23 aprile 2018

L’itanglish e l’insegnante di inglese

La lettrice L. D. scrive alla Treccani: «Da una vita insegno inglese nelle scuole superiori, ma negli ultimi anni vedo che i miei studenti, qualche volta anche quelli più portati, spesso pasticciano, pronunciano molte parole inglesi “all’italiana”, anche perché il cattivo esempio lo danno in tv, dai giornalisti ai ministri».

 

Risponde Gabriele Valle

 

Il 5 gennaio è ricorso il primo anniversario della scomparsa di Tullio De Mauro, di recolenda memoria. In questo articolo vogliamo rendere omaggio a uno dei più eminenti linguisti italiani del Novecento e lo faremo affrontando un angolo particolare della questione dell’anglicismo, invariabile protagonista delle nostre discussioni.

Ci vorrebbe un’enciclopedia per contenere tutto ciò che è stato scritto sull’anglicismo, almeno da quando, nel 1987, Arrigo Castellani, con efficace diagnosi, rilevò nell’italiano il virus del morbus anglicus. Nell’enciclopedia dovrebbe esserci un ponderoso tomo circa uno degli aspetti del problema: l’interferenza dell’anglicismo nell’apprendimento dell’inglese. Ciò vuol dire che l’itanglish, il nostro idioma nazionale, è un ostacolo, non un aiuto, per coloro che imparano l’inglese.

 

Distinguere tra inglese e anglicismo

 

L’itanglish è talmente radicato nella coscienza linguistica dei parlanti, che quelli che studiano l’inglese fanno sovente fatica a debellare certe aberrazioni dell’anglicismo. Si badi che abbiamo detto anglicismo, non vocabolo inglese, perché il primo, a differenza del secondo, non rispetta le norme della lingua materna di entrambi. In altre parole l’anglicismo, strappato dalla matrice e trapiantato in italiano, segue regole peculiari. Tocca al docente, in aula, spiegare le differenze tra un uso e l’altro. Ma la lotta è usurante poiché le brutte abitudini oppongono tenace resistenza.

Proviamo a fare qualche esempio. I nostri studenti di inglese, quando dicono fake news, usano spesso un verbo al plurale. Fanno fatica a ricordare che news, essendo quello che la grammatica chiama un «uncountable noun», vuole il singolare: the news is good; do you have any news of your brother?; I’ve got some news for you. Si pensi a Internet, che in inglese richiede l’articolo determinativo (the Internet). Che dire del nostro relax? È doppiamente erroneo: nella sua lingua originaria, dal punto di vista morfologico, è un verbo, non un sostantivo; dal punto di vista fonetico, quella e si pronuncia quasi come la nostra i. Andiamo avanti, senza relaxation. Chi in Italia va in gita non di rado viaggia in pullman, che per uno statunitense vuol dire ‘carrozza ferroviaria di lusso’, non ‘torpedone’. Chi non conosce il flipper? Un anglofono direbbe che è ‘pinna di un mammifero acquatico’, da non confondere con pinball.

 

Lo smoking non si indossa

 

Chi compra un’automobile nuova magari vuole che ci siano tutti gli optional, ma se lo dovesse chiedere in un inglese decente dovrebbe tenere presente che quella voce è aggettivo, non sostantivo. Chi, in Italia, partecipa a una prima a teatro magari indossa uno smoking, forse ignorando che l’unico smoke dell’inglese è quello che fuma; un nordamericano direbbe piuttosto tuxedo. A certi insegnanti viene l’emicrania quando si cerca di far capire che box non è ‘garage’ né ‘recinto’ per bambini piccoli. Altri docenti riescono a stabilire, una volta per tutte, con successo, che golf è il nome di un gioco, non di un certo maglione. A volte però sentono chiamare spider ‘ragno’ ciò che in inglese è convertible, ovvero un tipo di vettura. Chissà se sono una minoranza quelli che evitano fashion, sostantivo, al posto di fashionable, aggettivo. Guai a pronunciare band all’italiana nel Regno Unito di Sua Maestà, perché l’ascoltatore potrebbe capire una voce ritenuta volgare e ingiuriosa da quegli isolani.

 

Qui piace il “negozio sensuale”

 

Non va trascurato il vocabolario caliente (al posto di hot, preferito dall’anglomane compulsivo). Flash, pronunciato alla maniera dell’itanglish, assomiglia a flesh ‘carne’, metaforicamente ‘lussuria’. Ne siamo ben edotti: l’Italia è l’unico paese in cui la macchina fotografica accende la libido. In inglese vero flirt è verbo, non sostantivo: si può quindi flirt con qualcuno, non averci un flirt. Il nome corrispondente è flirtation, usato già dal D’Annunzio. Slip vuol dire ‘sottoveste’, non ‘mutandine minute’. Boxer è ‘pugile’, non ‘mutande a pantaloncino’. Sexy shop vuol dire, letteralmente, ‘negozio sensuale’, che va distinto da sex shop ‘negozio del sesso’. E non andiamo avanti per non far piangere.

 

L’inclinazione del tilt linguistico

 

Povero l’alunno di inglese in Italia, che spesso va «in tilt» forse sapendo che in inglese non è possibile «andare in tilt». Tilt vuol dire ‘inclinazione’. Povero l’insegnante di inglese in Italia, che si propone di insegnare l’inglese a chi padroneggia l’itanglish. Affannoso e improbo è il suo compito, che consiste nel contrastare l’anglicismo dell’italiano, nell’estirparlo dalla mente del discente, per far posto all’inglese vero, quello che abbaglia tutti quanti. Ai docenti va la nostra solidarietà. L’itanglish deforma l’italiano, ma deforma anche l’inglese. Loro lo sanno. Giusto è che lo sappiano tutti.

 

*Gabriele Valle è filosofo e insegnante italo-peruviano di origini genovesi. Nel 1989 con una borsa di studio frequenta un corso di Letteratura italiana all’Università di Genova; seguiranno le lauree in Lettere e Filosofia alla Pontificia Università Cattolica del Perù e all’Università di Trento. Nel 1992, a Lima, vince il secondo premio al concorso di traduzione Pan-latino, indetto dall’Unione Latina, un organismo internazionale con sede a Parigi e presente in molte nazioni di lingua romanza. Per tredici anni si dedica al giornalismo, soprattutto per il quotidiano «El Comercio», il cui supplemento culturale dirige per un biennio. Contemporaneamente, quale traduttore pubblico nominato dal Ministero degli Affari Esteri peruviano, presta il proprio servizio anche all’Ambasciata d’Italia. In Italia dal 2007, si occupa di filosofia del linguaggio e di traduzione; esercita la docenza presso l’Istituto accademico per interpreti e traduttori di Trento. Ha pubblicato articoli e saggi; tra questi ultimi, L’esempio della sorella minore. Sulla questione degli anglicismi. L’italiano e lo spagnolo a confronto (Studium, 2013), presente nel sito Treccani.it nella versione ridotta intitolata L’italiano, lo spagnolo e gli anglicismi, e L’italiano urgente. 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo (Reverdito, 2016). Da quest’ultimo prende avvio il sito Italiano Urgente, contenente il Nuovissimo vocabolario di Itanglish.

 

Immagine: Di sconosciuto [Public domain], attraverso Wikimedia Commons


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0