18 ottobre 2021

Nuove letture dantesche

In mancanza di qualsiasi autografo, il testo della Comedìa (titolo dantesco del poema [cfr. If 16.128, 21.2], ripreso dai commentatori trecenteschi; l’aggettivo divina fu aggiunto da Boccaccio nella versione toledana del Trattatello in laude di Dante, e il titolo Divina Commedia risale al Cinquecento) non può essere stabilito semplicemente ricorrendo a un bon manuscrit o applicando meccanicamente scelte derivate da uno stemma codicum (rappresentazione genealogica dei vari testimoni). Per lo scrutinio delle varianti adiafore e la correzione degli eventuali errori d’archetipo occorre considerare, allo stesso tempo, sia i manoscritti più importanti sia criteri interni (usus scribendi, stile e pensiero dell’autore, aspetti metrici e retorici), soprattutto là dove la diffrazione (proliferazione di lezioni più o meno erronee, fenomeno così chiamato da Gianfranco Contini, con un tecnicismo mutuato dall’ottica) determina più di due varianti per uno stesso verso a causa di una lezione più difficile (lectio difficilior), a volte non attestata (in absentia), altre volte conservata da pochi copisti (in praesentia). Inoltre tutti i testimoni sono più o meno contaminati, ovvero gli amanuensi tendono a consultare altri manoscritti davanti a errori manifesti (o anche lezioni genuine non comprese) del loro antigrafo; pertanto l’editore deve diffidare da soluzioni troppo facili, che non tengano conto della genesi dei singoli errori.

Dopo l’edizione curata da Giorgio Petrocchi (1966-67, 19942) non vi sono state altre vere edizioni critiche del poema che non privilegiassero un solo testimone: sia Antonio Lanza (La Commedìa. Nuovo testo critico secondo i più antichi manoscritti fiorentini, Anzio, De Rubeis, 1995]) sia Federico Sanguineti (Dantis Alagherii Comedia, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2001) si sono mossi, con ragioni di segno opposto (bédieriane per Lanza, neolachmanniane per Sanguineti), seguendo soprattutto un manoscritto ritenuto il migliore (rispettivamente, il Trivulziano 1080 [Triv] e l’Urbinate latino 366 [Urb], entrambi tenuti in alta considerazione da Petrocchi, soprattutto in caso di convergenza); il testo stabilito da Giorgio Inglese (Roma, Carocci, 2016) è una versione rivisitata di quello di Petrocchi; il lavoro di Paolo Trovato e della sua équipe (i due volumi di Nuove prospettive sulla tradizione della Commedia [Firenze, Cesati, 2007; Libreria Universitaria, Padova, 2013]) apporta qualche modifica all’ipotesi di Sanguineti, attribuendo comunque a Urb un certo rilievo e confermando uno stemma bipartito.

Nel corso delle mie ricerche (La tradizione della Comedìa, «Studi e problemi di critica testuale», LXXX, 2010, pp. 9-90, LXXXI, 2010, pp. 17-46; Questioni di metodo. Ancora sui loci della Comedìa e sul Palatino 319 [in “A piè del vero”. Nuovi studi danteschi, Roma, Aracne, 2018]), attraverso una severa selezione degli errori monogenetici, sono arrivato a individuare tre subarchetipi, ai quali afferiscono nove testimoni dell’antica vulgata (fino all’anno 1355) degni di rilievo:

1. α: Mart (Aldina AP XVI 25, con la collazione di Luca Martini su un codice perduto del 1330) Triv (Trivulziano 1080);

2. β: (a) La (Biblioteca Comunale Passerini Landi, 190 [con Lar si indicheranno le correzioni del revisore]) Ham (Hamilton 203) Rb (Riccardiano 1005-Braidense AG XII 2) Urb (Urbinate latino 366) Laur (Pluteo 40.22); (b) Mad (Madrileno 10186);

3. γ: Pal (Palatino 319).

Per il nuovo testo critico si adotteranno i seguenti criteri ecdotici:

- conservazione di grafie latineggianti per la congiunzione et davanti a vocale (a segnalare la dialefe obbligatoria), per alcuni nomi propri (ad es., Ytalia a If 106 o Sphinge a Pg 33.47, da cui l’erroneo spinge), per il nesso ct in auctore e derivati (secondo la distinzione di Cv 4.6.3), per l’acca etimologica in sostantivi e aggettivi per cui sia attestata congiuntamente da Mart, Triv e Pal;

- assenza dell’acca etimologica nelle forme del verbo avere (à ‘ha’), secondo il dettato prevalente dei codici;

- preposizioni articolate: conservazione della forma sintetica davanti a vocale tonica (il tipo dell’oro, notato da Castellani nel fiorentino della generazione di Dante) laddove presente in Triv, in Mart o in Pal (cfr. l’introduzione di Pirovano alla Vita nuova [NECOD I i], pp. 52-53);

- medesimo criterio per lo scempiamento dopo il prefisso verbale a- (ad es., abandonai), tipico della poesia duecentesca e bene attestato nel Fiore;

- inserimento di h nel che eliso davanti a vocale centrale o posteriore (ad es., cudito > ch’udito);

- ammodernamento dei digrammi e trigrammi per la laterale palatale, la nasale palatale e l’affricata prepalatale sorda e sonora: lgl/lli > gli; ngn/ni/nni > gn; cie/gie > ce/ge;

- resa di x con ss (exercito > essercito);

- inserimento dell’apostrofo, in funzione diacritica, per indicare l’apocope vocalica dei plurali dopo liquida (ad es., cavalier’, gran’);

- ricorso alla dieresi per le parole che presentano scansioni diverse nel poema (ad es., Beatrice trisillabo vs Bëatrice quadrisillabo);

- fe’ ‘fece’ (vs ‘fede’); fûr ‘furono’, amâr ‘amarono’ ecc.; ‘sei’ (verbo), dal latino volgare *ses (vd. A. Castellani, Da a sei, «Studi linguistici italiani», XXXV [1999], pp. 3-15);

- uso di accento e apostrofo in funzione diacritica (ad es, avverbio vs su preposizione, fe’ ‘fece’ vs ‘fede’).

In questa sede si propone una lettura filologico-linguistica di dodici canti della Comedìa, suddivisi in quattro terne:

 

1) If 1, Pg 1, Pd 1 – la tecnica dell’incipit, il motivo del viaggio;

2) If 5, Pg 24, Pd 9 – l’amore non sublimato, la lirica d’amore del dolce stil novo, le anime del cielo di Venere;

3) If 10, Pg 10, Pd 10 – gli eretici puniti (Farinata e Cavalcante), i superbi pentiti, l’eretico beato (Sigieri di Brabante) elogiato dal Doctor Angelicus (Tommaso d’Aquino);

4) If 34, Pg 33, Pd 33 – le chiuse delle tre cantiche.

 

Per ciascun canto si darà un nuovo testo critico sulla base dei nove testimoni prescelti (fra i quali il Palatino 319, non considerato da Petrocchi), con un doppio apparato: nella prima fascia, le varianti adiafore scartate (nonché il confronto con il testo di Petrocchi [P] e con quello curato da Giuseppe Vandelli per l’edizione del 1921 promossa dalla Società Dantesca Italiana [V]); nella seconda fascia, le varianti formali (confronto fra Mart [con l’asterisco si indica la lezione a stampa, in modo da distinguere le lezioni riportate da Luca Martini], Triv e Pal); inoltre si darà sia la parafrasi integrale, suddivisa in blocchi narrativi, sia un corredo di note relative alle innovazioni testuali, ai dubbi esegetici e ai rapporti intertestuali più cogenti.

A parte si fornirà uno schema metrico del canto (struttura ritmica dei versi, rime tecniche), un elenco delle figure retoriche e un prospetto linguistico.

 

 

Abbreviazioni di opere dantesche o attribuite a Dante

(con link al testo critico digitale)

F e D = Il Fiore e il Detto d’Amore, a cura di G. Contini, Mondadori, Milano, 1984.

R = Rime, a cura di D. De Robertis, Le Lettere, Firenze 2002.

VN = Vita nova, a cura di S. Carrai, Rizzoli, Milano, 2009 (cfr. anche l’ed. Gorni [Torino, Einaudi, 1996]).

Cv = Convivio, a cura di F. Brambilla Ageno, Le Lettere, Firenze 1995.

DVE = De vulgari eloquentia, a cura di E. Fenzi, con la collaborazione di L. Formisano e F. Montuori, NECOD III, Salerno, Roma 2012 (cfr. anche l’ed. Rajna [Firenze, Le Monnier, 1896]).

Mn = Monarchia, a cura di P. Shaw, Le Lettere, Firenze 2009 (cfr. ed. crit. digitale).

If/Pg/Pd = La Commedia secondo l’antica vulgata, a cura di G. Petrocchi, 4 voll., Le Lettere, Firenze19942.

Ep = Epistole, a cura di A. Frugoni e G. Brugnoli, in ODR, III, pp. 505-689.

Ep CG = Epistola a Cangrande, a cura di E. Cecchini, Firenze 1995.

Eg = Egloge, a cura di G. Albanese, in ODM, I, pp. 1593-1783 (cfr. anche l’ed. Pistelli [Firenze, Bemporad & figlio, 1921]).

Q = Questio de situ et forma aque et terre, in Epistole. Ecloge. Questio de situ et forma aque et terre, a cura di M. Pastore Stocchi, Antenore, Roma-Padova 2012, pp. 219-275 (cfr. anche l’ed. Pistelli [ivi]).

 

Altre sigle

CDD = Codice diplomatico dantesco, a cura di Teresa De Robertis, Giuliano Milani, Laura Regnicoli e Stefano Zamponi, Roma, Salerno Editrice, 2016.

ED = Enciclopedia dantesca.

GDLI = Grande Dizionario della Lingua Italiana, fondato da S. Battaglia, 21 voll., Torino, UTET, 1961-2002.

ODR = Dante Alighieri, Opere minori, a cura di G. Contini, 3 voll., Milano-Napoli, Ricciardi, 1979-1988.

ODM = Id., Opere, ed. diretta da M. Santagata, 3 voll., Mondadori, Milano, 2011-.

OLD = Oxford Latin Dictionary, a cura di P. G. W. Glare, Oxford, Oxford University Press, 2016.

OVI = Opera del Vocabolario Italiano (gattoweb.ovi.cnr.it).

PD = Poeti del Duecento, a cura di G. Contini, 2 voll., Milano-Napoli, Ricciardi, 1960.

PSS = I poeti della scuola siciliana, a cura di R. Antonelli, C. Di Girolamo e R. Coluccia, 3 voll., Milano, Mondadori, 2008.

NECOD = Id., Nuova edizione commentata delle opere di Dante, coordinata da E. Malato, 8 voll., Salerno, Roma, 2012-.

TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini.

VD = Vocabolario Dantesco.

 

ALTRE RISORSE INFORMATICHE

Commenti danteschi.

Ricerche morfologiche e sintattiche.

Fonti delle opere dantesche.

Testimoni della Vita nova.

 

In assenza di ulteriori indicazioni, per i testi due-trecenteschi citati si rinvia alla bibliografia dell’OVI.

 

 

 

Qui di seguito, l’accesso alle letture già pubblicate:

 

Nuove letture dantesche - I tre incipit - 1: Inferno I

 

Nuove letture dantesche - I tre incipit - 2: Purgatorio I

 

Nuove letture dantesche - I tre incipit - 3: Paradiso I

 

Nuove letture dantesche - Il trittico dell’amore - 1: Inferno V

 

Nuove letture dantesche - Il trittico dell’amore - 2: Purgatorio XXIV

 

Nuove letture dantesche - Il trittico dell’amore - 3: Paradiso IX

 

Nuove letture dantesche – Per altezza d’ingegno - 1: Inferno X

 

Nuove letture dantesche - Per altezza d’ingegno - 2: Purgatorio XI

 

Immagine: Sigieri di Brabante, in alto a destra vestito di rosso, illustrazione del Paradiso di Dante

 

 

 


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