Lingua, grammatica e società: senza, con e oltre lo schwa

 

Due mesi fa, pubblicammo questo breve testo come premessa a un intervento comparso in “Lingua italiana”-Treccani.it, mentre era in corso da qualche tempo un dibattito ampiamente mediatizzato, in alcuni casi (specialmente nei social media) rancoroso e divisivo, sullo schwa (Ə; detto anche “e capovolta” o “e rovesciata”) e sulle proposte di eliminazione di determinate marche di genere grammaticale: «La petizione “pro lingua nostra” (contro lo schwa) lanciata dal linguista Massimo Arcangeli ha rilanciato il dibattito sull’uso di simboli che dovrebbero rendere la nostra lingua più “inclusiva”. Prima di condannarli, proviamo ad analizzarli dal punto di vista di una grammatica ragionevole. Per fornire appigli a chi voglia scegliere con responsabilità e cognizione di causa, nel rispetto delle regole comuni e a tutela di chi è più debole». La questione è molto sentita. Forse, nei tragici tempi di guerra che stiamo respirando da vicino, accompagnati da un’esplosione di discorsi di odio, possiamo fare un tentativo, con questo Speciale, di portare un parziale ma significativo esempio di impegno, nella particolare porzione di realtà che intreccia lingua, grammatica, società e civiltà umana, a discutere in modo sereno e costruttivo dentro e oltre la questione dello schwa, tra persone (linguisti e non soltanto linguisti) che la pensano in modo diverso. Interventi di Fabrizio Acanfora, Claudia Bianchi, Cristiana De Santis, Vera Gheno, Andrea Moro.