30 novembre 2020

Il Fregio di Beethoven di Gustav Klimt

 

Dal 16 aprile al 27 giugno del 1902 Gustav Klimt esponeva nel Palazzo della Secessione di Vienna il Fregio dedicato al genio di Beethoven e alla sua Sinfonia n. 9 in re minore Op. 125 “Corale” (Vienna 1902).

L’opera di Klimt era il primo tassello di un progetto espositivo corale che faceva capo a quell’aggiornamento e confronto culturale promosso dalla Secessione viennese, di cui l’artista stesso era presidente. In particolare la XIV mostra secessionista proponeva una moderna concezione dello spazio architettonico e dell’opera d’arte monumentale quale tempio delle arti, fedele al principio della Gesamtkunstwerk (dell’opera d’arte totale) di ascendenza wagneriana. Partendo da queste premesse il padiglione secessionista, con l’allestimento di Joseph Hoffmann, assumeva una vera e propria connotazione sacrale e iniziatica. Il tanto atteso monumento a Beethoven di Max Klinger, posto al centro della sala principale, come una sorta di altare catalizzatore, entrava in comunicazione visiva e spaziale con le opere dislocate lungo le pareti e nelle due sale adiacenti.

 

Paratassi di figure bidimensionali

 

Varcato l’ingresso, il visitatore seguiva un percorso immersivo e iniziatico introdotto proprio dal Fregio di Klimt (Firenze 1991: 143-153; Bisanz-Prakken 2016). L’opera decorava la sezione superiore della sala laterale di sinistra e si sviluppava su tre pareti per una lunghezza complessiva di 34 metri.

In linea con l’interpretazione mistica e visionaria di Wagner che eleggeva la Nona a simbolo della ricerca verso l’assoluto, il fregio costituiva l’allegoria visiva del percorso che l’umanità deve intraprendere per raggiungere il proprio compimento nella felicità. Un viaggio attraverso forze avverse che rivelerà il suo significato liberatorio nell’Arte e grazie all’intercessione salvifica dell’Artista.

In armonia con lo spazio a disposizione, Klimt adotta una soluzione sintattica che enfatizza la verticalità e l’orizzontalità del supporto attraverso lo scorrere in sequenza paratattica di figure bidimensionali: frontali, di profilo, solitarie o in gruppo. Il tutto è sovrastato dalla presenza aerea e fluttuante di silhouettes stilizzate e appena tratteggiate, colte nell’atteggiamento di protendere le braccia in avanti. Sono gli aneliti e i desideri dell’umanità, le forze propulsive che muovono l’eterna aspirazione dell’uomo verso la gioia e che indirizzano l’incedere orizzontale della narrazione. Un gesto vitale, che nel primo pannello intitolato Il desiderio della felicità, nella coppia inginocchiata e contrita nella sofferenza, diventa supplica alla missione salvifica affidata al cavaliere dalla lucente corazza.

 

L’amore e il tragico, la morte e la rinascita, l’umano e il divino

 

Dipinto con le fattezze del musicista e compositore Gustav Mahler, il guerriero è la figura epica che con Pietà e Ambizione (le creature-simbolo al suo fianco) affronterà in nome dell’umanità le forze avverse che si schierano impressionanti nella parete successiva, nota come Le forze ostili. Con un colpo d’occhio spiazzante, il visitatore si trova faccia a faccia con alcune perturbanti presenze. Il gigante Tifeo troneggia in primo piano in tutto il suo orrore di creatura mostruosa col corpo di scimmia, le ali di pipistrello e gli occhi di madreperla. Lo affiancano a sinistra le tre Gorgoni: malattia, follia, e morte; mentre le tre donne a destra incarnano la voluttà, la lussuria, l’eccesso. Più decentrata, su un fondale totalmente invaso dalle spire del serpente, è visibile la scarnificata figura dai lunghi capelli neri: l’angoscia. Sono corpi e volti che attraggono e allo stesso tempo respingono chi resta imbrigliato nel loro sguardo; parlano con l’epidermica sensualità di forze primordiali e ferine, rappresentano l’istinto e il mistero racchiuso nell’essere femminile. Con uno straordinario senso della narrazione simbolica, Klimt attua un processo di trasfigurazione grazie al quale svela i temi portanti della Sinfonia beethoveniana: l’amore e il tragico, la morte e la rinascita, l’umano e il divino.

 

Il Beethoven caro ai secessionisti è il musicista-veggente

 

Superate le forze oscure, la drammaticità della narrazione si stempera e “Il desiderio di felicità trova pace nella poesia. Le arti ci conducono nel regno ideale, in cui noi possiamo trovare solo pura gioia, pura felicità, puro amore” (Vienna 1902: 26). In tal modo l’arte non è solo un’edonistica fonte di piacere individuale, ma è il linguaggio universale per eccellenza in grado di elevare l’animo umano. Nell’ultima parete che celebra l’Inno alla gioia, la Poesia, rappresentata con grazia ed eleganza arcaizzante, campeggia in un monumentale isolamento mentre è intenta a suonare la cetra. A questo punto musica e arti visive si fondono e l’esito della narrazione diventa lirico; l’artista mette in scena la chiusura della Sinfonia di Beethoven con l’immagine del coro che recita i versi dell’Ode alla Gioia di Friedrich Schiller: “Gioia, bella scintilla divina […] Questo bacio al mondo intero!” (Ibidem).

Tutto è esaltazione ornamentale di ori, di motivi vegetali, floreali, di inserzioni geometriche che nell’intensità della gioia diventano tutt’uno con le aggraziate silhouettes degli angeli in coro e la coppia unita nell’abbraccio universale. Il pensiero sotteso in ogni dettaglio, in ogni forma simbolica o creatura soprannaturale è totalmente impregnato dallo spirito dell’epoca. Schopenhauer, Nietzsche, Wagner, Schiller costituiscono lo sfondo poetico, che alimenta la ricerca dell’artista verso un’arte totalizzante che raggiunge simbolicamente il suo compimento nell’estasi dell’abbraccio amoroso, nella fratellanza tra gli uomini, nell’aspirazione alla libertà e alla pace.

Il Beethoven caro ai secessionisti è il musicista-veggente, il modello di virtù eroica e titanica che dirige la Nona Sinfonia nella più completa sordità. A detta di Wagner è il nuovo Tiresia, il solitario che malgrado la menomazione vede e sente le cose più chiaramente, così come l’artista-guerriero nella rappresentazione klimtiana conduce l’umanità verso l’assoluto attuandone la redenzione.

 

 

Suggerimenti di lettura

Vienna 1902 = XIV Ausstellung der Vereinigung bildender Künstler Österreichs Secession Wien. Klinger Beethoven, catalogo della mostra, Vienna, aprile-giugno 1902.

Firenze 1991 = Gustav Klimt, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 30 novembre 1991-8 marzo 1992), a cura di Serge Sabarsky [Apparato critico e schede Laura Lombardi], Artificio, Firenze 1991.

Bisanz-Prakken 2016 = Marian Bisanz-Prakken, The Beethoven Frieze by Gustav Klimt and the Vienna Secession.

 

 

Immagine: Fregio di Beethoven

 

Crediti immagine: Gustav Klimt, Public domain, via Wikimedia Commons

 

 


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