01 gennaio 1970

La dolce vita degli italianismi nello spagnolo

di Yorick Gomez Gane*

La passione a corte

La lingua spagnola ha sempre avuto un debole per gli italianismi. Una passione antica, scoppiata in tutta la sua forza nel XV secolo, quando con la dominazione aragonese a Napoli e le corti spagnole dei Borgia a Roma le relazioni tra le due aree linguistiche da occasionali diventano stabili. A noi ora il grato compito di raccontare questo intrigante e appassionato rapporto. Prendendo le mosse dalle prime ‘scappatelle’, ovvero quei rapporti marittimi, commerciali e finanziari che intrepidi naviganti o affaristi italiani (genovesi, pisani, fiorentini e lombardi) avevano saltuariamente intrattenuto con la Spagna fin dal XII secolo, facendo sì che tra gli ambiti semantici più ricchi di apporti italiani figurino in spagnolo proprio la MARINA e il COMMERCIO.

Parole in commercio Così la chusma (ciurma) delle parole marinaresche naviga veloce su un brigantín (brigantino) o una fragata (fregata), sospinta dalla tramontana verso una dársena ispanica mentre la brújula (bussola) rassicura il piloto (pilota). Gli scambi, da commerciali diventano linguistici, e abbracciano un ampio arco di secoli: nel XIV si può pagare con il florín (fiorino); nel XV si aprono gli sportelli del banco (la banca) e del cambio (non si cambia, però, la mercancía venduta); nel XVI chi ha un depósito con valuta superiore al millón (milione) non teme certo la bancarrota; nel XVII infine si spera che il saldo o il balance (bilancio) non diano cero (zero), altrimenti si dovrà ricorrere al contrabando... INDUSTRIA e ARTIGIANATO italiani offrono prodotti di ottima qualità, come porcelana, bronce (bronzo) o brocado (broccato).

A colpi di bombarda Il filosofo greco Eraclito diceva che la guerra è madre di tutte le cose: nel nostro caso è madre di molte parole. Tra il XIII e il XVIII secolo eserciti provenienti dalla Spagna conquistano vari territori italiani (le Isole, Napoli, Milano o la Toscana), imparando dagli italiani, maestri ahinoi nell’arte della guerra!, moltissimi nuovi TERMINI MILITARI (attestati dal XV secolo): così il batallón del caporal e l’intera compañía possono mettersi a marchar insieme, stando sempre alerta prima di sferrare, con mosquete o bombarda, un asalto al bastión o alla casamata. Per la gioia dei maldicenti, la POLITICA italiana ha fatto arricchire anche gli spagnoli (secoli XV-XIX): dal più antico embajada al più recente irredentismo.

Signori, in carroza! Il CLERO lascia qualcosa in eredità (secoli XVI-XVII): dalla papalina al camposanto. Nonostante sia grande tre volte l’Italia, il Venezuela è di fatto una ‘piccola Venezia’, e tra i secoli XV e XVIII l’Italia ha regalato alla Spagna tanti NOMI GEOGRAFICI, come gruta (grotta) o golfo, e purtroppo anche il terremoto. Nei secoli XVI-XIX in Spagna i TRASPORTI si affidano soprattutto alla carroza, guidata dal postillón (postiglione), ma più di recente è sceso in pista anche il trasporto ferroviario. Non sono lussureggianti gli apporti di FLORA e FAUNA (secoli XV-XVIII), ma guai a farsi pungere da una tarántula mentre ci si gusta un pistacho (pistacchio) o un’anchoa (da ‘ancioa’, l’antica forma genovese di acciuga). A cavallo tra fauna e letteratura trotta l’hipogrifo, ariostesco cavallo alato accolto dal Cervantes nelle sue scuderie letterarie (studi recenti mostrano come questi facesse largo uso di italianismi).

Libri in claroscuro Eccoci così giunti alle arti, campo in cui il conquistatore spagnolo fu conquistato dal genio italico. Nei secoli XVI-XVIII anche un principiante sa fare un diseño, un modelo o un boceto (bozzetto), ma claroscuro, escorzo (scorcio), fresco (da a(f)fresco), miniatura o caricatura sono roba da maestri della PITTURA (secoli XVI-XIX). Quale degli artisti spagnoli che praticano la SCULTURA (secoli XVI-XIX) si aggiudicherà la medalla per il miglior bajo relievo o busto? L’ARCHITETTURA italiana lascia gli spagnoli di estuco (stucco) ma gli fa trovare la quadratura del cerchio, anzi della rotonda (secoli XV-XIX): ora progettare un pórtico, una galería o la planta (pianta) di un campanil è facile come affacciarsi a un balcón, come scendere per una escalinata a passo d’uomo. Dal XV al XVII secolo gli amanti della LETTERATURA si dedicano alla novela o al soneto, meglio se in verso non esdrújulo (sdrucciolo) e in lingua non macarrónica. Va di moda anche la pasquinada, tanto che oggi in Sud America il pasquinero è per estensione un ‘giornalista provocatore’. Nel campo dell’EDUCAZIONE tra le parole di cui l’Italia omaggia la Spagna spicca il pedante, in origine un ‘pedagogo’. Tra i MEZZI DI COMUNICAZIONE va a ruba la gaceta (gazzetta).

Il virtuoso e il comediante Tra XVI e XVIII secolo il TEATRO italiano fa il tutto esaurito, e sulla scena si danno da fare il protagonista e la comparsa, nei panni di comediante o di arlequín (arlecchino). Roba da piazza, invece, sono buratín, bufón e saltimbanco. In ambito artistico però la marcia trionfale spetta alla MUSICA (sinfonica, da camera o lirica), con un numero di contributi altissimo e ininterrotto dal XVI al XXI secolo: il maestro, con la batuta in mano (nel senso di ‘bacchetta del direttore d’orchestra’, da battuta) dirige adagio il concierto, e mentre scherzando la soprano fa i gargarismi con un’aria alquanto cantable, il barítono in duo con il contralto esegue presto una cantata in crescendo, finché il piano non toglie la sordina e il violín spalleggiato dal violoncelo con virtuoso impeto suonano in fuga un alegro e un andante che il pubblico con sonori bravo gli chiede di bisar (bissare). Nel lessico si rispecchia anche la vita di tutti i giorni. La CASA spagnola (secoli XV-XIX) si arricchisce di cantina e persianas, e i suoi inquilini di toalla (da tovaglia).

Che cucaña i macarrones Nell’ABBIGLIAMENTO (secoli XV-XX) si arriva a indossare persino il turbante, mentre la sombrilla (‘parasole’) è un curioso incrocio tra sombra e ombrello. Agli spagnoli gli italiani passano alcune MALATTIE (dal XV secolo), come l’influenza o la malaria. La VITA SOCIALE (secoli XVI-XIX) è movimentata. Ma occhio, fanciulle: se a volervi cortejar (corteggiare) è un chulo (‘uno che si dà delle arie’, dall’aferesi di fanciullo), si tratta senz’altro di un charlatán o di un hipócrita, dunque merita un fiasco o un fracaso (‘fallimento’, da fracasso), e lo potrete tranquillamente poner en berlina. Tra le parole spagnole battezzate con NOMI PROPRI italiani ricordiamo almeno il cocoliche, quella singolare varietà dello spagnolo d’Argentina intrisa di italiano (specie il lessico quotidiano e gastronomico, come chao, risoto, ricota, capuchino, ecc.) in virtù delle massicce immigrazioni tra otto e novecento: la parola riproduce il cognome dell’attore italiano di fine ‘800 Coccolicce, che a zonzo per l’Argentina con la sua compagnia teatrale condiva di italiano il suo spagnolo maccheronico. Eccoci dunque al saporito campo della GASTRONOMIA, il piatto forte degli italianismi tra il XV e il XX secolo (quelli più recenti si devono alla moda mondiale degli ultimi decenni): nell’antico banquete troviamo macarrones o salchicha (in barba ai bacchettoni, dall’italiano salciccia, e non salsiccia!), mentre oggi nelle pizzerias accanto a espaguettis (spaghetti), pizza o pasta (nel senso di ‘pastasciutta’, al dente o meno) possono anche servirci cibi un po’ meno noti come la mortadela, mentre per fine tavola è di rigore un buon expresso (da (caffè) espresso) o un bel cono con stracciatella. Nell’arte dei DIVERTIMENTI Italia e Spagna sono sorelle (dal XVI secolo): si va dai classici (e chiassosi) carnaval, cucaña o morra, a recenti parole dello SPORT come candado (il catenaccio del calcio), escudería (scuderia, forse per influenza della scuderia Ferrari) o finalíssima (alla cui origine si può forse ipotizzare la ‘finalissima’ tra Italia e Germania nei mondiali di Spagna 1982).

Cassanate a parte… Come si è visto, gli apporti lessicali recenti sono molti meno rispetto al passato, quando il contatto diretto tra i due popoli era stabile. Ma il numero e la qualità degli italianismi consolidatisi nel patrimonio lessicale spagnolo, molti dei quali coscientemente sentiti come tali (specie nella musica, nelle arti e nella gastronomia), e insieme le convergenze di vario tipo tra le due lingue, regalano agli spagnoli di oggi una discreta dimestichezza con l’italiano. Studi recenti mostrano come nei nomi delle attività commerciali (soprattutto moda e arte) l’italiano sia manipolato dagli spagnoli in maniera tutto sommato decente, e come nella stampa spagnola del terzo millennio spuntino come funghi parole ed espressioni in lingua italiana (fenomeno dovuto anche al cliché, diffuso dalla stessa stampa, secondo cui Italia e Spagna, nel loro concentrato di modernità e arretratezza, di miracolo economico post-dittatoriale e genio artistico e passionale, sarebbero due culture “gemelle”). Si va dunque dalle terminologie di musica, sport e spettacolo in primis ai nudi e crudi prestiti culturali (di sapore locale, come la dolce vita, l’omertà o le cassanate di Cassano al Real Madrid). Passando però per citazioni più impegnative (eppur si muove o lasciate ogni speranza...), e mostrando spesso calchi o adattamenti alle norme linguistiche spagnole che in buona sostanza promuovono il prestito a neologismo, come in espaguetada (spaghettata), cúpula (da cupola (mafiosa)), tifosos o paparazzis. E gli pseudoitalianismi come capo = ‘boss mafioso’ o la azzurra = ‘la squadra azzurra’ risultano quasi piacevoli, in quanto testimoni di una singolare vitalità dell’italiano al di là dei propri confini. In Spagna, insomma, la passione per gli italianismi è tutt’altro che spenta. Nell’età dell’anglicismo globale, è roba da prima pagina.

Per un approfondimento

Ottima brújula per orientarsi sul tema dell’italiano nel mondo fornisce P. Bertini Malgarini, in Storia della lingua italiana, vol. III, Torino 1994, pp. 883-922 (con rinvii bibliografici). La più ricca galería degli italianismi nello spagnolo peninsulare è offerta da J. Terlingen, in Enciclopedia lingüística hispánica, vol. II, Madrid 1967, pp. 263-305. Degli italianismi più recenti presentano un diseño D. Romano (in Lingua e letteratura italiana nel mondo oggi, Firenze 1991, pp. 575-85), M. T. Navarro Salazar (in L’italiano allo specchio: aspetti dell’italianismo recente, Torino 1991, p. 79-92) e S. Porras Castro (in “Cuadernos de filología italiana”, 2000, pp. 923-934); in un convegno della Sociedad Española de Lingüística (Madrid, 18 dicembre 2006) P. Quiroga ha fatto un balance su Italianismos y etimologías en el Diccionario de la Real Academia Española 2003. Agli italianismi del cocoliche e di tutto lo spagnolo d’America rivolgono il loro chao M. Sala et alii, El español de América, 2 voll., Bogotá 1982 (specie vol. I, pp. 487-560, cap. Elemento italiano). Per osservare da un balcón diverso la storia dei rapporti tra le due aree linguistiche si veda A. D’Agostino, L’apporto spagnolo, portoghese e catalano, in Storia della lingua italiana, vol. III, Torino 1994, pp. 791-824. La pericolosa tarántula dei falsi italianismi si eviterà con l’aiuto di S. Sañé - G. Schepisi, Falsos amigos al acecho, Bologna 1992.

*Yorick Gomez Gane (romano, di padre spagnolo e madre australiana, classe ’74) è professore di latino, greco e materie letterarie ai licei. Dottore di ricerca in filologia greca e latina (2005) e attualmente (2006-2008) addottorando in storia della lingua italiana alla “Sapienza” di Roma, è un raro caso di Amphibius academicus, occupandosi contemporaneamente di filologia classica e di storia della lingua italiana, con svariate pubblicazioni (volumi o articoli su riviste specializzate). Dalle lingue dell’area spagnola ha tradotto Il duende di García Lorca (Semar ed.) e parti di una Antologia della poesia spagnola contemporanea (Amadeus ed.). Scrive poesie, ma solo in lingua latina. Ha contribuito a opere di case editrici come la Treccani o la Utet. Crede fermamente che la cultura debba essere divulgata in maniera divertente: con questo spirito qualche anno fa ha condotto su Rai Tre, in compagnia e sotto la regia di Ugo Gregoretti, il programma “Sottotraccia. Io e Yorick a zonzo per l’Italia”; e attualmente, iscritto all’Ordine nazionale dei giornalisti, collabora al «Messaggero» di Roma con una rubrica settimanale sui segreti e le curiosità del lessico sportivo.


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