25 giugno 2018

Tutto il calcio derivato per derivato

L’importanza della voce calcio nel lessico italiano trova una sicura rispondenza nel numero e nella qualità di derivati; noi selezioneremo per questo articolo solo i composti e qualche alterato lessicalizzato di impatto più notevole.

Intanto, da una parte composti e derivati con calcio indicano sport e giochi connessi con il gioco del pallone per eccellenza (calcio-balilla, calciotavolo e anche calciotto, che ha una modalità di formazione un po’ diversa; e l’alterato falso calcetto); dall’altra fenomeni connessi con i suoi aspetti organizzativi e mediatici (calciomercato, calcioscommesse, calciopoli).

 

Il calcio e il balilla

 

Un po’ di storia delle parole. Quella di calcio-balilla (con e senza trattino, nelle prime attestazioni spesso con l’iniziale maiuscola, che segna un legame più stretto con il nome proprio da cui tra origine la seconda parte del composto) – «il gioco che simula una partita di calcio, in cui gli avversari manovrano, in un tavolo con sponde laterali, tramite barre, le sagome di piccoli giocatori, cercando di colpire con essi una pallina per spingerla nella porta avversaria | il  tavolo speciale per tale gioco» (così il GRADIT, che lo data al 1959) – è stata ricostruita da Nichil (2014) all’interno delle vicende della parola balilla. Intanto, la comparsa del composto va anticipata al periodo fascista (la prima testimonianza è su La Stampa del 17 novembre 1935, p. 2, nella forma con le maiuscole Calcio-Balilla), e non poteva essere diversamente, dato che  il ragazzino così chiamato che secondo la leggenda diede vita, alla fine del 1746, alla rivolta popolare di Genova contro le truppe autriaco-piemontesi è parte dei miti identitari del fascismo. «Le prime sperimentazioni del nuovo gioco in Italia risalgono alla metà degli anni Trenta, quando nasce il nome calcio-balilla, probabilmente in riferimento alle piccole dimensioni delle sagome; solo più tardi, però, sia il referente sia il suo nome si diffonderanno su larga scala» (Nichil 2014: 122), con la commercializzazione su larga scala dei tavoli di gioco. Vale la pena di ricordare che calcio-balilla ha una serie di concorrenti più o meno caratterizzati localmente, come calcino, calcetto (cfr. più avanti) e soprattutto biliardino.

 

Calciotavolo e subbuteo

 

È un gioco diverso, di discreta popolarità ma molto meno longevo, il calciotavolo (anche in questo caso, con e senza trattino), il «gioco da tavolo che riproduce in scala ridotta un campo di calcio in cui i pezzi che rappresentano i giocatori vengono spostati a colpi di dito per disputare partite secondo particolari regole» (GRADIT: attestato dal 2001, Corriere della Sera, senza trattino). Esso richiede un tavolo di gioco più o meno delle stesse dimensioni del calcio balilla, ma articolato in modo notevolmente diverso, a cominciare dai supporti di sostegno, molto meno impegnativi. Chi gioca a calciotavolo è detto calciotavolista (2004, Il Venerdì, GRADIT). Il nome di calciotavolo è certamente modellato sul ben più noto tennistavolo, denominazione alternativa del ping pong, e soprattutto è molto meno popolare del subbuteo, la denominazione ufficiale del gioco, che costituisce marchio registrato e di cui conosciamo l’onomaturgo, l’ornitologo inglese Peter Adolph, che l’ha inventato nel 1947 dandogli il nome latino di un falco, il lodolaio. La prima attestazione italiana può essere anticipata di qualche anno rispetto a quella del GRADIT (1979), ma questo passaggio di un articolo de La Stampa del 4 dicembre 1973, p. 8 (siamo in piena crisi petrolifera, e far giocare i bambini rimasti in casa sembra essere una priorità) sembra denunciare il fatto che si tratta, nell’Italia del tempo, ancora di una novità (nello stesso passo è citato il Goleador, un gioco dalla brevissima fortuna che ha ancora qualche residuo collezionista): «Per gli appassionati del calcio le novità si sono ormai perfezionate al massimo: il Goleador è un calcio da tavolo con comandi a manopola, che consente di svolgere realistiche azioni di gioco (8500 lire). Più complesso e variamente articolato si presenta il Subbuteo, un calcio da tavolo in cui l’abilità del giocatori ha un ruolo preminente rispetto al mezzo tecnico (6800 lire nella confezione mini e da 12 mila a 31 mila nella confezione gigante)».

Quello del calciotavolo è uno dei casi di attività ludiche che hanno resistito fino all’arrivo dei videogiochi; poi, hanno dovuto soccombere. La differenza con il calcio-balilla, il cui successo è indisturbato e parallelo rispetto ai videogiochi, da cui non sembra essere neanche scalfito, consiste nell’enorme divario di dinamismo, che ha consentito al secondo un successo intergenerazionale e duraturo.

 

La doppia vita del calcetto

 

Dopo due giochi da tavolo, veniamo a due giochi da campo fondati su regole molto simili a quelle del calcio e praticati da milioni di appassionati non professionisti (per quanto abbiano entrambi un versante professionistico ufficialmente riconosciuto, dal profilo però poco televisivo). Il primo, il calcio a cinque – questa la denominazione ufficiale del gioco, nato in Uruguay nel 1930 come fútbol sala, poi futsal –, ha un concorrente molto più popolare nell’alterato lessicalizzato calcetto. La parola è comunemente datata al 1963, e la fonte dev’essere, chiaramente, il repertorio di Parole nuove di Bruno Migliorini, che è appunto di quell’anno. Calcetto non corrisponde però, nel vocabolario miglioriniano, al calcio a cinque, bensì al calcio-balilla di cui abbiamo parlato sopra: «Gioco per ragazzi, che riproduce in piccolo il gioco del calcio. Esso consta di un campo rettangolare, in cui i giocatori sono disposti in tre linee opposte ad altre tre: essi sono fissati su un’asta di ferro girevole, che si manovra con le mani. Anche calcio-balilla» (p. 45). La prima attestazione di calcetto nel senso di ‘calcio a cinque’ andrà quindi rifatta daccapo; data la concorrenza con l’alterato vero (‘piccolo calcio’) non sarà facile risalirvi attraverso le banche dati dei giornali. Il passaggio «Con Zugarelli poi ho giocato spesso anche a calcetto» (La Stampa, 30 aprile 1976, p. 17), una confidenza del tennista Nicola Pietrangeli (che però in quell’anno era il commissario tecnico della Nazionale, di cui facevano parte come giocatori Panatta, Barazzutti e Zugarelli) ci consente di ancorarci almeno a un punto fermo da cui partire.

Il secondo sport, calcio a otto, è detto anche calciotto. La formazione di calciotto è ricondotta da tutti i repertori alla composizione (calcio + (a) + otto), ma a nostro avviso non c’è dubbio che vi sia l’intrusione di -otto diminutivo, che garantisce tra l’altro il ripristino del parallelismo calcio a cinque / calcio a otto come calcetto / calciotto.

 

Calciomercato e calcioscommesse

 

Veniamo ora a due composti, calciomercato e calcioscommesse, che hanno calcio- come formante. Il primo è già degli anni Sessanta (1967, GRADIT) ed è il modello per il secondo; la nostra impressione è che, dal punto di vista della formazione delle parole, abbiamo semplicemente a che fare con una sostituzione della prima parte di un composto di grandissima popolarità come supermercato (scontando la differenza, tutt’altro che di poco conto, della diversa categoria grammaticale di super- e calcio-). Non esiste la possibilità di un calco traduzione da un’altra lingua europea come l’inglese, in cui la compravendita di calciatori si chiama in altri modi (transfer market, Transfermarkt). Il secondo composto, calcioscommesse, è un sicuro calco analogico sul primo ed è un neologismo ad intermittenza, nel senso che riemerge periodicamente per indicare scandali diversi. Esaminando la banca dati de La Stampa la prima attestazione di calcio-scommesse (con il trattino) è del 30 gennaio 1980; per la cronaca, riguarda alcune insinuazioni del quotidiano popolare tedesco Bild sulla trasparenza del calcio italiano. La parola, dunque, è pronta per l’uso quando scoppia, poche settimane più tardi, il primo marzo di quello stesso anno, lo scandalo calcioscommesse per eccellenza, detto anche totonero. C’è poi un’inchiesta calcioscommesse anche nel 1986 (detta anche totonero-bis) e una nel 2011.

 

Calciopoli: dalla città agli scandali

 

Siamo così scivolati verso un’altra formazione analogica a intermittenza, calciopoli, che nasce sul modello di tangentopoli e, pur avendo anch’essa un episodio per antonomasia, è usata ripetutamente e periodicamente per definire qualunque scandalo nel mondo del calcio conseguente al tentativo di alterare il risultato di una partita o di una serie di partite attraverso la corruzione di giocatori, designatori arbitrali o arbitri. Intanto, c’è anche una calciopoli in cui il suffisso ha il significato originario di ‘città di’: nel Corriere della Sera del 4 settembre 1992, p. 3, campeggia il titolo «Andiamo a giocare a “calciopoli”», con foto di Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi. Anche il “significato” secondario del suffisso -poli rimanda agli anni Novanta: «Calciopoli / È il fisco olandese a indagare su Van Basten» (titolo del Corriere della Sera, 26 marzo 1993). Da allora, almeno una decina di casi di cronaca è battezzata così; fino, appunto, all’esplosione del 2006, anno in cui calciopoli diventa forma per antonomasia.

 

Testi citati

Migliorini 1963 = Bruno Migliorini, Parole nuove, Milano, Hoepli, 1963.

Nichil 2014 = Rocco Luigi Nichil, Ma “i bimbi d’Italia / si chiaman [ancora] Balilla”? La (s)comparsa di un nome come fenomeno di transizione storica, in “RIOn. Rivista Italiana di Onomastica” 20 (2014), 97-139.

 

 

 

Immagine: Di Asgaw [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], da Wikimedia Commons


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0