23 dicembre 2019

Il RIF: come è nato e come si presenta

Devo anzitutto dare a Cesare quel che è di Cesare: l’idea del RIF è venuta non a me, ma all’amico Michele Colombo, il quale me l’ha proposta, invitandomi a collaborare alla sua realizzazione (prima ancora che la Zanichelli approvasse il nostro progetto) con un entusiasmo che ha reso impossibile un mio rifiuto. Il tutto è avvenuto negli anni in cui ero coordinatore della sezione Scuola dell’ASLI (Associazione per la Storia della Lingua Italiana); l’ASLI, che costituisce l’associazione disciplinare di riferimento per i docenti universitari del settore scientifico-disciplinare L-FIL-LET/12 (Linguistica Italiana), aveva attivato una sezione (tuttora attiva), aperta anche ai docenti di italiano in scuole di ogni ordine e grado, dedicata specificamente all’insegnamento/apprendimento dell’italiano, e mi aveva affidato il compito di coordinarla, facendo in modo che l’ASLI ottenesse dal MIUR la qualifica di “ente formatore” per gli insegnanti. Così, con l’aiuto della Giunta, tra i cui membri c’era anche Michele, fu organizzata una serie di incontri nazionali (un convegno, varie tavole rotonde) e molte iniziative nelle sedi locali. Particolarmente attivo, grazie all’impegno di Michele, di Ilaria Bonomi e di altri colleghi, fu il gruppo lombardo, che si riunì molte volte a Milano. E proprio dal gruppo lombardo – che ha avuto poi la parte del leone nella redazione delle voci del RIF, anche se la partecipazione dei soci ASLI Scuola è stata abbastanza ampia (37 collaboratori) e distribuita un po’ in tutta Italia – è partita la spinta ad affrontare il problema del lessico, delle limitate competenze lessicali degli studenti, specie per quanto riguarda i termini del vocabolario intellettuale. Un problema, questo, che era stato evidenziato, in vari interventi in sedi disparate, anche da due studiosi autorevolissimi come Francesco Sabatini e Luca Serianni, i quali spesso hanno attivamente partecipato alle iniziative dell’ASLI Scuola.

 

Non ripercorrere strade battute

 

Se sulla presenza di questa “malattia” c’è un generale accordo, come pure sulle sue cause (scarso o nullo impegno e interesse per la lettura da parte dei giovani; limitato spazio al lessico nelle ore di grammatica italiana; insoddisfacenti aperture all’interdisciplinarità e all’apporto delle altre materie all’educazione linguistica), difficile è trovare una cura, un rimedio efficace per combatterla. Pur nella consapevolezza che non esiste una formula magica, abbiamo pensato che per consolidare e arricchire le competenze lessicali si potesse partire dal vocabolario e dalle etimologie. Era però necessario servirsi di uno strumento diverso dai vari (e ottimi) dizionari attualmente in commercio: uno strumento più maneggevole, che ordinasse le parole in “famiglie” (cioè in gruppi, a volte assai numerosi, di lessemi), ognuna delle quali incentrata su un “lemma capostipite”, cioè una parola (per lo più latina) che si può considerare alla base di tutte le voci italiane riunite all’interno della famiglia, che infatti, direttamente o indirettamente, sono da questa derivate. I normali dizionari – che sono ordinati alfabeticamente – non consentono di cogliere tutti i rapporti derivativi esistenti all’interno del lessico italiano: l’unico che ha tentato, oltre vent’anni fa, un’operazione del genere, è stato il DIR. Dizionario Italiano Ragionato, che al momento della pubblicazione (1988) ebbe per questo alcune recensioni favorevoli e anche una buona accoglienza nel mondo della scuola. Ma si trattò di un esperimento a cui non arrise il successo sperato, tanto che – pur tenendo conto dell’importante precedente costituito dal DIR – non abbiamo voluto che il RIF ripercorresse la stessa strada. Abbiamo così deciso di non assimilare (neppure sul piano della consistenza e del peso) il nostro repertorio ai dizionari dell’uso, ma di tenerlo da questi ben distinto. Il punto di riferimento per il lemmario e le definizioni è stato lo Zingarelli 2019, ma abbiamo selezionato le voci da raccogliere, che sono poco più di 25.000, anzitutto lasciando da parte sia le parole “isolate” sul piano etimologico, sia le famiglie costituite da un numero limitato di parole. Inoltre, all’interno delle famiglie selezionate (366 in tutto) abbiamo eliminato le voci che lo Zingarelli 2019 etichetta come rare o desuete e molti composti (trasparenti sia nella forma sia nel significato); anche la presenza dei prefissoidi e dei suffissoidi d’origine greca nel RIF è assai contenuta (e ancor più quella dei termini formati con questi). Non abbiamo però rinunciato né a inserire neologismi, né a verificare le etimologie fornite dallo Zingarelli 2019 su altri repertori lessicografici. Infine, non abbiamo puntato a fornire, per ogni parola italiana accolta nel lemmario del RIF, tutti i significati che può assumere, ma soltanto le accezioni necessarie per cogliere i rapporti semantici all’interno della famiglia, recuperando (ove necessario) anche significati ormai obsoleti. Naturalmente, oltre che dal significato, tutti i lemmi sono accompagnati dalla qualifica grammaticale e dalle eventuali marche d’uso.

 

Dipendenza ed etimologia sincronica

 

Ma le novità maggiori sono due e riguardano proprio la possibile fruizione dell’opera. La prima consiste nella scelta del “lemma capostipite”: il DIR partiva dalla parola italiana, raccogliendo per esempio le voci derivate dal lat. pellĕre ‘spingere, battere’ sotto il lemma polso (unico esito popolare, dal lat. pŭlsum ‘battito’, tratto dal supino di pellĕre, perché in quella zona dell’arto si avverte particolarmente il battito cardiaco), che certo non può dar conto dei significati di voci come compulsare, impulso, propellente, repulsione, ecc., che pure appartengono alla stessa famiglia; risalire al latino permette invece di cogliere il nesso tra i diversi significati. La seconda novità è rappresentata dalla sequenza con cui i derivati vengono proposti. Il DIR segue l’ordine alfabetico, mentre nel RIF subito dopo il “lemma capostipite” è posta la parola che, sia per forma sia per significato, è quella più vicina al capostipite stesso. L’ordinamento prosegue poi in ordine alfabetico, con le parole “primarie”, che sono stampate in azzurro e allineate al lemma: si tratta di voci legate direttamente al capostipite o tratte da derivati esistenti già in latino o mediate da altre lingue (tra queste ultime figurano infatti tutti i prestiti non adattati, compresi i latinismi); grazie al sistema che gergalmente abbiamo chiamato “degli annidamenti”, i lemmi che discendono da queste parole sono collocati subito sotto il loro antecedente (violando dunque spesso l’ordine alfabetico), sono scritti in nero, rientrati e introdotti da una o più piccole frecce. In tal modo i rapporti “gerarchici” di dipendenza sono immediatamente percepibili al lettore: parlo di dipendenza e non propriamente di derivazione perché, accanto ai veri e propri derivati (per lo più suffissati e prefissati), si hanno anche latinismi, forestierismi adattati, retroformazioni; in tali casi il rapporto (formale e semantico) con le presunte basi rientra in quella che si definisce “etimologia sincronica” (l’etimologia effettiva viene comunque segnalata, tra parentesi quadre, dopo la definizione, e in questa sede si forniscono anche le indicazioni che spiegano la dipendenza sul piano semantico e, talvolta, fonetico).

 

MEMOREM, COR, MENTEM

 

Fornisco, per concludere, una piccola esemplificazione dell’opera citando tre famiglie del RIF che comprendono parole tra loro legate sul piano semantico. La prima ha per capostipite l’aggettivo latino MEMOREM (per nomi e aggettivi si parte, come è d’uso, dall’accusativo). Le parole in azzurro sono poche: nell’ordine, memore, membrare, memento, memo, memoir, memorabilia, memorandum e memorial. Di queste due sole hanno discendenti (in nero, introdotti da una o più freccette): memore, a cui si legano memorare (da cui dipendono memorabile, commemorare, smemorare, ecc.), memoria (con memoriale, memorialista, ecc, fino a promemoria) e immemore; membrare, da cui rimembrare e rimembranza. Il verbo ricordare, invece, è l’ultimo lemma in azzurro che figura nella famiglia che ha per capostipite COR ‘cuore’ (genitivo CORDIS), perché, come spiega l’etimologia, per gli antichi era il cuore la sede della memoria e ha tra i discendenti il deverbale ricordo e il contrario scordare, formato da ricordare con un cambio di prefisso. Quanto a dimenticare, sinonimo di scordare, è “annidato” sotto l’aggettivo dimentico, che a sua volta discende da mente, il primo lemma che figura dopo sotto il capostipite MENTEM, a cui si legano anche mentale, mentecatto, rammentare, demente (con demenza e demenziale). In questa stessa famiglia troviamo voci diverse, come commento (con commentare), il suffisso avverbiale -mente (grammaticalizzazione dell’ablativo latino mente, che significava in origine ‘con mente’), mentire, menzione, menzogna e sgomentare, che alla “mente” fanno comunque riferimento.

 

Utilizzazione didattica

 

Le modalità di utilizzazione didattica del RIF, che alla fine registra in ordine alfabetico tutte le parole comprese nell’opera (alcune di esse figurano in più di una famiglia) sono molte e quindi ci auguriamo che possa effettivamente servire allo scopo per cui è stato concepito. Ma speriamo che questa nuova organizzazione di una parte non trascurabile del lessico italiano possa costituire anche un’occasione di stimolo per ulteriori ricerche, sia in sincronia sia in diacronia, negli ambiti della morfologia lessicale e della semantica.

 

Riferimenti bibliografici

DIR = Dizionario Italiano Ragionato, diretto da Angelo Gianni, Firenze, D’Anna - Sintesi, 1988.

RIF = ASLI Scuola. Repertorio Italiano di Famiglie di parole. Dagli etimi ai significati per arricchire il lessico, a cura di Michele Colombo e Paolo D’Achille, Bologna, Zanichelli, 2019.

Lo Zanichelli 2019 = Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, rist. della 12a ed., a cura di Mario Cannella e Beata Lazzarini, Bologna, Zanichelli, 2018.

 

Immagine: L’albero della vita di Gustav Klimt

 


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