02 novembre 2010

Senza parole / La dinamica della comunicazione non verbale

di Francesca Gubini*

Nell’ambito della comunicazione non verbale riconosciamo quattro componenti fondamentali: sistema paralinguistico, sistema cinesico, prossemica e aptica. Per sistema cinesico si intende l’insieme di tutti i gesti, volontari e involontari per lo più legati alle emozioni, compresa la mimica del volto e gli sguardi. La prossemica riguarda la gestione degli spazi tra gli interlocutori, che aumentano e diminuiscono a seconda del rapporto che intercorre tra gli interlocutori stessi. L’ aptica è il processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto, deriva dalla combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie della pelle e la propriocezione che proviene dalla posizione della mano rispetto all’oggetto. In questo lavoro si vuole porre attenzione sul sistema paralinguistico , individuandone il senso, il significato e su quali elementi interagisce.
 
Dal ritmo ai farfugliamenti
 
La paralinguistica è lo studio delle intonazioni e inflessioni di voce, la quale accompagna ogni produzione verbale come un canale ad esso parallelo, oppure può assumere con quest’ultimo un rapporto variabile di interdipendenza. Nelle tipologie paralinguistiche identifichiamo la tonalità e il profilo di intonazione, la durata (ossia le pause e la velocità dell’eloquio), l’intensità (intesa come volume e accento), prominenza e ritmo e, infine, la qualità vocale fonatoria espressa dalla voce (a falsetto, gracchiante, aspra…). Questi elementi paralinguistici generano manifestazioni di umori e stati d’animo, soggettivi e relazionali, stili espressivi personali. Il tono è inteso come espressione delle emozioni, l’accento comunica l’appartenenza ad un gruppo, le qualità vocali indicano le caratteristiche personali. Ci sono due componenti chiave: qualità della voce e vocalizzazioni.
Le vocalizzazioni, che giocano un ruolo fondamentale, possono essere distinte in caratterizzatori vocali (ovvero riso, pianto, sospiro); qualificatori vocali (intensità, tono, estensione); segreti vocali (uhm, mmh, shhh, ah e altri); suoni di accompagnamento (inspirazioni, pause di silenzio, farfugliamenti).
 
La potenza del silenzio
 
Le componenti paralinguistiche sono quindi effetti vocali, che vengono percepiti come aventi tono, durata e volume, ma che sono propriamente risultanti da meccanismi fisiologici, il cui risultato è il lavoro diretto della faringe o delle cavità nasali e orali.
Il silenzio è in questo contesto uno strumento di comunicazione molto potente che assume funzioni diverse, come, ad esempio: attirare l’attenzione, generare sorpresa, marcare il potere, approvare, generare intimità, dimostrare emozioni e sentimenti. Il silenzio può essere espressione di tutte le posizioni di chiusura e impermeabilità; oppure, nelle relazioni asimmetriche, segnala le posizioni di subordinazione.
Fanno parte, inoltre, della paralinguistica i rumori che facciamo con il nostro corpo, come ad esempio tamburellare con le dita, o i rumori che provengono dalle viscere, come i borborigmi intestinali.
 
Emozioni al ritmo dell’eloquio
 
Una componente di elevata importanza della paralinguistica è il sistema prosodico, il quale svolge una funzione prominente nell’organizzazione della comunicazione e delle funzioni discorsive. Esso consente di dare connotazione ai termini attraverso la modificazione di alcuni parametri, quali l’intonazione, il timbro, l’intensità, l’accento, ed i parametri temporali come il ritmo di eloquio, di articolazione e le pause.
In generale, la prosodia è un elemento fondamentale sia per caratterizzare il significato reale di una comunicazione, sia il suo significante.
In particolare si vuole indirizzare l’attenzione sulle funzioni prosodiche connesse alla comunicazione delle emozioni. La voce può comunicare emozioni, in particolar modo, attraverso la modulazione del ritmo, dell’intonazione e dell’intensità dell’eloquio. Enorme è il potere evocativo che possiede la voce umana, non solo per i contenuti che vengono esposti verbalmente, ma anche per le modalità in cui quei contenuti vengono comunicati.
 
Il “risveglio” della gioia
 
Nello specifico, la comunicazione delle emozioni ricorre a modificazioni dei parametri vocali per differenziare i profili emotivi. Analizzando questi ultimi, si è giunti a mettere in luce l’esistenza di alcuni modelli vocali sistematici. Si possono infatti distinguere due categorie di caratteristiche acustiche:
 
La prima è caratterizzata da un’alta frequenza fondamentale, elevata intensità e velocità; La seconda è caratterizzata da bassa frequenza fondamentale, scarsa variazione di tonalità, debole intensità e ridotta velocità.
 
Analizzando le emozioni collegabili all’una o all’altra categoria, si può osservare che il modello costituito dalla combinazione di alta frequenza-alto volume-alta velocità corrisponde a emozioni che richiedono un elevato grado di attivazione (elevato arousal), ad esempio gioia, rabbia, paura; mentre il secondo modello è distintivo delle emozioni a basso livello di attivazione (basso arousal), come indifferenza, noia, tristezza. Il termine inglese arousal,alla lettera ‘risveglio’, tecnicamente vale ‘intensità dell’attivazione fisiologica e comportamentale dell’organismo’.
 
Ansia e depressione
 
Nell’ambito di un colloquio clinico, gli aspetti paralinguistici costituiscono un’area di ricerca di notevole importanza. Difatti vi è una relazione piuttosto stretta tra vissuto emozionale e manifestazioni paralinguistiche: una persona affetta da ansia, per esempio, tende a parlare più in fretta e con tono elevato, mentre una persona depressa parla lentamente e con un tono di voce notevolmente basso.
Per quello che riguarda invece i fenomeni di stress, si rileva un elevato tono della voce, del numero delle non fluenze che incidono sulla rottura del conflitto che vi è tra il parlare e il tacere. Inoltre aumentano i fenomeni di esitazione e si intensifica il ritmo dell’esposizione. Questo disturbo dell’eloquio si verifica in un numero elevato di casi al di fuori della coscienza del locatore o dell’ascoltatore, perciò è lecito affermare che il sistema paralinguistico non rappresenta il risultato di un controllo conscio della persona.
In conclusione, alcuni studi sulla comunicazione interpersonale mostrano che la comunicazione non verbale, trasmettendo idee e sentimenti che vanno oltre la comune denotazione della realtà, è importante per lo sviluppo sociale dei singoli, nei rapporti interindividuali, poiché incide profondamente sull’aspetto comportamentale.
 
Riferimenti bibliografici
 
Michela Baiocchi (2008), Neuropsicologia della comunicazione, Springer.
Istituto Gestalt di Trieste (1994), conferenza L’impossibilità di non esser se stessi, www.gestalttrieste.it/esparticolo.php?arid=6.
Canepari Luciano (1985), L’intonazione. Linguistica e paralinguistica, Liguori.
Luciano Paccagnella (2004), Sociologia della comunicazione, Il Mulino.
Pino De Sario (2006), Il facilitatore dei gruppi, Franco Angeli.
Pino De Sario (2002), Non solo parole, Franco Angeli.
Thomas Albert Sebeok, Alfred S. Hayes, Mary Catherine Bateson (1970), Paralinguistica e cinesica, Bompiani.
Enrico Cheli (2004), Teorie e tecniche della comunicazione interpersonale, Franco Angeli.
Marco Pacori, vari scritti presenti nel sito www.linguaggiodelcorpo.it
 
*Francesca Gubini, laureanda presso l’Università degli studi dell’Aquila, nella Facoltà di Psicologia ad indirizzo clinico, generale e sperimentale, segue i corsi di formazione del dottor Marco Pacori e attualmente è sua assistente nei corsi di Linguaggio del corpo e Ipnosi non verbale. Tra le sue esperienze più significative, la formazione in Programmazione neurolinguistica e il tirocinio presso la Comunità terapeutica riabilitativa Raymond Gledhill, con la partecipazione ai gruppi psicoterapeutici, gruppi emotivi e alle attività di arte-terapia. Attualmente svolge studi sperimentali di carattere neurofisiologico sul sonno.

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