14 maggio 2014

Badabum! Paroline e parolone nella letteratura per l'infanzia

di Rosarita Digregorio*
 
L’editoria per bambini e ragazzi, almeno secondo il sondaggio Nielsen condotto per l'Associazione Italiana Editori e presentato all’inaugurazione della recente Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna (24-27 marzo 2014), si conferma settore in forte espansione, con un +3,1% nel 2013. Qualche commentatore, ammiccando alla celebre intuizione morantiana, ha enfatizzato questo dato con lo slogan l’editoria salvata dai ragazzini. I bimbi leggono anche più della media degli italiani: se solo il 43% degli italiani legge almeno un libro all’anno (dati Istat), per la fascia 2-5 anni la percentuale schizza al 63,3%. Altri numeri che confermano l’enorme potenziale della letteratura per l’infanzia sono proprio quelli della Fiera di Bologna, giunta all’incredibile traguardo delle 51 edizioni con 1.200 espositori da 75 Paesi e, per la prima volta, l’apertura non solo agli addetti ai lavori ma anche al vasto pubblico.
 
Testate, blog, premi
 
Per orientarsi in questo magmatico universo sono fioriti innumerevoli blog, curatissimi siti di case editrici, portali bibliografici, forum di discussione. Tra le fonti di aggiornamento spiccano almeno due storiche testate, «Andersen» e «Liber», che offrono svariati strumenti, dall’informazione bibliografica all’analisi critica, fino alla saggistica sugli orientamenti culturali per l’infanzia. «Andersen», inoltre, promuove il premio più importante in Italia per libri per bambini e loro autori, illustratori, editori, mentre «LiBeR», trimestrale di orientamento critico-bibliografico promosso dalla Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio, redige la Bibliografia nazionale dei libri per ragazzi, con schede di tutte le novità librarie pubblicate in Italia, e cura una serie di sondaggi volti a sancire, tramite una giuria di esperti, i migliori libri di ogni anno, tramite le biblioteche, i libri più prestati e, attraverso le librerie, quelli più venduti.
 
La schiappa che vende
 
Scorrendo gli elenchi, emerge la solita discrasia tra il giudizio delle giurie di qualità e il gradimento del pubblico che sembra optare, come accade per tanti beni di consumo, per i titoli con maggiore sostegno pubblicitario. E così, grazie al sondaggio LiBeR 2013, relativo al 2012, scopriamo che è Geronimo Stilton a farla largamente da padrone. Il topo giornalista occupa ben 9 delle prime 20 posizioni dei libri più prestati, seguito dallo sfortunato eroe della saga de Il diario di una schiappa creato dell’americano Jeff Kinney, con 5 piazzamenti. Kinney vince anche la classifica dei più venduti: uscito in Italia nel 2008 per le edizioni Il Castoro con la traduzione di Rossella Bernascone, il primo libro della serie conferma il suo successo mondiale, che lo ha visto superare nelle classifiche addirittura scrittori come Dan Brown. Italianissima è invece Elisabetta Dami, l’autrice che si cela dietro il nome di Geronimo Stilton, best-seller planetario della Piemme: dal 2000, anno di pubblicazione dei primi libri della serie, si registrano 28 milioni di copie vendute in Italia, oltre 100 milioni nel mondo, con traduzioni in ben 42 lingue.
 
Il format di Geronimo
 
I libri di Stilton abbracciano un ampio target, dai 5 agli 11 anni, e adottano una formula visiva invitante per i piccoli lettori: la casa editrice stessa imputa molta parte del gradimento proprio all’innovativo format materiale, giocato sui grafismi, cioè la realizzazione differenziata con colori, effetti, stile, tipo e dimensioni di alcune parole nel corpo del testo per enfatizzarle e rompere la monotonia della scrittura continua, e su una sorta di ibridazione col genere fumettistico, basata sull’armonico alternarsi di testo e immagini, alcune a tutta pagina, altre inserite in testa o in coda. Proprio questa tendenza alla semplificazione è valsa ai libri di Geronimo critiche e diffidenze, che comunque non ne hanno arrestato i trionfi, frutto di una ben congegnata campagna di marketing,ma anche di un sapiente mix di avventura, umorismo, lieto fine e insegnamenti moraleggianti.
 
I giochi di parole stiltoniani
 
L’autrice, in un’intervista alla «Repubblica», ribadisce di aver fatto propria questa formula facilitante per il suo alto potere attrattivo nei confronti dei bambini più svogliati di fronte alla lettura. La lingua della Dami è poi piena di giochi di parole legati all’appartenenza del protagonista alla famiglia dei topi: così la città di nascita di Geronimo è Topazia, è laureato in Tolopogia della Letteratura rattica e in Filosofia archeotopica comparata, dirige l’«Eco del Roditore», gli è stato conferito il premio Topitzer, colleziona croste di formaggio del Settecento, adora raccontare le sue stratopiche avventure.
 
I piccoli e la nicchia di qualità
 
Di segno opposto appaiono le proposte per le fasce d’età inferiori, su cui ha certo influito l’attivazione di progetti scientifici come Nati Per leggere e per le quali in particolare case editrici di nicchia sembrano prediligere l’ormai radicata tradizione dell’albo illustrato di qualità. In questi libri, solo per citare quelli recenti di autori italiani in qualche modo segnalati e/o premiati, le opzioni testuali e lessicali sono frutto di estrema ponderazione, sulla scia di quanto scriveva il grande Leo Lionni: «Sono stato tra i primi a voler usare parole incomprensibili e a lottare con i redattori per questo: non credo che il bambino debba crescere in un’atmosfera in cui tutto gli è chiaro. Sono convinto che le cose che un bambino non capisce agitino la sua immaginazione, accendano la sua curiosità, questo è importantissimo. Certo, sono conscio dell’importanza del linguaggio, e infatti mi costa più fatica la stesura del testo che l’esecuzione delle tavole: devo distillare le parole, ridurle al minimo indispensabile» (L’immaginario come mestiere, Milano, Electa, 1990, p. 26).
 
Il fascino della parola difficile
 
Anche nei libri di un maestro come Altan si nota una miscela sapiente di tratti tipici infantili (nomi onomatopeici – Zezè, Gugù, Dudù, Didì, Cacà – e grafismi) e inserti di parole nuove e/o difficili: «“Però che appetito ha il tuo amico coccodrillo!” dice Armando. “È un caimano; se lo chiami coccodrillo si arrabbia”» (Pimpa e la gita nella foresta, nella collana Le storie di Pimpa edita da Franco Cosimo Panini nel 2009). Insomma la maggior parte degli autori ha ormai del tutto sdoganato, pur in contesti dall’ovvia semplicità lessicale e sintattica, parole non ascrivibili al vocabolario di base di un bambino di età prescolare, per il loro effetto straniante e la loro fascinazione sonora (duna in Vedo vedo…Cosa vedi? di Giusi Quarenghi e Giulia Orecchia, Giunti Kids 2004; barbagianni in Chi vorresti essere? di Arianna Papini, Kalandraka, 2011); improntata all’originalità anche la scelta dei nomi propri (il gatto Gedeone, ancora in Quarenghi/Orecchia).
 
Rime e iterazioni
 
Tra i libri più consigliati spiccano quelli che potremmo definire, ciascuno a suo modo, interattivi, in quanto capaci di sollecitare il diretto intervento del bambino, dal punto di vista linguistico, con domande e sospesi, e, dal punto di vista illustrativo-materiale, con finestrelle a sorpresa o piccole frasi che suscitano attesa isolate in una pagina intera (“e all’improvviso…”): “vedo vedo…un bel sole arancione! Cosa vedi?”, alzando la pagina-finestra, si scopre che “vedo che è il tuo bottone!”. La rima aiuta il piccolo lettore a essere in grado, dopo le prime pagine, di anticipare, una volta capito il meccanismo, la risposta o l’evoluzione del testo nella pagina successiva. Rimangono ovviamente forti le presenze di alcuni topoi dell’immaginario infantile: gli animali, i colori, i personaggi tradizionali e/o carismatici come il lupo, i mostri, Babbo Natale, la Befana («vedo vedo… una grande campana! Cosa vedi? Vedo la gonna della Befana!»). Funzione interattiva hanno anche formule iterate e scalarmente modificate: «Il coniglio diceva: la cosa più importante è avere ORECCHIE LUNGHE. Chi ha orecchie lunghe si accorge subito di ogni piccolo rumore sospetto […]. Non sono d’accordo disse il riccio. La cosa più importante sono gli ACULEI. Chi ha gli aculei è sicuro e protetto. Non è vero disse la giraffa. Solo chi ha il COLLO lungo arriva alle foglie tenere degli alberi» (Antonella Abbatiello, La cosa più importante, Fatatrac, 1998).
 
A caccia di alterati
 
Lo schema fisso che si accresce su sé stesso, stile Fiera dell’Est, è presente in molti testi, perché coniuga l’effetto sorpresa e la ripetizione propria dei meccanismi mentali infantili: «Dalla mia finestra vedo…un’altra finestra e dentro quella finestra…c’è una stanza illuminata e allegra e nell’angolo della stanza c’è…» (Ludovica Cima, Dalla mia finestra, Ape Junior, 2012) e ancora: «Pensa il topino…se fossi il gatto non avrei paura di niente. Pensa il gatto… se fossi il cane non avrei paura di niente. Pensa il cane…se fossi il lupo non avrei paura di niente…» (Maria Gianola, Paura di niente, Fatatrac, 2012). Altri tratti tipici sono prefissi e composizioni eroizzanti (carotacoraggio, super-coniglio); superlativi enfatici (un gioco bellissimo che si chiama carota pigliatutto); diminutivi addolcenti (casetta, calduccio, vocina, sonnellino); l’aggettivazione semplice ma emotiva (i suoi grandi occhi gialli, una giornata speciale, tunnel spaventoso, questi ultimi esempi tutti tratti da Giulio Coniglio. Storie di paura e di coraggio di Nicoletta Costa, Franco Cosimo Panini 2011). L’aggettivazione superlativa (un coccodrillo ferocissimo) è conforme del resto alla sfera dell’esagerazione (aveva forse mille denti dentro una bocca enorme). Altre caratteristiche diffuse sono gli abbinamenti sintagmatici inusuali (denti, coda, squame verdi, un intero coccodrillo, tutto ferocemente in regola, coccodrillo da guardia, da doccia, da salotto, esempi tratti da Il coccodrillo gentile di Anton Gionata Ferrari, Il Castoro, 2008), i nomi degli animali senza articolo e la maiuscola iniziale, per le personificazioni (Orso si è perso; Orso, Volpe e Orso iniziano a camminare) e le immancabili onomatopee con effetti grafici abbinati (BADABUM, SPATAPAM, BIDIBONG, Nicola Grossi, Orso, Buco!, Minibombo, 2013).
 
Sitografia minima
 
 
 
 
 
Bibliografia minima
 
Leggere che piacere. Nati per leggere a Roma. La lettura nel nido e nella scuola dell’infanzia , cura e coordinamento scientifico di Maria Teresa Bellucci, Biblioteche di Roma, 2012.
 
Nati per leggere. Una guida per genitori e futuri lettori , Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2012.
 
Rita Valentino Merletti, Bruno Tognolini, Leggimi Forte. Accompagnare i bambini nel grande universo della lettura, Milano, Salani, 2006.
 
Hamelin, Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato, Roma, Donzelli Editore, 2012.
 
Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia , con prefazione di Antonio Faeti, Roma, Carocci, 2012.
 
*Rosarita Digregorio si è laureata in Storia della Lingua Italiana sotto la guida di Luca Serianni, con una tesi sulla lingua della Chiesa cattolica italiana postconciliare. Ha conseguito il dottorato di ricerca nell’ambito del gruppo ARSIL (Archivio di Sintassi dell’Italiano Letterario), guidato da Maurizio Dardano, occupandosi delle proposizioni temporali della posteriorità in italiano antico. Tra i suoi interessi, la riproduzione letteraria del linguaggio infantile in Elsa Morante, il plurilinguismo de La Storia, la terminologia biblioteconomica, le traduzioni recenti della Bibbia, la storia culturale delle parole. Ha svolto attività lessicografica come redattrice del Grande Dizionario Garzanti della Lingua Italiana e del Vocabolario dei sinonimi e contrari della Le Monnier. Attualmente lavora per l’Istituzione Biblioteche Centri Culturali di Roma Capitale.

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