02 dicembre 2015

Diario postumo, breve storia di un collage

di Federico Condello*

 

Il Diario postumo (titolo arbitrario) attribuito a Eugenio Montale (senza fondamento) è una raccolta di 84 liriche dedicate alla poetessa lombardo-elvetica Annalisa Cima, che gelosamente ne conserva altresì i manoscritti, presunti autografi, in una banca di Lugano. La raccolta è stata edita integralmente da Mondadori nel 1996, a cent’anni dalla nascita di Montale, sotto il cui nome essa figura nelle biblioteche di mezzo mondo, complici le traduzioni in quattro diverse lingue.

 

L'enorme lascito

 

Nostra unica fonte sulla genesi della silloge - in gran parte un peana della Cima o del suo selezionato entourage - è, guarda caso, la Cima medesima, che il Diario postumo consacra ultima e suprema Musa di Montale, nonché poetessa eccelsa del nostro tempo (anche se i critici, forse depistati, fanno finta di niente). E cosa ci dice la Cima? Il poeta le avrebbe segretamente donato i testi fra il ’69 e il ’79, destinandoli a pubblicazione postuma e dettandole spettacolari modalità d’edizione: i testi, chiusi nel 1980, di fronte a un notaio, in 11 buste - 10 contenenti ciascuna 6 liriche, ma l’undicesima ben 18, per il gran finale - dovevano uscire in altrettante rate annuali, a partire da cinque anni dopo la sua morte. Così è stato: morto Montale nel 1981, dal 1986 la Cima ha scrupolosamente elargito al mondo il suo tesoro. Mondadori ha fatto il resto, giovandosi delle cure critiche di Rosanna Bettarini, già coeditrice, con Contini, di tutta l’Opera in versi di Montale. Non pago delle liriche, l’Eugenio nazionale avrebbe donato alla Cima mille altri inediti (disegni, traduzioni, conversazioni registrate su nastro magnetico), nonché 24 (ventiquattro!) testamenti, l’ultimo dei quali vòlto a diseredare la nipote Bianca e a incoronare la Cima plenipotenziaria d’ogni lascito montaliano.

 

Secondo Isella, un mediocre falso

 

Il rito delle rate turbò e incantò il mondo letterario, con pochi dubbiosi (fra i quali, meritoriamente, Giovanni Raboni). Ciò fino al luglio del 1997, quando Dante Isella, dalle colonne del «Corriere della Sera», giudicò il Diario postumo un mediocre falso. Egli fu il primo, ma non fu il solo: con lui Armando Petrucci, Romano Broggini, Pier Vincenzo Mengaldo. Contro, ovviamente, Rosanna Bettarini – che nella polemica fu la più fegatosa – oltre a Maria Corti, Angelo Marchese, Giuseppe Savoca, e numerosi altri. La querelle – dopo tanti interventi giornalistici contrapposti, fra l’estate del ’97 e l’inverno del ’98 – finì nel silenzio, pur con le lodevoli eccezioni di Alberto Casadei, Paola Italia e Paolo Canettieri.

 

Con metodi filologici, computazionali e digitali

 

Il silenzio giova ai falsari, come dimostra, nel nostro Paese, il vergognoso caso dei Diari pseudo-mussoliniani. Per questo, un paio d’anni fa, a me e ai colleghi di un’équipe interdisciplinare dell’Università di Bologna è parso doveroso tornare sul Diario postumo, tanto con metodi filologici tradizionali, quanto con nuove tecniche d’ordine computazionale e digitale. A me ‒ pur filologo d’altra parrocchia, quella classica ‒ è capitato di dedicare al caso un volume (I filologi e gli angeli. È di Eugenio Montale il “Diario postumo”?, Bologna, BUP, 2014).

 

Ecco, in sintesi, alcuni risultati

 

1) Lo spoglio di centinaia e centinaia di cronache giornalistiche ha dimostrato inverosimile la leggenda delle 11 buste: la storiella è nata tardi, per gradi e per aggiustamenti progressivi, che hanno lasciato, nero su bianco, segni patenti di contraddizione. Ma c’è di più: se Montale avesse davvero imbustato e sigillato i suoi testi nel 1980, dovremmo riconoscere in lui un profeta formidabile, capace d’indovinare una sequenza impressionante di eventi successivi al suo decesso: per fare solo due esempi fra i tanti, le date di morte di Solmi (1981, ma un mese dopo Montale) e Sereni (1983), visto che le poesie a loro dedicate escono dalle loro brave buste (chiuse da anni!) esattamente nei rispettivi decennali funebri (busta VI, nel 1991; busta VIII, nel 1993). Del resto, Montale non ha forse previsto la sua stessa morte? Ma certo: nel 1980 ha chiuso le buste (esattamente undici); ha fissato l’apertura della prima a cinque anni dopo la sua morte; è morto, vedi un po’, nel 1981, così da garantire che l’undicesima busta, e cioè l’intero programma di pubblicazione postuma, si concludesse esattamente nel 1996, centenario della sua nascita. Ergo: Montale sapeva di morire nel 1981. Un caso fortunato? No: i suoi testamenti danno per certo che nel 1996 il Diario postumo sia ormai edito per intero. Per chiunque abbia un grano di buon senso proseguire è superfluo. Sparite le buste, sparisce l’unica tutela d’autore su consistenza e integrità del corpus. A ragione, Paolo Di Stefano («Corriere della Sera» del 9 luglio 2014) ha giudicato più che sufficiente l’argomento. La Cima ha aiutato - ma non si è aiutata - reagendo alla pubblicazione del mio libro con l’ennesima e improvvida riformulazione delle versioni, già contraddittorie, fin qui fornite (su «La Stampa» del 19 novembre 2014). Ne ho scritto altrove.

2) Il Diario postumo è in gran parte un collage basato sul Montale più celebre e scolastico. Caratteristica tipica dei falsi, perché raramente i falsari creano ex nihilo. L’analisi a tappeto rincara i risultati cui Isella era già giunto con magistrali sondaggi a campione: chi ha confezionato il Diario postumo ha copiato (male), ha pasticciato, e spesso - prelevando senza capire - ha costretto Montale a infrangere norme ortografiche elementari. Si è invocato l’“autocitazionismo” dell’ultimo Montale. Ma qui il procedimento non è autoironico, è meccanico e puerile; e spesso si sorprende l’ingenuo falsario a citare testi contigui delle raccolte montaliane autentiche in testi contigui del Diario postumo, pur ufficialmente (stando alle date dichiarate) composti ad anni di distanza. È come sorprendere il falsario con i libri di Montale squadernati sul tavolo, e compulsati pagina per pagina.

3) La pratica del taglia-e-cuci contrassegna molti corredi del Diario postumo. Ne ricordo solo uno, sbalorditivo: una presunta recensione montaliana del primo libro poetico firmato da Annalisa Cima, datata 1969, destinata addirittura al «Corriere della Sera» ma rimasta inedita per oltre trent’anni. La Cima l’ha resa nota solo nel 2006, per i tipi del Melangolo. La recensione magnifica la Cima in termini iperbolici e involontariamente comici: sarebbe lei l’unica, degna poetessa dell’Italia post-montaliana! Sorprendente, visto che la Cima - nel Montale noto e senz’altro autentico - è citata solo una volta, in una lettera a Contini, dove la si denuncia come «pennivendola» colpevole di aver spacciato per Montale autentico un libretto tutto costruito su citazioni dal Montale già edito (si tratta di A. Cima, Incontro Montale, Milano, Scheiwiller, 1973). Purtroppo, anche la pseudo-recensione del 2006 è un grottesco patchwork di brani giornalistici montaliani (alcuni posteriori al 1969!). Ma è il patchwork di qualcuno che, non benedetto dalla dea Grammatica, copia senza intendere e tortura la lingua italiana. Il lettore curioso troverà la documentazione completa qui.

4) Quanto ai manoscritti sia del Diario postumo, sia dei 24 testamenti - degli uni e degli altri abbiamo riproduzioni ottime, fornite a stampa dalla Cima - un dato emerge con chiarezza estrema: la totale incompatibilità grafologica rispetto al Montale coevo (basti un dato: quando scrive per Annalisa Cima Montale pare guarire da ogni sintomo parkinsoniano).

Serve altro? C’è altro. Un convegno organizzato a Bologna l’11.XI.2014 (data natale di Isella) ha evidenziato elementi macroscopici: il balbettante Montale del Diario postumo contraddice in tronco l’usus metrico di tutto Montale (L. Zuliani); ne contraddice le scelte stilistiche più caratterizzanti (A. Casadei, F. Koban); ne contraddice le grafie (S. Matteuzzi, G. Plazzi). A breve queste analisi saranno edite nei relativi Atti. Con una primizia che credo rilevante, appena anticipata da «La Stampa»: nel 2009 la Cima ha reso noto un inverosimile Palazzeschi inedito (in lode di lei, naturalmente) che, strano a dirsi, non scrive nella grafia del Palazzeschi fin qui noto, ma mostra vistose coincidenze con lo pseudo-Montale del Diario postumo e dei testamenti. Come non bastasse, Alberto Casadei ha scoperto il carteggio fra la Cima e Vanni Scheiwiller, che mostra come il Diario postumo sia stato costruito a tavolino, ma di fretta, a ridosso del 1986. E Paola Italia ha provato che almeno un autografo si trova vergato, con miracoloso anticipo, sul verso di una cartolina emessa solo dopo la data dichiarata in calce all’autografo stesso: su questo e su altro, dopo qualche anticipazione giornalistica, si tornerà.

Ne plura : il Diario postumo crolla, passo passo, sotto prove micidiali. Interpellata con una lettera aperta da centinaia di studiosi, la Cima si rifiuta di mostrarne gli autografi. Insistere oltre sarebbe poco elegante: chi sa intendere ha inteso benissimo; chi non ha inteso non potrà mai intendere: o probabilmente non vuole.

 

Bibliografia minima

G. Raboni, Il poeta innamorato fa il verso dimezzato, «Europeo», 1 novembre 1986, pp. 152s. = Id., L’artrosi del vecchio pianista, in Id., I bei tempi dei brutti libri, Milano, Transeuropa, 1988, pp. 66-71.  

E. Montale, Diario Postumo. 66 poesie e altre, a c. di A. Cima, pref. di A. Marchese, testo e apparato di R. Bettarini, Milano, Mondadori, 1996.

D. Isella, Dovuto a Montale, Milano, Archinto, 1997.

G. Savoca, Concordanza del «Diario postumo» di Eugenio Montale. Facsimile dei manoscritti, testo, concordanza, Firenze, Olschki, 1997.

AA.VV., Atti del Seminario sul «Diario postumo» di Eugenio Montale (Lugano 24-26 ottobre 1997), Milano, Scheiwiller, 1998.

N. Scaffai, Un “apocrifo” d’autore: argomenti per il “Diario postumo” di Montale, in Id., La regola e l’invenzione. Saggi sulla letteratura italiana nel Novecento, Firenze, Le Monnier Università, 2007, pp. 120-139.

R. Bettarini, Scritti montaliani , a c. di A. Pancheri, introd. di C. Segre, Firenze, Le Lettere, 2009.

A. Cima, Le occasioni del «Diario postumo». Tredici anni di amicizia con Eugenio Montale, Milano, Edizioni Ares, 2012.

P. Italia, Editing Novecento, Roma, Salerno, 2013, pp. 171-196.

P. Italia-P. Canettieri, Un caso di attribuzionismo novecentesco: il “Diario postumo” di Montale, «Cognitive Philology», VI, 2013, s.p. = http://ojs.uniroma1.it/index.php/cogphil/article/view/11586.

A. Casadei, Sul “Diario postumo” di Eugenio Montale, «Italianistica», XLII, 2013, pp. 288-290.

F. Condello, I filologi e gli angeli. È di Eugenio Montale il “Diario postumo”?, Bologna, BUP, 2014.

F. Condello, La dodicesima busta, ovvero: il «Diario postumo» di Montale è sotto accusa, e la sua storia allegramente cambia, «Le Parole e le Cose», 11 dicembre 2014, http://www.leparoleelecose.it/?p=17068.

C. Giunta, Exit “Diario postumo”, «Il Sole 24 Ore-Domenicale», 12 aprile 2015, p. 26, quindi in http://www.claudiogiunta.it/2015/04/exit-diario-postumo/

A. Casadei-V. Ribechini, Ancora sul Diario postumo attribuito a Eugenio Montale (con una poesia montaliana poco nota) , «Italianistica», XLIV, 2015, pp. 31-58.

V. Pacca, Novità sul Diario postumo, «Italianistica», XLIV, 2015, pp. 179-200.

A. Casadei, Nuovi documenti e alcune ipotesi   sulla genesi del Diario postumo, «Cenobio», LXIV, 2015, pp. 5-10.

F. Condello, Un’inverosimile prosa “di Montale” proveniente (come al solito) da Lugano, «Le Parole e le Cose», 28 luglio 2015, http://www.leparoleelecose.it/?p=19893.

 

*Federico Condello insegna Filologia greco-latina e Letteratura e tradizione classica e coordina il Laboratorio di traduzione specialistica dalle lingue antiche. Come ricercatore si occupa specialmente di critica del testo, epica, lirica, tragedia, trasmissione e fortuna dei classici, teoria e pratica della traduzione dalle lingue antiche; è membro del Centro Studi "La permanenza del Classico". È autore di I filologi e gli angeli. È di Eugenio Montale il “Diario postumo”?, Bologna, BUP, 2014, che ha rilanciato il caso del Diario postumo sulla stampa e nell’accademia.

 

Immagine: Penna stilografica

 

Crediti immagine: Power_of_Words_by_Antonio_Litterio.jpg: Antonio Litterioderivative work: InverseHypercube [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]


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