06 aprile 2010

La scrittura spedita, pronipote del latino

di Giancarlo Schirru*

Qualunque lettore di queste righe è perfettamente consapevole del profondo mutamento subìto dalla comunicazione scritta negli ultimi venti anni. Solo nel 1990 il telefono cellulare e il personal computer, malgrado fossero strumenti già in uso, occupavano una posizione ancora minoritaria nelle tecnologie della comunicazione. Nei due decenni successivi l’Italia, come il resto dei paesi industrializzati e gran parte di quelli in via di sviluppo, ha conosciuto una spettacolare diffusione di entrambi i nuovi strumenti, che sono diventati oggi parte inseparabile della vita quotidiana di molti di noi.
Uno degli effetti di questo processo è stato il progressivo «pensionamento» della tradizionale lettera missiva, scritta su un supporto tangibile e fisicamente trasportata dalle mani del mittente a quelle del destinatario. Se, come sembra, la lettera elettronica prenderà presto il posto di quella cartacea anche negli usi più formali, come ad esempio quelli burocratici e giuridici, si può dire che gli anni che stiamo vivendo conosceranno la definitiva decadenza di uno strumento che ha accompagnato la storia della nostra civiltà per un lunghissimo tratto: si pensi solo al fatto che la più antica lettera missiva in caratteri latini giunta fino a noi in originale risale al I secolo a.C.; è scritta su papiro in Egitto da uno schiavo, e da lui inviata a un altro schiavo suo amico.
Gli eredi diretti della tradizionale lettera missiva sono principalmente l’e-mail, cioè la lettera elettronica, e l’sms, il breve messaggio scambiato tra telefoni cellulari.
 
L’italiano della scrittura elettronica
 
Le osservazioni condotte in tutte le lingue sulle particolarità della scrittura telematica o via telefono rimandano a una caratteristica generale: la maggiore apertura al dialogo della comunicazione elettronica rispetto a quella tradizionale. L’sms e l’e-mail presuppongono una risposta rapida: si può avere addirittura uno scambio di molti messaggi in un breve intervallo di tempo, che assomiglia da vicino a un dialogo fatto di turni di parola successivi degli interlocutori.
Per questo la proprietà linguistica che caratterizza di più questo tipo di scrittura è la sua forte vicinanza con la lingua parlata: ciò si rivela in una minore progettazione complessiva del testo, rispetto a quanto avveniva nella lettera tradizionale, nell’uso di uno stile più allusivo (con forti riferimenti al contesto dato per noto dagli interlocutori) e nella vasta presenza di espressioni colloquiali. Per l’italiano si può aggiungere ancora l’ampio uso del dialetto, ancora fortemente vitale nella nostra realtà linguistica, soprattutto se confrontata con quella di altre grandi lingue nazionali.
Sono però molte le caratteristiche della lettera tradizionale che si sono conservate nella comunicazione elettronica: i messaggi hanno sempre una data (che addirittura è aggiunta automaticamente dal programma che li spedisce), spesso si aprono con un saluto e si chiudono con un commiato (un esempio di sms: « Ciao Bella...l’email l’ho inviata....Spero ci sia tutto! Ci sentiamo la set prossima Ciaoooo»).
Una seconda caratteristica linguistica della comunicazione elettronica è la forte presenza di usi originariamente tipici dei gruppi giovanili: la nuova scrittura è stata infatti all’inizio fatta propria soprattutto dalle fasce di età più giovani, che vi hanno riversato molte delle particolarità che contraddistinguono da tempo la loro comunicazione scritta (per esempio nei diari o nelle scritte murali). Tra queste abbondano alcuni «gergalismi grafici» che ritroviamo puntualmente nell’sms e nell’e-mail: per esempio l’uso degli operatori matematici (x, +, -) al posto del loro nome (‘per’, ‘più’, ‘meno’, ecc.), oppure il dilagare del k, già in uso in Italia fin dagli anni Settanta nei movimenti politici della sinistra studentesca (Amerika, Kossiga), e poi scoloritosi via via come semplice marca grafica di giovanilismo (xke ‘perché’).
 
L’sms e l’e-mail
 
La sigla sms sta per l’inglese short message system: in italiano la sigla viene usata normalmente non per indicare il sistema di scambio, ma il messaggio scambiato: si dice cioè inviare un sms, ricevere un sms, ecc. Come tutti sanno, si tratta di un messaggio breve (non più di 160 caratteri) che può essere inviato e ricevuto da telefoni cellulari. Il primo sms risale al 1992, e già nel 2000 il traffico di messaggi in Italia superava i 40 milioni al giorno: la grande diffusione dell’sms ha seguìto da vicino quella del telefono cellulare, che nel nostro paese è diventato uno strumento di comunicazione quasi universale.
L’estrema brevità dell’sms, e il modo macchinoso con cui viene scritto, ne polarizza il testo in due direzioni opposte: da un lato l’invio di un’informazione puntuale, come ad esempio il luogo e l’orario di un appuntamento; dall’altro, la semplice intenzione di stabilire un contatto con amici e conoscenti: per esempio molti di questi messaggi si riducono all’invio di una battuta o di una barzelletta. Anzi, quando si esaminano raccolte più o meno estese di sms, ci si accorge che gran parte dei messaggi combinano i due elementi: hanno una piccola sezione informativa, a cui si affianca un gioco di parole, una frase brillante o un aforisma comico.
Ciò che continua a scandalizzare molti utenti è il dilagare delle abbreviazioni: si tratta al contrario di usi molto tradizionali nella scrittura latina fin dalle sue origini. Questi rimandano infatti alle modalità di abbreviazione più usate e più antiche nel nostro sistema di scrittura: la possibilità di usare cifre o lettere non per il loro valore ma per il loro nome (ad es. k8 ‘cappotto’); il troncamento, che colpisce qualsiasi parola prevedibile dal contesto (dom ‘domani’, risp ‘rispondere’); la contrazione, che può giungere all’uso delle sole consonanti (nn ‘non’, cmnq ‘comunque’); la sigla (tvb ‘ti voglio bene).
Il legame con la tradizione è ancora più visibile nell’e-mail, anche per la sua diffusione in un gruppo sociale più ristretto. Vale quindi la pena sottolineare piuttosto quali siano i suoi principali elementi di rottura, che si riallacciano tutti alla maggiore aderenza all’oralità e a un tono più confidenziale rispetto alla lettera missiva; anzi, è stato osservato, il mittente spesso si permette nell’e-mail una confidenza maggiore di quella che userebbe in un dialogo faccia a faccia col suo interlocutore: la lettera elettronica infatti è normalmente costituita da un testo informale, in cui vengono impiegate le modalità di saluto e allocuzione normalmente in uso tra conoscenti (ad es. il ciao), presuppone una risposta rapida, si rivolge a interlocutori noti, è considerata effimera, e quindi non se ne cura l’editing.
 
Un pericolo per l’italiano?
 
Le particolarità linguistiche, e soprattutto grafiche, dell’sms e dell’e-mail sono oggetto di allarmi ricorrenti. Le nuove tecnologie stanno veramente cambiando l’italiano, come denunciano spesso lettori e commentatori della stampa quotidiana? Questo allarmismo sembra francamente esagerato: innanzi tutto perché le innovazioni di cui si è trattato non riguardano la lingua in quanto tale, ma solo la sua varietà scritta. Poi perché alcune apparenti rivoluzioni non sono altro che il riemergere di tendenze tradizionali del nostro sistema di scrittura: il caso più clamoroso ed evidente di ciò è rappresentato proprio dal fenomeno che più attira l’attenzione di molti osservatori, cioè la ripresa di vitalità di tutti i sistemi abbreviativi che hanno costellato la storia della scrittura latina.
Ciò non vuol dire sottovalutare le testimonianze degli insegnanti che lamentano la frequente infiltrazione dei gergalismi grafici negli elaborati scolastici: queste norme devianti – che, lo ribadiamo, riguardano esclusivamente la grafia, e non la lingua generalmente intesa – erano già da qualche decennio in uso in spazi scrittori molto ristretti, come le dediche scambiate tra amici e compagni di scuola o i diari personali. La scrittura elettronica sembra averne autorizzato l’uscita in contesti più aperti, e quindi favorito una maggiore generalizzazione. Non è quindi impossibile che sms ed e-mail possano rappresentare gli avamposti per un futuro arricchimento grafico della nostra lingua.
 
Riferimenti bibliografici
 
Antonelli, Giuseppe (2007), L’italiano nella società della comunicazione, Bologna, Il Mulino.
Baron, Naomi S. (2000), Alphabet to Email: How Written English Evolved and Where It’s Heading, Londra, Routledge.
Crystal, David (2003), Language on the Internet, Cambridge , Cambridge University Press.
Dinale, Claudia (2001), I giovani allo scrittoio, Padova, Esedra.
Lorenzetti, Luca - Schirru, Giancarlo (2006), La lingua italiana nei nuovi mezzi di comunicazione: sms, posta elettronica e Internet, in Fare comunicazione. Teoria ed esercizi, a cura di Stefano Gensini, Roma, Carocci: 71-98.
Pistolesi, Elena (2005), Il parlar spedito. L’italiano di chat, e-mail e SMS, Padova, Esedra.
 
*Giancarlo Schirru insegna glottologia e linguistica all’Università di Cassino. Nella sua attività di ricerca si occupa di dialettologia italiana antica e moderna, latino pratico di età imperiale, linguistica armena e iranica esaminate in prospettiva comparativa, storia del pensiero linguistico italiano dell’Ottocento e del Novecento. È membro della Società Italiana di Glottologia, della Société de Linguistique Romane e del comitato scientifico della Fondazione Istituto Gramsci. Tra i suoi studi più recenti: Parola minima e piede minimo in armeno, «Archivio glottologico italiano», XCII 2007: 179-202; Geminazione distratta nei dialetti di Toscana, «Bollettino di italianistica », V 2008: 45-63; Propagginazione e categorie nominali in un dialetto del Molise, in I dialetti meridionali tra arcaismo e interferenza, a cura di Alessandro De Angelis, Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 2008: 292-309; Filosofia del linguaggio e filosofia della prassi, in Gramsci nel suo tempo, a cura di Francesco Giasi , Roma, Carocci, 2009: 767-91. Cura con Giuseppe Vacca la serie annuale degli Studi gramsciani nel mondo (Fondazione Istituto Gramsci – Il Mulino).

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