28 febbraio 2016

Il manuale scolastico: un ibrido da perfezionare

di Matteo Viale*

 

Nel panorama composito dei testi dedicati ad argomenti scientifici, spetta senz’altro ai manuali scolastici di materie scientifiche il primato di diffusione. Negli anni della scuola ogni studente italiano è infatti chiamato a confrontarsi con quel particolare tipo di testo scientifico rappresentato dal manuale di scienze, di geografia, di fisica o di matematica.

 

Un “discorso secondario”

 

Negli studi sul linguaggio scientifico si distingue tra “discorsi primari”, che si pongono l’obiettivo di produrre conoscenze nuove, e i “discorsi secondari”, che illustrano contenuti consolidati a non specialisti (Dardano). Inoltre, si evidenzia “la dimensione verticale” (Cortelazzo) che i testi scientifici, in quanto “lingue speciali”, realizzano a livello sociolinguistico, rivolgendosi a destinatari con differenti livelli di specializzazione: una scala che va dalla massima specializzazione di un articolo rivolto ad esperti pubblicato in una rivista scientifica accademica, esempio di comunicazione scientifica rigorosa tra addetti ai lavori, fino a un articolo divulgativo in un quotidiano, caso tipico di illustrazione semplificata di contenuti specialistici a un pubblico generalista.

 

Tra specialismo e divulgazione

 

Tra queste due polarità di specializzazione si colloca il manuale di scienze, che presenta caratteristiche miste: deve sforzarsi di risultare preciso nell’illustrare i contenuti e rigoroso nell’uso della lingua, in primo luogo della terminologia, senza rinunciare alla chiarezza, alla progressione dei contenuti e alla leggibilità del testo, fruito da lettori in formazione.

 

Una lingua senza agenti

 

I manuali scolastici di materie scientifiche condividono con i testi scientifici alcune caratteristiche riconosciute dagli studi linguistici: la verificabilità/falsificabilità di quanto enunciato in rapporto alla realtà extratestuale, l’eliminazione dalla scrittura della soggettività dell’autore e la rigidità di interpretazione del testo, che ammette di norma una sola possibile lettura. Queste caratteristiche generali hanno conseguenze anche dal punto vista linguistico: ad esempio, la necessità di spostare il focus dall’agente ai processi illustrati porta a preferire strutture linguistiche di spersonalizzazione, come il passivo; la rigidità di interpretazione porta a evitare l’uso di sinonimi e alla nascita di una terminologia specialistica che eviti ambiguità nell’uso dei termini.

 

Le contraddizioni di un ibrido

 

Nei manuali scolastici si assiste talvolta a un conflitto tra esigenze diverse: l’uso della terminologia, ad esempio, non può essere un punto di partenza dato per scontato, ma il frutto di una competenza a cui educare gradualmente gli studenti. Inoltre, alcune strutture di spersonalizzazione, come il passivo, possono risultare linguisticamente complesse e confliggere con le esigenze di leggibilità e di scrittura piana tipiche di testi scolastici, la cui focalizzazione su contenuti talvolta complessi dovrebbe portare a preferire uno stile semplice e comprensibile.

Tutto ciò rende i manuali scolastici di discipline scientifiche testi ibridi e non facilmente collocabili nella categoria delle lingue speciali dell’italiano.

 

Difficoltà linguistiche nei manuali di scienze

 

Nel vasto panorama editoriale della manualistica scolastica, le ricerche sulla lingua di manuali di scienze degli ultimi anni (si vedano in particolare quelle di La Grassa-Troncarelli e Pini citate tra le letture consigliate) mostrano innanzitutto la presenza di realtà estremamente eterogenee dal punto di vista della leggibilità e della cura degli aspetti linguistici nei diversi testi. Emergono tuttavia numerose difficoltà linguistiche che richiedono attenzione, anche se naturalmente, con la guida di un insegnante attento, le complessità di lingua, quando non eccessive, possono diventare un elemento di stimolo.

 

Spiegare sempre i termini tecnici

 

Ad esempio, per quanto riguarda il lessico, pur con forti diversità fra manuali, si nota una percentuale rilevante di parole non appartenenti al vocabolario di base della lingua italiana. Si tratta soprattutto di termini tecnici delle discipline, definiti nel testo o in appositi glossari; controlli sistematici sarebbero utili per evitare l’uso di termini tecnici non definiti o, peggio ancora, che siano introdotti termini inutilmente complessi. Maggiore attenzione dovrebbe poi essere dedicata a quelle parole del linguaggio quotidiano ridefinite in senso tecnico nelle discipline (come rivoluzione o forza), che rischiano di mettere in difficoltà gli studenti ed essere causa di equivoci.

 

Attenti ai gerundi

 

Dal punto di vista sintattico, pur con eccezioni, nei manuali di scienze si riscontra la tendenza a una sintassi semplice, con la preferenza per la coordinazione, specie nei manuali di scuola secondaria di primo grado rispetto a quelli per la secondaria di secondo grado. Si segnalano però numerose subordinate implicite, specie al gerundio, che possono risultare di difficile codificazione per uno studente. Un altro tratto tipico del linguaggio scientifico che in un manuale può ridurre la comprensibilità del testo e richiede attenzione è l'espressione di azioni con nomi anziché con verbi (nominalizzazione).

 

Come muoversi in un testo espositivo non continuo

 

Un ulteriore elemento di difficoltà che accomuna testi specialistici in senso stretto e manuali scolastici di scienze è la natura di testo espositivo non continuo: il testo espositivo è legato ad altri elementi paratestuali come immagini con didascalie, tabelle, grafici, box di approfondimento, glossari, ecc. Integrare informazioni che provengono da stimoli diversi richiede abilità di lettura che non possono semplicemente essere date per scontate.

 

Fare educazione linguistica trasversale

 

Proprio in forza delle loro caratteristiche linguistiche specifiche, i manuali di scienze rappresentano un campo privilegiato per realizzare in concreto l’educazione linguistica trasversale, cioè il coinvolgimento di tutti gli insegnanti nello sviluppo delle abilità linguistiche.

Non a caso, le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (2012) pongono tra i traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della scuola secondaria di primo grado la capacità di usare «manuali delle discipline (…) nelle attività di studio personali e collaborative, per ricercare, raccogliere e rielaborare dati, informazioni e concetti» e per costruire «sulla base di quanto letto testi o presentazioni con l’utilizzo di strumenti tradizionali e informatici».

Non a caso, se si osserva quanto il mercato editoriale ha prodotto negli ultimi anni, si può notare che i migliori libri di testo di scienze si sono dotati di apparati didattici attenti agli aspetti linguistici (ad esempio glossari ed esercizi sul lessico scientifico).

 

Collaborazione tra insegnanti d'italiano e di scienze

 

Molto lavoro resta da fare sul piano didattico per far sì che anche le attività di produzione scritta legate a contenuti scientifici (come la relazione di laboratorio, per citare il caso più comune ma non unico) diventino ambito di esercizio per le abilità linguistiche e campo di attività per una didattica della scrittura che parta da attività concrete e legate all’esperienza scolastica di tutte le discipline. Attività che avrebbero bisogno di una collaborazione fattiva tra insegnanti di italiano e di materie scientifiche non tipica della nostra tradizione scolastica e resa spesso difficoltosa da vincoli organizzativi.

Ciò non toglie che, accanto ad altri stimoli, una pagina del manuale di scienze può diventare un prolifico e stimolante campo di lavoro per l’educazione linguistica.

 

Letture consigliate

Numerosi lavori dedicati alla componente linguistica dei manuali scolastici di discipline scientifiche sono raccolti in vari atti dei convegni annuali del Giscel degli ultimi decenni curati da Anna Rosa Guerriero, L’educazione linguistica e i linguaggi delle scienze, Scandicci, La Nuova Italia, 1988, da Maria Luisa Zambelli, La rete e i nodi, Scandicci, La Nuova Italia, 1994, da Rosa Calò e Silvana Ferreri, Il testo fa scuola, Scandicci, La Nuova Italia, 1997 e da Adriano Colombo e Gabriele Pallotti, L’italiano per capire, Roma, Aracne, 2014.

Recenti analisi di manuali scolastici di scienze sono quella di Matteo La Grassa e Daniela Troncarelli, Imparare l’italiano attraverso lo studio delle scienze, in Quale didattica per l’italiano. Problemi e prospettive, a cura di Marcello Ostinelli, Locarno, Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, Dipartimento formazione e apprendimento, 2015, pp.149-159 (<http://www.supsi.ch/go/didattica-italiano>) e quella di Chiara Pini, Leggibilità e comprensibilità dei manuali di scienze della secondaria di primo grado, Tesi di laurea in Didattica dell’italiano, Corso di laurea in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche, Università di Bologna, Anno accademico 2014-2015.

Più in generale, rappresentano un punto di riferimento per lo studio dei linguaggi scientifici e le applicazioni didattiche i lavori di Cristina Lavinio, Comunicazione e linguaggi disciplinari, Roma, Carocci Editore, 2014, di Riccardo Gualdo, Stefano Telve, Linguaggi specialistici dell’italiano, Roma, Carocci, 2014 e di Michele Cortelazzo, Lingue speciali, la dimensione verticale, Padova, Unipress, 1994.

 

*Matteo Viale è professore associato di Linguistica italiana all’Università di Bologna. Si interessa di lingue speciali dell’italiano (in particolare lingua della scienza e dell’amministrazione), di evoluzione del sistema grammaticale e di problemi legati all’educazione linguistica. Ulteriori informazioni: www.matteoviale.it.

 

Immagine: Gruppo di matematici e astronomi nella Scuola di Atene

di Raffaello

 


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