un maestro della letteratura del Novecento, per scoprire una vita che somiglia molto alla sua scrittura, un equilibrista sospeso tra realtà e finzione» (così in quarta di coperta).

 

Il volume è articolato in tre sezioni. Nella prima, Leggende metropolitane , l’autrice sfata più d’un’improbabile quanto accattivante “narrazione” — come pare si chiamino oggi le forzature fantasiose della realtà —, «se non vere e proprie menzogne» (p. 14) attive e passive intorno alla figura paterna: la nascita in una casa di via Boscovich numero 4 (civico inesistente); la presunta bocciatura in prima elementare (mai avvenuta, come testimonia un compagno di classe, secondo il quale il «ricciulit» era persino invidiato perché «Quando noi, a fatica, scrivevamo i pensierini, lui faceva i temini!»); la frequenza alla Scuola Superiore Normale di Pisa (dove, in realtà, sostenne solo l’esame di ammissione per poi iscriversi all’Università di Pavia) e altre esilaranti fole.

 

La seconda sezione, dall’intrigante titolo Forse all’inferno non si può scrivere , oltre a un ampio repertorio fotografico in gran parte inedito, offre dati e notizie di primissima mano sulla biografia manganelliana (con un brio e un’obiettività davvero rara), a partire dalla lunga e accidentata relazione con Alda Merini: «Alda mi prendeva sulle ginocchia, mi coccolava, mi faceva sentire amata e, credetemi, non era poco. Un giorno, protetta dalle tenere braccia di Alda assisto a una lite, non letteraria, non intellettuale come tutte quelle che avvenivano normalmente, ma assolutamente personale, fra mio padre e Salvatore Quasimodo. Partiamo dall’antefatto: mio padre, da giovanissimo, inizia la sua carriera letteraria scrivendo poesie»; un giorno a sua moglie «viene l’idea peregrina di sottoporre al Maestro alcuni suoi componimenti. Quasimodo, che sicuramente deve aver letto qualche testo poetico di mio padre, altrimenti il tutto non si spiega, riflette un attimo, poi serafico: “Ma lo sai, Giorgio, che tua moglie scrive molto meglio di te?” Apriti cielo e chiuditi terra! Credo proprio che quel giorno una moderata forma d’amicizia sia finita per sempre» (p. 99); «Alda pende dalle sue labbra, lo nomina suo mentore e maestro, in definitiva lo fa sentire un dio. Tengo a precisare che Alda non ha distrutto un matrimonio per il semplice motivo che non c’era nessun matrimonio da distruggere, ci aveva già pensato mia madre, con ottimi risultati. E poi credo proprio che a mia madre Alda stesse decisamente simpatica. Una mattina, io e mia madre siamo all’ufficio postale, […] Alda si avvicina e, con la santa ingenuità dei suoi diciassette anni, mormora: “Signora, devo dirle una cosa. Mi sono innamorata di suo marito”. Risposta serafica di mia madre: “Ma se lo prenda, benedetta, se lo prenda!”. […] Il rapporto fra Giorgio e Alda è sicuramente di tipo sentimentale, ma non solo, è anche una relazione letteraria e poetica, nascono in quel periodo gli aforismi più belli sia dell’una che dell’altro. Si confrontano, amano gli stessi poeti, li leggono e li commentano. […] Certo, nessuno vuole negare che Alda presenti spesso i sintomi di un disagio psicologico, ed ecco che in mio padre si risveglia la crocerossina: le sta vicino, l’accompagna dai vari psichiatri, cerca di aiutarla in tutti i modi. […] Alda peggiora e viene ricoverata per un mese a Villa Turro e il Manga è lì, è lui che l’accompagna, è lui che l’andrà a prendere alla dimissione. Il Manga, ricordiamolo, non abbandona mai nessuno» (pp. 109-110).

 

Memorabile l’incontro con Gadda, raccontato nella terza sezione, intitolata Chi fa un viaggio rischia di arrivare : «[U]na scampanellata ci fa sobbalzare. In sequenza: mio padre guarda dallo spioncino, mi spinge, per nulla metaforicamente, sul suo balcone, e tira giù la tapparella. Io resto per circa un’ora e mezzo ad ammirare i tetti di Roma […]. Incollata al muro, senza osare né muovermi né quasi di respirare, cerco di captare i rumori dall’interno, voci concitate, oggetti che cadono […]. Riesco a captare chiaramente una sola frase, pronunciata con tono piagnucoloso: “Professore, la prego, non mi rovini!”, poi la mia forzata reclusione ha termine. […] riesco a chiedere: “Che diavolo è successo?” “Nulla di grave, un collega un po’ alterato.” […] Lo incalzo […] finché, a spizzichi e bocconi, mi svela l’arcano: era da poco uscita L’ Hilarotragoedia [Milano, Feltrinelli, 1964], e Carlo Emilio Gadda, che l’anno precedente aveva pubblicato La cognizione del dolore , aveva ritenuto che il libro di mio padre fosse una parodia del suo, e quindi era piombato a casa del ‘plagiario’ facendo una scenata epica» (pp. 145-146).


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