29 luglio 2019

Una punteggiatura morigerata

Tommaso Landolfi sceglie con cura le parole, spesso recuperando un lessico arcaico o desueto. Orgogliosamente dichiara di non aver inventato nulla, ma di aver semplicemente usato quello che la lingua offre. In maniera analoga si comporta con la punteggiatura: non inventa nulla, ma ne coglie appieno le diverse possibilità comunicative.

L’uso che Landolfi fa della punteggiatura può essere definito morigerato: la mette solo quando serve, raramente in forma abbondante. Facendo riferimento ai due volumi delle Opere pubblicati da Rizzoli tra il 1991 e il 1992 (che coprono la produzione dal 1937 al 1971), è possibile fare un’analisi, seppur parziale, anche di tipo quantitativo. I segni interpuntivi sono usati in tutta la loro gamma, evidenziando un numero doppio di virgole rispetto ai punti fermi e una lieve predominanza del punto e virgola sui due punti (che compaiono più o meno nel rapporto di uno a quattro rispetto al punto). L’uso frequente del discorso diretto contribuisce ad incentivare la presenza di punti interrogativi (il cui numero è pari a quello dei due punti), punti esclamativi e punti di sospensione. Numerose sono anche le parentesi; in misura più ridotta sono presenti lineette e trattini. 

Attraverso la punteggiatura, lo scrittore fornisce al lettore istruzioni utili alla piena comprensione del testo, gerarchizzando gli elementi del discorso, infondendo un certo ritmo alla narrazione e aprendo un dialogo con il lettore sul piano testuale. 

 

Presenze, intrecci e assenze

 

L’uso raffinato della punteggiatura è ben esemplificato da questo passo, dove sono da considerare non solo i diversi segni interpuntivi ma anche la loro assenza che, nell’immagine finale, permette di porre i diversi componenti della famiglia tutti sullo stesso piano. Li immaginiamo venire avanti tutti insieme simultaneamente, superando la sequenzialità insita nella lingua scritta:

Qui la gioventù del loco non lascia tutta le case, non si spande per le vie, non mira, non è mirata; e i gruppi di passeggiatori domenicali, seppure composti nel solito mondo, cioè di genitori figliuoli fanticelle fantolini e cane, parlano di rado, con voci soavi. (SNR)

Inoltre spesso Landolfi intreccia lessico e punteggiatura, per evidenziaregradazioni, parallelismi, opposizioni:

 

Bene, bene; benissimo. Siamo così arrivati a un punto morto; o meglio, diciamo, a un punto di spengimento; di spengimento, diciamo, spontaneo: come quelle malattie della cui vittima ilprimario a prezzo di farfalle convocato... (F)

 

Si noti come in questo passola presenza del punto e virgola contribuisca a scandire temporalmentela serie di eventi:

 

Si sottrassero alla mia vista; balenarono più lontani; scomparvero. (SNR)

 

Qualche volta lo scrittore usa un segno interpuntivo che indica il confine di frase anche se il significato della frase non è completo; quando lo fa, però, non usa il punto, ma il punto e virgola:

E infatti debbo essere certamente un idiota; perché non mi son mai creduto un idiota e sentii dire a tanti che se mi fossi creduto tale sarei stato un po' meno idiota. (DMS)

Del pari egli va sottoponendo ad accurata revisione i due principi basilari su cui elaborò tutta la sua teoria; che vanno sotto il nome di principio della mediazione spontanea, e dell'identità assoluta. Ma di ciò basti. (AEP)

 

Virgola tra soggetto e verbo

 

Un uso particolare, seppur poco frequente, nella scrittura landolfiana è quello che vede la virgola frapporsi tra soggetto e verbo; questo accade quando il soggetto è posposto, ma anche quando il soggetto è particolarmente lungo e complesso e, comunque, quando risulta necessario metterlo in una posizione di rilievo:

 

Quanto il misero soffrisse di una simile condizione, è superfluo ribadire. (QO)

 

Misurarsi col gigante, giocare d'astuzia, trovare il suo punto debole, erano infatti bei discorsi: in realtà, da quale parte cominciare? (RO)

 

«Allora,» disse dopo una pausa con voce tremante «allora non è, non era vero niente?»

«Tutto, era vero; e niente lo è più. O lo è tuttavia, ma in un altro senso, in un altro ordine... Mi intendi?» (ADNT)

 

La sua vita tutta, era divenuta una sorda zuffa contro l'implacabile marea d'ampollosità che voleva sommergerlo; e non tardò a sopravvenire il panico. (QO)

 

La punteggiatura, insomma, ricopre certamente una funzione sintattica, ma anche comunicativa. Si veda questo passo, in cui Landolfi fa uso di ben quattro segni diversi, organizzati in un sistema interpuntivo vero e proprio:

 

Non tanto coraggioso, però: come udivo bene che avevi paura; udivo il sangue dentro di te; e mi facevi tanto pena, avrei pianto, ma invece ridevo, ridevo silenziosamente; perché era anche buffo. (RA)

 

Gli incisi e i piani del discorso

 

Anche altri segni, come si è detto, abitano le pagine landolfiane. Le lineette, ad esempio,vengono usate, in alternanza con la virgola e le parentesi, per racchiudere gli incisi:

 

Mi ricordo appena appena, dopo – voglio dire dopo quel momento – Maria Giuseppa a terra. (DMS)

 

Talvolta, la fine dell’inciso coincide con il confine di frase:

 

Collaborazioni, non ne parliamo più: pare io risulti fastidioso al lettore – perché non ho tenuto fede alla facile immagine che alcuni s'erano fatta di me. (BDP)

 

Dove dunque, in quale desolata regione ha corso la mia esistenza – visto che non c'è altre parole da

designarla? (DMS)

 

Ai trattini viene dato il compito non solo di aggiungere contenuti a quanto detto, ma anche di segnalare il cambio di piano del discorso:

 

Sarebbe ora sommamente conveniente, secondo a gentiluomo si affà, che pagassi tutti i miei debiti, mi ritraessi a più dignitosa vita, mettessi capo a partito e magari sù famiglia — immagine, come si vede, puschiniana quant'altre mai. (BDP)

 

Dato che il nostro ultimo colloquio fu per lei particolarmente penoso, ebbi la ventura d'osservarla in uno dei suoi giorni di miglior "forma" — e con ciò la storia è finita.(DMS)

 

I rari trattini vengono usati in maniera tradizionale, per indicare un rapporto di relazione tra più termini che vanno a costituire un tutt’uno (capo-partita, diritti-doveri, politico-social), per scandire una parola non riconosciuta («Pi-te-can-tro-po?»), ma anche per dar vita a neoformazioni polirematiche con intenti ironici:

 

[…] un po' scienziato come ogni cacciatore-dei-tropici che si rispetti. (DMS)

 

Diversificate sospensioni

 

Per quanto riguarda i punti di sospensione, troviamo nella scrittura landolfiana usi diversificati. La maggior parte compare all’interno dei discorsi diretti, nei quali ne spiega la presenza la volontà di riprodurre lo stile spezzato tipico della lingua parlata, con le sue riformulazioni ed esitazioni:

 

«Senta... senti, a dir la verità non mi piace che la mia roba vada fuori di casa... non potresti metterti a lavorare qui?...». (PL)

 

O anche a scopi imitativi:

 

«Non impor...ta... ne...anche co...sì riuscirete a nulla» disse la fanciulla battendo i denti. (IMDB).

 

Il loro uso è ascrivibile anche alla sospensione del discorso per titubanza o allusività, non solo nel discorso riportato:

 

«Signore, mi sia permesso dirvi, senza offesa: non ricominciate colle vostre stramberie. Ai miei nervi delicati occorre la massima tranquillità e non vorrei...»(T)

 

O per evitare di esplicitare specifiche parole:

 

Padoa, città che Dio ti maledica: è un problema trovare anche la… (SNR)

 

O, ancora, per introdurre una chiusura ad effetto, ulteriormente enfatizzata dalla sospensione del racconto per riferire le sensazioni del protagonista:

 

Il giovane seguì con viva soddisfazione la linea delle cosce affusolate […]e s'aspettava ora di scoprire una caviglia esile, un piccolo piede.

Invece... Il sangue gli si gelò nelle vene e quasi nel medesimo istante gli rifluì tutto con

violenza alla bocca dello stomaco. In luogo della caviglia sottile e del leggiadro piede, dalla gonna si vedevano sbucare due piedi forcuti di capra, di linea elegante, a vero dire, eppure stecchiti e ritirati sotto la seggiola. (PL)

 

Riferimenti bibliografici

 

ADNT, Un amore del nostro tempo, 1965

AEP, L’astronomia esposta al popolo, 1939

BDP, La bièredupecheur, 1953

DMS, Dialogo dei massimi sistemi, 1937

F, Faust, 1967

PL, La pietra lunare, 1939

SNR, Se non la realtà, 1960

QO, Questione d’orientamento, 1978

RA, Racconto d’autunno, 1947

RO, La raganella d’oro, 1954

T, Teatrino, 1952

 

 


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