26 giugno 2019

Lunatico, demonio di una parola!

The lunaticis on the grass, il pazzo è sull’erba, recita un verso di una memorabile canzone dei Pink Floyd, Brain damage, ottava traccia di The Dark Side of the Moon (1973), che poi prosegue con The lunaticis in the hall, il pazzo è nella sala, per concludere il processo di avvicinamento con The lunaticis in my head, il pazzo è nella mia testa.

Il significato di ‘pazzo’, che qui vediamo autorevolmente documentato nell’inglese nell’ondata visionaria e lisergica dei primi anni Settanta del Novecento, è già nel francese lunatique (1277), la parola da cui si generano molte delle forme europee; per l’italiano invece la storia è più complessa e implica una serie di trafile e di rivoli culturali diversi che proveremo a ricostruire e a riassumere.

 

L’impronta di selene

 

Il primo significato documentato in italiano è del tutto neutro e ha a che vedere con i sempre immaginati abitanti della Luna, o almeno dei corpi celesti: “Era Fetonte ne la somma gloria / con carri carchi di gente lunatica / fra’ nove cieli”, si legge nelle Rime tardo trecentesche di Franco Sacchetti (prendiamo le attestazioni dalla bella voce che Luca Morlino ha scritto per il TLIO, da cui sono desunte anche le altre informazioni sull’italiano antico), molto tempo prima, come si vede, dell’allunaggio di Niel Armstrong. Nella funzione di sostantivo, abbiamo invece il sorprendente “Così costui fuelmagiure e lo migliore lunatico che mai fosse” che ricorre nelle Metamorfosi di Giovanni Bonsignori da Città di Castello (1375-77), laddove la parola significa proprio ‘chi osserva e studia la luna e il suo corso’.

Non c’è motivo di credere che queste attestazioni, completamente depurate, come vedremo subito, dal significato originario della parola, non discendano per mediazione dotta dal latino tardo lunaticus, che ricorre per la prima volta nel IV secolo in un trattato falsamente attribuito ad Apuleio, il De herbarumvirtutibus: “AdLunaticos qui cursumLunaepatiuntur”, sugli epilettici che subiscono il corso della Luna (Du Cange 5,153). La parola latina non è che una delle migliaia che presentano un’evidente struttura greca, essendo un calco su σεληνιακός ‘epilettico’, a sua volta dal noto nome della luna in greco antico, σελήνη.

 

Un bel discolo

 

In realtà i due nuclei semantici iniziali della parola sono associati rispettivamente, nel Medio Evo latino europeo, all’epilessia e alla pazzia; diciamo subito che in italiano questo secondo significato è più debole, sembrerebbe quasi inesistente, mentre in francese (e da qui in inglese) è il primo documentato e il più solido. Entrambi sono in ogni caso molto meno innocui di quanto inviti a credere il significato oggi corrente della parola, che indica chi cambia idea secondo l’umore del momento. Non è certo una novità, nella storia delle parole: anche forme come discolo, oggi del tutto innocenti e appioppate benevolmente a ignari bambini vivaci, nascono dalla paura di nominare direttamente il demonio (diavolo > diascolo > discolo: Lurati 2002: 199). E, appunto, il demonio entra pesantemente nelle attestazioni medievali di lunaticus: la voce del Du Cange parla chiaro, lunaticus e demon / demonius sono spesso associati nello stesso contesto. E, ancora ad alcuni secoli di distanza,una specie di medicamento per guarire un lunatico suggerito da un testo cinquecentesco dal titolo di Secreti diversi et miracolosi attribuito a Gabriele Falloppio, un botanico, naturalista ed anatomista, recita come segue: a uno che fusse diventato lunatico togli il cuore del lupo, & cuocilo, & dalla a ma[n]giare allo lunatico a digiuno, in d[ì] di Dominica, & sia d’inverno, & sarà liberato certissimo.

 

Il lunaticho al chavallo

 

Oltre che al mondo umano, c’è un solo altro àmbito di esseri animati che sembra interessato da lunatico, ed è quello dei cavalli. “Egli è pazzo e lunatico, / e so quel che sa far colla zampetta”, dice Marsilio di Saragozza nel Morgante di Luigi Pulci; gli fa eco il chevallunatique del vocabolario di Furetière nella Francia del 1690. Ma c’è, sempre nel mondo dei cavalli, un significato laterale di lunatico che pure vale la pena di ricordare, ed è quello di ‘malattia caratterizzata da macchie bianche sulla cornea degli occhi dei cavalli’, nota anche come lunatismo: un male della vista, che nulla avrebbe a che vedere con l’epilessia (bisognerà quindi cercare un’altra spiegazione, che potrebbe stare nella somiglianza tra le macchie degli occhi dei cavalli e le macchie della luna): “Adiviene al chavallo una malathia negli occhi che ssi chiama lunaticho, cioè ch(e) viene a tempo e fa diventare l'occhio tutto biancho e talhora turbo e gra[ve], sanzabiancheza, e quasi no ne vede niente”, scrive Dino Dini nella sua Mascalcia a Firenze (1352-59). Ma anche questo è un significato che procede dalla tarda latinità: già Vegezio, nel IV-V secolo, intitolava De oculo lunatico uno dei capitoli della sua Mulomedicina.

 

Dai granchi a Vasco Rossi

 

Come si vede chiaramente, tranne che nell’ultimo caso i significati di lunatico sono condizionati dalla pretesa influenza negativa della luna sulle attività umane e animali. L’italiano conserva bene il senso latino di ‘epilettico’, con uso aggettivale o anche sostantivale. Da qui a ‘bizzarro, strano, stravagante’ il passo è breve: e infatti il significato è di lungo corso in italiano e precede in modo inequivocabile l’analogo senso di ‘capricieux, fantasque’ che appare secoli dopo in francese (1611, nel vocabolario di Cotgrave, TLFi). Dobbiamo tornare così alla Firenze del Trecento e a Franco Sacchetti: “maladetto sia chi mai maritò nessuna femina ad alcuno dipintore, ché siete tutti fantastichi e lunatichi, e sempre andate inebbriando e non vi vergognate”.

Oggi non c’è alcun dubbio che quest’ultimo sia l’unico significato diffuso, ben rappresentato nei nostri repertori lessicografici (dalla Crusca, al Manuzzi, al Tommaseo-Bellini che riportano anche il proverbio più lunatico che i granchi – o anche dei granchi – ad indicare che i granchi sono grassi o magri a seconda del crescere o del calare della luna) e come tale fortemente presente nei corpora elettronici dei nostri principali giornali che non esitano ad etichettare personaggi famosi (calciatori, registri, attori, musicisti) con questo aggettivo, facendo proprio leva sul loro carattere strano, estroso, incostante ed umorale.

Dall’accostamento ad un nome proprio o di persona l’aggettivo passa ad accompagnare anche nomi comuni (come vita, ora, voglia, ecc.) ed è come tale anche nella personificazione Domenica lunatica, titolo di una canzone di Vasco Rossi del 1989, in cui il grande rocker modenese utilizza il sintagma per alludere allo stato d’animo di chi si trova nelle condizioni di dover mettere fine ad una storia d’amore che non ha più futuro.

 

Bibliografia

Crusca = Vocabolario degli Accademici della Crusca. Quinta impressione (A-O). 11 voll. Firenze (Tip. Galileiana; poi Successori Le Monnier) 1863-1923.

Du Cange = Charles du Fresne Du Cange, Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis, nuova edizione a cura di Léopold Favre, Niort, L. Favre, 1887 [rist. anast.: Bologna, Forni, 1982].

Lurati, Ottavio, Per modo di dire. Storia della lingua e antropologia nelle locuzioni italiane ed europee, Bologna, CLUEB, 2002

Manuzzi = Giuseppe Manuzzi, Vocabolario della lingua italiana già compilato dagli Accademici della Crusca ed ora novamente corretto ed accresciuto, 2 voll. (= 4 tomi), Firenze,  David Passigli & Socj, 1833-1840; Firenze, Stamperia del vocabolario e dei testi di lingua, 1859-1865.

TLFi = Trésor de la Langue Française informatisé (link).

TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (link).

Tommaseo-Bellini = Niccolò Tommaseo e Bernardo Bellini,Dizionario della lingua italiana, 7 voll., Torino, Pomba, 1865-1879.

 

corriere.it (archivio storico)

lastampa.it (archivio storico)

repubblica.it (archivio storico)

 

Immagine: Notte stellata

 

Crediti immagine: Vincent van Gogh [Public domain]

 


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