27 marzo 2020

Scrivere il teatro, dal testo drammatico allo spettacolo

 

Testi collettivi

 

“Scrivere il teatro” è il titolo di un concorso nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione - Direzione generale per lo studente e dal Centro italiano dell’International Theatre Institute dell’UNESCO. L’idea, di Fabio Tolledi, è nata dal bisogno di celebrare in modo creativo la Giornata Mondiale del Teatro con gli studenti, con lo scopo di usare questo mezzo per far raccontare i loro desideri e disagi. La scrittura per il teatro, d’altronde, è un modo originale per coinvolgere creativamente gli studenti; in più occasioni mi sono accorto di questo interesse da parte di molti di loro, e della mancanza di riferimenti per poterlo esercitare.

Il primo bando ha ottenuto un buon successo; gli oltre duecento testi pervenuti rivelavano da subito le grandi potenzialità di questa forma espressiva, che ha consentito negli anni di portare alla luce dei contesti didattici di alta qualità, in cui i docenti avevano sicuramente un ruolo decisivo ma che potevano contare sul contributo fondamentale di ragazze e ragazzi motivati e generosi. Nella quasi totalità dei casi si tratta di testi scritti da un collettivo, e la pluralità dei modi in cui sono stati creati meriterebbe un esame approfondito e a se stante.

 

2016. Violenza sulle donne

 

Era il 2016, e il testo vincitore – Tu dov’eri, quando è successo? di un gruppo del Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Sora, in provincia di Frosinone, che trattava in modo toccante il tema della violenza degli uomini sulle donne – e i tre testi segnalati (per ogni ordine di scuola) sono stati letti da due attori professionisti nella cerimonia conclusiva al Teatro Vascello di Roma, davanti a una platea di studenti delle scuole superiori. Erano presenti le delegazioni degli studenti autori dei quattro testi, che sono stati premiati con una targa; la mattinata si concludeva con la lettura del messaggio che nella Giornata Mondiale del Teatro (27 marzo) un autore di fama mondiale rivolge ai teatranti di tutto il mondo.

 

2017. Il terremoto di Norcia

 

Nel 2017 fu introdotta la prima novità: il testo vincitore sarebbe stato messo in scena dagli studenti aiutati da artisti professionisti. Il laboratorio e le prove sarebbero stati fatti in un periodo di full immersion in un teatro della loro città. L’edizione fu vinta da un gruppo di studenti dell’Istituto “De Gasperi Battaglia” di Norcia con Ma c’è un emoticon per il terremoto?: i ragazzi avevano messo in fila i messaggi WhatsApp che si erano scambiati immediatamente dopo il terremoto del 30 ottobre. Ma nella città distrutta non c’era nessun luogo per poter provare, né tantomeno mettere in scena lo spettacolo. Fu deciso di mettere a disposizione la residenza artistica della compagnia Accademia Mutamenti a Cinigiano, in provincia di Grosseto, dove era possibile usufruire – grazie al Comune – di una foresteria e di un teatro che avrebbero potuto ospitare tutti. L’esperienza della residenza artistica con i ragazzi, in un posto diverso dal loro luogo consueto di abitazione, e quindi in un contesto creativo totalmente immersivo, fu così straordinaria che è diventata poi l’elemento caratterizzante di Scrivere il Teatro.

 

2018. Franco Basaglia

 

Dal 2018, anno in cui ha vinto il testo Bastava un abbraccio, realizzato da un Laboratorio di scrittura creativa degli studenti di due classi del Liceo Artistico “Max Fabiani” di Gorizia sull’esperienza di Franco Basaglia, si è stabilito che anche gli studenti autori dei testi segnalati – bambini della scuola primaria, ragazzi della secondaria di primo e secondo grado – avrebbero avuto l’occasione di fare un breve laboratorio con esperti, che li avrebbero raggiunti a casa loro per realizzare una performance o una lettura scenica della durata massima di 10 minuti, da presentare insieme al testo vincitore su palco di un teatro di Roma, che quell’anno fu il Teatro Eliseo.

 

2019. Il bullismo

 

Nel 2019 si è aggiunto un ulteriore elemento: dopo il debutto romano i vincitori avrebbero fatto una replica dello spettacolo nel teatro della loro città. I primi ad avere questa possibilità sono stati gli studenti di una quinta dell’Istituto tecnico “Majorana” di Rossano, in provincia di Cosenza; con il testo Ti ho trovato! avevano raccontato la storia vera di un ragazzo della loro scuola, vittima di bullismo e di una vita familiare fortemente disagiata.

 

La residenza artistica con Sara Donzelli

 

Questa continua evoluzione è un indice di vitalità della didattica del teatro, che ha ancora grandi potenzialità da sviluppare. La residenza artistica, in cui si compie l’atto creativo dal testo alla scrittura scenica, è l’elemento più originale e caratterizzante dell’intero percorso ed è guidato soprattutto dall’attrice e pedagoga Sara Donzelli. L’incontro dei ragazzi con esperti di teatro è una pratica consueta nelle scuole italiane, ma normalmente avviene con la modalità di un incontro di due ore una volta alla settimana. L’esplosione del tempo dovuta alla residenza consente di andare a fondo nelle pratiche di attivazione della fantasia, attraverso il lavoro proprio della cultura e dell’artigianato teatrale: un tempo giornaliero dedicato al training, per aprire e rendere ricettivo e pronto all’azione l’apparato psicofisico dei ragazzi; l’analisi del testo, che si scompone nelle sue diverse parti drammatiche, individuando gli eventi e le parole chiave che dovranno guidare l’azione; gli esercizi scenici, le improvvisazioni e le prove sul palco conseguenti a questa analisi. Ogni giornata è scandita da un ordine del giorno, a seconda delle necessità artistiche che via via si presentano, con un’evoluzione dal primo all’ultimo giorno. Come nella vita di una compagnia teatrale.

Il tempo a disposizione è interamente dedicato al teatro, tutte le energie sono assorbite dalla creazione dell’opera. È come assistere a una serie ininterrotta di scoperte; anche i momenti di convivialità sono preziosi, dalla colazione del mattino alle chiacchiere serali, e servono ad approfondire relazioni e punti di vista.

 

Il senso stesso del teatro

 

L’intero processo – nell’esperienza di questi anni – è stato sorprendente sia per gli studenti che per noi esperti. Qualcosa che ha a che fare con il senso stesso del teatro, perché prende le mosse dalla necessità di ragazze e ragazzi di raccontare una propria storia che poi, attraverso la drammaturgia, la recitazione e la messa in scena, viene condivisa prima di tutto da loro stessi – i primi ad essere sorpresi dal risultato scenico del loro testo – poi con una piccola comunità fino a poco tempo prima sconosciuta, nel paese di Cinigiano, poi con la comunità degli studenti romani in un grande teatro della capitale. Un rito, quest’ultimo, reso ancora più significativo dalla presenza delle istituzioni nazionali e internazionali, che si incontrano per celebrare la Giornata Mondiale del Teatro. Per tornare poi a casa, nel proprio teatro, per condividere con i propri compagni e concittadini il risultato raggiunto.

 

Immagine: Roma, via Nazionale, Teatro Eliseo

 

Crediti immagine: Lalupa / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)

 

 


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