06 maggio 2021

La tarantola e il grand tour

Il Settecento fu il secolo d’oro della letteratura sul tarantismo, e il grand tour può considerarsi il grande e duraturo laboratorio scientifico e culturale a cielo aperto in cui i viaggiatori stranieri poterono osservare e misurare l’attendibilità delle testimonianze e degli enunciati riguardanti il controverso fenomeno. Scienziati e intellettuali, laici e religiosi, a loro volta protestanti e cattolici; e ancora, esponenti di scuole filosofiche fra loro diverse e opposte, puntando verso il Mezzogiorno d’Italia, ne fecero menzione o, più spesso, la trattazione.

 

Un autentico teatro canicolare della possessione

 

Il morso della tarantola e i suoi effetti sono un immancabile locus nei carteggi e nei resoconti pubblicati dai visitatori del Regno di Napoli in generale e della Puglia in particolare. Nei libri e nelle lettere di viaggio, infatti, tarantola, tarantismo e tarantati non furono soltanto mere ed eccentriche curiosità, ma sovente oggetti tematici di serissimo interesse medico, musicologico ed entomologico che, in un turbine editoriale senza precedenti, avevano riempito gli scaffali delle biblioteche e delle librerie europee, erano stati argomento di dissertazioni a firma di autori come Athanasius Kircher e Jean-Jacques Rousseau, avevano acceso aspre controversie, avevano visto giocarsi sulla propria arena destini professionali e accademici, nella riproduzione parossistica di un genere letterario risalente al tardo medioevo che gode tuttora di una grande fortuna critica. Contesa fra scienza e senso comune, la narrazione del tarantismo come qualcosa di esotico e misterioso a portata di viaggio continentale contribuì inoltre a conferire al sud mediterraneo, insieme alla rievocazione del mondo classico e alla descrizione del paesaggio, un’aura suggestivamente impregnata di primitivismo. Di qui la trasfigurazione dello scenario meridiano, popolato di ragni minacciosi e di spiriti inquieti – i pazienti adusti et phraenetici della vecchia tassonomia medica – in un autentico teatro canicolare della possessione che avrebbe ispirato le pagine della “Terra del rimorso” di Ernesto de Martino, l’ultimo, forse, tra i colti vagabondi del grand tour. In riferimento al tarantismo, e non solo, il grand tour costituisce infatti l’insospettabile antecedente di tutte le scienze antropologiche e, nella fattispecie, dell’etnografia e dell’etnomusicologia. Quando George Berkeley, Carl Ulixes de Salis-Marschlins, Mårten Kähler, Andrew Turnbull e Henry Swinburne giungono in Puglia, intendono verificare quanto appreso dalla lettura della “Cyclopaedia” di Ephraim Chambers, dalla dissertazione di Giorgio Baglivi e dal saggio di Richard Mead. Ripercorrendo i passaggi in Puglia di queste figure, è possibile comprendere il rilievo che il fenomeno del tarantismo ha assunto nella cultura europea del XVIII secolo.

 

Lo sguardo del viaggiatore straniero

 

Lo sguardo del viaggiatore straniero riusciva spesso a decifrare un primo dato inconfondibile nella società meridionale italiana: i tratti di quella che è stata definita una famiglia terapeutica allargata composta da tre attori che apparentemente non avevano nulla in comune: i medici di provincia, non sempre fautori dello scetticismo verso le presunte responsabilità della tarantola; i guaritori e i musicoterapeuti; i preti secolari, i monaci e i frati. Sul principio dell’estate del 1714, il filosofo George Berkeley incontra nelle campagne di Manduria un medico intento a raccogliere erbe medicinali e convinto che i disagi dei tarantati fossero spesso simulati a scopi lascivi. Durante il suo secondo viaggio in Italia meridionale, Berkeley incontra a Barletta un sacerdote che gli spiega come, secondo lui, il ruolo che un prete gioca nel tarantismo sia una sorta di apostolato magico, medico e religioso consistente nella somministrazione al paziente di vino in cui sia stata immersa la lingua pietrificata di un serpente e, dopo il nono ballo, ultimo di un ciclo coreutico di tre giorni, la malattia cessi.

Un altro viaggiatore britannico, Henry Swinburne, coglie invece il conflitto in atto, in quegli anni, fra credulità popolare e lumi della ragione. Passando da Brindisi, egli nota come molte persone non condividono lo scetticismo del medico napoletano Francesco Serao e di altri autori, secondo i quali il veleno della tarantola non avesse alcun effetto nell’insorgere del morbo.

 

L’intreccio fra medicina istituzionale, magia popolare e spiritualità cattolica

 

Già informato del tarantismo dagli studi del naturalista Alberto Fortis, l’aristocratico svizzero Carl Ulysses de Salis-Marschlins ha invece la fortuna di visitare i luoghi della tarantola sotto la guida dell’arcivescovo di Taranto Giuseppe Capecelatro, mentore dell’entomologo calabrese Antonio Maria Minasi, a sua volta qualificato informatore dei viaggiatori svedesi Jacob Jonas Björnståhl e Frederik Rudbeck. La gran parte delle visite in Puglia da parte di viaggiatori nordeuropei si concentra nella seconda metà del ’700, periodo nel quale vi approdano rispettivamente il medico svedese Mårten Kähler, allievo di Carlo Linneo, e il suo collega scozzese Andrew Turnbull, giovane promessa della scuola medica di Edimburgo.

Kähler, come prima di lui Berkeley, comprende il complesso intreccio fra medicina istituzionale, magia popolare e spiritualità cattolica esistente nella Puglia settecentesca; svolge cimenti musicali per saggiare la reattività dei pazienti alle arie tradizionalmente impiegate nella musicoterapia, ma comprende altresì come il tarantismo sia un fenomeno sociale urbano, della città di Taranto in particolare.

Turnbull, invece, visita Otranto e scopre, confermando il dato del coacervo medico-popolare-spirituale e che la cura dei tarantati avviene attraverso tre passaggi: la danza sotto accompagnamento musicale, il conforto da parte della comunità familiare e del vicinato, il ripristino della psicomotricità attraverso la somministrazione di bevande cordiali e la riabilitazione fisica.

L’importanza della letteratura del grand tour sul tarantismo risiede infine nel suo prezioso carattere di testimonianza della fortuna critica degli autori di trattati scientifici e divulgativi, passati e contemporanei, all’interno del panorama biomedico del secolo dei Lumi: un contrappunto ermeneutico, diacronico e sincronico, in cui spesso la consultazione documentale, l’osservazione diretta del fenomeno e il dialogo con gli abitanti locali, precorrono, sia pure in forma metodologica acerba, l’avvento delle scienze etnoantropologiche nel secolo successivo.

 

Bibliografia

G. Baglivi, Dissertatio VI de Anatome, Morsu et Effectibus Tarantulae in Opera omnia medico-practica et anatomica, Norimbergae, apud Adam Stein et Gabriel Nicholas Raspe, 1751;

G. Berkeley, Viaggio in Italia, a cura di T.E. Jessorp, Napoli, Fimiani, 1979;

J.J. Björnståhl, Resa til Frankrike, Italien, Sweitz, Tyskland, Holland, Ängland, Turkiet och Grekeland: beskrifven of och efter Jacob Jonas Björnståhl efter des död utgifven af Carl Christof Gjörwell konglige bibliothecarie, vol. I, Stockholm, s.t., 1780-1784;

Cyclopædia; or, an Universal dictionary of arts and sciences [...] Compiled from the best authors, 2 voll., Londra, J. & J. Knapton, 1728

E. De Martino, La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Milano, Il Saggiatore, 1961

G.L. Di Mitri, La febbre del viaggio. Il grand tour scientifico nel Regno di Napoli, Galatina, Mario Congedo Editore, 2002

G.L. Di Mitri, Storia biomedica del tarantismo nel XVIII secolo, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2006

C.U. De Salis Marschlins, Nel regno di Napoli. Viaggi attraverso varie province nel 1789, a cura di T. Pedio, Galatina, Mario Congedo Editore, 1979

M. Kähler, Anmàrkningar vid Dans-sjukan eller den så kallade Tarantismus, in «Kongliga Vetenskaps Akademiens Handlingar», vol. XIX, Stoccolma, s.t., 1758, pp. 29-39

R. Mead, A Mechanical Account of Poisons in Several Essays, Londra, J.R. for R. South, 1702

A.M. Minasi, voce ‘Tarantola’ in D’Aquino T.N., Delle delizie tarantine libri IV. Opera postuma di Tommaso Niccolò d’Aquino Patrizio della Città di Taranto. Prima edizione da Cataldanton Atenisio Carducci Nobile Fiorentino…, Napoli, Stamperia Raimondiana, 1771

F. Serao, Della tarantola o sia falangio di Puglia. Lezioni accademiche, Napoli, s.t., 1742

H. Swinburne, Travels in the Two Sicilies, [...] in the years 1777, 1778, 1779 and 1780, London, P. Elmsly, 1783-1785

A.J.M. Turnbull, Copy Letter from Mr. Turnbull to Archibald Menzies, of Kildare, Esquire; dated from Delphos, concerning Italy, the Alleged Effects of the Bite of the Tarantula and Grecian Antiquities, in «Essays and Observations Physical and Literary Read before the Philosophical Society of Edinburgh and Published by Them», III, Edinburgh, J. Balfour, 1771, pp. 100-115.

 

 

Immagine: Porto di Taranto

 

Crediti immagine: Jacob Philipp Hackert, Public domain, via Wikimedia Commons

 


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