14 maggio 2014

«Il mio mestiere di canta-libri tra i bambini»

di Alberto Roscini*
 
Diceva Gianni Rodari: «Non si nasce con l’istinto della lettura, come si nasce con quello di mangiare e bere. Si tratta di un bisogno culturale che può essere solo innestato nella personalità infantile. Operazione quanto mai delicata, perché il solo paragone che sopporta è quello con l’innesto di un nuovo senso: il senso del libro».
Operazione quanto mai delicata e quanto mai appassionante alla quale mi dedico da parecchi anni come maestro, come promotore della lettura, come cantastorie, come responsabile del Progetto Libro nel VII Circolo “Montessori” di Roma.
 
La magia in biblioteca
 
La prima cosa da fare, sembrerà banale, è far incontrare i due protagonisti della nostra storia, il bambino e il libro.
Il primo incontro con i bambini piccoli (dai tre ai sei anni) è in biblioteca. Per fortuna la nostra scuola ne ha una, sempre aperta, dove i bambini possono andare quando vogliono (o meglio, quando possono).
Una volta entrati, io e loro, ci sediamo in terra, in cerchio, e per prima cosa li faccio guardare intorno, li provoco, giocando: «Come vedete questa stanza è piena di… ombrelli!», «Noo», rispondono loro sorridendo timidamente, «È vero, avete ragione, è piena di… palloni per giocare», «Ma no», rispondono loro, «è piena di libri».
«È vero, avete ragione voi, è proprio piena di libri». Sono divertiti, riconoscono l’oggetto di cui si sta parlando, hanno capito che si può ridere. E questo è il momento di tirare l’affondo: «E già, ma cos’è un libro? A cosa serve? Il libro se ci pensate bene è un oggetto magico, se ne sta lì, fermo fermo, stretto stretto nello scaffale insieme a mille altri libri ad aspettare. Vedete tutti questi libri? Sono tanti vero? “Beh, pensate che ognuno di loro contiene una storia, alcuni ne contengono dieci, altri cento, ce n’è uno che addirittura ne contiene mille e una”.
“I libri sono come delle bocche (si prende il libro in modo tale che sembri una bocca che parla), hanno una voce che vuole raccontare storie… Provate, però, ad immaginare se tutti questi libri si mettessero a raccontare la storia che hanno dentro, tutti, tutti insieme, ad alta voce: C’eraunavoltaunabambinaconuncappucciorosso no! C'eraunavoltaunpezzodilegno poil'orcoentrònellacasettael'elefantemulticolorescoppiòaridereilmagosiarrabbiò... Aiuto che confusione!”
Per fortuna il libro è paziente, aspetta una mano - la tua, la mia - che compia la magia. Che lo prenda e… lo apra. Ed ecco la magia (il libro è rivolto verso i bambini), una magia fatta di immagini e colori e fatta di questi strani segni, che voi state imparando a riconoscere, che si chiamano lettere. E una lettera a fianco dell’altra forma una parola, una parola a fianco dell’altra forma una frase e una frase a fianco dell’altra forma una storia. Ed ora è proprio arrivato il momento di leggerne una, che ne dite?».
 
I libri in piedi
 
A quel punto la parola passa a Leo Lionni e ai suoi animali, a David McKee ed Elmer, ad Antonella Abbatiello con La cosa più importante o a Chen Jiang Hong e al Principe tigre.
Le storie vanno lette facendo vedere le immagini a tutti, possibilmente leggendo al contrario con il libro rivolto verso i bambini.
Dietro alle mie spalle c’è un tavolo con sopra esposti “in piedi”, in bella vista, alcuni libri aperti su immagini. Servono per la canzone-gioco sulla biblioteca , affinché i bambini possano riconoscere i personaggi nascosti nel testo.
A questo punto il bambino vuole prendere, guardare, ascoltare, leggere un libro. Ed è quello che farà. È un primo passo, ma molto importante.
 
Ogni storia è nostra
 
Con i bambini si può affrontare, analizzare, capire, smontare, rimontare, tradire, proteggere ogni tipo di storia. Da quella più semplice a quella più complessa. Nella mia esperienza, son passato da Pinocchio alla Shoah, da Ariosto a Toti Scialoja, dalle paure al cibo, dalla favola al poema omerico (differenziando gli argomenti per età, ovviamente) e alla fine i bambini si ritrovano con un libro in mano e un pensiero in più.
 
Favole senza moralismo
 
A proposito di favole, confesso che non ne ho mai amato l’indole moralistica. Eppure, lavorandoci con i bambini, confrontando con loro i vari testi e i vari scrittori - dai classici greco-latini a LaFontaine, da Tolstoj a Rodari e Lionni -, raccontando anche la probabile vita dello schiavo africano Esopo che riacquista la libertà attraverso la parola, siamo riusciti a trovare una chiave di lettura che mi ha riavvicinato a questa forma narrativa. Anche in questo caso ne è nata una canzone, in cui la morale diventa comprensione della realtà, alla quale, se brutta, ci si può ribellare.
È una chiave di lettura che i bambini condividono, liberando la favola , per quanto possibile, da scontati moralismi alla LaFontaine e facendola passare attraverso la “rivoluzione” rodariana.
 
Un corpo e una voce al libro
 
In un periodo in cui le piattaforme si moltiplicano, in cui il nativo digitale riesce ad utilizzare modi sempre nuovi di comunicazione, ma anche di social-isolamento, dare un corpo vocale al libro è una possibilità di grande impatto. Ritornare a quel libro-cantato che era il cantastorie con le sue trame forti e il suo cartellone illustrato è una possibilità da considerare. Il vecchio che descrive le battaglie di Achille, la nonna che davanti al camino racconta di streghe e di orchi. Dare un corpo e una voce al libro, per poi passarlo nelle mani di un bambino che potrà svegliare a sua volta altri libri addormentati.
 
La storia di Ulisse
 
Una delle storie da cantastorie più amate dai bambini tra quelle che racconto è indubbiamente La storia di Ulisse. È un racconto a puntate e le canzoni segnano le tappe più importanti del viaggio. Narrando la storia di Ulisse ai bambini si immette un seme che fiorirà in ogni stagione, ma nell’immediato vedo bambini che già dalle prime puntate della storia, oltre a cantare le canzoni, ad appassionarsi per le avventure del Re di Itaca, si portano dietro libri che hanno avidamente cercato per seguire la storia, per anticipare e far durare le emozioni, notano la differenza del montaggio narrativo (che io evidenzio durante la narrazione).
Il mio racconto è cronologico e parte dalla mela della discordia e arriva al ritorno ad Itaca. L’Iliade parla di pochi mesi della decennale guerra, mentre l’Odissea ha una struttura modernissima, fatta di flashback, di continui rimandi, rallentamenti e accelerazioni. E così vedo l’intramontabile versione delle edizioni Dami, vedo Geronimo Stilton (altra creatura Dami), vedo l’ottima riduzione di Piumini, vedo anche l’immortale Storia di tutte le storie di Laura Orvieto, vedo le illustrazioni di Giovanni Manna, di Chiara Carrer, di Jek Tessaro passare di mano in mano come fossero figurine. Poi vedo tornare alunni ormai usciti dalle elementari che si presentano orgogliosi a far vedere i loro voti in Epica: «La prof mi ha chiesto come facevo a conoscere così bene tutti quegli episodi».
 
Orlando a pezzi
 
Con l’Orlando il lavoro è stato diverso, è partito da una vera e propria esigenza dei bambini. Ho sempre letto libri ad alta voce nelle mie classi, alcuni si ripetono con i vari cicli, altri vengono scelti a seconda di esigenze del momento. Così è successo con Angelica e il paladino Orlando di Ermanno Detti (Nuove Edizioni Romane). Ho visto sguardi attenti e appassionati ai voli magici di Astolfo, alle fughe di Angelica, alle follie d’Orlando, ai castelli incantati, agli anelli fatati. Dopo averlo letto fino in fondo, ho detto loro che i testi da dove era tratto il libro erano ben due e anche molto antichi: L’Orlando innamorato di Boiardo e l’Orlando furioso di Ariosto. Ho poi letto alcune ottave dell’uno e dell’altro. La curiosità era alle stelle, capivano perfettamente il linguaggio delle ottave, ritrovavano in quel linguaggio tutte le avventure e i personaggi conosciuti con altri vestiti narrativi. E poi nuovi personaggi e nuove avventure si affacciavano. Qualcosa era scattato. I ragazzi erano entusiasti e hanno iniziato a chiedermi di portare la storia sulla scena.
Il seme era stato gettato. Pensavo di fare una cernita di ottave e unirle con brani in prosa. Invece piano piano la rima alternata si è impossessata di me (e dei ragazzi) e, utilizzando umili quartine (meglio non paragonarsi ai grandi poeti), è uscito fuori un testo originale.
Ma le quartine non bastavano. « Noi vogliamo anche le canzoni», si sono lamentati i ragazzi. Inutile negarlo, l’Orlando è un’altra storia da cantastorie. E così son nate anche le canzoni.
Ne è uscita una storia in cui l’incontro tra culture diverse è una ricchezza e i valori dell’amicizia (vedi l’episodio di Medoro e Cloridano) e dell’amore vero (che non è possesso o folle gelosia) sono fondamentali. E la guerra (valore primario dell’Orlando “saggio”) non è mai una soluzione.
Adesso L’Orlando a pezzi (questo il titolo integrale, scelto insieme ai ragazzi) è anche un incontro sotto forma di monologo, una storia che incontra bambini nuovi, che muove immaginazioni e apre altri libri.
 
Una valigia piena di...
 
Lo stesso accade con argomenti più delicati, come la Shoah o la Resistenza. I ragazzi di quinta ascoltano i libri letti ad alta voce con un interesse nuovo, sono attenti alle spiegazioni, alle storie narrate. Di solito porto delle valige piene di libri, oggetti, fotografie che fanno da scenografia. Dopo gli incontri vedo ragazzi avvicinarsi alle foto, agli oggetti e soprattutto avvicinarsi ai libri, sfogliarli con rispetto, commentarli con gli amici, riconoscere pezzi di storie narrate o paragonarle, per poi chiedermi se quel libro che hanno in mano affronta proprio quell’argomento e se possono leggerlo. Da quel momento per molti è una lettura dopo l’altra. È profonda maturazione.
 
Leggere a buona voce
 
Sì, sono molti gli argomenti che si possono affrontare attraverso i libri per ragazzi, attraverso le storie narrate.
Come fare? Leggere ad alta voce (o meglio a buona voce), dare una reale possibilità al bambino di mettersi in contatto con i libri (con buoni libri), facendo in modo che il bambino sia autonomo in questa operazione. Non è difficile, in fondo.
 
*Alberto Roscini, nato a Roma nel 1963, è maestro in una scuola elementare “Montessori” di Roma. Si occupa da molti anni di promozione della lettura, organizza laboratori e progetti legati al libro e alla narrazione. Per i bambini ha scritto storie, filastrocche, testi teatrali e canzoni. Di solito lo si può vedere con una chitarra e una valigia piena di oggetti, immagini e storie da raccontare. La sua passione per i libri per ragazzi lo ha portato a scrivere per diverse testate («Avvenimenti», «La Vita dell’Infanzia», «Liberazione», «Espressonline», «LiBeR», ecc.). Ha pubblicato, per Franco Cosimo Panini Editore, cinque libri per la collana “Come nasce”: La Vista, L’Elettricità, Il Vulcano, La Televisione, Il Vetro, e, per Inkonthesky, una fiaba dal titolo Pippo il Contrabbasso.

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