20 dicembre 2015

Imparare parole: (mi)raggi d’azione nella didattica del lessico

di Silvia Demartini*

 

Una selva di parole

 

Tullio De Mauro (1999) ha mostrato che il lessico della lingua è stratificato: intorno a un nucleo di circa 2.000 parole fondamentali, che ricoprono circa il 90% di tutti i testi (acqua, allora, che, di, fare, questo, vedere…), orbitano numerosi piani di vocaboli meno comuni, parole di matrice regionale o dialettale, esotismi, e termini tecnico-scientifici. Se, poi, usciamo dalle pagine dei dizionari, il lessico mostra nel vivo le sue trasformazioni, per cui le parole nascono, muoiono, arrivano, sopravvivono per breve tempo, ampliano o riducono le loro accezioni.

Prestiti come spread , spending review o start-up, parole italiane di nuovo conio quali gieffino, botulinato o attenzionare, e ibridi neotecnologici come skypare o facebuccaro si propongono quotidianamente alle orecchie e alla creatività dei parlanti, che possono a loro volta provare a produrre parole mai attestate prima (su neologismi e anglicismi, si possono leggere l’intervista a Luca Serianni e molti esempi).

 

Molte parole, molti problemi

 

In una simile “selva”, orientarsi è arduo, soprattutto per chi sta imparando a maneggiare l’italiano; senza contare, poi, che non tutte le parole vanno bene in tutti i contesti. Perciò accade che i docenti di lingua, e non solo, si trovino confrontati con vari tipi di difficoltà degli allievi lungo tutto il percorso di scolarità (gli esempi sono tratti da scritti di bambini, ragazzi e studenti universitari): povertà lessicale (che si realizza, ad esempio, in ripetizioni inefficaci), mancanza di terminologia disciplinare e genericità (abbiamo pure fatto la premiazione), confusioni e approssimazioni di significato, spesso influenzate da affinità formali o semantiche (Un SMS viene ricevuto quasi in tempo reale, ma il prezzo da pagare è effimero ; mi sentivo molto intromessa nella questione), parole che vorrebbero essere precise, ma compaiono fuori contesto (In fondo, PIL e crisi interessano un po’ tutti), e scarti di stile e di registro (in particolare, colloquialismi in testi che non li ammetterebbero: la poesia è tipo parlare alla donna dei sentimenti; l’esercito imperiale ha fatto neri gli avversari). Anche le combinazioni di parole e i modi di dire mettono in difficoltà, realizzandosi in forme non-standard del tipo inseguire un obiettivo (per perseguire) e gridare a polmoni pieni (invece che a pieni polmoni). Resistono, per contro, parole tipiche dell’italiano scolastico, inserite indipendentemente da ciò che si scrive (Dopo un po’ di allenamento di tiri abbiamo svolto una partita).

 

Parlato, web e incertezze

 

Ridimensionato il ruolo dei dialetti, ormai l’italiano è lingua di scambio nelle varie situazioni comunicative: lo stesso codice realizza escursioni di registro che spaziano dal formale al basso-gergale, varietà di lingua regionali, formulazioni tecnico-scientifiche e molto altro. In questo scenario, i ragazzi sono sempre più sottoposti a stimoli linguistici variegati, ma sempre meno abituati al confronto con testi articolati, in cui le parole veicolano significati complessi. Inoltre, il veloce cambiamento della lingua (Renzi 2012), particolarmente incisivo a livello lessicale, e l’accesso di massa a molti strumenti di comunicazione realizzano un autentico “bombardamento” di parole. Spesso, però, il parlato televisivo e la scrittura del web non aiutano ad approfondire a dirimere le incertezze: ci sono molti impegni da fare , occorre imparare di essere pronti, sono sulla breccia dell’onda e bramare alle spalle sono attestazioni reali e recenti.

 

Una scuola di parola: il valore dell’inciampo lessicale

 

Sul piano lessicale, la dimensione dell’errore presenta delle specificità. Cielo si scrive con la i. Ho, hai, ha e hanno richiedono la h. Sempre. Il perché si debba fare in un certo modo è più profondo di quanto comunemente si percepisca, ma la regola è una. Non è sempre così quando si parla di opzioni lessicali, in cui spesso la felicità di una scelta dipende dal contesto. Certo, gli autentici errori di significato esistono (scambi di parola ingannati da somiglianze del tipo omologo-analogo-omonimo, o da errate conoscenze semantiche), ma, accanto a questi, proliferano confusioni di registro e inadeguatezze. Infatti, uno dei problemi più comuni per l’insegnante è quello di far capire agli allievi che la lingua offre moltissime possibilità, ma che non tutte vanno bene sempre.

Gli scritti degli studenti spesso esibiscono problemi che spaziano dall’ortografia alla testualità, e, in questo quadro, il lessico è solo uno degli aspetti critici: decidere quando e come intervenire non è semplice. Ciò, però, non deve disincentivare, in quanto la correzione dell’errore lessicale è una preziosa occasione per riflettere sulla lingua e arricchire il bagaglio di parole, soprattutto se effettuata in modo attivo e interattivo, chiedendo all’allievo di trovare alternative plausibili alla sua prima scelta (cfr. Cignetti e Fornara 2014: 111).

 

Parole sui banchi: qualche possibilità

 

Una didattica del lessico è possibile (cfr. Marello 1996, Ferreri 2005), anche se l’obiettivo di insegnare parole in senso esteso resta, ovviamente, un miraggio. Piuttosto, è bene porsi obiettivi mirati e considerare almeno tre indicazioni di massima: alleggerire l’impatto della norma sommersa (Serianni 2007), cioè il peso lessicale dello scolastichese a vantaggio di una riflessione sui contesti comunicativi, sui generi testuali e sui registri linguistici; lavorare sulla comprensione e sull’uso delle parole nella dimensione del testo, piuttosto che in isolamento; richiedere ai ragazzi uno sforzo di revisione dei loro scritti che includa la ricerca lessicale, da effettuarsi con dizionari cartacei o online. Senza dimenticare che leggere molti testi diversi, che offrano stimoli e modelli, è essenziale per l’ampliamento lessicale e la sensibilità contestuale.

Inoltre, si possono proporre esercizi che superino la dimensione mnemonico-classificatoria: cloze, cioè esercizi di inserimento di parole in un brano da cui sono state cancellate (anche parole-funzione come i connettivi o le preposizioni, la cui selezione è spesso incerta), lettura di brani che contengono parole non note, per la quale si faranno ipotesi di significato (da discutere e da raffrontare, poi, col dizionario), individuazione di termini settoriali in un testo (ad esempio in un articolo sportivo), ricerca di quasi-sinonimi in contesto e riflessione sulle differenze, ma anche giochi linguistici che stimolino la ricerca lessicale (cruciverba, anagrammi, acrostici, tautogrammi).

 

Pensieri e parole

 

Come sospettava Edmondo De Amicis (1906/2006: 90), «poiché pensiero e parola nascono nella mente gemelli, chi si disavvezza dall’esprimere il proprio pensiero, si disavvezza a poco a poco anche dal pensare». Per evitare ciò, la scuola continua a essere l’ambiente in cui tutti i ragazzi, anche i meno culturalmente avvantaggiati, possono diventare cittadini più consapevoli ampliando il loro tesoro di parole in due direzioni: prima consolidando il Vocabolario di Base (le circa 7.000 parole note a chiunque abbia un’istruzione di base), poi incontrando il lessico meno scontato e ricorrente, che permette di decifrare la realtà e di trasmettere con parole precise il proprio pensiero.

 

Bibliografia

G. Carofiglio, Con parole precise. Breviario di scrittura civile, Roma-Bari, Gius. Laterza & figli, 2015.

L. Cignetti e S. Fornara, Il piacere di scrivere. Guida all’italiano del terzo millennio, Roma, Carocci, 2014.

E. De Amicis, L’idioma gentile, Milano, Baldini Castoldi Dalai (1906/2006).

T. De Mauro, Guida all’uso delle parole. Parlare e scrivere semplice e preciso per capire e farsi capire , Roma, Editori Riuniti, 1980/2007.

Id., Grande Dizionario Italiano dell’Uso, 6 voll., Torino, Utet, 1999.

S. Demartini, Assaggi di scrittura giovanile. Criticità linguistiche fra tradizione e innovazione in esercitazioni di studenti , in D. Corno, La tastiera e il calamaio. Come si scrive all’Università, studi e ricerche. Con due saggi, di Silvia Demartini e Simone Fornara , Vercelli, Edizioni Mercurio, 2010, pp. 207-230.

S. Ferreri, L’alfabetizzazione lessicale. Studi di linguistica educativa, Roma, Aracne, 2005.

L. Lorenzetti, Lessico, in R. Simone, a cura di, Enciclopedia dell’italiano, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana G. Treccani, 2010, vol. 1, pp. 778-784.

C. Marello, a cura di, Alla ricerca della parola nascosta, Scandicci, La Nuova Italia, 1989.

Ead., Le parole dell’italiano, Bologna, Zanichelli, 1996.

M. Prada, Non solo parole. Per una didattica del lessico nelle scuole secondarie di secondo grado. Volume monografico di Italiano LinguaDue, n. 2/2013.

L. Renzi, Come cambia la lingua . L’italiano in movimento, Bologna, il Mulino, 2012.

L. Serianni, La norma sommersa, in «Lingua e stile» 42, 2007/2, pp. 283-298.

L. Serianni e G. Benedetti, Scritti sui banchi. L ’italiano a scuola fra alunni e insegnanti, Roma, Carocci, 2009.

 

*Silvia Demartini è ricercatrice in Didattica dell’Italiano presso il Dipartimento Formazione e Apprendimento della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, dove lavora principalmente alla ricerca del Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica TIscrivo, dedicata alla scrittura di bambini e ragazzi in contesto scolastico. I suoi interessi di studio riguardano in particolare la storia della lingua e della grammatica italiane, l’apprendimento linguistico e la didattica della lingua, soprattutto della scrittura. Ha all’attivo pubblicazioni legate alla storia della grammaticografia (Grammatica e grammatiche in Italia nella prima metà del Novecento. Il dibattito linguistico e la produzione testuale, Firenze, Cesati, 2014) e alla didattica dell’italiano (S. Demartini, S. Fornara, La punteggiatura dei bambini. Uso, apprendimento e didattica, Roma, Carocci, 2013). Ha tenuto e tiene corsi di scrittura presso il Politecnico di Torino, l’Università di Torino e l’Università del Piemonte Orientale di Vercelli.

 

Immagine: Mattoncini

 

Crediti immagine: Kenny Louie from Vancouver, Canada [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]


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