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Nuove letture dantesche - Per altezza d’ingegno - 2

 

Prosegue l’iniziativa bimestrale dello speciale Nuove letture dantesche, suddiviso, per ogni puntata, in tre contributi legati tra di loro. Luigi Spagnolo ci accompagna in questo viaggio fino alla fine del 2021. Leggendo l’Introduzione (intitolata anch’essa “Nuove letture dantesche”), i nostri lettori avranno modo di constatare la cura ecdotica, filologica, storico-linguistica che ha presieduto al lavoro che vi stiamo proponendo. Spagnolo spiega anche i criteri della scelta dei 12 canti della Comedìa (Divina Commedia), raggruppati in quattro terzetti tematici. Citiamo dall’Introduzione: 1) If (Inferno) 1, Pg (Purgatorio) 1, Pd (Paradiso) 1 – la tecnica dell’incipit, il motivo del viaggio; 2) If 5, Pg 24, Pd 9 –Il trittico dell’amore: l’amore carnale, l’amore cantato, l’amore sublimato; 3) If 10, Pg 10, Pd 10 – “Per altezza d’ingegno”: gli eretici puniti (Farinata e Cavalcante), i superbi pentiti, l’eretico beato (Sigieri di Brabante) elogiato dal Doctor Angelicus (Tommaso d’Aquino); 4) If 34, Pg 33, Pd 33 – le chiuse delle tre cantiche. Il testo dell’Introduzione, intitolata “Nuove letture dantesche”, verrà riproposto in ogni nuova puntata. Il secondo elemento della terna di contributi contiene il testo del canto, seguito dalle note ecdotiche, dalla parafrasi del testo, dall’apparato di note di commento e da una sintesi critica finale. Il terzo contributo è dedicato alla metrica e alle figure retoriche; in aggiunta, alcune utili notazioni storico-linguistiche e di grammatica storica su fenomeni fonomorfologici e sintattici della lingua di Dante e della lingua al tempo di Dante.
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Le mani sulla letteratura. I classici riscritti

 

I confini della letteratura e i suoi stessi capolavori sono in continuo movimento, soggetti a fecondi processi di ibridazione e di trasformazione a cui contribuisce il lavoro di riscrittura a cui vengono sottoposti i classici di ogni tempo. È proprio grazie all’opera di mediazione svolta dai tanti autori e autrici di riscritture che – come sostiene il teorico della letteratura André Levefere – sono assicurati la ricezione e il successo delle opere letterarie presso i lettori non specialisti, i quali nella globalità della nostra cultura costituiscono la stragrande maggioranza dei fruitori. A partire dalla constatazione che siamo immersi in un mare di riscritture, Simone Giusti, il curatore di questo Speciale dedicato alle traduzioni endolinguistiche dei classici italiani, propone di sviluppare, a partire dalla scuola, un atteggiamento «ecologico» nella lettura e riscrittura delle opere della letteratura, in modo da «aiutare ogni studente a prendere confidenza con le varie figure di intermediari che sono i veri garanti e i responsabili della manutenzione della letteratura come istituzione». È «[s]pesso considerata un prodotto editoriale deteriore», insiste Lorenzo Cantatore nel suo excursus sulla riscrittura dei classici nella letteratura per l’infanzia, ma sono molte in realtà le opere che «riescono a dar vita a quell’incontro stupefacente fra voci narranti di epoche diverse, capace di educare i bambini contemporaneamente al senso e al sentimento del passato, all’emozione dell’eternità delle storie, all’infinito gioco combinatorio fra trame, parole e immagini, al senso della tradizione». Tra i tanti esempi di riscrittura offerti dalla tradizione letteraria recente, Vincenzo Salerno prende in esame il caso delle trasformazioni zoomorfiche del personaggio Dante messo in scena nelle strisce disneyiane, da “L’Inferno di Topolino” di Guido Martina e Angelo Bioletto, fino al “PaperDante”, per approdare alla recentissima “Felina Commedia” di Elisa Bindi, Mattia Perego e Beatrice Tinarelli. Ancora all’opera dantesca è dedicata la riscrittura – dalla finalità tutt’altro che parodica, ma neanche troppo seriosa – di Domenico De Robertis, le cui “Rime in breve” sono analizzate con acribia nell’articolo di Giacomo Doardo, il quale rende conto della capacità derobertisiana di «mimare e rendere l’essenza e la personalità delle rime dantesche» in queste sue riscritture in prosa. Giuseppe Girimonti Greco individua, nel novero delle molteplici riscritture boccacciane, un libretto d’opera tratto dalla novella di Lisabetta da Messina, “La grasta furata” di Ezio Sinigaglia, musicato da Sara Caneva nel 2013, caso straordinario e fecondo di traduzione a un tempo intersemiotica ed endolinguistica.
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Taranta: sette secoli di poesia e incanto

 

Il tarantismo, con la taranta, è moderna etnografia ed etnomusicologia, ma possiamo interpretare gli studi di Ernesto de Martino di metà del Novecento come un nuovo capitolo aperto su «un fenomeno che copre un arco temporale di circa sette secoli (basti pensare che il primo documento in cui si sostiene il legame tra taranta e musica è il “Sertum Papale de Venenis” di Guglielmo de Marra databile al 1362: “il morso della ‘tarantula’ genera un morbo melancolico […] canti e musiche sono molto salutari per quanti hanno patito tale morso”)», come spiega Maria Antonietta Epifani, curatrice di questo Speciale dedicato agli aspetti storici, socio-culturali, linguistici, musicali di un costrutto in senso lato “polifonico” che dice tanto del Salento ellenofono (là dove, appunto, “ragno” si dice “taranta”) e, più in generale, del meridione d’Italia. Il meridione del dolore, come scrive Francesco G. Giannachi («Se il tarantismo fosse stato materia non dolorosa, lo avremmo trovato nei racconti (“cùnti”) e nei versi (“traùdia”) tradizionali, invece non esiste accenno al fenomeno. Solo la tradizione letteraria romanza racconta nel Salento del tarantismo e lo fa modulando le parole su un ritmo ridondante che si riteneva curativo»). Il meridione «esotico e misterioso», scrive Gino Leonardo Di Mitri, visto nel Settecento, tra accese tenzoni che oppongono scienza e discorso religioso, come «il grande e duraturo laboratorio scientifico e culturale a cielo aperto in cui i viaggiatori stranieri del grand tour poterono osservare e misurare l’attendibilità delle testimonianze e degli enunciati riguardanti il controverso fenomeno» del tarantismo. Il meridione delle «donne invasate – stese a terra a simulare i movimenti di un ragno –», scrive Delfina Todisco, còlte al centro del rituale magico-religioso nel corso degli ultimi sessant’anni dall’occhio delle cineprese e delle macchine fotografiche, un meridione di ieri, dalle radici profonde, di urli e canti e parole, da pochi decenni risciacquato dalle ondate delle «200mila presenze pronte a saggiare nuovi stati di trance nel Salento, in agosto, per “La notte della Taranta”». Il meridione delle lingue che s’incarna anche nella vasta famiglia discendente dalle parole “taranta” e “tarantola”, dalle quali, scrive Debora de Fazio, «si è formata una ricca messe di derivati» (la linguista cita “tarantolato”, “tarantolismo”, “tarantolare”, “tarantolesco”, “tarantato”, “tarantismo”, “tarantella” – che nel Salento prende, sempre sotto il segno del morso del ragno, il nome di “pizzica” –), con tutte le loro estensioni metaforiche, che ricadono anche su neoformazioni come “tarantellare” e locuzioni come “ballare la tarantella”. Insomma, la taranta rappresenta un meridione locale, italiano, europeo; ancestrale e vivo; mediterraneo e universale.
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Nuove letture dantesche - Per altezza d’ingegno - 1

 

Prosegue l’iniziativa bimestrale dello speciale Nuove letture dantesche, suddiviso, per ogni puntata, in tre contributi legati tra di loro. Luigi Spagnolo ci accompagna in questo viaggio fino alla fine del 2021. Leggendo l’Introduzione (intitolata anch’essa “Nuove letture dantesche”), i nostri lettori avranno modo di constatare la cura ecdotica, filologica, storico-linguistica che ha presieduto al lavoro che vi stiamo proponendo. Spagnolo spiega anche i criteri della scelta dei 12 canti della Comedìa (Divina Commedia), raggruppati in quattro terzetti tematici. Citiamo dall’Introduzione: 1) If (Inferno) 1, Pg (Purgatorio) 1, Pd (Paradiso) 1 – la tecnica dell’incipit, il motivo del viaggio; 2) If 5, Pg 24, Pd 9 –Il trittico dell’amore: l’amore carnale, l’amore cantato, l’amore sublimato; 3) If 10, Pg 10, Pd 10 – “Per altezza d’ingegno”: gli eretici puniti (Farinata e Cavalcante), i superbi pentiti, l’eretico beato (Sigieri di Brabante) elogiato dal Doctor Angelicus (Tommaso d’Aquino); 4) If 34, Pg 33, Pd 33 – le chiuse delle tre cantiche. Il testo dell’Introduzione, intitolata “Nuove letture dantesche”, verrà riproposto in ogni nuova puntata. Il secondo elemento della terna di contributi contiene il testo del canto, seguito dalle note ecdotiche, dalla parafrasi del testo, dall’apparato di note di commento e da una sintesi critica finale. Il terzo contributo è dedicato alla metrica e alle figure retoriche; in aggiunta, alcune utili notazioni storico-linguistiche e di grammatica storica su fenomeni fonomorfologici e sintattici della lingua di Dante e della lingua al tempo di Dante.
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Dantesì, pop

 

Il 25 marzo è il “Dantedì”, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, in cui per convenzione si è voluto fissare l’inizio del viaggio di Dante personaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Dante è il padre della lingua italiana. Dante è il primo “linguista” a riconoscere al volgare la dignità di essere teorizzato, descritto e discusso. Dante è l’artefice di un nuovo rivoluzionario modo di poetare. Dante, con la sua Commedia, è lo scrittore italiano più importante di tutti i tempi, il più noto e apprezzato nel mondo. «Dante è ormai diventato quello che si è soliti chiamare un’icona: un’icona nel senso di un simbolo legato a un immaginario condiviso – scrive Giuseppe Antonelli, introducendo questo Speciale –. C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata già da tempo come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, fumetti, giochi di successo. Un Dante non pedante, insomma: ancora presente con forza nella nostra vita di tutti i giorni». Un Dante che è, anche, ormai, un’icona pop. Alla fortuna popolare di Dante è dedicato questo Speciale, che, in un anno ricchissimo di iniziative di valore, ha un parziale correlativo nella grande mostra “Dante Gli occhi e la mente. Un’epopea pop” (4 settembre 2021 – 9 gennaio 2022, presso il MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna), curata da Antonelli, in occasione del 700° anniversario della morte dell’Alighieri (Ravenna, 14 settembre 1321). In questo Speciale, Giovanni Battista Boccardo, Cristiana De Santis, Federico Della Corte, Federico Milone, Giuliana Nuvoli, Alberto Sebastiani, Annamaria Testa ricostruiscono e illustrano la presenza plurisecolare di Dante nei più svariati àmbiti, dalle novelle trecentesche a Twitter: la “dantomania” scritta e orale, le riscritture per l’infanzia della Commedia, la canzone, i giochi, il cinema, il fumetto, la pubblicità.
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Le scuole d’italiano per stranieri: sognare senza sottotitoli

 

Le scuole d’italiano per stranieri sono attività tutt’altro che marginali in un Paese che ama propagandarsi come quello in cui si parla “la quarta lingua più studiata al mondo” (falso clamoroso, ma tant’è!). Drammatica è però la loro situazione dal punto di vista del riconoscimento identitario perché «la connessione fra scuole di lingua italiana per stranieri e turismo linguistico e culturale è fatto sconosciuto ai più (cosa che dispiace) e ignoto alle istituzioni (cosa che indigna)», dice Roberto Tartaglione: invisibilità politica ben evidente in clima di pandemia e soprattutto di mancati ristori, ma che svanisce miracolosamente quando le istituzioni, estere e italiane, cercano collaborazioni. Alberta Lai riferisce in proposito di una vera e propria «alleanza fra gli Istituti Italiani di Cultura e le scuole di italiano in Italia che perseguono il medesimo obiettivo, anche incentivando il turismo di qualità in Italia». Se si parla di “turismo di qualità” allora perché dimenticarsi che proprio gli utenti di queste scuole sembrano essere gli eredi dei viaggiatori del Grand Tour? Proprio quei viaggiatori, certo di qualità!, le cui considerazioni nei libri di viaggio ricordano tanti atteggiamenti dei moderni studenti d’italiano, «e non solo per il comune entusiasmo di camminare sulla storia e di poter vedere dal vivo le radici della nostra cultura», afferma Tartaglione. Ma anche per chi viene in Italia per lavoro queste scuole hanno il ruolo insostituibile di immergere gli iscritti in un vero bagno culturale italiano: «gli insegnanti sono veramente degli straordinari ambasciatori dell'Italia», sottolinea a proposito del suo viaggio fra scuole di Milano, Roma e Siracusa il giornalista Frank Hornig. Ed in effetti va detto che, specialmente in clima censorio per eccessivi timori editoriali verso una imprecisata correttezza politica, spesso i testi d’italiano sono costretti a trasmettere «un’immagine semplificata e monodimensionale dell’Italia contemporanea», rileva Enrico Serena; e agli insegnanti spetta il compito di colmare questo vuoto. Le scuole per stranieri sono del resto palestre per la formazione di giovani insegnanti che in qualche caso, come ricorda Sergio Sabbatini, spiccano da lì il volo per brillanti carriere all’estero e magari «hanno ora nel loro curriculum pubblicazioni di libri, alcuni anche molto noti, nel campo dell’italiano per stranieri». D’altra parte è proprio dall’esperienza viva di queste scuole che possono partire e partono spunti di aggiornamento didattico assai interessanti, fino alla proposta caldeggiata da Giorgio Massei di un «italiano Lingua Straniera in Italia» a metà strada fra L2 (lingua seconda) e LS (lingua straniera).
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Sciascia, la ragione del discorso

 

A cento anni dalla nascita (Racalmuto, 1921 – Palermo, 1989), Leonardo Sciascia illumina, con tutta la sua opera, le tensioni, la forza e i limiti della ragione che intende farsi discorso. In questo speciale, Alberto Sebastiani ricostruisce, attraverso la bibliografia sull’autore, il percorso dell’idea di letteratura, cui si affianca il processo di «ricerca linguistica, relativo alla composizione di una pagina narrativa, saggistica o ibrida, stratificata» in cui Sciascia «denomina e ordina, analizza e commenta anche parole altrui». Da qui una compresenza di stili e forme che presuppongono e praticano la lingua come «forma di conoscenza». La narrativa sciasciana tende a costruirsi come «racconto documentario», scrive Beatrice Perrone, che sottolinea la modulazione reciproca tra lingua e dialetto, nel romanzo “Il giorno della civetta”, in risposta a un’esigenza di «realizzazione di quell’equilibrio tra comunicatività e traducibilità, espressione realistica e antropologica» che permette all’autore di dare ai lettori una prima chiave per comprendere il fenomeno della mafia. Rileggendo “Una storia semplice”, Alessio Arena nota come la propensione conoscitiva dell’occhio si traduca in «descrizioni minuziose di vere e proprie scene, i cui passaggi sono descritti spesso come immagini in movimento», quasi cinematografiche. La capacità di «sprigionare il massimo potenziale conoscitivo» al servizio della ragione è al centro delle riflessioni di Luigi Matt sulla «grande scrittura argomentativa» di Sciascia, anche se «non è affatto necessario condividere tutte le posizioni espresse per apprezzarle» (si vedano la stroncatura di Machiavelli o della “Lolita” di Nabokov). La valutazione si potrebbe estendere alle parole e ai pensieri dell’«onorevole siciliano», titolo del libro di Camilleri in cui è raccontata l’esperienza parlamentare di Leonardo Sciascia, tra il 1979 e il 1983. Pertanto Debora de Fazio invita a cogliere nei discorsi di Sciascia, deputato radicale, la costante e «forte tensione etica e civile» e la robusta «vis polemica» sostenuta da una «tessitura retorica a tratti stringente». Valter Deon, invece, individua quanto ha unito due «persone per bene» del nostro Novecento come Sciascia e Tullio De Mauro: «una fede profonda nella verità, nella ragione che la cerca e nella parola che la porta, il senso illuministico della libertà, la voglia di giustizia». La voglia di giustizia è un elemento costitutivo della biografia sciasciana, sin dai tempi in cui Sciascia faceva il maestro elementare a Racalmuto (1949-1956): già compilando i registri, scrive Barbara Distefano, «comincia la lotta contro l’opacità linguistica del potere che continuerà a nutrire la poetica del letterato».
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Nuove letture dantesche - Il trittico dell’amore - 3

 

Prosegue l’iniziativa bimestrale dello speciale Nuove letture dantesche, suddiviso, per ogni puntata, in tre contributi legati tra di loro. Luigi Spagnolo ci accompagna in questo viaggio fino alla fine del 2021. Leggendo l’Introduzione (intitolata anch’essa “Nuove letture dantesche”), i nostri lettori avranno modo di constatare la cura ecdotica, filologica, storico-linguistica che ha presieduto al lavoro che vi stiamo proponendo. Spagnolo spiega anche i criteri della scelta dei 12 canti della Comedìa (Divina Commedia), raggruppati in quattro terzetti tematici. Citiamo dall’Introduzione: 1) If (Inferno) 1, Pg (Purgatorio) 1, Pd (Paradiso) 1 – la tecnica dell’incipit, il motivo del viaggio; 2) If 5, Pg 24, Pd 9 – l’amore carnale, l’amore cantato, l’amore sublimato; 3) If 10, Pg 10, Pd 10 – gli eretici puniti (Farinata e Cavalcante), i superbi pentiti, l’eretico beato (Sigieri di Brabante) elogiato dal Doctor Angelicus (Tommaso d’Aquino); 4) If 34, Pg 33, Pd 33 – le chiuse delle tre cantiche. Il testo dell’Introduzione, intitolata “Nuove letture dantesche”, verrà riproposto in ogni nuova puntata. Il secondo elemento della terna di contributi contiene il testo del canto, seguito dalle note ecdotiche, dalla parafrasi del testo, dall’apparato di note di commento e da una sintesi critica finale. Il terzo contributo è dedicato alla metrica e alle figure retoriche; in aggiunta, alcune utili notazioni storico-linguistiche e di grammatica storica su fenomeni fonomorfologici e sintattici della lingua di Dante e della lingua al tempo di Dante.

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