29 giugno 2020

I dizionari di marina italiani tra purismo ed antipurismo

 

Tralasceremo in questa sede la produzione lessicografica anteriore all’Ottocento, che pur annovera manufatti di un certo interesse, come il repertorio di Pantera (1614) e di Saverien (1769), per soffermarci sui successivi due secoli.

 

Coscienza nazionale e rivoluzione industriale

 

Può sembrare strano a chi non sia un addetto ai lavori che un settore come quello dei dizionari di marina, alla cui realizzazione sono senza dubbio sottesi motivi pratici, sia stato invece segnato (e con forza) dalla diatriba tra puristi e antipuristi. Nel settore di cui stiamo trattando la querelle verte principalmente sulla massiccia presenza di termini francesi e spagnoli (prima) e inglesi (dopo).

Lo sviluppo degli studi sull’argomento nel XIX secolo può essere letto come uno dei tanti risvolti di quel rifiorire della coscienza nazionale e di riscoperta della memoria e di un patrimonio culturale troppo spesso dimenticato (e gli fa decisamente da pendant anche l’enorme realizzazione di dizionari dialettali, come indicato in Aprile-de Fazio 2011), in chiave decisamente antistraniera e risorgimentale.

A questa necessità diciamo “morale” vanno affiancate finalità pratiche, legate all’esigenza di tener conto dei riflessi militari della rivoluzione industriale e dei tanti cambiamenti ad essa legati (pensiamo allo sviluppo delle ferrovie, al progresso delle artiglierie, ecc.: cfr. Botti 2002a: 15). 

Sono proprio queste ragioni pratiche (l’adeguamento al progresso della tecnica e degli armamenti) che spingono tanti autori sulla strada dell’antipurismo: come è evidente per altri settori della lingua, non è possibile con il solo ricorso agli autori “classici” coprire per intero le varie manifestazioni della realtà militare del tempo.

 

Il moderno spirito di Stratico

 

Da questo punto di vista un prodotto pregevole è rappresentato dal Dizionario di Marina in tre lingue (italiano-francese-inglese) di Simone Stratico pubblicato nel 1813. Il punto di vista dell’autore circa la posizione da tenere non potrebbe essere più chiara, ed anzi egli richiama nella Prefazione ai lettori alcune affermazioni sulle quali non si può non acconsentire: l’insufficienza del Vocabolario della Crusca («non si hanno scrittori italiani che dell’arte navale abbiano pubblicato trattati scientifici o anche pratici […]», Ai lettori, p. IV); l’esistenza di quattro diversi linguaggi marini italiani (quelli della marina veneziana, genovese, napolitana e toscana) diamesicamente ben collocati come parlati («e non mai determinato con un vocabolario», p. V), conseguenza evidente della mancanza di un’unità politica; l’inevitabilità, per la sua stessa essenza della “materia”, dei rapporti con altre lingue («il linguaggio di Marina poi di ciascuna nazione sente più degli altri l’influenza delle lingue straniere, perché le navigazioni lo avvicinano alle più distanti», p. VIII) e la conseguente impossibilità (oltre che inutilità) – una volta che un vocabolo viene effettivamente usato – di cambiargli casella linguistica («nell’assegnare i vocaboli agli oggetti, alle azioni, alle idee, agl’istromenti, ebbero gli uomini sempre un motivo che li determinò, nè gli [sic] assegnarono per capriccio», pp. VII-VIII). Anzi, è proprio l’effettivo radicamento di alcuni termini nell’uso che porta l’autore a preferire voci straniere (francesi ed inglesi in primis), ma ben radicate, all’eccessiva varietà delle voci italiane corrispondenti.

Posizioni, quello dello Stratico, del tutto condivisibili con la nostra ottica moderna. Il repertorio è, inoltre, di notevole interesse anche perché consente a tutt’oggi di retrodatare non poche voci. Diamo, a dimostrazione, un breve saggio relativo alla sola lettera A: 14 parole (tra le 114 etichettate come d’area marinaresca e attestate dal GRADIT fra il 1813 e il 2007) sono retrodatabili con facilità (abbittare: 1889; acculamento: 1955; addugliare: 1889; alturiere: 1824; alzanella: 1966; amantiglio: 1955; amarra: 1824; ammantigliare: 1829; ammarinare 1829; arcatura: 1829; arridare: 1829; ascialone: 1829; assiometro: 1829; atterraggio: 1824).

 

Parrilli, Fincati e le voci dialettali

 

Genericamente dedicato alle voci militari (e quindi non specifico della marina) è il Dizionario militare italiano di Giuseppe Grassi (1817) che è collocabile invece sul fronte puristico, specie nell’affrancamento dall’influsso francese. Taglio decisamente diverso ha l’opera del napoletano Giuseppe Ballerini (Dizionario italiano scientifico-militare, 1824) che si pone in veste di dizionario enciclopedico e ha come scopo di registrare soltanto le parole effettivamente usate (quelle consacrate dall’uso militare quotidiano), anche se di origine straniera.

Un altro napoletano, Giuseppe Parrilli, è l’autore del Dizionario militare di marineria francese-italiano (che ebbe due edizioni, nel 1846 e nel 1866), adottato tra l’altro, all’indomani dell’Unità come testo di riferimento per il linguaggio ufficiale della nuova Marina italiana (Botti 2002b: 19) e fortemente informato dei nuovi valori unitari («ripensando alla probabilità di un lontano avvenire, nel quale fosse dato ai marinaj di tutte le coste italiane il poter servire sotto una sola bandiera nazionale», L’autore, p. 3). È probabilmente da questo punto di vista che Parrilli polemizza con lo Stratico, soprattutto nella sua decisione di accogliere voci provenienti da vari dialetti (i suoi strali puntano in particolare su quelle veneziane, sarde e liguri) e di derivazione inglese e francese.

Prospettiva ulteriormente diversa è quella del capitano di vascello Luigi Fincati (Dizionario di marina italiano-francese e francese-italiano, 1869): egli presenta il suo lavoro come «il primo vocabolario nautico fatto da navigatore» (L’autore agli studiosi di cose marittime, p. 11) ed entra in polemica col Parrilli proprio per l’espulsione di tante voci dialettali, obiettandogli, oltretutto, che è possibile individuare un linguaggio nautico italiano unico e non diversificato diatopicamente (pp.14-15).

 

Piquè e Guglielmotti, la modernità in ritardo

 

Se con i repertori di Parrilli e Fincati siamo entrati già in pieno periodo unitario e quindi siamo quasi all’inizio del nuovo secolo, la prospettiva moderna e tecnica dei dizionari di questo periodo lascia decisamente a desiderare. Infatti, il Dizionario di marina (1879) di Francesco Piquè (nonostante gli intenti esposti nella Prefazione in relazione alla compilazione di un’opera che dia conto dei più recenti progressi nel settore) lascia scoperta un’importante novità della marina di questo periodo: la corsa alla costruzione delle corazzate (Botti 2002b: 14). Non è un caso che l’autore debba inserire in corsa (“quando questo dizionario era sotto il torchio”) un’aggiunta (in nota a p. VI della Prefazione) prima della pubblicazione in cui si dà conto dell’enorme sviluppo delle corazzate e in particolare dell’invenzione da parte dell’americano Ericson di un conduttore-turpedine, ossia di una torpediniera.   

Appena dieci anni dopo viene dato alle stampe il lavoro di Guglielmotti (1889), un frate domenicano con una grande passione per la storia navale e per i viaggi in mare. Si tratta di un’opera “interforze”, frutto di circa quarant’anni di lavoro, senz’altro tra le più conosciute e citate di questo microsettore. Anche in questo caso, l’apertura alla modernità resta più che altro negli intenti: possiamo dire infatti che il Guglielmotti sia un discreto dizionario storico (certo, da prendere con le pinze, stando al giudizio di Giulio Bertoni in relazione alla frequente inesattezza delle informazioni storiche, alla mancata distinzione tra voci antiche e moderne, alle etimologie spesso fantasiose, come ricorda Botti 2002b: 20) ma, nutrito com’è «alle fonti originali dei nostri maggiori» (Proemio, s.p.), abbonda di termini non attinenti (Serianni 1990: 76 cita tra gli altri abbada ‘avviso perché altri si guardi dal far malestro, o da toccar danno’ e guarnaccia ‘veste lunga […] usata dai contadini dell’Umbria’) e di varianti grafiche rare o arcaiche: non è un caso che dal repertorio attinse preziosismi lessicali Gabriele D’Annunzio per la poesia d’àmbito marinaresco (Serianni 1990: 128).

Arriviamo alla soglia del XX secolo con il repertorio di Corazzini, opera pubblicata in sette tomi dal 1900 al 1907, marchiato dal crisma dell’ufficialità perché commissionato all’autore dall’allora ministro della Marina Benedetto Brin. Anche quest’opera è stata variamente contestata (tra l’altro anche dallo stesso Bertoni, che la giudica colma di errori e ripetizioni, cfr. Botti 2002c: 13): in particolare dagli addetti ai lavori che ne deplorano la poca “tecnicità”: «più che di un vocabolario si tratta di un dizionario enciclopedico non strettamente militare o navale» (Botti 2002c: 14), e inoltre «le voci più propriamente militari […] lasciano spesso a desiderare» (ib., p.15). In realtà nel repertorio sono contemplate non poche innovazioni proprio di quegli anni, come cacciatorpediniere, aeronave, telegrafo senza fili, ecc.

 

 

Il Dizionario di marina dell’Accademia d’Italia

 

Gli anni ’30 vedono la pubblicazione di tre repertori: Bardesono (1932), Bustico (1932) e il Dizionario di marina dell’Accademia d’Italia (1937). Il primo (tra l’altro vincitore di un concorso indetto dalla Lega Navale Italiana) ha intenti esplicitamente amatoriali e conseguente carattere divulgativo. Il dizionario di Bustico ha un approccio sostanzialmente antipurista («non più assillati da occupazioni straniere che la lingua volevano talora soffocare, siamo più sicuri di noi, e non più ci spaventano francesismi e neologismi», Introduzione, p. VII), segno che il vento era cambiato e vi è una certa attenzione per le più recenti acquisizioni tecniche (in particolare, più che nel settore del mare, in quello aereo: monoplano, velivolo, aeroporto, aeroscalo, idrovolante, idroplano, idroscalo, zeppelin, tutte voci attestate nel primo ventennio del ’900).

Il prodotto dell’Accademia d’Italia è inserito in una serie prestigiosa di Dizionari di arti e mestieri diretta da Giulio Bertoni, che si avvalse per la sua compilazione di Enrico Falqui, Angelico Prati e, per la parte più tecnica, del già citato comandante Bardesono. Dal punto di vista linguistico anche questo dizionario è all’insegna di una ragionata apertura verso elementi dialettali e stranieri (tanto più sorprendente se si considera la politica linguista del Fascismo).

 

Oggi, per esperti e per profani

 

Nel dopoguerra è da segnalare il Dizionario enciclopedico marinaresco della Lega Navale italiana (1971), curato da Memmo Caporilli, di taglio meno tecnico e più divulgativo (il contenuto spazia dagli sport nautici, alla pesca, a notizie storiche e scientifiche, a curiosità).

Tra i prodotti più recenti ricordiamo il bel repertorio curato da Ilaria Gallinaro e Giovanni Bàrberi Squarotti (2000), che ammicca ad un pubblico sia esperto sia profano e si pregia di definizioni chiare ed essenziali, non trascurando le più recenti acquisizioni indotte dalle innovazioni tecnologiche.

 

Un sentito ringraziamento a Giovanni e Ferdinando Maiorano, ufficiali della Marina a riposo, per il reperimento di alcune fonti.

 

 

Bibliografia minima di riferimento e repertori citati

Aprile-de Fazio 2011 = Marcello Aprile - Debora de Fazio, La lessicografia dialettale italoromanza tra identità locale e proiezione nazionale, in Storia della lingua italiana e storia dell'Italia unita. L’italiano e lo stato nazionale. Firenze, 2-4 dicembre 2010, a cura di Annalisa Nesi, Silvia Morgana, Nicoletta Maraschio, Firenze, Cesati, pp. 103-114.

Ballerini 1824 = Giuseppe Ballerini, Dizionario italiano scientifico-militare, Napoli, Tipografia Simoniana.

Bardesono 1932 = Carlo Bardesono, Vocabolario marinaresco, Roma, Lega navale italiana.  

Botti 2002a = Ferruccio Botti, I dizionari di marina italiani: patrimonio obsoleto? in Rivista Marittima, a. CXXXV, gennaio, pp. 13-26.

Botti 2002b = Ferruccio Botti, I dizionari di marina italiani: patrimonio obsoleto? in Rivista Marittima, a. CXXXV, febbraio, pp. 13-22.

Botti 2002c = Ferruccio Botti, I dizionari di marina italiani: patrimonio obsoleto? in Rivista Marittima, a. CXXXV, maggio, pp. 13-29.

Bustico 1932 = Guido Bustico, Dizionario del mare: marina da guerra, marina mercantile, marina lusoria, marina da pesca, meteorologia nautica, idrografia nautica, con prefazione dell'ammiraglio Roberto de Bellegarde de S. Lary, Torino, G. Chiantore.

Caporilli 1971 = Memmo Caporilli, Dizionario Enciclopedico Marinaresco, Roma, Nautica Editrice.

Corazzini 1900-1907 = Francesco Corazzini, Vocabolario nautico italiano, Roma.

Falqui-Prati 1937 = Enrico Falqui-Angelico Prati, Dizionario di marina: medievale e moderno, revisione tecnica di Carlo Bardesano di Rigras e Augusto de Januario, Roma, Reale accademia d'Italia, 3 voll.

Fincati 1869 = Luigi Fincati, Dizionario di marina italiano-francese e francese-italiano, Genova-Torino, L. Beuf.

Gallinaro-Bàrberi Squarotti 2000 = Ilaria Gallinaro - Giovanni Bàrberi Squarotti, Dizionario di marina, Milano, Longanesi.

GRADIT = T. de Mauro (a cura di), Grande dizionario italiano dell’uso, Torino, UTET.

Grassi 1817 = Giuseppe Grassi, Dizionario militare italiano, Torino, Accademia reale delle scienze.

Guglielmotti 1889 = Alberto Guglielmotti, Vocabolario marino e militare, Roma, C. Voghera.

Pantera 1614 = L’armata navale, del capitan Pantero Pantera gentil huomo comasco, & cavalliero dell’habito di Cristo ... Con un vocabolario, nel quale si dichiarano i nomi, & le voci marinaresche.

Et con due tavole, l'una de i capitoli, & l'altra delle materie dell'opera, Roma, Egidio Spada.

Parrilli 1866 = Giuseppe Parrilli, Dizionario di marineria militare italiano-francese e francese-italiano, Napoli, Stabilimento tipografico di Pasquale Androsio.

Piquè 1879 = Francesco Piquè, Dizionario di marina: coll'aggiunta dei termini tecnici nelle lingue italiana, inglese, francese e tedesca, Milano, Battezzati.

Saverien = Alexandre Saverien, Dizionario istorico, teorico, e pratico di marina di monsieur Saverien tradotto dal francese, Venezia, nella stamperia di Gio. Battista Albrizzi e Girolamo.

Serianni 1990 = Luca Serianni, Il secondo Ottocento, Bologna, Il Mulino.

Stratico 1813 = Simone Stratico, Dizionario di Marina in tre lingue (italiano-francese-inglese), Milano, Stamperia Reale.

 

Immagine: Villa Farnesina sede dell'Accademia d'Italia

 

 

 


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