Da Galileo alle onde gravitazionali: come divulgare le scienze

 

A partire dal Settecento, la creazione di moderne comunità scientifiche viaggia di pari passo con il consolidamento di aggiornate, omogenee, plurilinguistiche terminologie disciplinari, cresciute sotto l'ala del latino scientifico. Nel Novecento espansivo, centrifugo e interconnesso, il timore di perdere la bussola della condivisione e le spinte globalizzanti esercitate dalle economie delle monete e dei saperi portano all'adozione dell'inglese come unica lingua veicolare della comunicazione scientifica. Al vantaggio dell'interscambio immediato tra i membri di una comunità sovrannazionale, si oppone lo svantaggio di un impoverimento delle culture e delle lingue scientifiche nazionali, in difficoltà nella trasmissione dei saperi alla comunità di riferimento. Inoltre, in Italia, esistono storici problemi di debolezza del discorso divulgativo in campo scientifico, nato tardi e penalizzato dal prevalere di una concezione umanistico-erudita della cultura, anche nella scuola. Se lessici come quello dell'astronomia e della fisica, da Galileo in poi, tecnicizzano parole di uso comune, rendendo necessari distinzioni e approfondimenti, oggi una frotta di anglicismi affolla i testi scientifici, complicando la vita a chi divulga. Divulgare riesce bene a una serie di saggisti e giornalisti della carta stampata, capaci di usare una lingua chiara e a volte emozionante; molto meno al giornalismo nel web, povero e approssimativo; con risultati discontinui nella formazione scolastica, stretta tra una manualistica per sua natura ibrida e complessa e la scarsa vocazione istituzionale a un'educazione linguistica trasversale, in grado di far interagire gli insegnanti di italiano con quelli delle materie scientifiche. Interventi di Michele A. Cortelazzo, Michele Ortore, Stefano Telve, Matteo Viale, Maria Luisa Villa.   Immagine: Galileo davanti all'inquisizione Crediti immagine: Cristiano Banti [Public domain]