24 dicembre 2019

Come arricchire il lessico “astratto” di uno studente

La distinzione tra nomi astratti e concreti è tanto radicata nella tradizione scolastica, a partire dall'Ottocento, quanto discutibile nel suo statuto cognitivo. Fame dovrebbe essere un nome astratto, perché non la tocchiamo e non la percepiamo con nessuno dei cinque sensi ma, quando il tasso di glucosio nel sangue si abbassa oltre una certa soglia, il "centro della fame", nell'ipotalamo, si fa sentire, eccome. Il salto di un uomo o di un animale lo vediamo, ma a rigore vediamo chi salta, non il salto in sé.

 

Vecchio, anziano, attempato, logoro: sinonimie

 

Quando parliamo di "lessico astratto", specie in riferimento al suo mancato possesso da parte di una quota verosimilmente alta di parlanti, ci riferiamo, però, a una nozione più facilmente ed empiricamente circoscrivibile. Si tratta di quelle parole (nomi, aggettivi, avverbi, verbi) che si riferiscono ad alcune azioni e ad alcune qualità fondamentali (come fare, arrivare, parlare; vecchio, superbo, notevole), sfumandone e restringendone in vario modo il significato. Per la comunicazione quotidiana posso anche farne a meno e accontentarmi, poniamo, di vecchio: un vecchio signore, una vecchia casa, idee vecchie, una vecchia giacca, vino vecchio. Ma per ciascuna di queste nozioni esiste una gamma di possibilità alternative che ne delimitano variamente l'accezione. Siamo nel campo dei "sinonimi": i sinonimi puri, ossia perfettamente intercambiabili, non esistono o quasi (nell'italiano attuale è il caso di tra e fra, che ciascuno di noi usa promiscuamente, senza farci caso); ma esistono, e sono rilevanti quanto più il discorso, parlato e soprattutto scritto, si fa complesso e articolato, le varie sfumature. Anziano concorre con vecchio come forma di maggiore riguardo in riferimento a persone e ormai anche ai tradizionali animali d'affezione, il cane e il gatto: una "formica anziana" ci farebbe ridere, ma un "cane anziano" da portare al veterinario no. Ancora più ristretto l'uso di attempato, riferibile solo a persone: «un attempato fotografo che aveva lo studio nel palazzo» (Elena Ferrante). Un indumento può essere liso («un soprabito liso e striminzito» Giorgio Bassani) o logoro («la stessa tonaca logora e frittellosa» Carlo Cassola); ma logoro può usarsi anche in senso figurato, per indicare idee o espressioni stancamente ripetute («scegliere nel loro logoro repertorio i lazzi e le battute che ritenevano più divertenti» Michele Prisco).

 

In classe, riunire le parole per famiglie

 

Il problema è come arricchire il lessico, tipicamente quello di uno studente. Certo non studiando le pagine di un dizionario e nemmeno confidando solo nella pratica, salutare, della lettura (non soltanto di testi letterari, ma di saggistica su vari argomenti), che crea un processo di osmosi, è vero, ma solo nel caso di lettori forti. Una possibilità didattica da esplorare, facilmente percorribile da chi abbia una pur rudimentale conoscenza di latino (licei classico e scientifico ordinamentale, delle scienze umane, linguistico), ma applicabile all'intero universo studentesco, perché sollecita la naturale curiosità di bambini e adolescenti per l'etimologia, è quella di riunire le parole per famiglie.

 

Riflettere sull’esempio di flettere

 

Prendiamo il caso di flettere (participio passato: flesso). Il significato fondamentale di 'piegare' è variamente modificato a seconda del prefisso: deflettere si usa raramente in senso proprio ('scostarsi da una direzione prestabilita') e abitualmente nel senso figurato di 'venir meno a un principio', estroflettersi è un termine del linguaggio scientifico che indica lo svilupparsi "verso l'esterno"; genuflettersi è formato dal latino genu e ha il significato, trasparente una volta individuate le componenti, di 'inginocchiarsi'; riflettere etimologicamente 'piegare all'indietro' ha un doppio significato: quello proprio di 'rinviare un certo stimolo fisico' (riflettere la luce, un suono) e quello figurato di 'considerare attentamente', come se un certo pensiero tornasse indietro, su di sé, saggiando la propria tenuta. Ricca anche la gamma di aggettivi formati dal tema fless-: flessibile, in doppia accezione (propria: un ramo f.; figurata: un atteggiamento f. L'antonimo inflessibile si usa solo in questa seconda accezione: «sarò inflessibile»); riflessivo (solo nell'accezione figurata); flessivo («l'italiano è una lingua flessiva»), flessuoso 'armonioso, sinuoso'.

 

Oltre il lessico fondamentale

 

Di tutti questi vocaboli il GRADIT di Tullio De Mauro qualifica come appartenente al lessico fondamentale solo riflettere; gli altri sono ascritti al linguaggio tecnico-scientifico (estroflettersi, flessivo), a quello genericamente «comune», e dunque considerati «genericamente noti a chiunque abbia un livello mediosuperiore di istruzione» (p. XX) o addirittura «di basso uso» (deflettere). Ma la scuola superiore, dai licei ai professionali, una volta assicurata la padronanza del lessico fondamentale, deve assicurare il possesso agli studenti italofoni – altro discorso richiederebbero quelli che hanno imparato l'italiano da adolescenti – proprio di questa porzione di lessico astratto, che è quello indispensabile per affacciarsi all'orizzonte culturale di riferimento con una qualche consapevolezza.

 

Bibliografia

Michele Colombo e Paolo D'Achille, Repertorio Italiano di Famiglie di Parole, Bologna, Zanichelli, 2019

Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell'uso (GRADIT), Torino, UTET, 1999

Tullio De Mauro, Primo Tesoro della Lingua Letteraria Italiana del Novecento, Torino-Roma, UTET-Fondazione Bellonci, 2007

Raffaella Setti, Nomi astratti e nomi concreti, risposta pubblicata sul sito dell'Accademia della Crusca il 10 aprile 2009.

 

Immagine: L'albero rosso di Piet Mondrian

 


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