12 luglio 2017

Le lingue del medico, la lingua del paziente

di Michele A. Cortelazzo*

 

Quando si pensa al linguaggio medico, e ai problemi di mutua comprensione che si possono creare tra medico e paziente, viene in mente soprattutto l’interazione orale tra queste due figure: come parla il medico al paziente? Cioè, come riesce a mediare tra la sua conoscenza tecnica, e il correlato linguaggio, e l’esperienza, anche linguistica, del paziente? E, poi, il rapporto inverso: il medico riesce a interpretare correttamente le narrazioni della malattia e dei disturbi fatte dal paziente, con prospettive e parole che non collimano con quelle della sistemazione scientifica sulla quale si basa la preparazione del medico e la sua capacità di fare diagnosi?

È meno immediato pensare alla comunicazione scritta, ma anche questa è una componente rilevante nell’attività del medico, soprattutto specialista. Sono diversi i tipi di testo scritto che il medico è chiamato a redigere e che in genere il paziente si trova a leggere: la relazione che sintetizza l’esito di una visita specialistica, la lettera di dimissione dopo un ricovero ospedaliero, o un più semplice passaggio per il pronto soccorso, il referto di un’analisi di laboratorio o di un accertamento radiologico, il consenso informato, le certificazioni, le prescrizioni.

 

Le oscure prescrizioni interpretate dal farmacista

 

Proprio a partire da quest’ultima, si è creata l’immagine del medico dalla grafia oscura, che può essere interpretata solo dall’esperienza del farmacista. L’immagine del farmacista che legge con sicurezza (quasi sempre) quelli che per noi sono semplici segni grafici privi di significato compiuto può fungere da metafora per quello che accade a livello più generale con tutti i testi menzionati, che risultano opachi al paziente, al quale pure vengono consegnati (e al quale, nel caso del consenso informato, vengono anche fatti firmare), per essere poi spiegati dal medico di base, che funge da mediatore tra la scrittura dello specialista o dell’ospedaliero e la competenza del paziente.

Dietro i geroglifici sintattici e semantici dei testi scritti da molti medici c’è spesso la mancanza di formazione linguistica e comunicativa (e anche psicologica) che caratterizza la preparazione dei medici; ma ci sono anche difficoltà strutturali, superabili solo con un grande impegno da parte dello scrivente.

 

Lo specialista e la “maledizione della conoscenza”

 

Il primo problema è che questi testi scritti hanno, generalmente, due destinatari, notevolmente diversi: da una parte il medico generico, che ha inviato il paziente dallo specialista, o comunque il medico di base che, per così dire, raccoglie l’eredità del medico specialista e ne continua la cura, dopo che il paziente, per esempio, è stato dimesso dall’ospedale; dall’altra il paziente stesso, al quale viene consegnato il referto e al quale, spesso, si rivolge direttamente una parte del testo, quella che contiene le indicazioni terapeutiche. È evidente che i due pubblici hanno esigenze conoscitive e competenze linguistiche ben diverse: il medico che redige il testo dovrebbe scegliere con chiarezza il suo destinatario, magari scindendo in due parti il suo scritto; ma spesso le condizioni di contesto non gli permettono una decisione netta e il testo prodotto resta di necessità ibrido. Ma in molti casi vi è anche l’effetto di quella che è stata chiamata la “maledizione della conoscenza”, cioè la difficoltà di molti produttori di messaggi di mettersi nei panni del destinatario e rendersi conto che chi leggerà il testo non possiede conoscenze, fattuali e linguistiche, che per all’emittente sono così note, da essere considerate ovvie.

 

Dal “latino” del medico alla lingua del paziente

 

Il secondo problema è che scrivere bene, in maniera chiara, tenendo conto delle esigenze del destinatario, richiede tempo (e ne richiede di più a chi non è addestrato a scrivere in modo efficace). Ma il medico spesso non ha tanto tempo per la scrittura; oppure il tempo che impiega per la redigere un testo ben costruito anche nei particolari è tempo sottratto all’attenzione ai propri pazienti: è evidente che, trovandosi nella necessità di scegliere, il medico cerca di ridurre il tempo della scrittura, ma così scrive testi stereotipi, poco curati, senza alcuna attenzione per le esigenze, e le difficoltà, di comprensione del paziente, (co)destinatario del testo.

Il problema non riguarda solo i medici italiani. In Germania, ad esempio, esiste un sito Was hab' ich? («Che cos’ho»), che «traduce» nel «tedesco del paziente» (Patientendeutsch) il «latino del medico» (Medizinerlatein): chi ha ricevuto un referto o un altro testo medico che gli risulta incomprensibile, può inviarlo a questo sito e in pochi giorni e gratuitamente riceverà il testo in una versione facilmente comprensibile.

 

Comunicare in maniera comprensibile

 

Questo sito mostra l’esistenza di un problema, grave. Non può, però, essere la soluzione giusta. I gestori del sito insistono sul fatto che la loro traduzione non equivale a un’ulteriore visita medica e non si configura come un nuovo parere medico o come una valutazione del parere originario: il loro intendimento è quello di permettere al paziente di fare al suo medico di base le domande giuste, o quelle più efficaci, per poter prendere assieme a lui le decisione più opportune per la propria salute. Ma proprio la messa in guardia rispetto a fraintendimenti circa il ruolo di questo servizio di «traduzione» denuncia che il rischio del fraintendimento c’è: in un’epoca in cui è forte la tendenza di cercare risposte nella rete, anche a proposito della sanità, un servizio del genere può essere assimilato, malgrado le ottime intenzioni dei gestori, a uno dei tanti siti di informazioni generiche sulla salute.

La vera soluzione è un’altra: insegnare ai medici, fin dall’università, a saper distinguere la comunicazione ai pazienti dalla comunicazione tra specialisti; addestrarli ad affrontare in maniera corretta l’inevitabile schizofrenia di alcuni dei loro testi; dare loro strumenti per poter comunicare in maniera comprensibile, anche in forma scritta, ai pazienti (per imparare a scrivere, ad esempio, dei documenti di consenso informato che non siano visti come il puro espletamento di un obbligo burocratico). Se il medico venisse formato anche in questo, non solo i documenti che redige sarebbero più comprensibili, e il rapporto medico-paziente risulterebbe migliore, ma, dal punto di vista organizzativo, si migliorerebbe enormemente anche il rapporto tra il tempo impiegato nel redigere i testi professionali e la loro efficacia.

 

Bibliografia essenziale

·          Michele A. Cortelazzo, Varietà della lingua e lingua scientifica: la divulgazione delle conoscenze scientifiche nel campo medico, in Lingue speciali. La dimensione verticale, Padova, Unipress, 1990, pp. 23-38

·          Riccardo Gualdo, Stefano Telve, Il linguaggio della medicina, in Linguaggi specialistici dell’italiano, Roma, Carocci, pp. 283-355

·          Luca Serianni, Un treno di sintomi. I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, Milano, Garzanti, 2005.

 

*Michele A. Cortelazzo (Padova, 1952), allievo di Gianfranco Folena, è professore ordinario di Linguistica italiana all'Università di Padova, socio corrispondente dell'Accademia della Crusca, direttore della Scuola Galileiana di Studi Superiori dell'Università di Padova. Il nucleo fondamentale delle sue ricerche riguarda l′italiano contemporaneo, in particolare l'italiano istituzionale (politico, giuridico, amministrativo), quello medico, quello scientifico. I suoi lavori scientifici più importanti sono stati riuniti in tre raccolte: Lingue speciali. La dimensione verticale (Padova, Unipress, 1990), Italiano d'oggi (Padova, Esedra, 2000), I sentieri della lingua. Saggi sugli usi dell'italiano tra passato e presente (a cura di C. Di Benedetto, S. Ondelli, A. Pezzin, S. Tonellotto, V. Ujcich, M. Viale, Padova, Esedra, 2012). Attualmente si occupa di similarità tra testi e di attribuzione d'autore: in particolare è impegnato a riconoscere le affinità tra le opere di Elena Ferrante e quelle di altri autori contemporanei.

 

Immagine: Cura degli ammalati, 1440-1441, Pellegrinaio di Santa Maria della Scala, Siena

 

Crediti immagine: Domenico di Bartolo [Public domain]


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