25 giugno 2018

Calcio: genealogia di un nome

La voce football (foot-ball) è attestata in inglese fin dal tardo Medioevo, sia in riferimento alla palla utilizzata in alcuni giochi (ma nella variante antica foteballe: «Þe heued fro þe body went, Als it were a foteballe», 1350ca., Octavian I manuscript, MED), sia in relazione ai giochi stessi, tanto diffusi e violenti da essere proibiti da una legge scozzese emanata nel 1424 sotto il regno di Giacomo I («The king forbiddes Þt [that] na man play at Þe fut ball under Þe payne of iiijd.», Act of James I of Scotland, cfr. OED, s.v. football) e persino da suggerire, più tardi, un insulto («Nor tripped neither, you base foot-ball player», W. Shakespeare, Re Lear, I 4, 85). Tuttavia, fino al 1863, ossia prima della nascita della Football Association e del suo regolamento, che uniformò il gioco, ha poco senso cercare un’attestazione della voce in relazione al calcio moderno. Già in un articolo del 1863, in un supplemento della rivista The Illustrated London News (vol. XLII, 5 dicembre, p. 579), si parla del nuovo gioco, in un contesto tuttavia non privo di ambiguità, se è vero che il periodico ricordava come il football fosse lo sport per eccellenza di Rugby. Di certo, al calcio si riferisce invece un articolo comparso lo stesso anno sul periodico londinese The Boy’s journal (vol. I, 1863, 535–537), intitolato semplicemente Football e redatto «by a member of the Football Association». La questione del nome, tuttavia, divenne cogente man mano che parallelamente al calcio si sviluppava il rugby, le cui regole vennero fissate dalla Rugby Football Union fondata nel 1871, e, più tardi, furono affidate all’International Rugby Football Board (IRFB). Molto semplicemente, quindi, i due sport assunsero il nome delle due associazioni di riferimento: più evidente il caso del calcio, chiamato association game, association football (raramente solo association) o socker (anche soccer, dall’abbreviazione (as)soc. con -er), meno quello del rugby, ricordato come rugby union game (talvolta union rugby), ma anche solo rugby game, rugby football o rugger (da rug- con -er, sul modello di soccer). Per il calcio, testimonia questo passaggio il libro di Charles W. Alcock, Football. The Association game, pubblicato per la prima volta a Londra dall’editore George Bell & Sons nel 1890; per il rugby, il volume di Francis Marshall Football, the Rugby union game, stampato da Cassell & Company (London, Paris and Melbourne) nel 1892. In realtà, già da tempo si usavano in Inghilterra le espressioni association game e rugby game, come testimonia ancora una volta Alcock in un suo libro del 1874, Football: our winter game, in cui dà una spiegazione assai semplice quanto efficace del nome del gioco: «[...] the Association game, so called from the fact that it was established, and is promoted by, the Football Association» (p. 63).

 

Football goes to Europe

 

Poco più tardi appaiono le altre varianti dei nomi dei due sport: Association football (1876, Lancet, 11 novembre, p. 704 del secondo volume della raccolta annuale) e soccer (socker game 1885, The Oldhallian, dicembre, vol. V, p. 171; socker 1890, The Oxford Magazine, 29 ottobre, vol. IX, p. 39; soccer 1892, The Oxford Magazine 17 febbraio, vol. X, p. 177). Quest’ultimo nome, tuttavia, appare quando il nuovo sport aveva ormai oltrepassato la Manica: non è un caso, perciò, che soccer, pur attestato in italiano come in francese, non abbia mai attecchito in queste lingue.

 

Il calcio ginnico di fine Ottocento

 

Il calcio approdò in Italia sul finire degli anni Ottanta, grazie a figure pioneristiche come quella del commerciante torinese Edoardo Bosio, che visse per lavoro in Inghilterra e tornato in Italia nel 1887 fondò il Torino Football & Cricket Club, gruppo sportivo che praticava il canottaggio d’estate e il football d’inverno. Il nuovo gioco si diffuse presto in Piemonte, in Liguria e a Treviso, dove nel 1896 venne disputato un primo torneo, sotto l’egida della Federazione Ginnastica. Gli anni Novanta dell’Ottocento furono il periodo del cosiddetto calcio ginnico, proprio perché praticato come attività sportiva da molte società di ginnastica; già nel 1898, però, nacque a Torino la Federazione Italiana del Football (FIF), che l’8 maggio di quello stesso anno organizzò la prima edizione del campionato italiano.

 

Il rag. Bosisio lo preferisce in italiano

 

Non c’è dubbio che ai suoi albori in Italia il nuovo sport fosse noto come football, anglicismo che «appare una prima volta in nota a una traduz. da W. Scott del 1828» (DELI, s. v.; non può trattarsi, però, di una citazione del nuovo sport, ancora non codificato a questa data). Per molti versi il passaggio dall’anglicismo football alla voce italiana calcio non fu casuale, ma rappresentò una scelta consapevole, promossa da alcuni dirigenti calcistici nei primi anni del Novecento: tra questi, soprattutto da Luigi Bosisio, calciatore, arbitro e dirigente sportivo del Milan Football Club, che dal 1905 diresse la segreteria federale, e quattro anni dopo divenne presidente della federazione. L’impegno di Bosisio affinché la voce football fosse sostituita con calcio è testimoniato in modo chiarissimo da un articolo (Foot-Ball o calcio?) della Gazzetta dello Sport del 17 ottobre 1907, in cui si legge: «Una proposta giudiziosissima ci vien posta dal nostro amico Rag. Bosisio il quale […] ci consiglia ad iniziare l’invocata italianità del football sostituendo a questo ostico titolo straniero una parola italiana, la vera, la propria, la sua: quella onde veniva denominato il giuoco nelle sue origini, allorquando la gagliarda gioventù vi si dedicava al tempo dei comuni italici tra una battaglia e l’altra sulle spianate dei dolci colli toscani. Il calcio!».

 

L’avo fiorentino

 

Se da una parte si trattava di una sorta di acclimatazione alla realtà italiana di uno sport ancora avvertito come una pratica tipicamente inglese, dall’altra si tentava una riappropriazione a posteriori e posticcia del gioco stesso, le cui origini venivano ricondotte quasi senza soluzione di continuità al calcio fiorentino. D’altra parte, calcio come nome di un gioco poteva vantare una tradizione secolare, testimoniata dall’omonima voce nella prima impressione della Crusca: l’accostamento del nuovo sport al calcio di epoca rinascimentale (in realtà non più praticato fin dalla prima metà del Settecento) appariva perciò quasi naturale. Così, ben prima della proposta di Bosisio e ancor prima ancora della registrazione della voce nel repertorio di Garollo (1892), richiamato dal DELIN, la parola football compare nel 1878 in un articolo di Vitale de Tivoli, docente d’italiano all’università di Oxford, per la Rivista europea (anno I, vol. VII, pp. 752-760): per quanto si tratti di un contesto inglese, lo scritto risulta interessante non solo perché offre una precoce descrizione del nuovo sport, ma anche (e soprattutto) dal momento che l’autore glossa senza difficoltà la voce inglese con il sintagma italiano giuoco del calcio («Il Foot ball o giuoco del Calcio», p. 753). Ancor più esplicito l’accostamento tra il football e il calcio fiorentino in un articolo scritto nel 1884 da Gherardo Nerucci per l’Archivio per lo studio delle tradizioni popolari (Il Giuoco del Calcio in Pistoja, vol. IV [1885], pp. 22-24): «Si faceva il Giuoco del Calcio in Firenze sulla Piazza di S. Croce nel Carnevale, e questo spettacolo, emigrato in Inghilterra, dove a un dipresso tuttavia si eseguisce col nome di Football [...]» (p. 22). Nel decennio successivo anche i giornali rafforzano questo accostamento: «Giuochi del calcio (Foot ball – Association)» (Corriere della Sera, 13-14 agosto 1896, p. 3), «il giuoco del calcio (foot-ball)» (La Stampa. Gazzetta piemontese, 22 dicembre 1898, p. 3).

 

1909, Federazione Italiana Giuoco Calcio

 

Ben altra importanza riveste invece il “manuale Hoepli” Giuochi ginnastici raccolti e descritti per le scuole e il popolo (1895), scritto da Francesco Gabrielli – docente di educazione fisica che già aveva introdotto il gioco nelle scuole di Treviso – e che rappresenta uno dei primi regolamenti del calcio in Italia; nel capitolo dedicato al Giuoco del calcio («Ingl. Football. – Ted. Fussball. – Fr. La barette», pp. 29-47), che apre la seconda parte del volume, l’autore ricostruisce la lunga storia che porta dall’harpastum romano al football inglese, passando attraverso il calcio fiorentino, e giungendo infine alla separazione, avvenuta in tempi recenti, tra calcio («Football Association») e rugby («Football Rugby»). Il regolamento di Gabrielli rimase quello più diffuso almeno fino al 1903, quando proprio Luigi Bosisio approntò su richiesta della federazione nazionale un nuovo regolamento, in linea con le più recenti modifiche decise dall’International Board: tuttavia, per quanto legati direttamente ai regolamenti inglesi, anche i nove punti che compongono il cosiddetto “Codice Bosisio” (pubblicato dalla Gazzetta dello Sport il 16 gennaio 1903) non cedono mai alla lingua d’origine, e paiono così iscriversi in quel progetto più generale di “italianizzazione” anche linguistica del gioco, che culminerà nel 1909, con la decisione di mutare il nome della Federazione Italiana Football in Federazione Italiana Giuoco Calcio. A quella data la concorrenza tra football e (gioco del) calcio tendeva ormai a risolversi a favore di quest’ultima voce, per quanto non mancassero altre varianti, sia italiane sia inglesi, per il nome del gioco. Si trattava, tuttavia, di alternative minori, destinate a scomparire lasciando ben poche tracce del loro passaggio.

 

Per una più ampia disamina sull’argomento qui trattato, si veda Rocco Luigi Nichil, Il secolo dei palloni. Storia linguistica del calcio, del rugby e degli altri sport con la palla nella prima metà del Novecento, con prefazione di Wolfgang Schweickard, Strasbourg, ÉLiPhi, 2018.

 

 

 

Immagine: Gioco del calcio in Piazza S. Maria Novella, di Giovanni Stradano


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