20 dicembre 2015

L'analisi logica: il “soggetto”

di Giorgio Graffi*

 

L’analisi logica non gode di molto favore da parecchi decenni, cioè almeno dagli anni Settanta del secolo scorso. In effetti, le sue nozioni sembrano aver ben poco di “logico”. Pensiamo, ad esempio, a una delle più importanti tra queste nozioni, ossia quella di soggetto: nei termini dell’analisi logica tradizionale, è abitualmente definita come “l’entità che compie l’azione”. Ora, pensiamo a frasi come Quell’uomo subisce un intervento chirurgico ogni anno, oppure Gianni patisce sempre parecchi torti: è piuttosto difficile affermare che, nella prima di esse, quell’uomo “fa l’azione” di subire un intervento chirurgico, o che, nella seconda, Gianni “fa l’azione” di subire parecchi torti; semmai, si potrebbe dire il contrario, ossia che quell’uomo e Gianni sono i pazienti delle azioni descritte dalle due frasi, non il loro “agente”. Quindi, niente di più illogico in questa analisi sedicente “logica”, e tanto meglio se la si elimina dall’insegnamento, come di fatto è accaduto in molti paesi, e spesso anche in Italia; del resto, l’analisi logica era insegnata sostanzialmente come propedeutica al latino, e dato che ormai il latino è sempre meno studiato, perché perdere tempo con nozioni così inutili, e spesso anche incoerenti, come si è appena visto?

 

Analisi logica e funzioni; analisi grammaticale ed elementi

 

Cosa si può rispondere a questo tipo di argomenti, che certamente non sono infondati? Osservando, anzitutto, che non si deve avere paura delle parole: quando se ne conosce la loro storia, diventano certamente più comprensibili. Il termine analisi logica fu introdotto da un grammatico del Settecento francese, C. C. Du Marsais (1676-1756) nel senso di 'analisi dei logici', per contrapporlo ad analisi grammaticale nel senso di 'analisi dei grammatici'. Facciamo un esempio. Grammaticalmente, le due frasi la terra è rotonda e il terzo pianeta del sistema solare a partire dal Sole è di forma tondeggiante sono diverse sia per le parole che le compongono, sia per le parti del discorso che vi ricorrono (ad es. solo nella seconda sono presenti delle preposizioni). Tuttavia, entrambe esprimono lo stesso stato di cose, quindi per i logici sono equivalenti: in entrambe, si ha un predicato che afferma una proprietà del soggetto. L’analisi logica si distingue da quella grammaticale perché prende in considerazione le funzioni dei vari gruppi di parole, indipendentemente dai singoli elementi di cui essi sono composti.

 

Anche per imparare le lingue straniere

 

Le nozioni dell’analisi logica non sono poi utili solo all’insegnamento del latino, ma anzi, almeno in una certa misura, possono esserlo anche all’apprendimento di varie lingue moderne. Pensiamo agli equivalenti inglesi delle due frasi italiane che abbiamo citato sopra: rispettivamente, that man undergoes surgery every year e Gianni always suffers many wrongs. Proviamo ora a formare due tipi frasi interrogative corrispondenti: con uno, chiediamo chi subisce l’intervento chirurgico o chi patisce i torti; con l’altro, che cosa subiscono quell’uomo o Gianni. Nel primo caso, avremo rispettivamente Who undergoes surgery every year? e Who always suffers many wrongs?, nel secondo What does that man undergo every year? e What does Gianni suffer?. Tutto questo è ovvio per chi conosce appena un po’ di inglese; ma se un principiante dovesse chiedere al suo (o alla sua) insegnante di inglese perché l’ausiliare do si usa nella seconda coppia di frasi, ma non nella prima, quale sarebbe la risposta più semplice? “Do nelle interrogative non si usa se l’interrogazione verte sul soggetto”: ma per capire questa risposta bisogna conoscere la nozione di soggetto.

 

Le insufficienze di quella tradizionale

 

Le insufficienze dell’analisi logica tradizionale non stanno dunque nelle categorie che individua, ma nelle definizioni che ne dà: si tratta quindi di recuperare queste categorie, dando però loro una definizione più adeguata. Cos’è il soggetto? Ritorniamo alle frasi, italiane ed inglesi, notate sopra, e facciamo un piccolo esperimento: dando per scontato che sappiamo riconoscere il soggetto e il complemento oggetto, proviamo a metterli al plurale, lasciando invece invariato il verbo, e vediamo cosa succede (per brevità, esaminiamo solo la prima delle due frasi per ciascuna lingua, ma l’esperimento dà gli stessi risultati anche con le altre frasi, come il lettore interessato potrà verificare da sé). Mettendo al plurale il soggetto, otteniamo *quegli uomini subisce un intervento chirurgico ogni anno e *those men undergoes surgery every year; mettendo al plurale il complemento oggetto, quell’uomo subisce più interventi chirurgici ogni anno e that man undergoes several surgeries every year. Come si vede, le prime due frasi sono mal formate perché hanno il verbo al singolare e il soggetto al plurale (la cattiva formazione di una frase è indicata con un asterisco preposto), mentre quelle della seconda coppia sono perfettamente grammaticali, anche se il verbo è al singolare e il complemento oggetto al plurale. Cos’è dunque il soggetto? L’elemento nominale che si accorda obbligatoriamente con il verbo (questa definizione sostanzialmente risale al linguista danese Otto Jespersen [1860-1943]). Naturalmente, in molti casi questo elemento è anche l’agente dell’azione, ma in altri, come quelli qui discussi, non lo è.

 

Insegna a ragionare

 

Le categorie dell’analisi logica si rivelano dunque non solo utili dal punto di vista pratico, ma, se opportunamente riformulate e ridefinite secondo le linee tracciate qui, anche concettualmente fondate. Una volta si diceva che il latino “insegna a ragionare”: ma perché? Si rispondeva: perché i suoi diversi casi chiariscono le funzioni logiche, cioè il nominativo indica il soggetto, l’accusativo il complemento oggetto, ecc. Ma quali sono queste nozioni? Proprio quelle dell’analisi logica. Quindi il ragionamento era circolare: l’analisi logica serve a imparare il latino, e il latino serve a imparare l’analisi logica. In realtà, è proprio quest’ultima che “insegna a ragionare”, purché, naturalmente, le sue nozioni siano definite in modo adeguato.

 

Indicazioni bibliografiche

G. Graffi, La frase: l’analisi logica, Roma, Carocci, 2012.

O. Jespersen, The Philosophy of Grammar, London, Allen & Unwin, 1924.

O. Jespersen, Analytic Syntax, Copenhagen, Munksgaard, 1937.

 

*Giorgio Graffi è professore di Glottologia e Linguistica presso l’Università di Verona. È autore di numerosi saggi e studi relativi all’epistemologia e metodologia della ricerca linguistica, alla sintassi generale e italiana e alla storia del pensiero linguistico. Tra questi ultimi, segnaliamo il volume Due secoli di pensiero linguistico (Roma, Carocci, 2010). Il suo volume citato nelle indicazioni bibliografiche fa parte di una serie da lui diretta, intitolata “Grammatica tradizionale e linguistica moderna”, a cui hanno contribuito studiosi di impostazione diversa (P. Acquaviva, A. Colombo, A. Ferrari, M. Prandi, G. Salvi, M. Squartini), accomunati dall’obiettivo di verificare come il ricorso a nozioni teoriche della linguistica possa contribuire alla soluzione delle aporie dell’insegnamento grammaticale tradizionale.

 

Immagine: Lego

 

Crediti immagine: Clemens Pohl [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]


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