07 giugno 2017

Grillo: senza possibilità di discussione

di Raffaella Petrilli*

 

Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle, di cui condivide la paternità con Gianroberto Casaleggio, sono da tempo oggetto di studio. La politologia li colloca nel “populismo”, ma rileva le differenze con la Lega di Bossi o con la berlusconiana Forza Italia (Chiapponi, 2016). Per molti anni, B.G. è stato un uomo di spettacolo. La sua carriera è iniziata in Tv, nel 1977, ed è proseguita fino ai primi anni del 2000, alternando programmi televisivi e spettacoli dal vivo. Nel 2005, apre un blog, www.beppegrillo.it , che diventa in pochissimo tempo un punto di riferimento, tanto che la rivista «Time» lo colloca nella lista dei trentasette europei “eroi dell’anno” (Gigante, 2007, 11). L’idea sottostante il blog è che il supporto informatico permetta di realizzare la “democrazia diretta”: « Con la rete possiamo bypassare tutti i politici del mondo (...) gente che non riesce a pubblicare niente lì ha cinquantamila persone che vengono a leggere quello che ha pubblicato; questa è una nuova forma di comunicazione. Con queste tecnologie possiamo fare delle cose direttamente, di democrazia diretta » (Grillo, 2006, 223). Il “pluralismo dell’informazione” – che si traduce nello sforzo di costante “controinformazione” –, e la “partecipazione orizzontale” sono gli obiettivi della “nuova comunicazione” del blog grillino. Quanto ai contenuti, i post vertono sullo stretto legame tra politica, informazione ed economia (Gigante, 2007, 20). Dal punto di vista linguistico, Grillo è considerato la più recente conferma del paradigma del rispecchiamento, secondo la felice proposta di Giuseppe Antonelli (2007). Le caratteristiche della lingua grillina si osservano nella composizione del lessico, nell’uso del lessico e nello stile argomentativo.

 

Il lessico tecnico

 

Per analizzare il lessico di Grillo, è utile osservare separatamente le parole più frequenti dalle parole che costituiscono la sua originalità. Nel 2007, l’analisi elettronica della lingua del blog grillino ha individuato la lista delle parole più frequentemente usate (Gigante, 2007). Vi figura un alto tasso di lessico politico (Petrilli et al., 2015). Dei primi 37 sostantivi con frequenza superiore a 100, sedici appartengono al lessico tecnico della politica, e la percentuale supera il 50% se oltre ai sostantivi si considerano anche i quarantatré nomi propri più frequenti (Gigante, 2007, 19; cfr. risultati analoghi, ma su un corpus molto diverso, in Lotti, 2015). Il populismo di Grillo non arriva a cancellare i tecnicismi politici, frequenti nel suo discorso esattamente come accade ad ogni esponente politico italiano, di Prima e di Seconda Repubblica (Bolasco et al. 2006; Ondelli, 2016; Giuliano, 2016).

 

La democrazia riformulata

 

Uso del lessico tecnico . Le differenze emergono nel modo in cui Grillo usa i termini politici. Un “termine” ha definizione univoca e una rete di relazioni semantiche che lo lega ad altri termini (per es., democrazia si oppone a monarchia o a dittatura; ha una serie di iponimi, quali democrazia rappresentativa, d. parlamentare, d. deliberativa, d. diretta etc.). Nel discorso di Grillo, la rete delle relazioni semantiche che assicura la stabilità di democrazia è completamente riformulata, “manomessa” per così dire. Grillo usa democrazia diretta come sinonimo di democrazia e oppone entrambe a democrazia rappresentativa o parlamentare, che rende sinonimi di plutocrazia (Gigante, 2007, 10 e 22). Allo stesso modo, manomette la rete delle relazioni di popolo e di cittadino: secondo la Costituzione, il popolo esercita la sovranità scegliendo i propri rappresentanti, cioè nella forma della democrazia parlamentare (Cost., Parte II, titolo IV, e Parte III, titolo I). Al contrario, nel linguaggio di Grillo, il cittadino non ha bisogno di intermediazioni, «con la rete possiamo bypassare tutti i politici del mondo», «Non hai bisogno di nessuno». Il cittadino diventa l’“uno [che] vale uno”, secondo il concetto di “partecipazione orizzontale”. Riformulando le reti semantiche dei termini politici, Grillo esce dall’ambito costituzionale. È la prima traccia linguistica dello specifico “populismo” grillino, che lo distingue nettamente da altri discorsi del rispecchiamento (cfr. Bolasco, 2006, 66 su Berlusconi).

 

Disfemismi e populismo

 

Il lessico esclusivo . Un altro dato interessante è il lessico esclusivo di Grillo. L’originalità lessicale di un parlante si misura nel confronto con altri oratori, e consiste nella presenza di parole che ricorrono nel primo, ma sono assenti negli altri. Il confronto con Berlusconi e Bossi mostra la personalissima cifra del lessico di Grillo. I lemmi che gli sono esclusivi (con frequenza uguale o maggiore di dieci) sono: cazzo, culo, inceneritore, blog, nano, merda, pregiudicato, pazzesco, topo, cemento, porco, TAV, puttana, talk, esercito, bocconiano, camper, incantesimo, populismo. (Ondelli, 2016, 344). È la seconda traccia linguistica della peculiarità del populismo grillino: il suo lessico originale è fatto di «disfemismi», con l’unica eccezione del tecnicismo populismo. Al contrario, sia in Berlusconi che in Bossi, il vocabolario esclusivo è in gran parte lessico politico, legato ai rispettivi programmi politici (destra liberista; interessi territoriali).

Un confronto analogo tra Grillo e Matteo Renzi è proposto da Lotti (2015). I risultati non sono direttamente comparabili, per la diversità dei corpora e per le procedure d’interrogazione, ma, anche in questo caso, le peculiarità del vocabolario di Grillo comprendono poche parole politiche (il 6,48%, economia, cittadinanza, leggi, legislature, regionali, comuni, informazioni) sul totale, diversamente da quanto accade in Renzi   (10,54%).    

 

Uso del lessico esclusivo e argomentazione “polemica”

 

Le parole tecniche e le parole disqualificanti servono a B.G. per costruire “dispute polemiche”. A differenza della “discussione polemica”, la disputa è un dialogo tra sordi. Lo scopo non è arrivare a una soluzione bensì costruire il rapporto oratore-interlocutore come conflitto, «inter-incomprensione» (Charaudeau/Mainguenaux, 2002, 437-438). Per raggiungere lo scopo, Grillo usa tre meccanismi:

1) Assegna a sé stesso autorità assoluta di parlante: è sopra “tutte” le parti perché portavoce del popolo-sede-esclusiva-del-potere, per es.: «San Francesco (…) era chiamato il pazzo di Dio, noi [B.G. e Casaleggio] siamo i pazzi della democrazia» (post, 27/05/2017); «I l MoVimento 5 Stelle che porta il Reddito di Cittadinanza agli italiani è come Prometeo che porta il fuoco agli umani » ( http://www.beppegrillo.it/2017/05/ ).

2) Cita l’interlocutore-avversario attraverso l’insulto. L’interlocutore è disqualificato come responsabile della posizione politica e in quanto persona. Rispetto all’autorità assoluta di Grillo-popolo, non c’è spazio per voci alternative. Di qui, la retorica dell’invettiva, e l’uso di parole disqualificanti: insulti, apostrofi, aggettivazione negativa (psiconano, ebetino, Big Loden etc., Ondelli, 339). L’“indice di negatività”, calcolato sui   pronomi e aggettivi usati da B.G., è decisamente alto (48,19%, Gigante, 2007, 28).

3) Infine, per evitare la discussione sui contenuti, usa lo schema della “presupposizione”. La presupposizione non argomenta, non spiega, dà per scontato. Eccone due esempi: «[noi siamo] Quelli che pensano che il potere deve essere davvero in mano al popolo », l’avverbio davvero basta a imporre l’informazione (non enunciata) che “il potere è apparentemente in mano al popolo”. Ancora: «il MoVimento 5 Stelle rimane favorevole […] allo sviluppo di una politica di raccomandazione dei vaccini capillare nel territorio»: non solo si ignora l’accusa di essersi opposto ai vaccini, ma il verbo “rimane” dà per scontato che “è sempre stato favorevole”, senza possibilità di discussione. Grazie all’uso accorto di alcune parole (davvero, rimanere etc.), la presupposizione afferma ma senza mostrare di farlo. Dando per certo ciò che non lo è, blocca il confronto.

Disputa invece che discussione, invettiva invece che riconoscimento dell’interlocutore, evitamento dei contenuti (per la politica: il progetto) trasformano la “controinformazione” di B.G. nel luogo in cui la differenza tra vero e falso perde di importanza.

 

Letture

Giuseppe Antonelli, 2007, L’italiano nella società della comunicazione, Bologna, Il Mulino.

Sergio Bolasco, L. Giuliano, N. Galli de’ Paratesi, 2006, Parole in libertà. Un’analisi statistica e linguistica, Roma, Manifestolibri.

Patrick Charaudeau, Dominique Maingueneau, 2002, Dictionnaire d’Analyse du Discours, Paris, Seuil.

Flavio Chiapponi, 2016, Il Movimento 5 Stelle nel dibattito parlamentare sulla fiducia al Governo: analisi di un discorso politico populista, « Quaderni di Scienza Politica», Anno XXIII - n. 1 Aprile, pp. 55-106.

Anna Gigante, 2007, Le parole della (contro)informazione in Rete . Analisi del blog di Beppe Grillo e di alcuni commenti , tesi di Master in Fonti, Strumenti e Metodi per la Ricerca Sociale, Sapienza - Università di Roma.

Luca Giuliano, 2016, La parola del leader: profili di linguaggio parlamentare a confronto tra la Prima e la Seconda Repubblica, in Librandi /Piro, 2016, pp.131-152.

Grillo Beppe, 2006, Tutto il grillo che conta. Dodici anni di monologhi, polemiche, censure, Milano, Feltrinelli.

Rita Librandi e Rosa Piro (a cura di), 2016, L’Italiano della politica e la politica per l’italiano Firenze, Franco Cesati Editore.

Alessandro Lotti, 2015, La lingua della ‘nuova politica’. Beppe Grillo e Matteo Renzi a confronto, in Petrilli (a cura di) 2015, pp. 103-121.

Stefano Ondelli, 2016, Esempi recenti della retorica populista in Italia: da Forza Italia al MoVimento 5 Stelle, in Librandi /Piro, 2016, pp. 333-347.

Raffaella Petrilli (a cura di), 2015, La lingua politica. Lessico e strutture argomentative, Roma, Carocci.

 

*Raffaella Petrilli, PhD, insegna Semiotica e Pragmatica e argomentazione nei corsi di “Lingue” e di “Scienze politiche” dell’Univ. della Tuscia (Viterbo). Si occupa di teoria e analisi del discorso, delle caratteristiche pragmatiche e argomentative dei linguaggi specialistici, quali il linguaggio giuridico, il linguaggio politico, il linguaggio estetico. Dirige il laboratorio Spazio linguistico (Diptm. DISTU, Univ. della Tuscia), dove è in corso di implementazione il corpus di italiano parlato televisivo CordiTus ( http://unitusdistu.net/spaziolinguistico/ ). Tra i suoi lavori, Linguaggio e la filosofia nella Grecia antica (Roma, 2009); Semiologia e diritto (Perugia, 2014; Lingua politica (Roma, 2015); Rappresentazioni del diritto (Milano, 2016); Immaginazione simbolica (Roma, 2017).

 

Immagine: Beppe Grillo al banchetto del Movimento 5 Stelle in Piazza Dante a Trento per la raccolta di firme per la presentazione delle liste alle elezioni politiche del 2013

 

Crediti immagine: Niccolò Caranti [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]


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