23 dicembre 2019

Un grande albero di parole (e non solo etimologie)

Il Repertorio Italiano di Famiglie di Parole (RIF) di Michele Colombo e Paolo D’Achille (Bologna, Zanichelli 2019), messo anche sotto il segno dell’ASLI Scuola perché realizzato con la collaborazione di 37 membri di questa Associazione, è uno strumento lessicografico totalmente nuovo. È diverso dai normali vocabolari che ordinano il lessico in base al criterio più estrinseco che si possa immaginare, l’ordine alfabetico (che tuttavia resta per noi la chiave dell’universo linguistico). E anche dai dizionari cosiddetti “ragionati” (o analogici), che ci forniscono costellazioni di parole che ricorrono in un determinato campo concettuale e sono raggruppate per aiutarci a svolgere discorsi intorno a un dato tema. E anche dai nuovissimi dizionari che propongono le “combinazioni” semanticamente più appropriate tra nomi e aggettivi, verbi e nomi. Il RIF si avvicina, certo, ai dizionari etimologici, perché le “famiglie di parole” sono pur sempre tenute insieme da una particella di significato proveniente da una parola esistente a monte (una specie di protoplasma, oggi si direbbe piuttosto un programma genetico), che si conserva in tutti gli organismi derivati, anche attraverso le trasformazioni intervenute. Ma l’obiettivo principale non è questo, bensì di inseguire tutti i discendenti di quel lontano capostipite, generatisi in epoche e attraverso trafile diverse, e ritrovatisi, come non accade nella stirpe umana, tutti insieme nella realtà sincronica.

 

Il capostipite DIEM

 

Ognuna delle 366 famiglie raccolte nel RIF ci presenta grandi agglomerati di vocaboli tra i quali si cerca di individuare le linee di sviluppo e le tante gemmazioni di quell’elemento semantico iniziale. Prendiamo ad esempio la famiglia che ha per capostipite il vocabolo latino DIEM (indicato con la forma dell’accusativo, quella più vitale nel latino parlato e nelle lingue romanze). I suoi 80 discendenti sono passati in rassegna in questo modo:

- si indica prima di tutto il discendente che ha conservato la fisionomia più vicina a quella del capostipite: è il nome ; dal quale dipendono 6 composti italiani (addì e i primi cinque giorni della settimana);

- seguono 25 altre voci “primarie”, cioè che, partendo da un derivato già latino del capostipite, hanno avuto vita propria e hanno fatto poi da fonte per vari derivati e composti nell’italiano. Queste voci sono elencate nell’ordine alfabetico e vanno da abat-jour a trinundino, ognuna delle quali è seguita dai suoi discendenti (che assommano a 54).

 

Abat-jour e meridione, parenti lontani

 

Quattro casi, che si colgono facilmente in questa famiglia, illuminano in dettaglio i criteri di questo ordinamento. Incontriamo per primo, per l’ordine alfabetico, abat-jour (forestierismo ormai accolto nella nostra lingua) che sta a sé, perché, pur richiamando la parola latina diurnum, è entrato per suo conto in italiano. In lista c’è anche giorno, nostro continuatore di quello stesso aggettivo latino e procreatore di 28 discendenti, da giornale (con i suoi derivati e composti) a soggiorno. Sul piano di giorno troviamo oggi, che ha il suo antefatto diretto nel latino hodie, a suo tempo derivato di hoc-die. Illuminante il caso del rapporto tra meridione e meridionale: entrambi ci riconducono a meridies (e quindi non direttamente al capostipite diem) e se apparentemente il secondo è un derivato del primo (come tale è registrato, dopo una freccetta), in realtà il secondo è nato prima, perché ha un antecedente latino (tardo), mentre il primo è stato ricavato dall’aggettivo, per analogia su settentrione (da septemtrio, nome di una costellazione).

 

Di chi è figlio il proletariato

 

Uno sguardo a un’altra voce: i circa 200 membri della famiglia che ha come capostipite il verbo ALERE “nutrire, alimentare”. A un certo punto l’occhio cade su proletariato. Sappiamo tutti che proletarius esisteva già in latino e che il termine per indicare la classe sociale, con significato politico nuovo, è stato coniato in Francia nei primi decenni dell’800 e di lì si è esteso in Europa (in italiano è attestato dal 1835). Siamo a prima vista sorpresi. In realtà, è inserito correttamente come derivato di prole, continuatore diretto del latino PROLEM, e poiché questo vocabolo si era formato già nel latino classico, componendo PRO e ALERE (“allevare”), ecco perché proletariato (insieme con i suoi parenti stretti) figura nella discendenza di questo verbo.

 

Una visione unificante

 

Quali conoscenze di più ampio respiro ricaviamo dalla lettura di quest’opera? Certo non la consulteremo per cercare l’etimologia di una parola che c’interessa. Il suo obiettivo è un altro, e si colloca sia in ambito scientifico, sia in quello della sensibilità di un lettore comune, minimamente interessato alla vita delle lingue. Per il primo contano i risultati della ricerca degli agganci meno visibili tra le parole, perché spesso situati non su una linea discendente ma collaterale, in contesti diversi e su piani cronologici diversi. Al lettore comune (ma si tenga conto del mondo scolastico) si offre una visione unificante e molto più estesa di ammassi di parole che altrimenti gli sembrerebbero estremamente distanti tra loro. Tornando a una di queste grandi famiglie, quella di FACERE (con 400 discendenti): chi mai penserebbe che l’azienda, l’olfatto, l’infezione, il double-face, il prefetto e il furfante si tengono per mano attraverso i secoli? Basterebbe a farlo supporre il permanere della consonante f (sparita solo nell’evoluzione del primo vocabolo in area spagnola)? Eppure la spia è proprio lì, ma occorre una vista molto acuta per coglierla.

 

In 25.000 per fare un albero

 

Segnalo infine il frutto di una fatica che autori e autrici di quest’opera non si sono risparmiati: l’indice finale di tutte le voci (oltre 25.000) scovate negli anfratti creati dall’intreccio di rami e radici emessi in tutte le direzioni dai 366 capostipiti. Si mediti sull’appropriatissima immagine arborea messa in copertina.

 

Immagine: Tronco e rami di un albero di mele

 

Crediti immagine: Acabashi [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

 

 


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