07 dicembre 2020

I perché dell’italiano

Domande e risposte su strutture e usi

 

Quante volte sarà capitato a tutti noi di farsi una domanda su una qualche struttura dell'italiano – o anche di sentirsela rivolgere – e non essere in grado di soddisfarla. Questo può succedere all’allievo, al parlante comune; può succedere anche all’insegnante, e talvolta impegna persino colui che dello studio della lingua ha fatto la sua professione, il linguista: non tutti i fatti di lingua sono descritti nelle grammatiche, né completamente spiegati nei testi per specialisti, e la ricerca, fortunatamente, è sempre in fieri.

Questa rubrica si propone di offrire chiarimenti scientificamente fondati su peculiarità dell’uso e delle strutture dell’italiano. Perché nessuna curiosità è troppo piccola da meritare di essere trascurata, e anzi a volte sono proprio le piccole eccezioni, le anomalie, le particolarità del sistema a illuminare forze profonde o risvolti trasversali a più lingue.

Chi però si aspettasse risposte sulla correttezza o non correttezza di determinati usi resterà deluso: per questo esistono già rubriche ben più autorevoli. L’obiettivo qui è piuttosto quello di dare conto di specifici fenomeni anche richiamandone lo sviluppo, la diffusione, i vincoli che ne regolano il funzionamento. Le spiegazioni di tratti puntuali e circoscritti potranno così ricondurre a principi e meccanismi che travalicano la lingua italiana, arrivando ad illuminare aspetti del funzionamento di più lingue, o addirittura del linguaggio umano in generale.

 

La rubrica si rivolge in primo luogo ad insegnanti di italiano come lingua seconda, straniera o materna, ma può essere interessante anche per studenti, curiosi e appassionati della nostra lingua. Non a caso si è citato per primo l’italiano a e di stranieri: certo, l’affinità dei Curatori – che firmano la presentazione della rubrica che state leggendo – con tale prospettiva d’insegnamento gioca un ruolo in questa scelta. Ma da questa affinità viene anche la convinzione che spesso sia proprio grazie alle domande, o agli errori, degli apprendenti e dei parlanti acquisiti dell’italiano che ci saltano all’occhio – o all’orecchio – tratti della nostra lingua che abbiamo sempre dato per scontati, caratteristiche che abbiamo sempre ritenuto naturali e ovvie, fino a scoprire che sono invece scelte che muovono da lontano, che ci accomunano ad altre lingue anche apparentemente distanti, o che si differenziano all’interno della nostra storia e geografia, anche sociale.

 

Attraverso questa rubrica si vorrebbe in fondo promuovere un atteggiamento che vada oltre l’anelito normativo, incoraggiando l’apertura a una pluralità di prospettive della linguistica – la scienza che studia le lingue e il linguaggio: da quella diacronica (cioè allo sviluppo della lingua nel tempo) a quella tipologica (cioè a categorizzazioni generali delle lingue) a quella socio- e pragmalinguistica, attenta cioè al modo in cui la lingua cambia a seconda della situazione, degli interlocutori, degli obiettivi comunicativi. Nella convinzione che la maggiore consapevolezza dei meccanismi linguistici che si crea ci è utile: come insegnanti, come apprendenti, come parlanti.

 

La rubrica si nutrirà di proposte tematiche provenienti dal pubblico lettore (in primis, ma non soltanto, dagli insegnanti che vorranno riprendere curiosità ispirate dai propri studenti) come anche da suggerimenti degli stessi Autori coinvolti. Chi fosse interessato a proporre quesiti può scrivere a iperchedellitaliano@gmail.com

 

Immagine: Carta dell’Italia

 

Crediti immagine: Ignazio Danti, Public domain, attraverso Wikimedia Commons


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