29 settembre 2015

«Qual è il problema, amico?» L’italiano dei fumetti tradotti dall’inglese

di Anna Macedoni*

 

Se sulla lingua dei fumetti si trovano molti studi di approccio semiotico, con rare analisi riguardanti la sola componente verbale, l’italiano dei fumetti tradotti rimane un territorio perlopiù inesplorato.

Un’indagine in proposito sembra però legittima se si pensa che molti dei fumetti pubblicati in Italia sono traduzioni da altre lingue, soprattutto dall’inglese, e quindi alcune loro particolari caratteristiche potrebbero influenzare le competenze e le abitudini linguistiche dei lettori, che in larga parte sono giovani. Vale dunque la pena verificare in primo luogo se le caratteristiche dei testi non tradotti – una certa imitazione dell’oralità e la tendenza ad accogliere tratti dell’italiano dell’uso medio – siano condivise anche dai testi tradotti e, in secondo luogo, se sia rilevabile l’incidenza degli “universali traduttivi”, ossia tendenze comuni che si riscontrerebbero in tutti i testi tradotti.

 

Materiali: da Batman a Tex, fino a Dylan Dog

 

Il confronto riguarda un corpus di fumetti tradotti dall’inglese e un corpus di controllo di fumetti scritti originariamente in italiano, di circa 600 pagine ciascuno: del primo gruppo fanno parte Batman (storie pubblicate per la prima volta nel 1940, 1949, 1969, 1971, 1975, 1988, 1998, 2000 e 2001), L’Uomo Ragno (1978, 1998 e 2000) e Capitan America (anni Sessanta), mentre i fumetti italiani analizzati sono Dylan Dog (1991 e 1995), Diabolik (1974, 1996 e 2002) e Tex (il primo albo datato 1948 e un albo del 1999). La scelta è caduta su queste testate perché si rivolgono allo stesso pubblico, formato principalmente da adolescenti e giovani adulti.

 

Tutto sotto controllo…

 

Sia i fumetti originali che quelli tradotti tentano di riprodurre le caratteristiche del parlato attraverso strategie quali troncamenti di parola o frase, uso espressivo della punteggiatura, interiezioni, ripetizione della prima lettera, sillaba o di uno stesso elemento all’interno della frase, false partenze, riformulazioni e autocorrezioni; questi fenomeni appaiono spesso contemporaneamente: Io? M-ma perché? Non ho… cioè…uh.; Uh, senta, quale, qual è il problema? Io…; Ehm… salve… io… ehm… o Vediamo un po’… Ehi! Una giovane indiana….

Tutti i personaggi dei fumetti usano segnali discorsivi di diverso tipo per rivolgersi agli interlocutori e attirarne l’attenzione (appellativi di varia natura, frasi di incitamento o di sfida, richieste di conferma). Tra i pronomi di cortesia, se in Batman è solo il personaggio del maggiordomo a usare il voi con Bruce Wayne, in Capitan America l’alternanza di lei e voi al singolare potrebbe far pensare all’influenza dell’inglese. Tuttavia anche in Diabolik, come pure nel più recente Dylan Dog, il voi è l’unica forma di cortesia, una scelta probabilmente improntata all’arcaismo: Siete stato mio nemico, ma poi mi avete aiutato!, Scusatemi Anna, non vi avevo riconosciuta… Per il resto, pronomi, aggettivi e avverbi dimostrativi sono utilizzati per descrivere la situazione nella vignetta, come se la scena si svolgesse “qui e ora”. Si hanno così esempi come: Ci vediamo qui stasera, okay?, Flora, arrivi con questo cuscino?, Dunque era qui dentro, eh?, Avanti, dammi quell’ascia…, Vieni via Toby! Non guardarla!, Parla, maledetto assassino!, ecc.

Sempre nel senso della riproduzione dell’oralità, ci si aspetterebbe che i fumetti accolgano in toto le caratteristiche dell’italiano dell’uso medio, quella varietà comunemente usata che presenta tratti leggermente diversi da quelli descritti nelle grammatiche. In entrambi i corpora, infatti, si riscontrano fenomeni di semplificazione sintattica, quali la frequente ellissi del predicato (Sempre convinto?, Mai visto prima, Chiaro il concetto?); un ampio uso dello stile nominale (Brutta mossa, Mister!, Massima cautela!, Strana storia, questa!); la funzione “jolly” dell’avverbio allora, non solo temporale (Allora….   venerdì sera alle undici?, Allora è vivo!, Allora parla!). La presenza di questi fenomeni è facilmente giustificabile anche in virtù dei limiti di spazio imposti dalla vignetta, che richiede frasi brevi ed efficienti.

Si sa però che le traduzioni tendono a rispettare di più la norma e infatti i testi tradotti registrano un’apertura solo parziale ai fenomeni di sintassi marcata quali posposizioni di pronomi e altri elementi (Sei tu quello armato!, E come faccio io a saperlo…, …di dormire non c’è verso…), dislocazioni a destra (La sai quell’altra?, Guarda che l’ho visto, il bicchiere sporco…) e a sinistra (…ma di sangue neanche l’ombra, In squadra, di ragazzi viziati ce n’è già uno!), frasi scisse (Sono io a dover ringraziare!, Erano due anni che non lavoravo…), esempi di c’è presentativo (C’è qualcosa che non va con il tappeto di alghe!, …ma c’è qualcosa che la blocca dall’altra parte…), dativi etici (Ti bevi un mezzo litro di gin...) e costrutti impersonali alla 3a persona (Penseranno che sono impazzito!, Non possono colpirci), tutti fenomeni che invece si riscontrano più spesso nei testi non tradotti. C’è da dire che queste strutture non hanno la stessa frequenza in inglese, in cui l’ordine delle parole nella frase può essere modificato con meno libertà che in italiano.

Per concludere, notiamo che alcuni tratti comuni dell’uso medio, come il che polivalente (E stai attento! Che mi schizzi il sugo!), la sostituzione del congiuntivo con l’indicativo (Se lo sapevo, non ci venivo…), sono quasi del tutto ignorati non solo dai fumetti tradotti ma anche da quelli non tradotti.

Passando al lessico, in entrambi i corpora si riscontra una lingua espressiva ma stereotipata, resa tramite idiomatismi (uno strappo alla regola, una brutta gatta da pelare, bevi come una spugna, in modo allucinante, ecc.), parole con significato generico e passe-partout (roba da pazzi, cose incredibili), verbi con pronomi cristallizzati (piantatela, te lo faccio vedere io, me la pagherai cara) ed espressioni gergali, soprattutto dal mondo della malavita (ficcare una pistola, seminare quello sbirro). Se da un lato poi si trovano rari casi di turpiloquio, spesso con intento eufemistico (pezzo di cretino, infame canaglia, incollare le chiappe, cavolo!, rompiscatole, Ma por…@#∫*), dall’altro spesseggiano gli esempi di italiano formale, se non letterario (rabbia sorda, occhi vacui, impavido, pugnace, ecc.).

I forestierismi, come detective, serial-killer, partner, leader o shock, risultano del tutto trasparenti al lettore italiano, mentre neologismi e (pseudo)tecnicismi, quali bat-fune, bat-jet, lanciaragnatela, ipno-elmetto, torcia laser, segnali sonar, sono attribuibili alla caratterizzazione dell’ambiente e dei personaggi. Se le testate tradotte ne presentano in numero maggiore la ragione è da ricercarsi nella necessità di descrivere il mondo fantastico e supertecnologico dei supereroi americani piuttosto che nell’eventuale interferenza dell’inglese.

 

Ma c’è interferenza, no?

 

Talvolta è difficile riconoscere se un fenomeno è attribuibile all’interferenza della lingua fonte o se ci sono altre giustificazioni. Così, la superflua esplicitazione del soggetto nei testi tradotti potrebbe essere un influsso dell’inglese, che esprime sempre il pronome soggetto; i fumetti non tradotti condividono però questa tendenza, inducendo a pensare che si tratti piuttosto di un tentativo di imitazione dell’italiano parlato, che tende a esplicitare il soggetto con intento pragmatico (Io… non ci riesco! o Nella tua esplosione di rabbia, che io ho astutamente provocato…).

Altro indizio in questo senso è l’alta frequenza di formule interrogative in chiusura di frase, del tipo Così si spiega tutto, no?, Io sono un grande attore, sai?, Io l’amavo Denise, capisci?, quale probabile calco delle tag questions inglesi, ossia domande retoriche utilizzate per avere conferma della comprensione da parte dell’interlocutore (You don’t understand, do you?). Anche in questo caso l’ipotesi dell’interferenza non   regge, perché anche i fumetti non tradotti ricorrono spesso a tali formule, probabilmente come espediente per rendere vividamente gli scambi dialogici. Solo nel caso della ripetizione dei dimostrativi in costrutti come questo è quello, ciò che e quello che, si può ipotizzare l’influenza, del pronome inglese what, che corrisponde all'italiano quanto, dalla doppia funzione dimostrativa e relativa. Quanto è tuttavia di registro più formale rispetto what, perciò viene sostituito con costrutti plurimembri (Fury sapeva quel che diceva…, Questo è quello che ha ordinato!, Voglio… voglio dimostrare quello che valgo…), ma esclusivamente nei fumetti tradotti.

 

Conclusione: traduzioni conservatrici

 

In conclusione, l’indagine rivela che i fumetti non tradotti presentano in genere una lingua che ricerca spontaneità e immediatezza riproducendo l’oralità ma senza mai superare la “barriera” dell’uso medio, accogliendo poche parolacce, molti verbi al congiuntivo e qualche stereotipo letterario. I fumetti tradotti, invece, in linea con quanto atteso, presentano una lingua ancor più controllata, attenta alla norma e complessivamente più conservatrice, spesso poco spontanea e poco efficiente da un punto di vista espressivo, con qualche interferenza dell’inglese.

 

Letture consigliate

Baker Mona, Corpus-based translation studies: the challenges that lie ahead, in H. Somers (a cura di), Terminology, LSP and translation: studies in language engineering in honour of Juan C. Sager, Benjamins, Amsterdam, 1996, pp. 175-186.

Cardinaletti Anna e Garzone Giuliana (a cura di), L’italiano delle traduzioni, Franco Angeli, Milano, 2005.

Garzone Giuliana e Cardinaletti Anna (a cura di), Lingua, mediazione linguistica e interferenza, Franco Angeli, Milano, 2004.

Macedoni Anna, L’italiano tradotto dei fumetti americani: un’analisi linguistica, in AA. VV., Rivista internazionale di tecnica della traduzione = International Journal of Translation , vol. 12, EUT, Trieste, 2010, pp. 93-102.

Morgana Silvia, La lingua del fumetto, in I. Bonomi, A. Masini, S. Morgana (a cura di), La lingua italiana e i mass media, Carocci, Roma, 2003. pp. 165-198.

Pietrini Daniela, Parola di papero. Storie e tecniche della lingua dei fumetti Disney, Franco Cesati Editore, Firenze, 2008.

Sabatini Francesco, L’italiano dell’uso medio: una realtà tra le varietà linguistiche italiane, in G. Holtus e .E Radtke (a cura di), Gesprochenes Italienisch in Geschichte und Gegenwart. Narr, Tübingen, 1985, pp. 154-184.

 

*Anna Macedoni, dopo la laurea specialistica in Traduzione presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Trieste, ha lavorato come traduttrice in-house e content editor ed è ora assistente di traduzione al Parlamento europeo. Si è occupata dell’italiano tradotto nei quotidiani e nei fumetti.

 


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