28 giugno 2015

Il Dizionario italiano-ladino gardenese / ladino gardenese-italiano

di Valeria Della Valle*

 

Tra il 1923 e il 1927 il regime fascista, nel processo di italianizzazione della Ladinia Dolomitica, tentò di annullare le peculiarità linguistiche e culturali della regione. Fortunatamente quel tentativo di politica linguistica non riuscì a disperdere il grande patrimonio del ladino gardenese. Per proteggere quel patrimonio il D.P.R. 15/7/1988, n. 574 ha prescritto l’uso del ladino come lingua amministrativa locale, accanto all’italiano e al tedesco, e la legge del 15 dicembre 1999, n. 482 contiene le norme in materia di tutela delle minoranze storiche. Ma per salvaguardare e mettere in sicurezza la realtà linguistica alpina sono necessari anche altri strumenti. Esistono, fin dall’Ottocento, grammatiche del ladino, e nel 2002 Marco Forni diede alle stampe un vocabolario tedesco-gardenese, il Wörterbuch Deutsch-Grödner-ladinisch, seguito nel 2003 da un CD-ROM in nuova edizione rielaborata.

 

Lingua di cultura

 

Nel 2013 lo stesso lessicografo ha portato a termine, con un piccolo ma agguerrito gruppo di lavoro, un nuovo progetto, il bilingue Dizionario italiano-ladino gardenese / ladino gardenese-italiano (San Martin de Tor, Istitut Ladin Micurà de Rü, 2013, 2 voll.). L’opera, in due volumi, è arricchita da due prefazioni, firmate dai consulenti scientifici Tullio De Mauro e Luca Serianni. Il primo ha ricordato che, grazie a questo dizionario «viene messo in sicurezza un mondo di memorie e tradizioni legato a realtà economiche e culturali che sviluppi omologanti e negligenze rischiano di sommergere nell’oblio», e il secondo ha collegato idealmente l’impresa all’insegnamento di Walter Belardi, studioso e appassionato promotore del ladino, osservando che questo dizionario «ambisce non solo a descrivere la lingua d’uso del ladino gardenese, ma anche a delinearne la fisionomia come lingua di cultura, in grado di “rincorrere” […] le grandi lingue nazionali, nella fattispecie il tedesco e l’italiano, che condizionano la storia della Ladinia stabilendo diversi rapporti di forza a seconda delle valli».

 

La rujeneda dl’oma

 

Nell’ampia introduzione Marco Forni introduce il lettore nel laboratorio lessicografico del dizionario e traccia una storia della lessicografia ladina gardenese: prendendo le mosse da quella tradizione, il primo impegno dei redattori della nuova opera è consistito nel raccogliere e documentare in primo luogo i repertori lessicografici esistenti per recuperare il lessico che era già scomparso o che stava scomparendo. Il dizionario nasce proprio da questa esigenza di mantenere in vita la lingua materna. Nelle valli ladine – osserva Forni – la rujeneda dl’oma (‘la lingua madre’) comprende anche un mondo di relazioni e di vita che si richiamano al passato. Questo mondo va assumendo contorni sempre più labili e indistinti, e i contatti interlinguistici e i cambiamenti si succedono ad un ritmo incalzante. Il dizionario assume dunque una funzione fondamentale nel mettere al riparo termini e locuzioni, appartenenti sia alla componente colta e letteraria scritta del ladino sia al patrimonio fraseologico, alla lingua comune. Nella fase iniziale di raccolta e traduzione “diretta” delle parole ladine i redattori sono ricorsi a un vocabolario di base italiano che raccoglieva in sé le parole fondamentali, di alto uso e di alta disponibilità, alle quali sono state aggiunte altre parole comuni e note a tutti, con un trattamento specifico dei lemmi che si riferiscono al lessico alpino, alle tradizioni e usanze, alla cultura materiale, alla botanica, all’onomastica e alla toponomastica, con l’aggiunta dei neologismi che nascono per nuove esigenze comunicative.

 

Parole e cultura tra passato e presente

 

Il primo volume comprende 33.000 lemmi, raccolti in 1.046 pagine; il secondo 34.000 lemmi, in 718 pagine. Come mai il secondo volume, dedicato al ladino gardenese-italiano, ha un diverso e minore numero di pagine rispetto a quello italiano-ladino gardenese? A questa domanda il direttore dell’opera risponde spiegando che il volume «è meno corposo perché, nelle singole voci, non figura il campo definizioni che compare invece in quello italiano, in cui possono figurare notazioni enciclopediche». L’illustrazione dei significati in ladino è arricchita spesso da frasi esemplificative per collocare le accezioni nei contesti d’uso abituali: quando i redattori dell’opera non si sono potuti appellare alla personale competenza dei parlanti per comprendere a fondo il significato di un vocabolo legato alla cultura materiale del passato, non più in uso o d’uso circoscritto, hanno provveduto a fornire una spiegazione puntuale, come avviene, per esempio, per la voce gerla, della quale si forniscono tutte le definizioni e le sfumature di significato dei corrispondenti ceston, crama, fiertla da banch, rëfla, cavania, ncramé.

 

L’app in Ladinia

 

Il dizionario si segnala anche per un altro aspetto: si tratta di un dizionario informatizzato fin dalla nascita. Come ricorda Marco Forni nell’introduzione, i redattori dell’opera sono riusciti ad elaborare un generatore morfologico gardenese, che contiene tutte le regole per generare automaticamente le forme di ogni singola parola (per esempio, l’intera coniugazione di un verbo). È stato così possibile elaborare un’applicazione informatica in rete, che ha consentito il rovesciamento d’interi corpora lessicali tedesco-ladini/italiano-ladini. Solo lemmi semplici consentono un capovolgimento diretto ed equivalente, mentre nella compilazione di voci complesse l’operazione è di fatto impossibile. A dimostrazione, vengono messe a confronto l’entrata italiana scoiattolo e l’entrata ladina schirlata, che mostrano una concordanza praticamente totale, mentre il rovesciamento di una voce complessa come l’italiano neve risulta molto più corposa e articolata rispetto alla corrispondente voce ladina nëif. La versione in rete fornisce diversi servizi: attraverso la schermata di partenza è possibile svolgere una ricerca semplice sull’intero lemmario o addentrarsi in ricerche più complesse. Si può scegliere la lingua di consultazione partendo dall’italiano o dal ladino gardenese. Quando si cerca una parola compare l’intera voce con i traducenti corrispondenti, le espressioni fraseologiche e le polirematiche. Digitando su un traducente, evidenziato da un colore, s’inverte la lingua di consultazione. Tutte le parole ladino-gardenesi sono anche consultabili in versione audio.

 

Valore identitario

 

Grazie a queste caratteristiche il dizionario italiano-ladino gardenese si colloca nella storia della nostra lessicografia come opera dal forte valore identitario. Proprio come Marco Forni si augurava nell’introduzione, le parole e le espressioni della sua lingua madre continueranno così a essere accordate, e a tessere il filo dei pensieri di un’intera comunità.

 

*Valeria Della Valle ha insegnato Linguistica italiana alla Sapienza Università di Roma. Oltre a saggi sugli antichi testi toscani, sulla storia della lessicografia, sulla terminologia dell’arte, sulla lingua della narrativa contemporanea, ha pubblicato, insieme a Giovanni Adamo (con il quale dirige l’Osservatorio neologico della lingua italiana ILIESI-CNR), i volumi Neologismi quotidiani (Olschki 2003); 2006 Parole nuove (Sperling & Kupfer 2005); Neologismi. Parole nuove dai giornali (Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008). Coordinatrice scientifica del Vocabolario Treccani (2008), nel corso degli anni ha pubblicato insieme a Luca Serianni e Giuseppe Patota tre grammatiche destinate alle scuole superiori. Con Giuseppe Patota ha scritto numerose guide all’uso corretto e appropriato dell’italiano: Il Salvalingua (1995); Il Salvatema (1996); Il Salvastile (1997); Il Salvaitaliano (2000); Le parole giuste (2004); L’italiano. Biografia di una lingua (2006); Il nuovo salvalingua (2007); Viva il congiuntivo! Come e quando usarlo senza sbagliare (2009); Viva la grammatica! La guida più facile e divertente per imparare il buon italiano (2011); Ciliegie o ciliege? e altri 2406 dubbi della lingua italiana (2012); Piuttosto che. Le cose da non dire, gli errori da non fare; e, per ultimo, L’italiano in gioco (tutti per i tipi di Sperling & Kupfer). Nel 2014 ha scritto soggetto e testo del documentario Me ne frego!Il fascismo e la lingua italiana, regia di Vanni Gandolfo, prodotto da Istituto Luce – Cinecittà e presentato nello “Spazio Luce” della 71a edizione della Mostra internazionale dell'arte cinematografica di Venezia.

 


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