25 aprile 2015

Una sfilata linguistica dei nomi che hanno vestito la moda

di Daniela Cacia*
 

Dalla fantasia creatrice dell’uomo scaturiscono, pressoché in ogni momento della storia, parole chiamate deonimi o deonìmici, cioè nomi comuni che traggono origine da nomi propri. Il nome proprio alla base, detto eponimo, può essere un antroponimo (nome personale), un etnonimo (nome di un popolo) oppure un toponimo (nome di luogo). Nel caso di eponimi antroponimici, il riferimento è a un uomo o a una donna che l’immaginario collettivo assume a modello, prendendo spunto da tratti caratteriali o fisici peculiari, oppure riconosce come inventore di un determinato oggetto o come promotore di una nuova usanza o di un nuovo costume.

I deonimici riconducibili al mondo della moda sono molto numerosi, anche se talvolta non riconoscibili, poiché la frequenza d’uso che essi assumono nel linguaggio comune è tale da allentare e, in alcuni casi, addirittura interrompere il legame tra parola ed eponimo. Per ricomporre la trama, si propone una sfilata linguistica tra abiti, acconciature ed oggetti, che in diversa misura e nelle diverse epoche hanno segnato la storia della moda.

 

Cardigan , raglan e montgomery, ovvero indumenti… da battaglia

 

Insospettabili origini bellicose si celano tra le pieghe dei nostri capi di abbigliamento. Il confortevole cardigan , che può essere di lana o di cotone, purché senza collo né risvolti, con apertura sul davanti e due tasche intagliate, deve il suo nome al tipo di giacca ostentata, durante la guerra di Crimea, dal comandante James Thomas Brudenell, settimo conte di Cardigan (1797-1868). Sullo stesso campo si distinse il generale Fitzroy Somerset, primo barone di Raglan (1788-1855), che era solito indossare un ampio cappotto con maniche spioventi, cioè congiunte direttamente al collo, per mascherare la mutilazione del braccio destro, subita anni prima in battaglia a Waterloo. Il suo nome, o per meglio dire il titolo nobiliare con cui era conosciuto, ha trovato impiego sia come deonimico assoluto ( raglan ) sia come aggettivo e locuzione  aggettivale ( maniche raglan o alla raglan ). Gradito al generale inglese Bernard Law Montgomery (1887-1976), che comandò l’VIII Armata britannica nell’Africa settentrionale nel corso della seconda guerra mondiale, era poi il giaccone con cappuccio, in origine rigorosamente di color cammello, chiuso da alamari e bottoni di legno, che chiamiamo appunto montgomery .

 
Isabella , un colore regale
 

Anche i tessuti e i colori possono richiamare un nome proprio. È il caso del cromonimo isabella, una sfumatura di giallo simile a quello della pelle abbronzata, che conserverebbe il ricordo della stoica tenacia di una regina. Pare infatti che l’eroina eponima – secondo alcuni Isabella d’Austria, per altri Isabella di Castiglia, detta la Cattolica – avesse fatto voto di non cambiare camicia fino alla fine di un assedio, durato anni o mesi, a seconda del personaggio di riferimento. L’aneddoto non è certo, ma ampiamente testimoniato dalle fonti è il successo del colore isabella, apprezzato nel Seicento, anche grazie al suo impiego in teatro, come stratagemma per simulare la nudità della pelle (Rossebastiano 2006).

 

Taglio all’umberta e cresta alla El Shaarawy

 

Dai capelli corti a spazzola, tagliati all’umberta , cioè alla maniera del re d’Italia Umberto I di Savoia, in voga nei primi decenni del Novecento, alle ben più recenti creste alla Boateng o alla El Shaarawy , dal nome di due famosi calciatori, il salto è cronologico ma ancor più culturale. Il bacino di eponimi a disposizione per denominare tagli e acconciature appare infatti tanto ricco quanto effimero, poiché soggetto, forse più di altri settori della moda, al rapido mutare dei modelli socio-culturali di riferimento (Cacia 2012). Il discorso vale ovviamente anche per la moda femminile, che a fine Ottocento impone sontuose e complicatissime acconciature ispirate a personaggi storici di varia provenienza e virtù ( acconciatura Giuseppina , pettinatura Pompadour , cfr. Sergio 2010), negli anni Sessanta sancisce il trionfo di lacca e cotonatura, alternando la pettinatura alla Soraya , in omaggio alla “principessa triste” Soraya di Persia, allo stile Jackie Kennedy , e ciclicamente ripropone il caschetto liscio con frangia alla Valentina , lanciato dalla sexy fotografa Valentina Rosselli, disegnata da Guido Crepax .

 
A braccetto con Kelly
 

Il processo di traslazione, attraverso cui si attua il passaggio di un nome da proprio a comune, richiede ovviamente tempo e può essere successivo all’apparire sul mercato di un artefatto. È successo alla borsa a forma di trapezio e fondo rigido, ideata negli anni Venti dal celebre marchio francese Hermès, che solo negli anni Cinquanta assunse il nome della principessa di Monaco Grace Kelly, in seguito ad alcune fotografie, che la ritraevano in più occasioni con il fidato accessorio, divenuto da allora, non solo in Italia, semplicemente Kelly.

 
Quattro passi con chanel
 

Un caso particolare è costituito, infine, dai nomi propri dei rappresentanti stessi del mondo della moda, che, venendo a coincidere con i rispettivi marchi commerciali, si riversano non di rado su intere famiglie di prodotti. È così che il vocabolo chanel, dal cognome della creatrice di moda Coco Chanel (1883-1971), è passato a designare una scarpa décolleté aperta posteriormente, un inconfondibile tipo di tailleur, con giacca corta senza colletto e a scollo tondo, ed una altrettanto celebre essenza, divenuta icona impalpabile del XX secolo. 

 

Ieri come oggi, i vocaboli e le locuzioni di derivazione deonomastica che affollano il mondo della moda contribuiscono dunque ad evocare, attraverso i nomi propri di coloro che li hanno generati, le relazioni tra lingua e cultura, costume, società.

 
Letture citate e consigliate

Daniela Cacia, L’italiano in testa: vagabondaggio onomastico tra le acconciature postunitarie, in Paolo D’Achille, Enzo Caffarelli (a cura di), Lessicografia e onomastica nei 150 anni dell’Italia unita, Roma, SER, 2012, pp. 187-208.

Enzo Caffarelli, Deonomastica, nello speciale della Lingua italiana Treccani “Nel nome di Carneade”.

Enzo La Stella T., Dalie, dedali e damigiane - dal nome proprio al nome comune. Dizionario storico di deonomastica, Bologna, Zanichelli, 1984.

Bruno Migliorini, Dal nome proprio al nome comune. Studi semantici sul mutamento dei nomi propri di persona in nomi comuni negl’idiomi romanzi, Firenze, Olschki, 1968 (2a edizione con supplemento).

Alda Rossebastiano, La Francia alla corte delle Madame Reali: i colori della moda in Piemonte (sec. XVII), in «Contributi di filologia dell’Italia mediana», XX (2006), pp.81-104.

Giuseppe Sergio, Parole di moda. Il «Corriere delle Dame» e il lessico della moda nell’Ottocento, Milano, Franco Angeli 2010.

 

*Daniela Cacia è ricercatrice di Linguistica italiana all’Università di Torino. Si occupa di onomastica medievale e contemporanea, lessicografia, linguaggi settoriali, lingua italiana e nuovi media. Ha recentemente pubblicato con Elena Papa e Silvia Verdiani il volume Dal mondo alle parole: definizioni spontanee e dizionari d’apprendimento (SER, 2013).

 
 
 

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