02 dicembre 2015

Un esempio di analisi qualitativa sul Diario postumo

di Luca Zuliani*

 

Per stabilire se sia stato davvero Montale a scrivere il Diario postumo, la discussa raccolta pubblicata da Mondadori nel 1996, è necessario confrontarlo con le raccolte ‘ufficiali’ scritte negli stessi anni, ossia con parte di Satura, il Diario del ’71 e del ’72, il Quaderno di quattro anni e gli Altri versi. Ma se si vuole ricorrere alla metrica va aggiunta una premessa sul metodo: anche facendo statistiche su gruppi molto grandi di poesie in metro libero, l’analisi delle caratteristiche macroscopiche spesso non porta a nulla di sicuro, perché la lunghezza media delle poesie o dei singoli versi, o l’eventuale suddivisione in strofe, potrebbero variare in base all’argomento e sono, per di più, elementi facilmente riproducibili da chi decidesse di imitare lo stile di un poeta.

Se invece ci si concentra su singole particolarità prosodiche, si pone il problema di quanto siano frequenti: un fenomeno che ricorre raramente non è in grado di fornire statistiche affidabili. Servono caratteristiche non palesi che da un lato interessino più versi possibile, in modo da allargare il più possibile il campione, ma che dall’altro siano individuabili in modo oggettivo.

 

La conoscenza dell'endecasillabo

 

Un altro elemento da tenere presente è che il verso più importante della tradizione letteraria italiana, l’endecasillabo, presenta un accento fisso in 10a posizione e, quasi sempre, un altro in 4a o in 6a, mentre è rarissimo che vi sia un accento isolato in 5a posizione. Per antica tradizione, i due possibili tipi si chiamano endecasillabo a maiore (in 6a) e a minore (in 4a) e ritagliano un settenario o un quinario nella prima parte del verso.

C’è un dettaglio che va sottolineato: oggi è difficile percepire questo tipo di ritmo, perché la competenza anche solo passiva della metrica tradizionale è sempre più rara. In passato, e almeno fino alla prima parte del ʼ900, la competenza attiva andava ben oltre i poeti di professione: molti canti popolari erano in endecasillabi o settenari e anche gli illetterati spesso componevano e improvvisavano ottave di endecasillabi.

 

Montale, il ritmo nell'orecchio

 

Montale aveva tale ritmo nell’orecchio e lo utilizzò anche nei versi in apparenza liberi (cioè diversi da endecasillabo e settenario). Per quantificare il fenomeno, occorre però un metodo oggettivo di scansione. Non molti anni fa, si è tentato di formalizzarne uno (Praloran-Soldani, 2003): come ogni tentativo di ridurre ad algoritmi fissi il funzionamento della lingua, anche questo metodo si espone a critiche; ma quando, come in questo caso, è destinato a confrontare due diversi corpora, serve soprattutto che sia saldo e univoco (e quindi va piuttosto ulteriormente affinato in modo da eliminare possibili ambiguità). Applicandolo ai versi maggiori o uguali al quinario nelle raccolte ‘ufficiali’ di Montale, si scopre che il ritmo tradizionale tende a diminuire col tempo, ma rimane comunque prevalente, come si può notare nel seguente grafico (fig. 1, dove con versi “vuoti” si intendono i versi che non presentano accenti in nessuna delle tre posizioni considerate):

 

Zuliani nel testo 1

(fig. 1)

 

Dove stanno gli accenti postumi

 

Per il Diario postumo i risultati sono molto diversi: la percentuale di accenti non canonici in 5a passa dal 6,9% al 20,7% (ed i versi “vuoti” passano dal 3,6 al 10,3%). Queste percentuali richiedono però un ulteriore affinamento: molti dei versi di Montale, com’è usuale nella nostra tradizione, diventano regolari tramite l’applicazione di dialefi possibili ma non obbligatorie, in sintagmi come «altreˇacque», dove la seconda delle due vocali a contatto è tonica. Ciò capita molto meno spesso nel Diario postumo. Tenendo presente anche queste possibili dialefi, si ottiene il seguente grafico riguardo agli accenti non canonici (fig. 2):

 

Zuliani nel testo 2

(fig. 2)

 

L’ampiezza dello scarto è rafforzata dal grandissimo numero di versi confrontati: 4.968 versi del Montale ‘ufficiale’ e 1.031 del Diario postumo. Una differenza così marcata in raccolte contemporanee è un fatto straordinario, anche perché non è dovuta a differenze di registro fra i due gruppi di testi. Infatti, come riporta il risvolto di copertina del Diario postumo, esso sarebbe stato scritto (corsivo mio) «tra il ’69 e il ’79, periodo che in buona parte coincide con quello dei libri della sua ultima stagione, dei quali possiamo qui ritrovare lo stile aperto e colloquiale».

 

Abbandonato un modo di scrivere?

 

Le poesie del Diario, infatti, non appaiono affatto “meno liriche” di quelle delle raccolte contemporanee.

Di conseguenza, bisogna concludere che Montale rinunciò, nei testi per Annalisa Cima, al suo modo usuale di scrivere, ossia al consueto respiro dei suoi versi, che è anche il respiro consueto dei versi della letteratura italiana fin dalle sue origini. Non del tutto, però: pure nel Diario postumo la percentuale di versi con accento in 5a sede rimane inferiore al 20%, meno di quanto ci si aspetterebbe da una distribuzione casuale. Ipotizzando che il Diario non sia autentico, questo fatto può essere spiegato in due modi: il libro potrebbe contenere anche materiale di Montale; oppure chi l’ha imitato è riuscito solo parzialmente a riprodurre i suoi metri consueti.

 

Scherzo diabolico o imitazione insufficiente

 

Il mio parere, come metricologo, è che la grande maggioranza delle poesie del Diario postumo non sia di Montale. Il modo in cui la raccolta è stata creata non è ricostruibile, ma può darsi che davvero vi siano, all’origine, alcuni testi autentici.

Questa ritengo sia l’ipotesi di gran lunga più probabile: non è una certezza assoluta. È però possibile trarre anche un paio di conclusioni del tutto certe:

- Se il Diario postumo è uno scherzo di Montale ai critici, come sostennero in molti, allora è uno scherzo diabolicamente abile, che contiene anche una trappola per metricologi. Infatti, il Diario solo apparentemente è scritto nello stesso stile e tono delle contemporanee poesie ufficiali: in realtà i suoi versi sono differenti da tutto il resto della produzione di Montale e si staccano anche dalla tradizione poetica italiana.

- Se invece il Diario postumo è, tutto o in parte, opera di qualcun altro, allora chi l’ha creato, come la maggioranza dei nostri contemporanei, non ha una sicura competenza dell’endecasillabo: non ha riconosciuto la presenza così fitta di questo ritmo in Montale e non l’ha riprodotto a sufficienza nell’imitazione.

 

Indizi più o meno netti

 

Una conclusione definitiva e inoppugnabile sull’identità dell’autore, com’è ovvio, la metrica non può darla: può solo fornire indizi più o meno netti, da combinare a quelli ricavati da altre indagini. Il problema non è da poco: c’è un libro di Montale che forse è falso e che, secondo la maggioranza dei critici, è di una qualità poetica indegna del suo autore; ma è presente in gran parte delle biblioteche e su di esso vengono scritte tesi di laurea. I testi che contiene sono sparsi, insieme con quelli ufficiali, nei siti internet di poesia.

 

Riferimenti bibliografici

Questa trattazione è di necessità sintetica. Per ulteriori dettagli e approfondimenti si rimanda a L. Zuliani, La metrica del Diario postumo, in A carte scoperte. Eugenio Montale e il «Diario postumo»: un falso?, Bologna, Bononia University Press, c.d.s.

 

F. Condello, I filologi e gli angeli. È di Eugenio Montale il «Diario postumo»?, Bologna, Bononia University Press, 2014.

E. Montale, Diario Postumo, a cura di R. Bettarini, Milano, Mondadori, 1996.

E. Montale, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1984.

M. Praloran e A. Soldani, Teoria e modelli di scansione, in M. Praloran (a cura di), La metrica dei Fragmenta , Antenore, Roma-Padova, 2003, pp. 3-123.

 

*Luca Zuliani insegna Linguistica italiana all’Università di Padova. I suoi principali campi d’interesse sono la filologia d’autore, la lingua e la letteratura italiana del Novecento e i rapporti fra metrica e musica nella versificazione italiana. I principali autori a cui si è dedicato sono Petrarca, Gabriello Chiabrera, Giovanni Della Casa, Giovanni Pascoli, Umberto Saba, Giorgio Caproni, Primo Levi e Beppe Fenoglio. Le sue pubblicazioni più importanti sono l’edizione critica delle poesie di Giorgio Caproni (Mondadori, 1998) e il volume Poesia e versi per musica. L’evoluzione dei metri italiani, uscito presso il Mulino nel 2009.

 

Immagine: Sepia officinalis

 

Crediti immagine: © Hans Hillewaert


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