22 febbraio 2021

I perché dell’italiano

Perché in alcuni casi il soggetto segue il verbo?

Introduzione - Secondo le grammatiche di riferimento dell’italiano, nelle frasi con verbo di modo finito il soggetto si trova prima del verbo. Questa è la posizione “normale”, “basica”, o, come si dice nel gergo della linguistica, “non marcata”. L’italiano è per questo considerato una lingua in cui l’ordine dei costituenti nelle frasi dichiarative è tipicamente SVO (Soggetto-Verbo-Oggetto) con la posizione del soggetto preverbale (SV) come negli es. da (1) a (4).

 

(1) Maria mangia la mela

(2) Sara ride sempre

(3) Marco arriva subito

(4) Claudio canta

 

Tuttavia, l’ordine VS (Verbo-Soggetto) è accettabile, e talvolta preferibile, in una serie di contesti, come mostrano gli es. da (5) a (11).

 

(5) È scomparso il portatovaglioli

(6) Ha telefonato uno strano tipo oggi

(7) Lo fa mia suocera

(8) Mi vengono altre idee

(9) Tu l’hai chiesto o te l’ha detto lui?

(10) Canta Claudio

 

L’esempio dei Placiti cassinesi (anno 960) “Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti” ci mostra che il soggetto postverbale (in grassetto) è attestato sin dagli albori della lingua italiana.

Per capire quali sono i casi in cui l’ordine VS è naturale, richiesto o comunque adeguato al contesto è possibile ricorrere a spiegazioni di tipo sintattico, semantico o pragmatico. Cercheremo qui di seguito di esaminare alcune tra le spiegazioni più diffuse e accreditate, illustrandole con esempi.

 

Verbi inaccusativi

 

Secondo una spiegazione nata nell’ambito della teoria generativista (Burzio 1986), e accreditata anche all’esterno di questo quadro teorico, i verbi detti “inaccusativi” favoriscono la posizione postverbale del soggetto, come nell’es. (11).

 

(11) Arriva Marco

 

I verbi inaccusativi (come arrivare, morire, scomparire, partire) sono una sottoclasse dei verbi intransitivi; si riconoscono perché impiegano nei tempi composti l'ausiliare essere, mentre gli altri verbi intransitivi (detti inergativi) impiegano avere (come ridere, dormire, camminare). L’argomento unico dei verbi inaccusativi (come Gianni, in Gianni è scomparso) è considerato un soggetto in quanto possiede del soggetto le principali caratteristiche sintattiche: determina l’accordo con il verbo e richiede, se realizzato da un pronome, il caso nominativo (come Io sto arrivando e non *Me sto arrivando). Possiede però anche una serie di proprietà che lo accomunano all’oggetto dei verbi transitivi (12), ad esempio può essere ripreso dal clitico partitivo ne (13). Tale pronominalizzazione è invece impossibile nel caso del soggetto di altri verbi intransitivi non inaccusativi (14).

 

(12) Mario ha mangiato un cioccolatino> Mario ne ha mangiato uno

(13) Sono arrivati due amici > ne sono arrivati due

(14) Hanno telefonato molte persone > * ne hanno telefonato molte

 

Questa analogia del soggetto dei verbi inaccusativi con l’oggetto dei verbi transitivi, dimostrata anche da altri fenomeni (cfr. Jezek 2003), spiegherebbe la preferenza del soggetto per una posizione postverbale, cioè quella naturale per l’oggetto in una lingua SVO. Effettivamente nel caso dei verbi inaccusativi la posizione postverbale del soggetto è sentita spesso come molto naturale.

L’argomento dell’inaccusatività non spiega però perché il soggetto dei verbi inaccusativi si trovi frequentemente anche in posizione preverbale, come si vede nell’ es. 3 (cfr. Pinto 1997, Frascarelli 2000) né giustifica il fatto che il soggetto possa avere una posizione postverbale anche con verbi appartenenti ad altre classi (cfr. es.6, 7, 9, 10). Ci vengono in aiuto in questi casi considerazioni di natura pragmatica, cioè legate agli scopi comunicativi dei parlanti in contesto, oppure collegate al significato dell’intero enunciato o all’organizzazione del testo, come vedremo nei prossimi paragrafi.   

 

Soggetto nuovo o in rilievo

 

L’organizzazione pragmatica degli enunciati vede tipicamente l’argomento di cui si parla, detto anche topic o tema, a sinistra, e la predicazione, l’elemento nuovo o rilevante a destra. Adottando una prospettiva di natura pragmatica, la posposizione può essere considerata un modo per mettere il soggetto al centro dell'attenzione informativa.

A differenza di quanto accade con il soggetto in posizione preverbale, che è considerato quindi il punto di partenza che fornisce l’informazione data o tematica (topic di default), la posposizione avrebbe la funzione di inibire tale interpretazione e presentare piuttosto il soggetto come portatore di informazione nuova o presentabile come tale, o comunque inattesa o rilevante (7), (9), (15) (cfr. Benincà et al. 1988; Cardinaletti 2018).

 

(15) Ha starnutito Giovanna

 

Analisi di corpora (con corpus, plurale corpora, si intende una raccolta in formato elettronico di testi scritti o orali trascritti, selezionati e organizzati per facilitare le analisi linguistiche) confermano che in molti casi (circa il 75%) il soggetto postverbale è portatore di informazione nuova (Sornicola 1994: 47).

 

Presentazione di eventi

 

Per spiegare la posizione postverbale del soggetto può essere utile prendere in esame anche il significato veicolato dall’intera costruzione VS. Si nota allora che gran parte delle costruzioni VS considerano un evento nella sua singolarità, escludendo qualsiasi valore generico dei soggetti o degli enunciati, per favorirne l'interpretazione come evento specifico, a volte improvviso, databile con precisione o che si verifica in un luogo determinato. Tali costruzioni sono dette di tipo presentativo o eventivo (Bernini 1995; Bonvino 2005).

 

(16) È successo un incidente

(17) A un certo punto prima di pranzo ha telefonato un amico dei miei

 

Riprendiamo i due esempi proposti all’inizio (4) Claudio canta e (10) Canta Claudio. L’interpretazione del primo enunciato, con ordine SV, lascia intendere che Claudio abbia la capacità di cantare, che lo faccia abitualmente o per mestiere; l’ordine VS induce un’interpretazione in cui il soggetto canti in quel preciso momento o che sia arrivato il suo turno di cantare.

 

Altre costruzioni

 

Abbiamo limitato questo breve excursus ai soggetti postverbali nelle costruzioni dichiarative. Esistono altre costruzioni in cui il soggetto è frequentemente in posizione postverbale: le relative (18), le interrogative (19), le interrogative indirette (20), le costruzioni con verbo imperativo (21), alcuni incisi in particolare con verba dicendi (22).

 

(18) … da cui derivano una serie di lingue

(19) Si ricorderà Claudio di comprare il latte?

(20) Bisogna vedere come variano le strutture

(21) Diglielo tu

(22) “…” ha detto Gianni

 

Il soggetto può trovarsi in posizione postverbale anche come conseguenza di una dislocazione a destra. In questo caso, la posposizione dipende completamente dalla distribuzione dell’informazione e non dal tipo di verbo. La funzione del soggetto dislocato a destra è più che altro quella di richiamo lessicale o referenziale di un soggetto già espresso nel contesto precedente. Il soggetto è in genere costituito da un elemento lessicale, talvolta da un pronome dimostrativo, raramente da un pronome. In tutti i casi si tratta di costituenti definiti (23), (24).

 

(23) Domani va a Edimburgo, il vecchio Carlo

(24) Capisce tutto, sto bambino

 

Dal punto di vista intonativo, il soggetto dislocato non appartiene alla stessa unità intonativa del verbo. La fine dell’unità intonativa a cui appartengono il verbo e gli eventuali complementi o attributi che lo seguono viene marcata con un segnale di confine intonativo che si posiziona sull’ultima sillaba tonica, che coincide di solito con l’accento lessicale dell’ultimo elemento di quella unità. Tale confine isola intonativamente il soggetto che ha invece un andamento melodico piatto. Al contrario, negli esempi da (5) a (22), in cui non c’è dislocazione del soggetto, il verbo ha un forte legame con il soggetto postverbale e quest’ultimo è spesso pronunciato nella stessa unità intonativa del verbo (cfr. Bonvino 2005). 

 

Le osservazioni sin qui esposte a proposito della posizione del soggetto si sono limitate a osservare fenomeni a livello di sintagma o di frase, adottando di volta in volta spiegazioni di natura sintattica, semantica o pragmatica. Tuttavia, per comprendere a fondo la dinamica dell’ordine delle parole è a volte necessario esaminare l’intero testo in cui compaiono i fenomeni indagati (Blanche-Benveniste 1996). Solo adottando questa prospettiva si può comprendere che la posizione del soggetto rispetto al verbo può essere condizionata anche da strategie discorsive, argomentative e retoriche che non si possono cogliere con un’analisi limitata alla singola frase (Bonvino 2005). Negli esempi da (25) a (28) la posizione postverbale del soggetto può trovare una spiegazione in meccanismi di ripetizione, parallelismo, lista, contrasto, chiasmo, che riguardano l’organizzazione del testo.

 

(25) Alle sette di sera rientrò al villaggio. Suonavano le campane. Abbaiavano i cani. Si diresse verso la chiesa

(26) Poi erano molto chiare tutte le istruzioni. Sul nostro programma individuale c’erano le prime indicazioni. Erano abbastanza chiare. Poi ho trovato dei libretti con le istruzioni. Poi va be’ la prima volta non l’ho lanciato io. Me l’ha lanciato il tecnico.

(27) Domanda: Tu l’hai chiesto o te l’ha detto lui? - Risposta: Io non ho mai parlato di soldi. L’ha sempre tirato fuori lui, il discorso, per fortuna

(28) Poi torna sempre ’sta mosca, ’sta zanzara, quello che sia

 

Conclusioni

 

Come abbiamo potuto osservare anche con l’aiuto di molti esempi tratti per lo più da corpora di parlato, in italiano la posizione postverbale per il soggetto è attestata, piuttosto frequente e a volte non marcata. Nessuna delle spiegazioni generalmente addotte è in grado da sola di rendere conto di tutte le possibili costruzioni VS. Per fornire una spiegazione del fenomeno è quindi necessario esaminare una pluralità di fattori e la loro interazione.

In una prospettiva educativa riteniamo che sia particolarmente importante sviluppare la capacità metalinguistica degli apprendenti facendo ricorso all’osservazione della posizione del soggetto in documenti autentici o in brani tratti da corpora scritti o orali. Non ci si può limitare ad osservare le sole caratteristiche del verbo o del soggetto, ma occorre tenere conto dell’intero enunciato o, ancora meglio, del più ampio contesto e della tipologia testuale in cui appare.

Dato che la posizione postverbale del soggetto si può osservare in molte lingue e che in particolare nelle lingue romanze sembra essere influenzata, anche se in misura diversa, dagli stessi fattori che abbiamo visto per l’italiano (cfr. Marandin 2003), il confronto con la posizione del soggetto in altre lingue note agli apprendenti permetterà di evidenziare similarità o differenze che potranno aiutare a comprendere a fondo questo complesso fenomeno.

 

Riferimenti bibliografici e letture per approfondire

Blanche-Benveniste C. (1996) “Trois remarques sur l'ordre des mots dans la langue parlée”, in Langue française, 111: 109-124.

Benincà P., Salvi G. e Frison L. (1988) “L’ordine degli elementi della frase e le costruzioni marcate”, in Renzi L. (a cura di) Grande grammatica italiana di consultazione. I. La frase. I sintagmi nominale e preposizionale, Bologna, il Mulino: 115-225.

Bernini G. (1995) “VS order in Italian: an investigation of short announcement and telecast news”, in Matras Y. e Sasse H.-J. (a cura di) Verb-Subject order and theticity in European Languages, Berlin, Akademie Verlag: 44-71.

Le sujet postverbal. Une étude sur l’italien parlé, Paris, Ophrys.

Burzio L. (1986) Italian syntax: A Government-Binding Approach, Dordrecht, Kluwer.

Cardinaletti A. (2018) “On different types of postverbal subjects in Italian Italian”, in Journal of Linguistics, 30.2: 79-106.

Frascarelli M. (2000) The Syntax-Phonology Interface in Focus and Topic Constructions in Italian, Dordrecht, Kluwer Academic Press.

Jezek E. (2003) Classi di verbi tra semantica e sintassi, Pisa, ETS.

Marandin J.-M. (2003) “Inversion du sujet et discours dans les langues romanes”. In Godard D. (a cura di) Langues romanes. Problèmes de la phrase simple, Parigi, CRNS: 345-392

Pinto M. (1997) Licensing and interpretation of inverted subjects in Italian, Utrecht, LED.

Sornicola R. (1994) “On word-order variability: A study from a corpus of Italian”, in Lingua e Stile, 39: 25-130.

 

Ecco l’elenco degli articoli della serie I perché dell’italiano. Domande e risposte su strutture e usi (curata da Roberta Grassi ed Enrico Serena), finora comparsi in Lingua italiana, Treccani.it

 

Giuliano Bernini, Introduzione a “I perché dell’italiano”

Sergio Lubello, Perché le desinenze del futuro e del condizionale sono molto simili, rispettivamente, alle forme del presente indicativo e del passato remoto del verbo “avere”?

 

Immagine:  Allegoria della grammatica nella sala delle Arti liberali e dei Pianeti, ad opera di Gentile da Fabriano (1412, Palazzo Trinci a Foligno), via Wikimedia Commons


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