01 maggio 2016

Il futuro della lingua su Internet

di Mirko Tavosanis*

 

Le lingue non cambiano a un ritmo predeterminato. La loro variazione dipende dalle circostanze storiche: non sono pochi i casi di lingue che rimangono comprensibili ai loro parlanti anche a millenni di distanza, mentre in altri una lingua può nascere o morire nel giro di un paio di generazioni.

 

Chi ricorda il Videotel?

 

A prima vista, gli strumenti di comunicazione elettronica sembrano fattori di cambiamento. In questo settore, il ritmo delle novità è rapidissimo e ha anche implicazioni linguistiche. Chi ricorda oggi il Videotel, oppure le BBS? Chi si ricorda del tempo in cui era difficile scrivere testi in italiano usando le lettere accentate? O, più vicino a noi, che fine hanno fatto i newsgroup su Usenet? Oppure le pagine personali di MySpace o Splinder? L’azienda Google è stata fondata solo nel 1998. Facebook, che ha oggi più di un miliardo e mezzo di utenti attivi e viene usato regolarmente da quasi metà della popolazione italiana, all’inizio del 2004 ancora non esisteva.  

 

I Pozzo e Grippaudo spariti

 

Questa evoluzione non rimane poi confinata su schermo ma produce conseguenze anche all’esterno. Non solo non si scrivono più lettere tradizionali, ma alcune fasce d’età usano poco il telefono, fisso o cellulare che sia: preferiscono comunicare con i servizi di messaggistica. Gli orari ferroviari stampati, i Pozzo e Grippaudo ancora in circolazione pochi anni fa, sono spariti. E molti altri generi di pubblicazione rischiano di seguirli.

 

Non sono comparse nuove regole grammaticali

 

Da diversi punti di vista, tuttavia, queste evoluzioni comunicative hanno avuto effetti linguistici molto limitati. Sui mezzi di comunicazione elettronici non sono comparse nuove regole grammaticali. Il lessico conosce naturalmente variazioni, ma sono poche e circoscritte. L’italiano usato resta ben comprensibile e ben identificabile, in tutte le sue varietà. Per vedere se si sviluppano cambiamenti occorre guardare le cose in modo più approfondito.

 

La scrittura informale

 

Una volta i testi di linguistica descrivevano con una certa sicurezza i tratti che avrebbero distinto strutturalmente la comunicazione scritta da quella orale. La prima è pianificata e revisionata, la seconda no. La prima non è dialogica, la seconda sì. La prima si serve di espressioni formali, la seconda di espressioni informali…

In pochi anni gli italiani hanno cambiato una tradizione vecchia di secoli e si sono messi a usare la scrittura per comunicazioni informali. La conversazione su WhatsApp è di regola spontanea, non revisionata, dialogica e basata su un linguaggio informale. Pur essendo scritta, riflette in molti aspetti la logica dell’oralità.

In retrospettiva, ci accorgiamo che alcune caratteristiche della scrittura in realtà non erano tipiche della scrittura in quanto tale, ma erano collegate a tutta una serie di pratiche sociali, a volte limitate dai vincoli tecnologici. Una volta eliminati questi vincoli, la scrittura viene gestita in modo molto più libero e creativo, acquistando una dimensione di informalità che in precedenza non aveva.

 

Nuovi generi testuali

 

Questa nuova dimensione della scrittura non si manifesta peraltro in tutte le circostanze. Sembra invece collegata soprattutto ai generi testuali: assieme di convenzioni che possono formarsi rapidamente e determinano alcune caratteristiche del modo in cui si scrive, per esempio, un tweet.

Le convenzioni che si affermano in questo modo sono molto interessanti e si evolvono altrettanto in fretta. Per esempio, i blog diario, scritti in linguaggio giovanile, si sono affermati in pochi anni e altrettanto rapidamente sono scomparsi. Dieci anni fa il genere era popolarissimo ed esibiva molti interessanti tratti espressivi, con la mescolanza frequente dell’italiano colloquiale e di quello letterario. Oggi sopravvivono solo blog diario di taglio estremamente letterario: le espressioni meno formalizzate sono passate a Facebook.

Tuttavia, per quanto queste convenzioni linguistiche siano interessanti e molto pittoresche, sono anche piuttosto superficiali dal punto di vista della lingua. Le strutture grammaticali profonde o le impostazioni di base restano inalterate. Cambiano semmai alcuni usi relativi al modo in cui si impiegano e combinano le parole.

 

Scrivere con la voce?

 

In direzione opposta, rispetto all’aumento dell’informalità, spinge invece un’altra forza: il ruolo sempre più autonomo svolto dai sistemi di comunicazione. Oggi il modo migliore per comunicare consiste ancora nell’usare il nostro linguaggio naturale, scritto o parlato, con il contatto diretto tra esseri umani. Tuttavia, sono sempre più numerosi i casi in cui sono le macchine a elaborare in qualche modo questa comunicazione.

 

Sui telefoni cellulari

 

La scrittura facilitata sui telefoni cellulari è il primo esempio di sistema che rende difficile, per esempio, commettere errori di ortografia. La dettatura automatica, comoda per scrivere messaggi su un sistema che non dispone di una tastiera fisica, è un passo ulteriore in questa direzione: le h del verbo avere vengono messe automaticamente dal programma, propio o areoporto vengono istantaneamente trascritti come proprio o aeroporto, e così via. Ne esce rafforzato un modello di lingua molto rispettoso delle convenzioni… anche quando le convenzioni non sono davvero note alla persona che comunica.

 

Gli assistenti digitali

 

Gli assistenti digitali rappresentano un altro settore in cui la conversazione, scritta o parlata, si allinea comunque all’italiano formale. I tratti dell’oralità vera e propria sono relativamente ridotti e devono essere comunque simulati dal sistema. Siri, Cortana e le interfacce vocali di Google si esprimono senza inflessioni dialettali con frasi grammaticalmente corrette.

È questo il modello che ci aspetta? Una lingua in cui gli strumenti della comunicazione ci spingono a usare sempre di più forme corrette e rendono sempre più difficile l’espressività? Non è affatto detto: gli strumenti informatici fanno ciò che sono programmati a fare. Con un po’ di lavoro di adattamento, Siri potrebbe parlare senza troppi problemi con l’inflessione della nostra città di residenza o usare le costruzioni dell’italiano colloquiale. Ciò che abbiamo visto negli ultimi decenni ci ha mostrato che i vincoli tecnici sono solo uno dei tanti componenti dell’uso della lingua.

In questo momento, non c’è quindi dubbio che la società italiana sia indirizzata all’uso di un italiano corretto, anche se un po’ anonimo, sul web e altrove. Gli strumenti informatici amplificano questo desiderio sociale… Fino al momento in cui non cambieranno le cose.

 

Letture consigliate

Nicholas Ostler, The Last Lingua Franca. English until the Return of Babel. London, Methuen, 2010.

Lorenzo Renzi, Come cambia la lingua. L’italiano in movimento. Bologna, il Mulino, 2012.

Mirko Tavosanis, L’italiano del web, Roma, Carocci, 2011.

 

*Mirko Tavosanis (Karlsruhe, 1968) è professore associato di Linguistica italiana all’Università di Pisa. Nel 2011 ha pubblicato L’italiano del web (Roma, Carocci). Nel 2002 ha pubblicato un’edizione del manoscritto autografo delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo. Dal 2003 insegna nei corsi di studio in Informatica umanistica dell’Università di Pisa. Il suo blog personale è Linguaggio e scrittura (< http://linguaggiodelweb.blogspot.it//>).

 

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Crediti immagine: Fabio Lanari [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]


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