28 giugno 2015

Il Dizionario etimologico storico napoletano

di Nicola De Blasi*

 

Il Dizionario etimologico storico napoletano ha l'obiettivo di documentare e illustrare la storia e l'etimologia delle parole, lungo un arco di circa sette secoli; la continuità nel tempo e la consistenza della documentazione permettono di seguire lo svolgimento del napoletano, nelle sue variazioni e nelle sue persistenze.

 

Dal latino medievale ai video in rete

 

Tr a i primissimi esempi di uso letterario del napoletano figura la Lettera di Giovanni Boccaccio , datata al 1339 da Francesco Sabatini: a parte la rilevanza dell'autore, il testo è importante perché è un precoce esempio di scelta linguistica riflessa e consapevol e del napoletano e perché dimostra subito che le diverse lingue non vivono in mondi separati. Nei secoli successivi sono numerosi i testi scritti in napoleta no , diversificati per intenzioni degli scriventi e per generi, dalle cronache del Quattrocento al Cunto de li cunti, capolavoro di Giovan Battista Basile, dalle Poesie di Salvatore Di Giacomo al teatro di Eduardo De Filippo e di Raffaele Viviani; non dimentichiamo poi che il napoletano ha tuttora una piena vitalità sia nell'uso quotidiano, sia in una varia produzione artistica che va dal cinema a lle serie televisiv e, fino ai video in rete . Insomma il Dizionario, in preparazione presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Napoli "Federico II" tra le attività del Centro di ricerca interuniversitario di lessicografia "Le Italie" a cui partecipano anche l'Università di Napoli "L'Orientale" e l'Università di Salerno, potrà fondarsi su un ampio corpus di testi, che si allarga anche a una serie di documenti di latino medievale, a testi letterari e documentari cinquecenteschi e successivi che, pur essendo scritti in italiano, sono spesso interessanti per i riferimenti alla cultura materiale, nonché a una tradizione lessicografica risalente al Cinquecento.

 

Le concrete attestazioni

 

Per l'ampiezza del corpus sarà possibile seguire le concrete attestazioni del lessico, segnalando sia i prestiti , sia le parole documentate dai testi ma ormai uscite dall'uso. In ogni voce del Dizionario si indicheranno innanzi tutto le forme, i significati e le diverse attestazioni (con citazioni); la seconda parte della voce comprenderà un commento storico e una proposta etimologica (per alcune voci cfr. Nicola De Blasi - Francesco Montuori, Storia di parole tra la Sicilia e Napoli, in «Bollettino del Centro di studi filologici e linguistici siciliani», 23, 2012, pp. 165-184).

 

Scugnizzo non excuneat

 

L'etimologia, com'è noto, suscita una diffusa curiosità ben al di là dell'ambito degli studi linguistici, perciò è opportuno sottolineare un aspetto noto agli specialisti, ma spesso da altri trascurato: un'etimologia può essere proposta solo sulla base di dati storici accertati. Solo così si può evitare di dare credito a ipotesi non suffragate dalla documentazione esistente. Perciò , per ogni parola studiata, è importante indicare una datazione. Si legge spesso, per esempio, che scugnizzo 'ragazzino vivace' deriva dal verbo latino excuneare, ma l' attestazione più antica della p arola si trova in una lista di voci della malavita raccolte nel 1888 ; al di fuori del gergo , la parola è poi usata per la prima volta nelle poesie di Ferdinando Russo 'E scugnizze (dell'inizio del 1897); poco dopo l'antropologo Abele De Blasio usa la parola nella seconda edizione di un suo libro sulla camorra (della primavera del 1897), ma non nella prima , che è dei primissimi mesi del 1897. Se scugnizzo è in uso solo d alla fine dell'Ottocento , non si può pensare a una diretta derivazione dal latino, perché non è credibile che gli autori e i lessicografi abbiano trascurato la parola per tanti secoli. La datazione fa dunque pensare che s ia u n neologismo ottocentesco, forse un adattamento di parole di altri dialetti, a loro volta probabilmente derivate dal latino.

 

Picciotto nel Cinquecento

 

Allo stesso modo per coviglia 'semifreddo' si può pensare a una derivazione dallo spagnolo cubillo 'secchiello per tenere in fresco le bottiglie o altro', solo dopo aver accertato che già nel Seicento a Napoli cert e formelle usate dai pasticcieri erano chiamate cubiglietti . Attraverso la datazione si modificano anche idee correnti sulla storia di alcune parole: per esempio è diffusa la convinzione che la parola picciotto sia arrivata dalla Sicilia a Napoli e altrove dopo l'Unità d'Italia: invece sappiamo che picciotto è già presente a Napoli nel Cinquecento e nelle opere secentesche di Giulio Cesare Cortese.

 

Lo strano Neapolitan dell’Unesco

 

Un Dizionario rappresenta inoltre l'occasione per sottolineare anche altri aspetti. Per il versante geografico è opportuno notare che questo Dizionario dà conto della varietà linguistica di Napoli, poiché le varietà linguistiche di altre aree campane e meridionali non rientrano sotto la denominazione di «Napoletano», diversamente da convinzioni circolanti, ma infondate, che trovano perfino un singolare avallo da parte dell'Unesco. Nel sito di questa organizzazione (http://www.unesco.org/languages-atlas/) infatti il Neapolitan è impropriamente presentato come equivalente del cosiddetto South Italian, che sarebbe (ma non è) la lingua di sette mi lion i e mezzo di parlanti in «Campania, Lucania (Basilicata), Abruzzi (Abruzzo), Molise, northern Calabria, northern and central Apulia (Puglia), southern Lazio and Marche as well as easternmost Umbria». Tale affermazione, inaccettabile per i linguisti italiani, può diventare purtroppo un punto di riferimento per gli utenti della rete.

 

Non c’è decadenza

 

Per gli stessi utenti e per il pubblico più vasto è anche utile chiarire che un dizionario documenta gli usi noti di una lingua, ma non può essere un punto di riferimento normativo: perciò da questo Dizionario non ci si può attendere che imponga come si debba parlare e scrivere il napoletano. Si aggiunga infine che i cambiamenti di una lingua non vanno trattati come manifestazione di corruzione rispetto a un eventuale uso passato, ritenuto puro e incorrotto. Proprio la storia e il Dizionario storico dimostrano anzi che il napoletano ha subito nel tempo innovazioni, senza che ciò comportasse corruzione o decadenza.

 

*Nicola De Blasi è professore ordinario di Storia della lingua italiana all'Università di Napoli "Federico II", Socio corrispondente dell'Accademia della Crusca, componente del Direttivo della Società Napoletana di Storia Patria. Tra i suoi lavori recenti i libri Geografia e storia dell'italiano regionale (Il Mulino, 2014), Storia linguistica di Napoli (Carocci, 2012) e, con altri autori, il Vocabolario sociale (Napoli, Gesco, 2014) e il Dizionario dei personaggi di Eduardo (Osanna, 2014). H a collaborato a un'edizione commentata de I promessi sposi (BUR-Adi, 2014). Ha curato con altri il volume I dialetti italiani. Storia struttura uso ( Utet, 2002). Ha pubblicato edizioni critiche di testi di diverse epoche: il trecentesco Libro de la destructione de Troya , Lo gliommero napoletano "Licinio se 'l mio nzegno" di Sannazaro, 'E scugnizze di Ferdinando Russo, 'O Funneco verde di Salvatore Di Giacomo e (con Paola Quarenghi) il Teatro di Eduardo De Filippo.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata